Nel mese di gennaio che sta per concludersi ci ha lasciato Gianna Bonis Cuaz. Era alla soglia dei cento anni: la sua presenza garbata e intelligente, ironica e sempre discreta ha segnato dunque un secolo di storia valdostana.
Forse è proprio per la discrezione che ha caratterizzato il suo percorso di insegnante e studiosa nonché la sua attività di presidente dell’Istituto storico della Resistenza che anche la sua morte è quasi passata inosservata.

Ne ha parlato, a quel che mi risulta, solo Enrico Martial sul Corriere della Valle, ricordando con affetto la sua presenza quotidiana nella vecchia biblioteca di via Matteotti, al piano di sopra frequentato da ricercatori e storici. Presenza proseguita anche nella nuova sede di via Torre del Lebbroso.
Martial, ne cita le opere principali: i due volumi di La vita quotidiana a Roma, usciti nel 1963 per Loescher; il testo dell’anno successivo, sempre per Loescher, Al tempo dei castelli feudali; Dallo Statuto albertino alla Costituzione repubblicana, Loescher 1978 e 1986; e i due volumi di I giornali in Valle d’Aosta, 1841- 1948 (Duc e poi Le Château 1996) da lei curati insieme a Paolo Momigliano Levi e a cui collaborarono lo stesso Enrico Martial, Tullio Omezzoli, Marco Scavino e il nipote Marco Cuaz. A queste si devono aggiungere i numerosi studi e gli approfondimenti pubblicati in riviste e raccolte. Mi piace ricordare che si deve alla sua bella penna la prefazione alla prima edizione di Vita da donne, di Ida Desandré, pubblicata nel 1992 a cura dell’associazione Arcidonna Valle d’Aosta.
La storia valdostana è stata il solido punto di partenza per la cultura politica di Gianna. Le sue ferme convinzioni, la sua apertura mentale, ma anche una utile dose di disincanto le avevano conquistato una stima, si direbbe oggi, bipartisan.
Cesare Dujany, in un’intervista del 20 agosto 1996[1], inserisce Gianna nell’elenco, abbastanza esiguo, delle persone stimabili incontrate nella sua vita. Ecco cosa ne dice:
“La Bonis, che era una preside con cui ho avuto, come assessore alla pubblica istruzione, confronti frequenti sulla soluzione dei problemi della scuola. Confronti, veramente confronti: raramente coincidevano le nostre opinioni, comunque era un confronto serio e piacevole”.
Così succede tra persone intellettualmente oneste. Così vediamo succedere sempre più raramente.
Difronte al narcisismo dilagante di politici non sempre di alto profilo (quanti ne giudicherebbe degni di stima il senatore Dujany?) ma sempre a favore di telecamera, giova ricordare che non esiste, presso l’Istituto storico della Resistenza da lei presieduto per dieci anni, nemmeno una foto di Gianna Bonis Cuaz nell’esercizio delle sue funzioni.
Dobbiamo quella qui pubblicata alla cortesia di Mario Burgay che la ebbe come insegnante di scuola media dal 1957 al 1960. Tra gli alunni, alcuni personaggi noti come il giornalista Roberto Mancini, lo storico Lucio Monaco e l’ex sindaco di Aosta Pier Luigi Thiebat.
Maria Pia Simonetti
[1] Maria Pia Simonetti, La politica tra passione e mestiere, Le Chateau 2007, pag.49
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