Nel Consiglio regionale del 27 settembre è andata in scena la resurrezione di un defunto seppellito alla chetichella cinquant’anni fa che di nome fa Rassemblement Valdôtain.
È stupefacente che Aggravi e altri tre consiglieri abbiano scelto quel nome e quell’esperienza politica fallimentare per presentare la loro identità e le loro radici all’opinione pubblica valdostana nel 2023.
Il Rassemblement Valdôtain era nato per presentare una Lista alle elezioni regionali del 1968 da parte di due raccoglitori di voti di preferenza personali, Giuseppe Albaney e Alberto Chamonin, un’operazione con una forte impronta personalistica che alle regionali aveva permesso di raccogliere il 5,4%, ottenere due seggi e formare un gruppo consiliare regionale. Solo che, siccome non c’era nessun cemento programmatico, già nel 1970 il gruppo consiliare si scioglieva come neve al sole ed i pochi superstiti del RV, rimasti all’esterno del Consiglio, alle successive regionali del 1973 tentavano nuovamente di formare una Lista, ma crollavano all’ 1,6%.
Questi dati e la vicenda tutt’altro che gloriosa del RV sono stati ricordati dalla consigliera Minelli nel suo intervento con cui ha espresso valutazioni critiche sull’operazione di Aggravi e colleghi. Da sottolineare il fatto che, a parte la consigliera di PCP, due consiglieri della Lega e il consigliere Restano, nessun altro abbia preso la parola.
Silenzio totale dai banchi dell’UV, di Alliance, del PD, di Forza Italia… eppure ci troviamo di fronte ad un fatto politico di grande rilevanza: la spaccatura del gruppo che alle elezioni regionali del 2020 aveva avuto i maggiori consensi e ottenuto ben 11 consiglieri.
Tutti silenti e in attesa di…. Perché non si sa mai che tipo di alleanze, accordi, intese si potranno fare neI prossimi mesi, meglio non sbilanciarsi a dare giudizi.