L’operazione “CVA” è nata trent’anni anni fa sulla base di un’idea semplice: acquisire le centrali idroelettriche della Cogne, in via di privatizzazione, e le centrali valdostane che l’Enel doveva cedere alla Regione, per creare una azienda elettrica a controllo pubblico.
Questo soggetto sarebbe stato in grado di incidere positivamente sotto vari importanti aspetti: autonomia energetica, sostegno all’imprenditoria locale e alle famiglie attraverso la fornitura di energia a basso costo, sostituzione progressiva delle fonti fossili inquinanti e di importazione con un’energia elettrica pulita e prodotta in loco.
Al progetto lavorarono fin dalla metà degli anni ‘90 le giunte autonomiste-progressiste di Dino Viérin, con un ruolo fondamentale degli assessori del PDS e dei Verdi.
La formalizzazione conclusiva avvenne con la Legge regionale n. 20 del 2000 che indicò chiaramente le finalità da perseguire.
Oggi la “mission” che la Regione aveva affidato a CVA è messa in discussione dai vertici della società con il benestare della Giunta regionale.
Si punta ad un’azienda che opera con una logica privatistica, che vorrebbe negare il ruolo di controllo della Regione, che sposta la maggiore quota di produzione fuori dalla Valle d’Aosta, che punta al profitto più che a rendere un servizio alla comunità. Un atteggiamento inaccettabile sul piano politico e sociale e discutibile anche sotto l’aspetto giuridico, le cui conseguenze e ricadute sono notevoli, a partire dalle modalità di approvazione del Piano strategico-industriale di CVA e dei suoi contenuti.
Il Gruppo consiliare regionale PCP – che ha anche sollevato il dibattito in Consiglio regionale – ha affidato una consulenza al Prof. Giovanni Maria Caruso, docente universitario di diritto amministrativo e autore del volume “La società pubblica”, per chiedere se è lecito sottrarre CVA al controllo ed indirizzo della Regione. La risposta è stata chiara: una società le cui azioni sono al 100% della Regione, tramite la Finaosta, e che è stata istituita con una legge regionale avente precise finalità, non si può sottrarre a determinati vincoli pubblici.
La Regione quindi non solo ha il diritto, ma ha anche il dovere di indirizzarne l’operatività.