La petizione ha avuto il merito di intercettare un disagio che dura da anni e trasformarlo in protesta contro la trasformazione di discariche nate per accogliere degli inerti in discariche di rifiuti speciali industriali. Discariche che erano diventate interessanti ed attrattive per aziende operanti fuori valle con difficoltà a smaltire i propri rifiuti industriali.
Le 13.000 firme hanno reso evidente una preoccupazione diffusa e sono state una spinta perchè anche le amministrazioni comunali si esprimessero, ed infatti il Comune di Issogne si è ora espresso negativamente all’unanimità sulla discarica di Chalamy nonché sull’apertura di un impianto di frantumazione di batterie al piombo acido. Inoltre, mi risulta che sempre il comune di Issogne abbia attribuito un incarico tecnico per rivedere il PRG e modificare la destinazione delle aree per attività industriali e commerciali.
Nei giorni scorsi è pervenuta anche una articolata memoria dei comuni di Aymavilles e Jovençan circa la contrarietà al mantenimento in esercizio della discarica di Pompiod, ora sotto sequestro da parte della magistratura.
Ritengo che la III Commissione abbia fatto un buon lavoro di analisi della petizione ricevendo in audizione anche vari soggetti, dal comitato promotore al comune, all’Arpa alle strutture dell’amministrazione…
La relazione conclusiva dei lavori di commissione è stata votata all’unanimità ed è in gran parte condivisibile, tuttavia ritengo che il Consiglio la dovrebbe integrare con l’indicazione di alcuni interventi operativi urgenti.
Indicherò gli interventi che, a mio avviso, bisognerebbe prevedere, ma prima voglio fare una considerazione di fondo.
Dobbiamo essere consapevoli che le due discariche di cui stiamo parlando e che hanno dato origine alla petizione popolare non sono impianti abusivi, ma attività che hanno avuto formali autorizzazioni, che hanno superato il vaglio dei vari tecnici degli uffici regionali e della conferenza dei servizi. Non è possibile asserire se ci siano stati anche errori di valutazione e interpretazione nell’iter autorizzativo, ma quel che è certo è che la normativa di riferimento, nazionale e regionale, è farraginosa e lacunosa. Una normativa che di tutta evidenza non è adeguata. Allora, se così è, bisogna intervenire sull’impianto normativo, su quello regionale per quanto è possibile e per quanto ci compete.
Infatti, con l’art 16 bis della legge 3, approvata nel gennaio 2020, la Regione si è data alcuni strumenti per contrastare discariche in cui affluiscono rifiuti speciali provenienti da fuori valle. Questo è stato un passaggio a cui personalmente e come gruppo politico lo scorso anno abbiamo dato un convinto contributo. Ma sappiamo anche che, purtroppo, tale articolo di legge, che non era risolutivo, ma era un importante passo avanti, è stato impugnato dal governo di fronte alla Corte costituzionale e che la discussione nel merito è fissata per marzo 2021
Ora, il primo impegno della Regione deve essere di difendere tale norma in sede giudiziaria. Ho sentito i legali, purtroppo c’è il rischio di annullamento, e di conseguenza potremmo trovarci a marzo nella situazione di un anno fa, senza più una norma per limitare fortemente l’afflusso di rifiuti speciali con destinazione le due discariche oggetto della petizione.
E’ necessario quindi, a mio avviso, studiare urgentemente come intervenire nuovamente e se possibile in modo più mirato sulla normativa regionale.
Non è sufficiente fare riferimento, come avviene nella parte conclusiva della Relazione, al nuovo Piano rifiuti che è in corso di elaborazione, perché il Piano è uno strumento molto complesso che non sarà certamente pronto entro il mese di marzo.
Se tutto va bene arriverà all’esame del Consiglio per l’estate, e poi seguirà l’iter di esame.
Per questo vi è la necessità di valutare con l’Ufficio legale e l’Ufficio leglsativo come comportarci per avere pronte, prima di marzo, alcune mirate norme regionali che limitino drasticamente le tipologie di rifiuti da conferire e la possibilità di usare le discariche valdostane per rifiuti speciali di origine industriale provenienti da fuori valle.
Ho già chiesto agli uffici di avviare tale lavoro ma sarebbe opportuno un mandato del Consiglio in modo che ci sia una opzione chiara e condivisa a sostegno di un intervento legislativo ben studiato che, se sarà ritenuto necessario, anticipi normative che successivamente si potranno inserire nel Piano regionale dei rifiuti.
Sarebbe bene che il Consiglio valutasse questa prospettiva, altrimenti la Regione rischia di trovarsi a breve con le mani legate e non si potranno dare risposte efficaci alle attese dei cittadini.
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C’è poi un problema che è stato evocato, ma di fatto non esaminato nel lavoro della Commissione, quello dell’impianto di frantumazione delle batterie al piombo acido che si vuole installare sempre a Issogne in località Mure in zona vicina a quella della discarica-
Tali batterie, per la loro composizione, una volta esaurita la loro funzionalità risultano essere dei rifiuti tossici per l’ambiente, in quanto il piombo è un metallo pericoloso che non deve essere disperso.
Ora la situazione è questa: l’iter di esame della richiesta per l’A.I.A. da parte degli uffici e dei servizi regionali è in fase avanzata. Se non c’è un richiesta di approfondimento dell’organo politico, del Consiglio regionale, l’impianto a breve verrà autorizzato. E ciò nonostante il Consiglio comunale di Issogne in data 25 novembre 2020, all’unanimità, abbia espresso la sua contrarietà all’installazione dell’impianto sul proprio territorio e nono stante il fatto che, nell’audizione in III Commissione il rappresentante del comitato “La Valle non è una discarica” abbia espresso la diffusa preoccupazione degli abitanti della zona sulla realizzazione dell’impianto per le criticità ambientali derivanti dallo stesso.
Come Assessora all’Ambiente penso che quelli voci importanti (comune e Comitato) vadano ascoltate e che sarebbe opportuna una presa di posizione del Consiglio che esprimesse la volontà di esaminare a fondo il dossier e di arrivare ad un giudizio politico sulla sua opportunità. Sarebbe bene che la Commissione competente sentisse i proponenti, i dirigenti dei servizi regionali, l’Arpa, il Comune e formulasse una valutazione.
Se verrà autorizzato l’impianto dagli uffici, partirà la produzione, inizierà il via vai dei camion che arrivano da varie parte d’Italia per portare ad Issogne batterie esauste, frantumarle, separarne le componenti e poi ricaricarle su altri camion con varie destinazioni per ulteriori fasi lavorative. Ha senso un tale impianto fra l’altro a bassa occupazione ? E perchè farlo in Valle d’Aosta? Non certo per le batterie esauste di produzione locale. E’ questo il modello di “economia circolare” che la Valle d’Aosta vuole perseguire?
Dal punto di vista giuridico e amministrativo può anche essere tutto a posto, ma vogliamo fare un approfondimento sulla opportunità politica? Vogliamo ascoltare il territorio? Anche per le discariche di Pompiod e Chalamy dal punto di vista amministrativo era tutto a posto, poi abbiamo visto che cosa è successo.
Oggi si può decidere se si vuole come Consiglio intervenire, dopo non sarà più possibile. Se c’è la volontà di fare tale approfondimento bisogna dire oggi con una risoluzione di farlo in commissione.