Copia Programma

INDICE GENERALE

PREMESSE

  1. Ripartire dal futuro
  2. L’autonomia speciale: uno strumento da usare meglio
  3. Coronavirus e crisi economica: la cura per una nuova normalità

Area ISTITUZIONI

  1. Cittadini di un’Europa federale
  2. Comuni e Unité des Communes: più forti e autonomi
  3. Amministrazione pubblica: meno burocrazia e più trasparenza
  4. Società partecipate dalla Regione: una risorsa da razionalizzare e sottrarre ai rischi di clientelismo
  5. Risorse finanziarie: la loro quantità è legata allo stato di salute dell’economia locale, a una buona rimodulazione dei tributi e all’eliminazione degli sprechi
  6. Riforma istituzionale. Basta manovre di bassa lega, basta instabilità perenne. I cittadini devono poter scegliere maggioranze di legislatura

Area ECONOMIA, LAVORO

  1. I dati dell’economia regionale: tutto in calo
  2. Economia, Le opportunità ci sono, ci vuole un ruolo attivo della Regione per una riconversione del sistema economico
  3. Agricoltura. Sempre più sostenibile. Il marchio VDA deve far parte del Made in Italy. Da rivedere prezzi e procedure di compensazione
  4. Industria come moore di crescita economica, sociale e culturale. Ricerca e innovazione per imprese giovani e ambientalmente compatibili
  5. Cogne Acciai Speciali. Punto di forza dell’economia regionale. Ma va ridefinito il rapporto con la città capoluogo a partire dall’abbattimento delle emissioni inquinanti
  6. Edilizia. Puntare sulla riqualificazione energetica degli edifici e sostenere quella professionale dei lavoratori del settore

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  1. Turismo tutto l’anno. La Valle d’Aosta può rispondere ai nuovi e crescenti bisogni di salute e sicurezza con professionalità e gentilezza
  2. Terzo settore. Il futuro è qui. Prevenzione, protezione, solidarietà
  3. Un programma speciale per la montagna: riconoscere il valore sociale ed economico dell’agricoltura tradizionale e potenziare le attività agrituristiche con un occhio attento allo smart working
  4. Casinò di Saint-Vincent. C’era una volta una “Società di incremento turistico”
  5. Innovazione, digitalizzazione, connettività: mettere in rete i servizi e risolvere le criticità dell’ultimo miglio
  6. Occupazione. Lavorare con tutti i portatori di interesse al piano di politica del lavoro e riorganizzare servizi e la formazione professionale

Area SALUTE, WELFARE

  1. Per un’ecologia della salute: conoscere e prevenire
  2. Difendere il Servizio sanitario regionale e ridargli autorevolezza con nomine di persone competenti
  3. Ridisegnare l’Ospedale e dare forza al sistema territoriale
  4. Reinvestire nel welfare: attenzione ai nuovi bisogni
  5. Politiche per la famiglia: riconoscere e sostenere il lavoro di cura
  6. Infanzia, il bene più prezioso: essere una comunità educante e sperimentare modelli di gestione dei servizi che contengano le tariffe
  7. Disabilità: una questione sociale. Serve mappare i bisogni in tutti gli ambiti e per tutte le età
  8. Anziani: sistema da riformare. Per il loro benessere, fondamentali la vicinanza al contesto familiare e la professionalità e stabilità del personale di assistenza
  9. Per una edilizia residenziale pubblica senza consumo di suolo. Cominciare da un censimento delle disponibilità
  10. Politiche di inclusione sociale: educare all’accoglienza, difendere il diritto alla casa. Serve una Norma di attuazione
  11. Migranti, niente emergenze. La ricetta giusta è curare l’incontro, favorire l’inserimento, sostenere le esperienze SPRAR nei Comuni

Area AMBIENTE, CLIMA, TERRITORIO, MOBILITÀ

33. Contrasto ai cambiamenti climatici: si può e si deve agire subito

  1. Politica energetica: ridurre i consumi, diversificare le rinnovabili, promuovere la mobilità sostenibile
  2. Compagnia Valdostana delle Acque: una Norma di attuazione per una società pubblica di presidio alla transizione verso l’uso esclusivo di energie pulite e rinnovabili
  3. Aree naturali protette: si può fare di più
  4. Acque, elemento essenziale per tutte le politiche del territorio, da tutelare e sottrarre agli appetiti speculativi
  5. Questione lupo: sostenere il lavoro degli allevatori per una coesistenza possibile
  6. Suolo: fermare il consumo di questa risorsa preziosa e limitata. Il calo demografico lascerà ulteriori case vuote
  7. Pianificazione territoriale e urbanistica: tra potenzialità da sfruttare e norme da migliorare
  8. Cime Bianche: sfida tra una prospettiva vecchia e già perdente e una nuova che guarda al futuro
  9. Gestione dei rifiuti: unificare i criteri di raccolta e passare alla tariffazione puntuale. Ciascuno paghi la quantità di rifiuti indifferenziati che produce
  10. Cave e discariche: no ai depositi di rifiuti, si agli usi green
  11. Mobilità sostenibile: raggiungere gli obiettivi europei con standard elevati di servizio alla popolazione su tutto il territorio valdostano
  12. Futuro a due ruote: investire in mobilità ciclistica fa bene all’ambiente, alle persone e al turismo
  13. Sport: coniugare le attività sportive con ambiente e salute
  14. Impianti a fune: lo sci è una risorsa ma deve fare i conti con la crisi economica ed il cambiamento del clima. Il turismo chiede offerte più articolate
  15. Autostrade, Traforo del Monte Bianco e Aeroporto

Area EDUCAZIONE, FORMAZIONE, CULTURA

  1. Scuola: spendiamo poco, brilliamo poco, ci laureiamo poco
  2. Contrastare l’abbandono scolastico: questa è la priorità
  3. Didattica e epidemia: ridare centralità al mondo della scuola e alla didattica in presenza
  4. Integrare istruzione e formazione professionale. Al centro territorio ed economia di montagna. Ruolo delle imprese “formative”. Attivare percorsi di alta formazione
  5. Università della Valle d’Aosta: nuovi indirizzi e fine delle nomine politiche

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  1. Beni culturali: progettarne la fruizione integrata e sostenerla con una comunicazione efficace che sappia valorizzare le eccellenze
  2. Iniziative culturali: da S. Orso a Les Mots, formare sul campo competenze intorno ad eventi di qualità
  3. Teatro e musica: arricchire e coordinare l’offerta

Area DEMOCRAZIA, PARTECIPAZIONE, LEGALITÀ

  1. Democrazia: lottare contro clientelismo e corruzione. Promuovere la trasparenza delle iniziative politiche e degli atti amministrativi
  2. Legalità e contrasto alla mafia
  3. Discriminazione di genere ed omofobia. Contrastarle promuovendo una cultura del rispetto tra i generi e dell’orientamento sessuale. Importante l’educazione all’affettività
  4. Usare e qualificare gli strumenti di iniziativa e partecipazione popolare. Valorizzare il contributo della società civile
  5. Impegno politico: quanto vale e quanto costa

Area INVESTIMENTI

  1. Strategia economica e sociale
  2. Ospedale regionale: meglio nuovo, modulare, adattabile alle esigenze ed energeticamente efficiente
  3. Una ferrovia moderna ed elettrificata: prima risposta necessaria per migliorare il sistema valdostano dei trasporti
  4. Pianificare il riaccorpamento delle istituzioni scolastiche e migliorare le strutture
  5. Il polo per l’Università e le attività culturali
  6. Tutelare il territorio e valorizzare il patrimonio culturale diffuso con un Programma straordinario di cura, manutenzione e recupero
  7. Riconvertire ad energia pulita e rinnovabile i mezzi di trasporto e gli edifici

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68 PUNTI DEL PROGRAMMA 1. RIPARTIRE DAL FUTURO

Il Covid-19 ha messo il mondo intero, tutti noi di fronte a una dura realtà: paure, sofferenze, morte. La risposta all’isolamento, al rischio di segregazione, ha sprigionato creatività, cambiamenti dai quali non si tornerà più indietro, ad esempio per quanto riguarda il lavoro in remoto e la mobilità in bicicletta. D’altro canto, la crisi ha messo ancor più in evidenza le disparità sociali, di genere, di condizione psicofisica, abitative, di accesso alle tecnologie, alla natura, con le disuguaglianze che sono esplose.

L’emergenza sanitaria ci ha mostrato in modo ultimativo che occorre agire velocemente se non vogliamo arrivare al punto di non ritorno nella salvaguardia dei delicati equilibri naturali, con l’emergenza climatica che suona come ultimo avviso.

È la realtà, sempre più planetaria, a sbatterci di fronte l’insostenibilità di un modello di sviluppo generatore di povertà, disuguaglianza e degrado ambientale. Al contrario, l’umanità avrebbe le risorse, le conoscenze scientifiche, le tecnologie, per garantire una cittadinanza mondiale, per dare ad ogni bambino che nasce le stesse garanzie e opportunità, per vivere in armonia con la natura che è alla base della vita e della salute di ognuno di noi, per risolvere pacificamente i conflitti. Non è così: anche noi valdostani viviamo nel mezzo delle grandi emergenze mondiali, quella ambientale; quella economica e sociale delle disparità sempre maggiori, delle nuove schiavitù a ogni latitudine, di milioni di persone che ogni giorno soffrono la fame (per sconfiggerla non c’è niente da inventare, da creare in laboratorio, c’è il cibo); quella delle guerre che sta decimando intere popolazioni e che costringe milioni di persone a fuggire dalla propria terra d’origine. Viviamo la stessa emergenza planetaria delle discriminazioni di genere, e non solo. Per affrontare queste emergenze le linee d’azione sono ben definite: occorrono scelte coraggiose per rendere le politiche regionali coerenti con i 17obiettivi dello Sviluppo Sostenibile al 2030, approvati dagli Stati membri dell’ONU nel Settembre 2015.

Anche in Valle d’Aosta l’emergenza sanitaria ha colpito in profondità, sconvolto le nostre vite, causato danni economici e sociali pesantissimi, aggravati da una profonda e prolungata crisi politico/istituzionale che ha determinato un’accentuata instabilità amministrativa, con il succedersi di otto giunte regionali in sette anni ed un inedito e istituzionalmente devastante scioglimento anticipato del Consiglio regionale, causato anche dall’emergere, grazie al lavoro della magistratura, delle infiltrazioni mafiose e del radicamento malavitoso nel territorio e nella politica valdostana.

Occorre voltare pagina: sono necessari una visione che segni una rottura drastica con il passato e che guardi al futuro, un nuovo senso di comunità e di impegno per il bene comune, un nuovo personale politico estraneo alle logiche clientelari, dei potentati e della contiguità malavitosa, e più capace, portatore di concretezza.

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“Progetto civico progressista” intende essere un punto di riferimento solido per le valdostane e i valdostani che sognano e lavorano per una Valle d’Aosta a misura d’uomo e donna, a misura di bambini, giovani, adulti e anziani, in cui le persone più svantaggiate possano avere l’opportunità di riprendersi, una Valle senza discriminazioni di sorta, in cui la vita quotidiana sia in sintonia con quella della natura, si integri senza farle violenza. In cui la cura di chi sta peggio sia personalizzata per rendere la vita più bella a tutti.

2. L’AUTONOMIA SPECIALE: UNO STRUMENTO UTILE DA USARE MEGLIO

L’autonomia è un valore fondante per la Valle d’Aosta, la ragione stessa della sua esistenza istituzionale.

Ottenuta grazie alla sua storia, alla sua posizione geografica, alle sue lingue, l’autonomia è il frutto di vari fattori: la particolare situazione internazionale venutasi a creare alla fine della seconda guerra mondiale, la Resistenza al fascismo; il contributo di personalità come Emile Chanoux e Federico Chabod.

Le potenzialità offerte dallo Statuto speciale del 1948, esaurito lo slancio e l’entusiasmo della fase costituente, sono però state nel corso degli anni scarsamente esplorate dalla classe politica valdostana, che si è limitata a considerare lo Statuto come strumento per rivendicazioni di carattere essenzialmente finanziario, nei confronti dello Stato, culminate con il riparto fiscale del 1981.

Questa concezione dell’autonomia, accompagnata da una crescita esponenziale delle risorse finanziarie disponibili, ha contribuito a creare un sistema di potere, gestito dai sedicenti partiti autonomisti basato sullo stretto connubio tra politica e amministrazione e incentrato su una capillare distribuzione delle risorse finalizzata quasi esclusivamente ad una crescita del consenso politico dei partiti di governo, senza preoccuparsi di utilizzare le cospicue risorse finanziarie per creare un modello di sviluppo originale per la Valle d’Aosta.

La crisi economica della fine del primo decennio del Duemila, i tagli delle risorse regionali, le inchieste giudiziarie che hanno travolto una intera classe politica valdostana e causato la fine anticipata della legislatura hanno sancito la fine di questo sistema.

È ora di cambiare passo per non consegnare la Valle d’Aosta e la nostra autonomia ai populisti e sovranisti, ma soprattutto per utilizzate più compiutamente la potestà legislativa e amministrativa della Regione Autonoma.

E la parola d’ordine per cambiare passo deve essere “autonomia responsabile”: non sterile rivendicazione di privilegi, ma azione di governo della nostra comunità che tuteli e valorizzi caratteristiche e peculiarità del territorio, uso degli strumenti di democrazia diretta, promozione degli ideali del federalismo e dell’integrazione europea.

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Sono questi il modello e la prospettiva necessari per affrontare emergenze quali quelle che oggi stiamo vivendo con il coronavirus.

Autonomia responsabile significa:

  • Utilizzare al meglio e in modo originale le nostre competenze, mettendo a frutto anche le esperienze di realtà simili alla nostra (Savoie, Valais, Tirol, Trentino…). Il bilinguismo sancito dallo Statuto può essere un reale strumento di crescita anche per una migliore integrazione europea e un terreno di ricerca e sperimentazione per l’apprendimento linguistico.
  • Utilizzare competenze già in nostro possesso, quali quelle introdotte dalla recente norma di attuazione in materia di coordinamento e di raccordo tra la finanza statale e regionale (D.Lgs. 184/2017), permette di esercitare efficacemente l’autonomia nel campo della politica tributaria, intervenendo in modo più equo sugli scaglioni di reddito e sui tributi locali ed effettuando una reale e incisiva politica economica nei confronti dei settori più deboli, quali l’agricoltura, dove le competenze sono ancora più ampie.
  • Rivendicare nuove competenze, attraverso modifiche statutarie che, per esempio, blindino nello Statuto il riparto fiscale, stabilendo in tale sede la quota di tributi erariali di spettanza della Regione, evitando che sia sempre il frutto di contrattazioni con lo Stato; o che indichino nello Statuto, in un’ottica federalista, le competenze dello Stato, attribuendo alla Regione, in modo residuale, tutte le altre competenze.
  • La Commissione paritetica dovrà essere attivata per la definizione di norme di attuazione fondamentali per la nostra Regione, quali quelle sull’acqua, che è la nostra ricchezza più importante e che deve rimanere un bene primario pubblico, o quella sull’inclusione sociale, con l’obiettivo di ricondurre ad un’unica cabina di regia le risorse e le modalità di erogazione oggi previste a livello statale e regionale, la cui gestione diventerà strategica al termine dell’emergenza legata al coronavirus.

3. CORONAVIRUS E CRISI ECONOMICA : LA CURA PER UNA NUOVA NORMALITÀ

Il Covid19 è stato ed è, come tutti riconoscono, l’evidenziatore di una serie di problemi preesistenti: sanitari, sociali, economici e dovrebbe e potrebbe essere l’occasione, come molti chiedono, di passi8 concreti verso riforme da tempo necessarie. In questa direzione vanno le nostre proposte programmatiche che coniugano valori e obiettivi perseguiti da tempo dai protagonisti di Progetto Civico Progressista con le esigenze dettate dall’emergenza.

Il quadro generale è quello di una crisi climatica gravissima, con potenziali risvolti drammatici per tutta l’umanità e di una crisi dell’economia finanziaria che ha avuto impatti distruttivi su quella reale. L’emergenza Covid-19 arriva in questo contesto colpendo le attività economiche e produttive anche della nostra Regione: per molte di loro il rischio di

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non farcela a recuperare e di essere costrette a chiudere è molto alto, senza una serie di misure adeguate. Il rischio conseguente di perdere posti di lavoro è altrettanto reale, soprattutto nei settori che sono stati maggiormente interessati dalla lunga chiusura e dai più gravosi adattamenti dei luoghi di produzione e delle modalità di erogazione dei servizi necessari alla riapertura. Quasi nessun settore comunque è escluso: dall’industria al commercio, dal terzo settore alla ristorazione, dall’artigianato all’alberghiero, dall’agricoltura ai servizi. Occorrono misure per difendere e ricostruire il sistema produttivo valdostano non sperperando le energie e le professionalità investite da chi ha sognato, progettato e rischiato sul e per il nostro territorio. Occorre provvedimenti e supporti mirati per far crescere la qualità delle imprese in termini di processi e prodotti che impattino il meno possibile sull’ambiente e sul clima e che mantengano livelli occupazionali significativi, incorporando professionalità qualificate e conoscenze scientifiche e tecnologiche. La cura per una nuova normalità comincia da qui.

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Area ISTITUZIONI
4. CITTADINI DI UNA EUROPA FEDERALE

La Valle d’Aosta ha natura essenzialmente transfrontaliera, e si valorizza lavorando per una progettualità comune con gli stati confinanti e le altre regioni alpine: la voce delle regioni di montagna, per essere ascoltata, necessita di un’espressione comune. L’Europa ha già dato vita a progetti con questo scopo, come la macro regione alpina Eusalp, un accordo tra 48 regioni e province autonome che si trovano sulla catena alpina. Per avere la massima efficacia occorre superare il limite dell’incoerenza storica del continente Europa, i cui stati nazionali sono collegati solo da trattati con potere di azione limitato, al di là degli aspetti economici. La prossima conferenza sul futuro dell’Europa dovrà essere l’occasione per costruire un vero Stato Federale Europeo, in grado finalmente di gestire con la forza e la coesione necessaria problematiche e vantaggi della globalizzazione, compresi quelli alpini. L’Europa è il contesto che può preservare il patrimonio delle Alpi e svilupparne il potenziale culturale come zona di incontro e cooperazione, promuovere l’uso sostenibile delle risorse naturali, ricercare uno sviluppo equilibrato attraverso l’economia green, con servizi e infrastrutture di comunicazione e mobilità che connettano il territorio rispettandone la natura, creando una regione modello per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili. Il punto di forza è la visione delle Alpi come insieme, centro dell’Europa, di produzione ed erogazione delle acque, di energia sostenibile, territorio strategico unico per la lotta ai cambiamenti climatici, la conservazione della biodiversità e la tutela delle zone meno popolate. Occorre rafforzare, diventando protagonisti della gestione, la rete per l’interazione tra aree montane e zone di pianura. Indispensabile a livello regionale è un’azione seria di formazione che consenta a tutti di imparare a gestire i programmi di finanziamento. In particolare programmi quali Interreg- Alcotra (es: PRIMO – Persévérance, Réussite, Insertion et Motivation, progetto per la prevenzione dell’abbandono scolastico; Mismi, progetto che riunisce Italia e Francia con l’obiettivo di sviluppare servizi sociali e sanitari integrati di prossimità). Sono esperienze di cooperazione transfrontaliera vitali per le Amministrazioni pubbliche e le piccole e medie imprese, che possono cambiare il destino anche dei nostri piccoli comuni, valorizzando i beni e creando occasioni lavorative, sociali e servizi di inclusione realmente efficaci per invertire, una volta per tutte, il fenomeno di abbandono della montagna attraverso una visione orgogliosa e completamente rinnovata, europea, del nostro territorio.

5. COMUNI E UNITES DES COMMUNES PIÙ FORTI E AUTONOMI

Tra le varie competenze attribuite alla Regione dallo Statuto di autonomia del 1948 ne mancava una importante, quella sull’ordinamento degli enti locali, che ha continuato ad essere disciplinato dallo Stato fino all’approvazione della legge costituzionale n. 2 del 1993 attraverso la quale tale competenza è stata attribuita alla Valle d’Aosta, così come a tutte le altre Regioni a Statuto speciale.

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La Regione ha cercato di utilizzare tale competenza in modo originale, con la legge n. 48 del 1995 sulla finanza locale, legando i trasferimenti finanziari agli enti locali all’IRPEF percepita e con la legge ordinamentale n. 54 del 1998, con la quale si è cercato di creare un sistema delle autonomie originale e coerente con il particolarismo valdostano. Tali leggi sono state però, nel corso degli anni, svuotate dei loro contenuti, pur rimanendo formalmente in vigore, soprattutto perché, dopo quella fase iniziale, è mancata la volontà politica di introdurre anche all’interno della regione quei principi federalisti spesso rivendicati nei confronti dello Stato. Inoltre è rimasta irrisolta la questione relativa all’extra- gettito IMU che i comuni valdostani devono ancora versare all’Erario.

Il Consiglio permanente degli enti locali, che avrebbe dovuto col tempo diventare un interlocutore privilegiato della Regione, è stato nel corso degli anni fortemente ridimensionato, mentre dovrebbe invece essere rafforzato, per essere in grado di svolgere quel ruolo di garanzia tra i due livelli di governo che avrebbe dovuto rappresentare.

La legge regionale 6/2014, che ha introdotto le Unités des Communes e proposto ai Comuni di svolgere in modo associato le proprie funzioni, andrebbe rivista alla luce delle criticità emerse in questi anni. L’obbligatorietà degli ambiti delle convenzioni non è mai stata pienamente accettata dai Comuni e per questo bisognerebbe puntare ad allocare in modo migliore le funzioni ai diversi livelli di governo (basti pensare all’assunzione del personale, alla gestione delle microcomunità…). È necessario introdurre modelli più snelli, gestiti dal basso e non imposti dall’alto: non tutti i servizi sono uguali e gli ambiti territoriali dovrebbero poter essere diversificati a seconda del tipo di servizio da espletare, anche per rispondere a principi di efficacia e di efficienza.

I Comuni costituiscono il primo e più importante presidio sul territorio ed hanno un’importanza fondamentale per evitare lo spopolamento dei territori più poveri, che è anche lo strumento per mantenere l’equilibrio idrogeologico e la tutela dell’ambiente. Il numero dei Comuni può essere ridotto, consultando le popolazioni interessate e anche prevedendo incentivi economici alle fusioni, ma è fondamentale che in ogni realtà rimangano in piedi sportelli che costituiscano presidi sul territorio, sul modello della Comunità montana diffusa introdotta, per esempio, in Emilia-Romagna.

6. AMMINISTRAZIONE REGIONALE: MENO BUROCRAZIA. E PIÙ TRASPARENZA

Semplificazione e trasparenza: sono i princìpi che devono ispirare i rapporti con il cittadino con la Pubblica Amministrazione. Occorre partire dalla produzione legislativa: meno leggi, no a provvedimenti amministrativi mascherati da legge, ma soprattutto leggi chiare nei contenuti e dal linguaggio comprensibile, che non richiedano interventi interpretativi. II grande sviluppo della comunicazione digitale e l’esistenza di banche dati della Pubblica Amministrazione, nel rispetto dei princìpi di tutela della riservatezza delle informazioni personali, rende possibile e utile la comunicazione fra le banche dati istituzionali, evitando al cittadino di fornire di volta in volta le stesse informazioni alle

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singole amministrazioni. Deve prevalere negli atti della Pubblica Amministrazione una tendenza allo snellimento delle procedure amministrative, con particolare attenzione sia ai tempi sia alla certezza della conclusione del procedimento.

Per il miglioramento della trasparenza e la corretta comunicazione è necessario che le Deliberazioni della Giunta regionale siano pubblicate sul sito della Regione e che rimangano consultabili in permanenza. Un passo importante è attivare un’informazione istituzionale orientata al cittadino che consenta una lettura delle attività dell’amministrazione regionale, che superi la frenetica e frammentata informazione quotidiana, inefficace per una visione d’insieme ma funzionale alla “vetrina politica”. La politica oltre a sottoporsi alla “verifica” delle elezioni deve comunicare fornendo il bilancio per il cittadino, dare descrizioni semplici e omogenee delle attività svolte, chiarire da dove arrivano i soldi e come sono stati spesi, evitando voci come capitoli e titoli che hanno funzione contabile e non d’informazione. Il tempo trascorso e le tante possibilità aperte dalle innovazioni tecnologiche rendono evidente la necessità e l’urgenza del rinnovamento dell’amministrazione regionale sia a livello organizzativo, superando modelli legati al passato, sia ristudiando, rinnovando e riducendo i procedimenti amministrativi, rendendoli meno gravosi per cittadini e imprese integrando e potenziando i sistemi informativi, con banche dati alimentate e condivise da tutte le istituzioni regionali, Regione, Comuni e Unità di Comuni. Un primo esempio potrebbe essere la creazione di una Banca Dati dei beneficiari di finanziamenti regionali. Infine è assolutamente necessaria una rivisitazione credibile e funzionale degli Assessorati, abbandonando casualità e accomodamento politico, riducendo il numero degli assessorati stessi.

7. SOCIETÀ PARTECIPATE DALLA REGIONE: UNA RISORSA DA RAZIONALIZZARE E DA SOTTRARRE AI RISCHI DI CLIENTELISMO

Le società partecipate e gli enti strumentali rappresentano un mondo parallelo del sistema pubblico regionale di estrema rilevanza in termini economici e finanziari. Una galassia di circa 50 società ed enti che occupano una larga parte del sistema economico regionale, un insieme di soggetti in grado di influenzare in maniera significativa l’evoluzione dell’attività di governo e dell’economia locale. È una galassia che svolge una pluralitÀ di funzioni. In ragione della sua importanza, e in particolare delle società partecipate, è necessaria una riflessione e l’individuazione di alcune linee di intervento:

• ridurre il numero delle società partecipate accorpando quelle che hanno ruoli che si sovrappongono o comunque accorpando secondo aree di affinità. Può costituire un esempio il possibile accorpamento della Società Autoporto con Vda Structure, rivedendone anche le mission; nel settore degli impianti a fune è opportuno proseguire un’azione di razionalizzazione al fine di profilare al meglio la tipologia di clientela in rapporto ad ogni comprensorio; l’operazione di razionalizzazione può essere fatta garantendo l’occupazione da un punto di vista quantitativo (numero di addetti) e qualitativo (qualificazione e stabilizzazioni);

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  • qualificare e finalizzare meglio l’attività delle società e rafforzarne l’autonomia operativa e gestionale nell’ambito degli indirizzi strategici complessivi individuati dall’azionista di maggioranza;
  • snellire i consigli di amministrazione, una riduzione è già avvenuta per sollecitazione della normativa nazionale, ma occorre proseguire in tale direzione;
  • adottare procedure nuove per le nomine di competenza regionale. Pur mantenendo in capo al governo regionale la facoltà di decidere in merito alle nomine è necessario, con la modificazione della attuale legge regionale, migliorare la procedura di reperimento introducendo maggiori dettagli sui requisiti, dando maggiore pubblicità nella ricerca di persone che siano in grado di dare la loro disponibilità fattiva.

8. RISORSE FINANZIARIE: LA LORO QUANTITÀ È LEGATA ALLO STATO DI SALUTE DELL’ ECONOMIA LOCALE, A UNA BUONA RIMODULAZIONE DEI TRIBUTI E ALL’ELIMINAZIONE DEGLI SPRECHI

La Valle d’Aosta, grazie alla sua Autonomia, gode di prerogative particolari dal punto di vista finanziario. Usufruisce infatti dei 10/10 delle principali imposte e tasse riscosse dallo Stato nel territorio regionale (le cosiddette “compartecipazioni ai tributi erariali”) ed ha la possibilità sia di intervenire su alcuni tributi statali con una addizionale regionale, sia di istituire propri tributi (cosiddetti “tributi propri”). Dopo un periodo d’incertezza e di contrazione delle entrate, dovuto all’obbligo di concorrere al contenimento del debito pubblico statale, il D. Lgs. 184/2017 ha riportato certezza e stabilità per le entrate regionali.

Nel bilancio di previsione del 2020 l’80% delle Entrate è costituita da “entrate di natura tributaria contributiva e perequativa”, il resto da fondi europei e statali ed altre tipologie
di entrata. Essendo le risorse finanziarie nella disponibilità della Regione in gran parte collegate al gettito tributario legato all’andamento economico e produttivo locale è evidente che se il Prodotto Interno Lordo della Regione cresce anche le risorse finanziare disponibili aumentano. Di conseguenza è interesse della Regione favorire politiche di sviluppo economico. È però compito della Regione anche promuovere una collaborazione attiva con l’Agenzia delle Entrate per favorire interventi di emersione e di contrasto dell’evasione fiscale.

Negli spazi riservati alla Regione sulla modulazione delle aliquote dei tributi, è importante salvaguardare il principio della progressività della tassazione nel caso della addizionale IRPEF e di incentivazione delle imprese con gli interventi sulle aliquote IRAP. Una possibilità per la Regione, soprattutto in situazioni di emergenza, è l’istituzione di un tributo di scopo, si tratta di una scelta che richiede l’individuazione di obiettivi chiari e condivisi.

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Utilizzando gli spazi aperti dall’art. 4 del D.lgs. 184/2017 si può attuare un’azione di forte sostegno a favore di alcuni settori dell’economia valdostana con la riduzione o l’azzeramento di alcuni dei tributi dovuti ed anche a un riordino delle imposte di cui possono fruire i Comuni, come ad esempio l’imposta di soggiorno.

Un’ultima politica che deve essere attivata al più presto è la Revisione della Spesa regionale, abbandonando la politica dei tagli lineari e procedendo all’individuazione, scomoda ma utile, degli sprechi e delle spese “poco produttive”, destinando i risparmi ottenuti non solo alla riduzione della spesa, ma anche ad aumenti di risorse per attività e settori di rilevante importanza sociale e economica. Un obiettivo virtuoso da perseguire è quello di spostare una percentuale significativa della spesa da quella corrente a quella per gli investimenti.

9. RIFORMA ISTITUZIONALE. BASTA MANOVRE DI BASSA LEGA, BASTA INSTABILITÀ PERENNE. I CITTADINI DEVONO POTER SCEGLIERE MAGGIORANZE DI LEGISLATURA

La legge regionale 12 gennaio 1993, n. 3, e successive modificazioni, che disciplina attualmente le modalità di elezione del Consiglio regionale, della scelta del Presidente della Regione e di composizione e designazione della Giunta presenta dei gravi difetti che comprimono e deformano il potere decisionale degli elettori e determinano ricorrenti situazioni di instabilità con grave danno alla necessaria efficienza e continuità dell’azione amministrativa.

Il corpo elettorale può attualmente scegliere una lista ed esprimere una preferenza ma, come si è visto nelle votazioni del 2013 e del 2018, non è determinante nella scelta della maggioranza e della squadra di governo. L’elettore, quando va a votare, non sa quali sono le proposte delle singole liste o delle coalizioni su aspetti determinanti: non sa a chi si intende affidare la guida del Governo regionale e neppure di quanti Assessori sarà composta la Giunta e di quali competenze saranno titolari. Tutto avviene dopo il voto, alle spalle degli elettori. La frammentazione determina alleanze improbabili con compromessi programmatici al ribasso e un processo politico esposto ad ogni tipo di comportamenti illeciti.

Le vicende delle ultime legislatura con 8 diverse Giunte in 6 anni e persino lo scioglimento anticipato del Consiglio regionale nel febbraio 2020, perché incapace di esprimere una maggioranza ed una Giunta, sono state la dimostrazione eloquente della grave inadeguatezza del sistema elettorale e istituzionale.

Per dare agli elettori la possibilità di esprimere un voto più informato e più determinante e nel contempo creare una situazione di maggiore stabilità istituzionale e di maggiore efficienza amministrativa occorre apportare profondi correttivi all’attuale normativa.

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In tutte le Regioni e Province Autonome (con l’eccezione dell’Alto Adige) sono stati adottati sistemi che consentono agli elettori di decidere direttamente con il loro voto sia il Presidente della Regione sia la maggioranza di legislatura ed il suo Programma di governo. È un sistema che è necessario introdurre anche in Valle d’Aosta.

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Area ECONOMIA, LAVORO
10. I DATI DELL’ECONOMIA REGIONALE: TUTTO IN CALO

Iniziamo dalla demografia, la popolazione registra una tendenza consolidata al calo: nel 2018, i residenti erano 125.700 circa, in diminuzione di 470 unità e per il quarto anno consecutivo, i movimenti migratori in ingresso, in flessione, non riescono più a compensare il saldo naturale negativo. Criticità dal lato imprese: nel 2019 sono 10.937 le imprese attive in Valle d’Aosta, con un calo in dieci anni di 1694 unità, pari al -15,5%. Entrambe le grandezze, non strettamente economiche, evidenziano una situazione di sofferenza.

Due grandezze economiche fondamentali, misurate a prezzi costanti, il PIL e gli Investimenti fissi, hanno registrato un andamento negativo. Infatti, nel 2016 il PIL ha registrato un livello inferiore di ben il 10,7% del risultando massimo raggiunto nel 2008, mentre ancora più preoccupante in prospettiva “futuro” è il dato degli Investimenti fissi con un crollo impressionante del 32,9% rispetto al valore massimo del 2008.

Sotto l’aspetto occupazione, un confronto fra i dati del 2008 e del 2018 segnala un netto peggioramento con la perdita di 1800 posti di lavoro, gli occupati totali sono passati da 56.800 circa a 55.000, con la perdita di ben 3.900 posti nell’industria, di cui 3.000 nell’edilizia, compensata in parte dall’aumento di 2.300 unità nel settore dei Servizi.

In soli dieci anni si è rivoluzionata la struttura dell’economia valdostana: aumento dell’importanza del settore Servizi, riduzione di occupati e di valore aggiunto e soprattutto ridimensionamento della capacità di produrre reddito e crollo degli investimenti.

I bassi tassi di crescita del PIL (+1%) e dell’occupazione (+0,5%) non hanno consentito negli anni scorsi di riportare l’economia valdostana al livello raggiunto prima della crisi economica del 2008 e delle successive politiche nazionali di austerità finanziaria. Ora, con l’emergenza sanitaria e la prolungata chiusura di molte attività, si apre una fase di ancor più profondo cambiamento e di preoccupante incertezza.

11. ECONOMIA. LE OPPORTUNITÀ CI SONO. A COMINCIARE DA PROGRAMMI E FINANZIAMENTI PUBBLICI. TOCCA ALLA REGIONE METTERE IN CAMPO CAPACITÀ DI PROGETTO E DI SPESA

La lettura complessiva dei numeri ci dice che c’è una linea costante che tende verso il basso, la diminuzione di tutto, l’arretramento, a partire dal dato demografico: nel 2019 per il 4° anno consecutivo la popolazione diminuisce (siamo sotto le 1000 nascite all’anno; il numero di imprese diminuisce (testimoniato anche dai dati del primo trimestre 2020, che peraltro non mostravano ancora la ripercussione del Covid), in 10 anni, ben

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prima dell’epidemia, si è perso un numero consistente di posti di lavoro, il che significa persone a casa senza un’occupazione (assenza di retribuzione e soddisfazione che si può trarre dal lavoro, ma anche risorse non impegnate per la collettività, a cui si aggiunge una forza lavoro potenziale inespressa)

Circa la metà delle imprese valdostane è costituita da ditte individuali, questo significa che l’imprenditore è assorbito in maniera esclusiva dalla produzione o erogazione di servizi e non può sfruttare appieno le opportunità che sono date da programmi e finanziamenti pubblici.

Per migliorare la situazione bisogna sicuramente puntare sulla digitalizzazione che può far in parte recuperare lo svantaggio dimensionale.

Bisogna inoltre usare meglio i Fondi strutturali europei. Ci sono ancora fondi da spendere della programmazione 2014/2020, occorrerebbe riprogrammarli in funzione della situazione emergenziale. Arriveranno ulteriori fondi riorientati per l’emergenza. Bisogna che ci sia capacità di progetto e di spesa. Occorre una decisa semplificazione delle procedure per l’accesso ai fondi da parte di cittadini, imprese, enti di formazione.

C’è soprattutto la necessità di un ruolo attivo della Regione per guidare una riconversione dell’economia valdostana secondo i principi dello sviluppo sostenibile, autocentrato, il più possibile circolare e fortemente digitale. Bene sarebbe, come sono soliti fare i Cantoni svizzeri, individuare e definire una “Concezione economica per la Valle d’Aosta” approvata dal Consiglio regionale. Concezione che scaturisca da una elaborazione partecipata a cui hanno contribuito, oltre che i pubblici amministratori, anche le organizzazioni imprenditoriali, le organizzazioni sindacali, l’Università della Valle d’Aosta con il suo Centro di ricerca per le politiche di sviluppo sostenibile, il coordinamento delle società del Terzo settore. Uno sforzo corale per una economia “civile”, attenta alle esigenze del territorio e la cui efficacia si misuri più con il BER (indice di benessere regionale) che con il PIL.

12. AGRICOLTURA. SEMPRE PIÙ SOSTENIBILE. IL MARCHIO VDA DEVE FAR PARTE DEL MADE IN ITALY. DA RIVEDERE PREZZI E PROCEDURE DI COMPENSAZIONE

Nonostante gli ingenti investimenti del passato per sostenere il passaggio da un’agricoltura di autosufficienza a un’agricoltura in grado di affrontare il mercato, e una crescente capacità imprenditoriale, l’agricoltura valdostana incontra non poche difficoltà. È in atto da qualche tempo un processo di concentrazione e di razionalizzazione. A fine 2019 le imprese agricole risultano poco più di 1.400 e la maggior parte ha di molto aumentato la capacità produttiva. Inoltre, svolgono un ruolo essenziale le piccole realtà agricole, complementari ad altri redditi familiari, che concorrono alla cura e al presidio del territorio.

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È nelle campagne che troviamo le radici dell’identità culturale dei popoli, la tutela di ambiente e paesaggio, e da qui dobbiamo anzitutto partire per ricostruire.

La zootecnia, accanto alla ripresa della viticoltura e orticoltura, resta fondamentale con i ca. 38.000 capi di bestiame, numeri straordinari per una regione di montagna con gli allevamenti basati sulla monticazione: una tradizione a rischio per i costi legati alla trasformazione, per un’insufficiente valorizzazione del prodotto simbolo, la Fontina DOP di alpeggio, e soprattutto per il fallimento delle procedure nei pagamenti delle compensazioni. Serve un intervento forte di riorganizzazione del sistema, che garantisca tempistiche certe.

Misure, non più rinviabili, sono urgenti a più livelli:

  • regionale, per: riduzione del carico burocratico non più sopportabile; riconoscimento del giusto prezzo del latte; adozione di misure per evitare l’accaparramento, l’impoverimento e il sovraccarico/sottocarico degli alpeggi; creazione del marchio VDA che valorizzi la nostra agricoltura estensiva e il benessere animale; rafforzamento delle filiere e del consumo Km 0 e Bio;
  • nazionale, per: creazione di nuove sinergie per ciò che concerne i pagamenti, valorizzazione dei prodotti a marchio VdA nell’ambito del “Made in Italy”;
  • europeo, per: nuova PAC che punti su un’agricoltura più sostenibile ed efficiente, privilegiando le produzioni di piccola e media scala e di qualità, che abbiano forti legami col territorio e un basso impatto ambientale.13. INDUSTRIA. MOTORE DI CRESCITA SOCIALE CULTURALE ED ECONOMICA. FINANZIARE RICERCA E INNOVAZIONE PER IMPRESE GIOVANI E AMBIENTALMENTE COMPATIBILIL’industria ha avuto un ruolo nevralgico nello sviluppo della Valle d’Aosta e dovrà continuare ad averlo, seppure in un contesto reso ancora più difficile dal forte rallentamento delle attività produttive indotto dal Coronavirus. Nell’ultimo decennio il settore industriale, ivi compresa l’edilizia e l’artigianato, ha conosciuto andamenti non positivi, contrassegnati da chiusure aziendali, forti processi di riorganizzazione e la conseguente perdita di centinaia di posti di lavoro. La contrazione delle commesse per effetto del Coronavirus rischia di aggravare, ulteriormente, le difficoltà già in essere nel settore produttivo.

    In questi anni si è avuto da parte della Regione attenzione rispetto ad alcune crisi/ riorganizzazioni aziendali ma non si è mai concretizzata una politica industriale in grado di affrontare con organicità e continuità le difficoltà manifestatesi nel settore. Con la prossima legislatura tale carenza deve essere colmata, articolando una politica adeguata volta a favorire processi d’insediamento/reinsediamento industriali.

    Punti qualificanti di una politica industriale potrebbero essere:

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Supportare la modernizzazione dei processi produttivi nella logica d’industria 4.0 con appositi stanziamenti regionali anche integrativi di quelli nazionali.

Favorire politiche creditizie adeguate (ruolo di Finaosta) volte non solo agli investimenti ma per fronteggiare le ricorrenti crisi di liquidità di cui soffrono molte aziende.

Strutturare politiche formative per rispondere alle necessità aziendali, agevolando l’inserimento lavorativo dei giovani e per migliorare la professionalità delle lavoratrici e lavoratori in generale.

Legare le varie tipologie d’intervento, dirette e indirette, da parte della Regione a dei chiari criteri d’ordine sociale e ambientale a cui le aziende devono attenersi: rispetto dei livelli occupazionali, pari opportunità, costante attenzione alla formazione professionale, investimenti per la sicurezza del personale e corrette relazioni con la rappresentanza dei lavoratori.

Se un’azienda fruisce dei supporti economici regionali, deve assumere con chi rappresenta la comunità valdostana atteggiamenti responsabili e coerenti a partire dalla continuità del suo insediamento nel nostro territorio, nel rispetto del concetto europeo di “Responsabilità sociale d’impresa”.

Nel campo dell’innovazione occorre implementare il ruolo della creatività e del pionierismo delle nuove imprese, dei giovani imprenditori di tutti i settori, non solo disciplinando norme di rispetto ambientale, ma promuovendo un vero e propria cultura di un nuovo rapporto di tutte le attività economiche con l’ambiente. Una vera green economy si fonda sulla capacità di creare nuovi processi produttivi che possano correggere gli errori del passato e costruire una nuova relazione reciprocamente positiva fra l’uomo e l’ambiente. Si tratta quindi di supportare, anche attraverso finanziamenti per la ricerca, singoli imprenditori, piccole e medie imprese che operino su specifiche filiere produttive coerenti con l’economia regionale e favorire una Rete innovativa di aggregazione tra imprese e soggetti pubblici e privati, presenti in ambito regionale, che

pur operando in ambiti innovativi aperti alla multisettorialità possano essere in grado di sviluppare un insieme di iniziative e progetti rilevanti per l’economia regionale.

Per favorire una governance collettiva e democratica sulle scelte di politica industriale, attenta alle ricadute sociali ed ambientali delle stesse, potrebbe essere uno strumento utile la costruzione di un “Osservatorio Regionale sulle Attività Produttive”, quale sede per analizzare e valutare l’andamento del settore industriale, inteso in senso macro, e l’efficacia dei vari interventi regionali.

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14. COGNE ACCIAI SPECIALI: PUNTO DI FORZA DELL’ECONOMIA REGIONALE MA VA RIDEFINITO IL RAPPORTO CON LA CITTÀ CAPOLUOGO A PARTIRE DALLE CRITICITÀ AMBIENTALI

La C.A.S. svolge un ruolo importante in Valle d’Aosta sia sotto l’aspetto economico perché assicura i maggiori flussi d’esportazione dell’economia della nostra Regione sia per le sue dimensioni occupazionali, con i suoi quasi mille dipendenti e con gli altri circa cinquecento lavoratori delle aziende che operano a vario titolo al suo interno.

C.A.S. fa parte di quel complesso di aziende siderurgiche del settentrione che producono una preponderante quantità di acciaio in Italia e che grazie alla alimentazione dei forni elettrici con il rottame assicurano il riciclo di milioni di tonnellate di prodotti usati (auto, elettrodomestici…).

Negli ultimi anni il suo fatturato ha avuto un andamento positivo (tale da aver portato l’azienda ad erogare al personale il premio di risultato previsto dagli accordi sindacali), ma a seguito del Coronavirus sta subendo forti contrazioni in alcune delle sue produzioni più significative: sul settore automotive e in quello delle trivelle per l’estrazione del gas/oil.

L’attenzione di una rinnovata politica industriale per C.A.S. è quanto mai opportuna, evitando di considerarla un residuo del passato bensì un punto di forza dell’economia regionale che per rimanere tale deve aggiornare costantemente le sue tipologie produttive, ammodernare il proprio sistema produttivo e dimostrare maggiore impegno sotto l’aspetto ambientale.

Sarà da considerare con attenzione quanto il Governo nazionale deciderà in merito al Piano Nazionale Acciaio, previsto nei programmi per il rilancio dell’economia italiana.

Ci sono alcune criticità che devono essere affrontate con determinazione. Intanto sono necessari ulteriori sforzi ed innovazioni per la riduzione delle emissioni inquinanti nell’aria, nel terreno e nelle falde acquifere. Recenti indagini hanno infatti rilevato il permanere di dati non positivi e si pone la necessità di applicare alle attività dello stabilimento parametri ambientali più rigorosi. Poi c’è l’aspetto urbanistico: il rapporto con la città di Aosta deve essere migliorato. È necessario un graduale superamento dell’effetto barriera che la zona industriale Cogne produce nel rapporto fra la parte centrale dell’area urbana e le aree a Sud fino alla Dora Baltea. Infine occorre risolvere il problema annoso dei parcheggi per il personale della C.A.S..

15. EDILIZIA. PUNTARE SULLA RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI E SOSTENERE QUELLA PROFESSIONALE DEI LAVORATORI DEL SETTORE

La grave crisi che ha colpito le imprese valdostane ha decimato il settore con gravi conseguenze occupazionali su un comparto troppo appoggiato sulla committenza

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pubblica e poco abituato all’innovazione. Nella crisi ha retto chi aveva saputo intraprendere strade nuove, puntando sulla sostenibilità ambientale e sulla ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente. L’assenza di reali politiche di sviluppo in questa direzione ha però penalizzato il settore. Ora le istituzioni non possono più stare a guardare e c’è bisogno in Valle d’Aosta di un investimento reale per aiutare le imprese e il mercato a ristrutturarsi nella direzione della riqualificazione edilizia, della sostenibilità, del risparmio energetico, della salvaguardia del patrimonio archeologico e in generale dei beni comuni. Su questo versante occorre mettere le imprese, i lavoratori e gli artigiani nelle condizioni di poter accedere a programmi di sostegno all’innovazione, a percorsi di ri-qualificazione professionale, a reti di integrazione di impresa e di marketing per capitalizzare le singole specificità in un’offerta più aderente ai tempi. Sull’altro versante occorre indirizzare la domanda disincentivando la costruzione del nuovo per privilegiare il recupero edilizio. Maggiore qualità va richiesta anche nell’edilizia pubblica. Una grande chance, da non sprecare, sarà l’implementazione dell’ecobonus 110% del governo nazionale che se da un lato porterà un grande salto di qualità ambientale sul versante delle emissioni termiche delle nostre case dall’altro potrà essere l’occasione per una trasformazione radicale del modo di fare edilizia nel Paese. Noi pensiamo che questa risorsa vada accompagnata da politiche regionali di agevolazione burocratica e finanziaria con un ruolo di primo piano di Finaosta e di CVA.

16. TURISMO TUTTO L’ANNO. LA VALLE D’AOSTA PUÒ RISPONDERE AI NUOVI E CRESCENTI BISOGNI DI SALUTE E SICUREZZA. CON PROFESSIONALITÀ E GENTILEZZA

Il turismo in Valle d’Aosta è settore portante dell’economia, crea occupazione e relazioni sociali.

I dati di 1.703.000 presenze censite nell’inverno 2018/2019 e di 1.707.000 presenze nell’estate 2019, escluse le seconde case, molto più frequentate in periodo estivo, danno conto dell’attrattività stagionale della Regione che può e deve ampliarsi all’intero arco dell’anno.

I cambiamenti climatici con la riduzione dell’innevamento e il prolungamento della stagione calda (torrida nelle città), la trasformazione del turismo di massa in moltitudine di turisti e viaggiatori sempre più informati ed esigenti alla ricerca durante tutto l’anno dell’autenticità dei luoghi, con attenzione particolare alla qualità ambientale, alla bellezza dei paesaggi, ai valori storici e culturali, il bisogno di sicurezza e di salute, la riscoperta della prossimità, i continui mutamenti del quadro dei rapporti internazionali impongono un salto qualitativo del modo di fare turismo, anche tenendo conto degli effetti della pandemia.

Si tratta di un cambio di mentalità, di un salto che i soggetti pubblici e privati sono chiamati a fare da subito, collaborando e lavorando insieme per la messa a punto di reti

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locali più organizzate (economia circolare), di un’offerta di turismo lenta, più verde, più accessibile, più inclusiva, cioè più sostenibile.

Investimenti coordinati vanno fatti per:

  • curare e valorizzare la rete sentieristica valdostana di oltre 5.000 Km, i cammini (da quello Balteo alla Via Francigena);
  • realizzare la Ciclovia Baltea che s’innesti sulla VenTo (ciclovia Venezia/Torino);
  • promuovere i circuiti storici e culturali (dei castelli, Walser, romano, medievale, preistorico,…);
  • creare l’offerta accessibilità, che accomuni strutture ricettive e fornitori di servizi, in uno sforzo di accoglienza inclusiva a tutti i livelli: famiglie, bambini, anziani, persone con disabilità;
  • diversificare l’offerta del turismo sportivo (dallo sci al volo a vela, dalla corsa in montagna alla mountain bike).Ma non paga solo l’offerta turistica, pagano ancor più la professionalità, su cui occorre investire con continuità, la gentilezza, la messa a sistema del tutto, in modo che ognuno trovi i suoi punti d’interesse, la sua gioia e la voglia di ritornare.17. TERZO SETTORE. IL FUTURO È QUI. PREVENZIONE, PROTEZIONE, SOLIDARIETÀ

    Il Terzo Settore è l’ambito economico e sociale del futuro ed è anche l’”attore” politico più vicino ai cittadini e ai loro bisogni. La Legge di Riforma del Terzo Settore e le conseguenti e auspicabili Leggi regionali (sull’esempio recentissimo della Toscana) attribuiscono al TS uno spazio di intervento fondamentale per la nostra società. Al TS vengono infatti riconosciuti la capacità e il compito di ridefinire le nostre Comunità caratterizzandole secondo valori quali la coesione sociale, la sussidiarietà, la solidarietà, la compartecipazione dei cittadini alle scelte decisionali, il lavorare in rete. Il TS vede finalmente riconosciuto (e l’Amministrazione regionale ha il dovere di renderlo realizzabile, attivo e concreto) il suo pieno diritto a collaborare con la Pubblica Amministrazione. Strumenti condivisi dell’agire sociale dovranno diventare la Co- programmazione e la co- progettazione fra Pubblica amministrazione e TS, superando il più possibile il sistema degli Appalti e in modo da rendere i servizi sociali realmente rispondenti ai bisogni degli utenti stessi che, in questa impostazione metodologica, compartecipano, in una logica di Governance allargata, alle scelte e alla definizione dei servizi. Un nuovo modo di Progettazione sociale calato nel profondo delle nostre comunità, innovativo, in grado di attivare i cittadini stessi nella esplicitazione dei propri bisogni e nella ricerca delle soluzioni di risposta. Il TS ha un grande potenziale di Impatto sociale e la politica ha il necessario compito di permettere, attraverso una legge regionale, regolamenti, accordi, iter concreti e percorribili, che questo potenziale sia traducibile nella realtà. Il risultato

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finale sarà una società più coesa, più partecipata, più sicura, più proattiva, più democratica con una qualità della vita migliore.

18. UN PROGRAMMA SPECIALE PER LA MONTAGNA: RICONOSCERE IL VALORE SOCIALE ED ECONOMICO DELL’AGRICOLTURA TRADIZIONALE E POTENZIARE LE ATTIVITÀ AGRITURISTICHE CON UN OCCHIO ATTENTO ALLO SMART WORKING

Noi che ci abitiamo, con le cime che sono punti di riferimento e con l’urbanizzazione della vallata centrale, non sempre siamo consapevoli di vivere in un territorio completamente alpino, vario e complesso, con un’altitudine media superiore ai 2.100 metri. Fino a quella quota, ogni fazzoletto di terra fu per secoli utilizzato per ricavarne prati/pascoli, coltivi, con imponenti opere di sostegno e di collegamento: terrazzamenti, mulattiere, ponti, ru…

Il paesaggio valdostano deve la sua bellezza all’interazione millenaria fra uomo e ambiente, fra natura e cultura.

Da un lato l’abbandono e, d’altra parte, l’aggressione alla montagna, portano con se degrado paesaggistico, nuovi rischi di dissesti idrogeologici, deterioramento del tessuto sociale.

L’unico antidoto è il mantenimento della vita in montagna, ove agricoltura, turismo, attività artigianali e di servizio, e professioni digitalizzate vanno a braccetto.

Il vero nemico della montagna è il dominio dei grandi gruppi (della produzione agricola intensiva che ruba, inquina e impoverisce i suoli, provocando morte e sfruttamento, della distribuzione organizzata che strangola i produttori, del mercato turistico che taglieggia strutture ricettive e viaggiatori, dell’industrializzazione della montagna per farne un lunapark, del web che standardizza consumi e bisogni, e non paga le tasse).

Un sistema che può essere contrastato riconoscendo le particolarità della montagna, operando per preservare il territorio, la sua cura, la sua bellezza, e sostenendo le reti locali degli operatori economici. Ciò richiede una strategia fatta di visione, idee e risorse: un programma specifico montagna.

Lavoreremo affinché la Regione VdA:

• sappia essere propositiva nell’ambito della Macroregione alpina europea EUSALP (EU Strategy for the Alpine region), specie nel Gruppo d’Azione internazionale competente per l’accessibilità alle infrastrutture digitali e ai servizi di base, coordinato da RAVA; favorisca, sul piano fiscale, le piccole attività economiche delle aree rurali;

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• stabilisca un riconoscimento specifico agli agricoltori valdostani per il mantenimento del paesaggio tradizionale;

• operi per individuare i valori e un sistema che consenta il Pagamento per i Servizi

  • Ecosistemici (PES), finalizzato al recupero e alla salvaguardia dei sistemi ecologici montani e dei servizi da essi forniti;•
  • riveda la normativa regionale in materia di agriturismo e ospitalità rurale;
  • sostenga i giovani che si stabiliscono nelle aree rurali e le reti alimentari locali. L’introduzione dello smart working potrà favorire l’insediamento in montagna di persone ancora in attività lavorativa. In alcuni comuni di montagna si potranno individuare locali, connessi alla fibra ottica, da adibire a luoghi (coworking) per consentire periodi di lavoro in montagna, abitando in seconde case, in hotel, o in affitto e avendo a disposizione nello stesso comune un luogo pubblico di riferimento con sale attrezzate e in sicurezza.19. CASINÒ DI SAINT-VINCENT. C’ERA UNA VOLTA UNA “SOCIETÀ DI INCREMENTO TURISTICO”La Casa da Gioco di Saint-Vincent presente da oltre settanta anni nella società valdostana costituisce una realtà occupazionale di rilevante importanza. È tuttavia anche una struttura che vive ed alimenta una cultura del gioco d’azzardo che può provocare gravi danni alle persone con ricadute negative sulla comunità (non a caso ai valdostani per molti decenni è stato proibito frequentarla).

    Sotto l’aspetto gestionale occorre valutare con attenzione, una volta concluso il tormentato iter del concordato preventivo, quali siano le scelte più confacenti per recuperare un ruolo in un campo che in questi anni ha subito trasformazioni e contrazioni per il modificarsi della tipologia dei giochi e della stessa clientela.

    Sul piano gestionale la strada da intraprendere, con le dovute cautele, è quella di una privatizzazione che mantenga alla Regione un esclusivo ruolo di controllo e l’inserimento del Casinò in una catena internazionale per favorire l’afflusso di nuove fasce di clientela. Si deve inoltre puntare su una maggiore sinergia con l’offerta di ospitalità alberghiera di qualità costituita dal Grand Hôtel Billia. La Casa da Gioco al momento della sua apertura, dopo la seconda guerra mondiale, era stata concepita come strumento di una “Società di incremento turistico”. È a quel modello di sinergia fra ospitalità alberghiera di alto livello che occorre tornare per dare un futuro al Casinò, al Grand Hôtel Billia e mantenere buoni livelli occupazionali. Una sinergia che si può e si deve realizzare distinguendo tuttavia nettamente a livello gestionale le due realtà.

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20. INNOVAZIONE, DIGITALIZZAZIONE, CONNETTIVITÀ: FARE DI NECESSITÀ VIRTÙ E RISOLVERE LE CRITICITÀ DELL’ULTIMO MIGLIO

L’innovazione è una risorsa fondamentale, che va coltivata, diffusa e condivisa affinché possa migliorare la vita quotidiana dei cittadini e portare valore all’economia.

Il confinamento di questi ultimi mesi, il passaggio repentino al lavoro, allo studio, alle riunioni e alle conferenze a distanza, il maggior tempo a disposizione per vedere film e concerti in streaming, per le diverse attività online, hanno obbligato imprese e famiglie a prendere consapevolezza dell’importanza della digitalizzazione e della disponibilità di connettività a banda ultralarga, anche laddove questa era già presente.

È, pertanto, da sviluppare la digitalizzazione a tutti i livelli, da migliorare l’interconnessione fra le diverse reti dei servizi (dall’acqua all’energia elettrica, alla mobilità) e fra le amministrazioni pubbliche. La Regione deve, inoltre, mettere a disposizione di tutti l’enorme mole di dati e informazioni di cui dispone (Big Data), in ogni ambito della vita civile.

Per quanto riguarda la connettività internet, il punto debole in Valle d’Aosta è essenzialmente legato alla fornitura dell’ultimo miglio perché non sempre le scelte della Regione sono state sufficientemente lungimiranti, pur avendo investito ingenti risorse: ad esempio quando si è trattato di affidare la rete Wireless VdA o di regolamentare l’accesso alle dorsali a fibra ottica, che finora ha retto ma che presenta le prime criticità laddove è aerea.

Gravi mancanze persistono a livello nazionale, sia per quanto riguarda il recepimento della Normativa europea sia per il persistere di forti discriminazioni nell’accesso alle frequenze radio, essenziali per fornire connettività laddove la fibra non può arrivare.

Se in Italia ci fosse la normativa che hanno in Germania, i piccoli operatori potrebbero erogare invece dei 20-50 Mega i 300 – 500 Mega, forse anche il Giga.

Opereremo per:

  • intervenire sul Governo centrale affinché sia accelerata la realizzazione del progetto strategico banda ultralarga (Infratel) e affinché siano accordate nuove frequenze agli operatori wireless a condizioni non discriminatorie;
  • definire, con l’apporto degli operatori che agiscono con grande professionalità sul territorio, una strategia per portare la banda ultralarga presso ogni abitazione o attività economica della regione.

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21. OCCUPAZIONE. LAVORARE CON TUTTI I PORTATORI DI INTERESSE AL PIANO DI POLITICA DEL LAVORO E RIORGANIZZARE I SERVIZI E LA FORMAZIONE PROFESSIONALE

Il mercato del lavoro ha risentito pesantemente delle due crisi economiche e finanziarie che hanno investito anche la Valle d’Aosta nel periodo 2009-2014, con calo degli occupati e aumento della disoccupazione. La timida ripresa successiva non ha recuperato le perdite subite e la posizione relativamente migliore rispetto a molte altre regioni italiane non è segnale sufficiente di buone prospettive.

Questo quadro di stazionarietà ha amplificato le tendenze prevalenti del mercato del lavoro valdostano, dove le uniche opportunità di lavoro in aumento sono i contratti a tempo determinato e le diverse forme del lavoro indipendente o autonomo, in prevalenza nel settore dei Servizi e in particolare nel Turismo.

L’epidemia di Coronavirus ha avuto pesanti ripercussioni sull’economia, in particolare in Valle d’Aosta, dove il peso economico del settore turistico è il doppio della media nazionale, aspetto quest’ultimo che ha amplificato le conseguenze del confinamento accentuando le difficoltà occupazionali, infatti le prime informazioni disponibili segnalano un calo delle assunzioni nel settore privato del 57% contro il 51% a livello nazionale.

In questa fase è il momento delle indispensabili politiche congiunturali: ammortizzatori sociali per i lavoratori dipendenti, ristoro delle le perdite economiche e sostegno finanziario per imprese, lavoratori autonomi.

Nell’immediato “dopo epidemia”, per accompagnare le politiche per la ripresa economica, sarà importante rilanciare e rafforzare gli interventi orientati a facilitare e regolare il funzionamento del mercato del lavoro agendo da un lato sulle politiche d’incentivazione dell’occupazione, integrative rispetto alle misure nazionali, e dall’altro lato muovendosi per rafforzare e rinnovare i servizi regionali per l’impiego, favorendone l’integrazione funzionale con gli altri servizi regionali che operano in aree contigue, come l’istruzione, i servizi per l’orientamento e la formazione professionale, i Servizi sociali per disoccupati di lunga durata, povertà e disagio giovanile.

Lo strumento migliore per quest’azione è una nuova legge regionale sulla riorganizzazione dei Servizi al lavoro e alla formazione professionale che preveda adeguate forme operative istituzionalizzate sulle aree d’intervento d’interesse comune. Sempre su questo tema è necessaria l’indicazione legislativa di azioni di semplificazione e alleggerimento delle procedure amministrative, attraverso un sistema di gestione integrata delle diverse banche dati digitalizzate, sollevando imprese e lavoratori di fornire ripetutamente informazioni simili.

Per coordinare le azioni d’incentivazione e sviluppo del lavoro a scala regionale occorre rilanciare e riportare a piena operatività e affidabilità il Piano di politica del lavoro, che è il risultato di un processo di progettazione condiviso con le parti sociali, programmando in un arco di tempo la realizzazione delle misure, le inserisce in un insieme organizzato, rafforzandone la capacità d’impatto.

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La partecipazione e la condivisione del processo di elaborazione del Piano di politica del lavoro da parte delle rappresentanze dei lavoratori, dei lavoratori autonomi, del mondo imprenditoriale, crea le condizioni per la realizzazione di un mercato del lavoro trasparente, orientato a criteri di regolarità e rafforza il capitale sociale regionale, la rete di relazioni che lega soggetti individuali e collettivi aumentando cooperazione e fiducia reciproca, elementi fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi concordati.

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Area SALUTE, WELFARE
22. PER UNA ECOLOGIA DELLA SALUTE: CONOSCERE E PREVENIRE

In questo periodo ci siamo accorti di quanto la salute sia fra i beni più preziosi che abbiamo: però non vi dedichiamo la necessaria attenzione e non sempre abbiamo piena consapevolezza dell’impatto nocivo di tante attività umane sul nostro benessere psicofisico.

Nonostante i successi straordinari della medicina, non si può non rilevare un aumento progressivo di malattie croniche e degenerative, e di alcuni tumori, anche in età precoce, dovuto alla scarsa attenzione prestata al peso che i fattori ambientali, sociali e culturali hanno sul mantenimento della salute.

La forte opposizione nei confronti delle discariche (Pompiod e Issogne) non deve rimanere un sussulto, ma il momento di crescita di una nuova attenzione nei confronti dei fattori che mettono in pericolo la nostra salute: l’inquinamento diffuso, la qualità dei cibi, il modo di alimentarsi, lo stile di vita, le disparità economiche, le disuguaglianze sociali.

Il Ministero della salute evidenzia che in Italia 4 persone su 10 sono in sovrappeso, con un aggravio di rischio per malattie cardiovascolari, diabete mellito di tipo 2, tumori.

L’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) stima che nel mondo ci siano ogni anno 4,2 milioni di morti premature dovute all’inquinamento atmosferico, 56.000 solo in Italia. È necessaria una svolta sul piano dell’impegno per la prevenzione, per ridurre i fattori di rischio, per creare una nuova consapevolezza collettiva. Proporremo e sosterremo misure concrete quali:

• l’utilizzo di web e social istituzionali specifici per una grande campagna permanente d’informazione sui diversi fattori di rischio e sull’importanza degli stili di vita;

• la diffusione di Vademecum di buone pratiche (ad. esempio per lo smaltimento di residui vegetali).

23. DIFENDERE IL SERVIZIO SANITARIO REGIONALE E RIDARGLI AUTOREVOLEZZA CON NOMINE DI PERSONE COMPETENTI

Il S.S.R., che assicura universalità delle cure, è un bene comune. Va contrastato il sottofinanziamento, che sposta risorse dal pubblico al privato.

I ticket, usati per fare cassa, vanno gradualmente superati: negano l’universalità del sistema, spingono i meno abbienti a non curarsi e i più abbienti verso il privato che offre le prestazioni più semplici a prezzi competitivi, mentre il pubblico si sobbarca quelle complesse e costose (Pronto Soccorso, Rianimazione, ecc.). Le assicurazioni private, falsa alternativa, ricreano il fallimentare modello delle mutue, creando discriminazione tra abbienti e non abbienti, lavoratori e disoccupati e tra le varie classi di età: riscuotono

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ingenti somme nelle classi di età sotto i 65 anni, ma interrompono i contratti negli over 65, quando si usufruisce delle maggiori prestazioni.

Il S.S.R. della Valle ha bisogno di alcuni incisivi interventi: la politica deve indicarne le linee in un nuovo Piano Sanitario (l’ultimo è del 2012), colmando così un grave ritardo, lasciandone poi ai tecnici l’applicazione e cessando l’intrusione nei concorsi, specie per le figure apicali.

L’alta dirigenza dell’Az. USL deve trovare autorevolezza con la nomina di un Direttore Generale (superando il commissariamento), un Direttore Sanitario e un Direttore Amministrativo selezionati per esperienza nella specifica funzione. La dirigenza ospedaliera e territoriale deve rispondere a criteri di elevata qualità e di provata esperienza.

Il finanziamento deve quindi garantire:

  • Una offerta di prestazioni pubbliche che soddisfi i bisogni;
  • Il ricorso dei cittadini al privato e all’intramoenia come libera scelta e non come scorciatoia per accedere ai servizi.
  • L’aggiornamento costante del parco tecnologico di tutti i settori (ospedalieri e territoriali) e non di singoli reparti “gioiello”.
  • Un rilancio delle attività di prevenzione primaria
  • La strutturazione dell’attività di ricerca inserendo in organico figure dedicate (data manager, ecc.).24. RIDISEGNARE L’OSPEDALE DARE FORZA AL SISTEMA TERRITORIALEMedicina territoriale
  • Occorre valorizzare il lavoro dei MMG (medici di famiglia), singoli o associati, anche fornendoli di attrezzature che permettano la realizzazione rapida di esami.
  • Va incrementata la presenza di infermieri del territorio nelle attività di prevenzione, cura delle acuzie e gestione delle cronicità.
  • I MAP (ambulatori di medicina di assistenza primaria ad accesso diretto), filtro al Pronto Soccorso, devono affiancare il medico di famiglia.Le farmacie devono collaborare con la medicina territoriale, anche nei programmi di prevenzione.• Deve essere ampliato l’uso dell’assistenza domiciliare integrata (ADI). • Va attivato un programma per l’invecchiamento attivo

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Strutture intermedie
• Va incrementato e qualificato il numero delle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali)

Ospedale:

Occorre ridisegnare l’”Ospedale utile e indispensabile”, per bacino di utenza (residenti + turisti); che risolva in urgenza le situazioni a rischio, garantendo i livelli standard di diagnosi, terapia e riabilitazione; collegato a centri super-specialistici per le prestazioni di alta specialità non urgenti (neurochirurgia, cardiochirurgia, ecc.). Una attenta e urgente valutazione si impone sulla ripercussione di eventi pandemici sulle strutture sanitarie. Per la struttura ospedaliera vedere il punto specifico nella Parte investimenti.

Politica del personale:

Va incrementato il numero di infermieri in ospedale (dimezzati di notte recentemente in importanti reparti), valorizzandone le competenze acquisite e la specializzazione; vanno incrementati gli infermieri del territorio

Vanno incentivate le iscrizioni al Corso di Laurea in Infermieristica.

La carenza di specialisti impone l’assunzione di neo-laureati e l’aumento delle borse regionali per specializzandi in accordo con l’Università, rinunciando ai costosi consulenti a gettone.

Vanno superati, ove possibile, i contratti a termine

La conoscenza del francese va favorita (corsi di lingua) senza prevalere sul curriculum né essere motivo di esclusione nei concorsi.

Prevenzione primaria

Si dovranno sempre più valorizzare e rafforzare i Servizi addetti al controllo delle acque, dell’aria, degli alimenti, dei luoghi di lavoro.

25. REINVESTIRE NEL WELFARE: ATTENZIONE AI NUOVI BISOGNI

Il Covid-19 ha messo in crisi un sistema di protezione sociale in condizioni già fortemente problematiche: investimenti sempre più ridotti e servizi da riformare. Le politiche per le famiglie erano solo ipotizzate; il sistema di sostegno agli anziani, in piena asfissia; gli investimenti per la non-autosufficienza in calo; in difficoltà la progettualità per sostenere le famiglie in cui ci sono persone con disabilità e per promuovere la loro indipendenza; le politiche per l’infanzia dominate dalla contrazione dei fondi pubblici e quelle per l’integrazione degli immigrati segnate dai pregiudizi e dalle strumentalizzazioni politiche della destra.

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Anche sul piano della lotta all’esclusione sociale non c’è stato il tempo, dopo l’avvento del Reddito di Cittadinanza, di riflettere sulla prima fase di rodaggio della nuova misura.

Bisogna essere consapevoli che dopo l’emergenza sanitaria la nostra società non sarà più la stessa e che alle conseguenze sociali della crisi a medio termine si aggiungeranno nuove emergenze frutto delle trasformazioni profonde che ancora non vediamo. Ecco perché è importante agire subito sul sistema di welfare per renderlo efficiente e non burocratico, con risorse adeguate, adattabile alle nuove situazioni, generativo di innovazione. Solo strumenti più partecipati, espressione delle nostre comunità, potranno rispondere ai nuovi bisogni. Due i nodi di fondo da affrontare per rendere possibile questo nuovo modello di welfare: attuare e rendere “generativa” la riforma del Terzo Settore sia sotto l’aspetto strutturale che sotto quello qualitativo. Cambiare la cultura amministrativa della PA per accogliere la sfida ed essere pronti a rispondere ai nuovi bisogni.

26. POLITICHE PER LE FAMIGLIE: RICONOSCERE E SOSTENERE IL LAVORO DI CURA

Le famiglie sono la risorsa fondamentale per dare corpo alla società e per garantire la crescita e lo sviluppo della persona umana. Gli anni di crisi economica le hanno rese più vulnerabili e spesso oggetto di scontri ideologici più che soggetto di politiche reali. Intendiamo dare supporto al ruolo di cura della famiglia, in tutte le sue forme senza discriminazione alcuna, con politiche di investimento stabili e durature, mantenendo e migliorando l’attuale sistema di assistenza a domicilio, garantendo adeguati supporti al ruolo genitoriale, moltiplicando le occasioni di protagonismo senza rinunciare alle strutture territoriali alle quali vanno comunque destinate le necessarie risorse. La Regione può e deve agire su due fronti riconoscendo da un lato il costo sociale del lavoro di cura da un punto di vista fiscale e tariffario, implementando un “indicatore famiglia” equo e progressivo, e dall’altro mettendo in rete i servizi dedicati, pubblici o privati che siano, facendone un sistema integrato sull’esempio delle esperienze più innovative del Paese.

27. INFANZIA, IL BENE PIÙ PREZIOSO: ESSERE UNA COMUNITÀ EDUCANTE E SPERIMENTARE MODELLI DI GESTIONE DEI SERVIZI CHE CONTENGANO LE TARIFFE

La Valle d’Aosta è da sempre in testa alle classifiche nazionali delle politiche per l’infanzia e vicina agli obiettivi posti dalla comunità europea. Un risultato che ci permette di guardare con ottimismo ai problemi ancora aperti e alla necessità di strutturare e integrare ancora meglio le strutture e le iniziative per la fascia complessa dei 0-12 anni. Occorre partire dalla scarsa efficacia delle politiche sul tasso di natalità che è in continua decrescita: 6,7 nati x 1000 abitanti nel 2019. È un dato preoccupante sul quale occorre intervenire aumentando la capacità dei servizi di accompagnare le giovani famiglie e di

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rassicurare le famiglie nascenti. C’è un aspetto legato alle tariffe, ma nonostante il continuo restringimento delle risorse pubbliche, si possono trovare margini di miglioramento, e anche rendere più efficace il rapporto privato-sociale. Sarà necessario aprire subito una forte concertazione con tutti i soggetti coinvolti sia per dare applicazione a tutte le sinergie aperte dalla normativa sul terzo settore ( co- programmazione, co- progettazione) sia per costruire una “comunità educante” che a partire dai genitori e dalle risorse civili e sociali del territorio rimetta al centro della società le bambine e i bambini. Di particolare importanza la qualificazione e l’estensione dei servizi integrati 0-2 che già rappresentano una esperienza di eccellenza della nostra realtà e possono costituire un vantaggio educativo. Vanno sperimentati nuovi modelli di gestione, come in altre parti d’Italia, con l’obiettivo di raggiungere la completa gratuità anche dei servizi 0-2.

28. DISABILITÀ: UNA QUESTIONE SOCIALE. SERVE MAPPARE I BISOGNI IN TUTTI GLI AMBITI E PER TUTTE LE ETÀ

La disabilità è ancora un concetto piuttosto confuso. Si tende spesso a pensarlo come definizione di alcune tipologie di persone secondo una prospettiva di tipo medico e sanitario, mentre in realtà è una questione sociale.

È importante cambiare visione e considerare le persone con disabilità portatori di diritti e cittadini a pieno titolo e come risorsa per tutta la nostra comunità e non soggetti a cui dedicare assistenza.

Gli aspetti da considerare sono definiti nella Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, ratificata nel nostro paese nel 2009, e riteniamo significativo raccogliere le sollecitazioni che giungono dal mondo del terzo settore, in particolare dalle associazioni di categoria.

L’emergenza Covid-19, anche nella nostra regione, ha messo in luce tutta la fragilità del sistema realizzato sino ad oggi, e costretto molte famiglie nella condizione di essere l’unica risposta possibile.

Riteniamo necessario avviare sostanziali cambiamenti, ma per fare ciò è innanzitutto fondamentale avviare una ricerca che restituisca una fotografia reale del numero di persone con disabilità che vivono in Valle d’Aosta, ma soprattutto che indichi i bisogni e i desideri che esprimono.

È importante introdurre innovativi processi che permettano effettive collaborazioni tra pubblico e terzo settore e avviare processi di monitoraggio, valutazione, elaborazione delle politiche e degli interventi con verifica degli obiettivi e dei risultati. Anche attraverso un effettivo coordinamento tra le politiche sanitarie, socio-sanitarie e sociali.

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La scuola rappresenta un luogo e un’esperienza significativa per tutti gli studenti è quindi necessario garantire gli adeguati supporti agli alunni con disabilità, affinché la scuola sia inclusiva e trasmetta questi valori agli adulti di domani.

Le persone adulte con disabilità e le loro famiglie hanno necessità di avere risposte in merito al loro futuro. La risposta oggi non può più essere quella della istituzionalizzazione, ma deve essere costruita attraverso una rete pubblico/privato che grazie a strumenti di co-programmazione e co-progettazione con le diverse realtà del territorio, potrà costruire percorsi che restituiscano dignità e qualità di vita alle persone con disabilità, alle loro famiglie e alla comunità.

L’età adulta significa anche svolgere un’attività lavorativa, anche su questo è necessario definire politiche per un’effettiva inclusione nel mondo del lavoro. Molte sono le esperienze positive che dimostrano che questa, se adeguatamente supportata, può rappresentare una significativa opportunità non solo per il lavoratore, ma anche per le imprese.

29. ANZIANI: SISTEMA DA RIFORMARE. PER IL LORO BENESSERE, FONDAMENTALI LA VICINANZA AL CONTESTO FAMILIARE E SOCIALE E LA PROFESSIONALITA E STABILITA DEL PERSONALE DI ASSISTENZA

L’ISTAT segnala che ad oggi gli anziani rappresentano 1/5 della popolazione e che nel 2050 saranno 1/3 della popolazione. L’invecchiamento (e la conseguente crescita esponenziale della popolazione anziana) è un passo relativamente recente di una parte del mondo moderno, frutto della miglior qualità della vita in particolare nelle economie avanzate. L’anzianità va dunque considerata come una conquista della società moderna e il diventare anziano come uno dei momenti della vita di tutti noi, non residuale, ma degno di essere vissuto appieno come tutti gli altri. Nell’affrontare la questione dal punto di vista politico occorre innanzitutto modificare l’approccio. Al decadimento fisico, cognitivo, alle problematiche sanitarie a cui si va incontro invecchiando non si devono aggiungere anche quelle sociali di isolamento, di solitudine, di segregazione, di accelerazione di quel inevitabile peggioramento naturale. Ad un problema non se ne devono aggiungere altri. L’essere e il diventare anziano, anche nell’immaginario collettivo di una società che corre e si affanna dietro valori fatui e spesso si lascia indietro i più deboli, devono acquisire una piena dignità valoriale, alla pari degli anni in cui si è più giovani, più“produttivi”, più performanti. Una fase della vita importante in cui l’anziano deve essere attore e autore della propria riprogettazione esistenziale secondo una cultura dell’arco della vita. L’approccio della Politica alla questione non può essere quello focalizzato sul mero aumento dell’offerta dei servizi per anziani. Invecchiando si ha più bisogno di cure, di assistenza, di attenzioni. È vero. Si è meno autonomi, meno lucidi, meno mobili, ma non si è meno in grado di esprimere i propri interessi, bisogni, desideri. La logica

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dell’autodeterminazione deve guidare l’agire politico nel riformare radicalmente il sistema di welfare per gli anziani. E ciò deve avvenire secondo questo paradigma: mettere tutte le persone anziane nella condizione di poter vivere in piena dignità e con la massimizzazione del proprio benessere la propria vita. I due grandi temi della “domiciliarità” e della “residenza” vanno affrontati con questo approccio. In tale senso si propone una revisione completa del sistema dei servizi agli anziani. Partendo dalle persone. Dal loro benessere. RSA, Microcomunità, Servizio di assistenza domiciliare, Badanti, Supporto ai familiari, Assistenza domiciliare integrata, ruolo dei Medici di base e degli Assistenti sociali, Abitazioni di supporto alla vita indipendente e/o assistita, Centri diurni, sono molti dei servizi che devono essere “costruiti” e “ricostruiti” non più secondo una logica vetero assistenziale, ma secondo il paradigma che promuove il valorizzare di ogni momento della vita delle persone per il raggiungimento del loro benessere. In uno slogan-sintesi: in una struttura per anziani non si va per morire. Si va perché è il luogo che risponde meglio di altri ai propri bisogni di cura (nell’accezione più ampia del termine). Perché a casa propria non si riesce più a stare, perché i parenti non sono più in grado di rispondere alle necessità quotidiane. In una Microcomunità o in una RSA si va perché è il luogo migliore dove vivere quello specifico momento della propria vita, dove è possibile realizzare in modo più completo i propri desideri, dove si massimizza il proprio benessere. E dove anche i parenti e gli amici possono vivere nel modo più pieno e compiuto la relazione con i propri cari.

30. PER UN’ EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA SENZA CONSUMO DI SUOLO. COMINCIARE DA UN CENSIMENTO DELLE DISPONIBILITÀ

Sono numerose anche in Valle d’Aosta le famiglie in difficoltà che non possono permettersi di pagare gli affitti del mercato immobiliare. È necessario quindi incrementare il patrimonio edilizio destinato ad affitto agevolato evitando tuttavia due errori: creare quartieri sovraffollati con le dinamiche negative che tutti conosciamo, realizzare nuove costruzioni, determinando un eccessivo consumo di suolo

Bisogna puntare su una edilizia sostenibile ed ecocompatibile, pensata per il benessere delle persone e delle comunità. Anzitutto è opportuno realizzare un accurato censimento di tutti gli edifici disabitati, sia pubblici sia privati, per comprendere l’attuale disponibilità di immobili in disuso. Una indagine da realizzare con una collaborazione fra Regione e Comuni. È da qui che bisogna partire per sopperire alla richiesta puntando soprattutto sul recupero e riqualificazione energetica.

Nel caso di immobili privati, si possono anche proporre accordi di lungo periodo, che consentano, attraverso mutui agevolati e sgravi fiscali selettivi, di mettere a disposizione dei meno abbienti questi immobili, una volta ristrutturati.

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Una riflessione più complessa è quella sulle seconde case inutilizzate. Occorre trovare modalità per immetterne sul mercato dell’affitto una quota significativa.

Dal censimento degli edifici inutilizzati emergerà anche l’esistenza di molti stabili di tipologia diversa da quella abitativa, come ad esempio fienili, stalle, forni, vecchie scuole ecc. Anche in questo caso qualcosa potrà essere recuperato a fini abitativi e gli altri edifici potranno essere ricompresi in differenti progetti di riutilizzo.

31. POLITICHE DI INCLUSIONE SOCIALE: EDUCARE ALL’ACCOGLIENZA, DIFENDERE IL DIRITTO ALLA CASA. SERVE UNA NORMA DI ATTUAZIONE

Proponiamo, innanzitutto, di avviare l’iter per una norma di attuazione dello Statuto in materia di politiche di inclusione. Questo permetterebbe di costruire politiche di contrasto alla povertà e di inclusione sociale più efficaci, rendendole più aderenti alle peculiarità della condizione socio-economica della Valle d’Aosta: attenzione alle condizioni di solitudine, maggiore raccordo fra le politiche del lavoro e i servizi sociali, introduzione di un ISEE Regionale, maggiori offerte formative. È necessario inoltre estendere il target delle persone a cui è rivolto il provvedimento. Un’azione specifica va condotta sul diritto all’abitazione che è un diritto primario, ma che nel corso di questi anni è stato oggetto di troppi tagli e discriminazioni. Anche sul versante delle politiche di accoglienza va decisamene invertita la rotta definendo nuove linee, valorizzando, e se necessario regionalizzando, le esperienze positive svolte da alcuni enti locali attraverso gli SPRAR, proponendo centri di piccole dimensioni integrati nel tessuto sociale del territorio che permettano, a chi arriva, percorsi autonomi di inserimento, abitativo, sociale, e lavorativo. Vanno moltiplicati gli sforzi istituzionali, politici, culturali ed educativi per combattere, ad ogni livello, la piaga del razzismo e della discriminazione.

32. MIGRANTI, NIENTE EMERGENZE. LA RICETTA GIUSTA È CURARE L’INCONTRO, FAVORIRE L’INSERIMENTO, SOSTENERE LE ESPERIENZE SPRAR NEI COMUNI

Le migrazioni caratterizzano la storia dell’umanità: non esistono momenti in cui le persone non si siano spostate per sopravvivere a calamità e guerre, per ricercare lavoro, ma anche per studio, per curiosità, per amore. L’umanità è migrante per natura. Le migrazioni non sono quindi un’emergenza degli ultimi anni, ma un fenomeno strutturale e indispensabile per la sopravvivenza di tutte le comunità, che dall’incontro crescono e migliorano.

In passato la Valle D’Aosta ha visto partire molte persone alla ricerca di un futuro, qui impossibile per mancanza di lavoro. Nello stesso tempo, però, è diventata “casa” per persone arrivate da altre regioni e, più recentemente, da altri stati. Gli ultimi dati pubblicati

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dall’Annuario statistico regionale risalgono a gennaio 2019. I cittadini stranieri residenti in VdA risultano essere 8.294, pari al 6,6% della popolazione totale. Un valore vicino a quello medio nazionale (8,7%), ma inferiore a quello delle regioni del Nord-Ovest (11%).

Il progetto migratorio di una persona incide sulla comunità di partenza, che perde una parte di sé, e sulla comunità di arrivo, che se riesce a curare l’incontro con il migrante ne è arricchita. In tutti i Comuni valdostani, in percentuali diverse, sono residenti cittadini stranieri. La Regione ha avviato attività per facilitare l’inserimento dei migranti (corsi di lingua italiana, di formazione e di orientamento professionale, sportelli di informazione e tutela della salute, attività di mediazione interculturale), ma quasi tutte le proposte si concentrano nei Comuni più grandi. C’è ancora molto da fare per aiutare tutti i Comuni, anche quelli lontani dai centri del fondovalle, a curare l’inserimento dei migranti, utilizzando i fondi europei e nazionali a disposizione, come i FAMI finora utilizzati solo in parte.

Per quanto riguarda l’accoglienza dei titolari di protezione internazionale, la Valle D’Aosta è stata l’ultima regione italiana ad attivare progetti SPRAR, oggi chiamati SIPROIMI, che prevedono il coinvolgimento diretto dei Comuni nell’organizzare l’accoglienza che, nei piccoli centri, diventa davvero inserimento nel tessuto sociale del territorio. Occorre sostenere le esperienze dei Comuni di Champorcher, St. Vincent e di St. Rhémy-en Bosses e promuoverne di nuove, con le stesse caratteristiche di attenzione ai migranti e ai residenti.

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Area AMBIENTE, CLIMA, TERRITORIO, MOBILITÀ

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33. CONTRASTO AI CAMBIAMENTI CLIMATICI: SI PUO’ E SI DEVE AGIRE SUBITO

Negli ultimi 120 anni le temperature della zona alpina sono cresciute attorno a 2 gradi centigradi, quasi il doppio della media globale. I ricercatori dell’ARPA VDA pronosticano un aumento di altri 2 gradi entro i prossimi 30 anni e di 4,5 gradi entro fine secolo. La Regione Autonoma Valle d’Aosta il 18 dicembre 2018 ha approvato un Ordine del giorno per abbandonare l’utilizzo delle fonti fossili entro il 2040, obiettivo che occorre però perseguire con maggiore convinzione.

In montagna il consumo di energia pro capite supera di circa il 10% la media europea. Le abitazioni sono grandi divoratrici di energia per riscaldare gli ambienti. Gran parte del patrimonio edilizio ha bisogno di essere risanato e il settore delle costruzioni rappresenta una delle chiavi per risolvere il problema climatico.

Il turismo e i trasporti sono altri settori problematici per il clima montano, in particolare i trasporti sono tra i principali responsabili delle emissioni di gas serra nelle Alpi. L’84% dei viaggi per ferie prevede l’uso dell’automobile. Questo settore ha bisogno di idee e soluzioni innovative: occorre abbandonare quelle lesive della biodiversità.

Il settore energetico della VDA al momento ha un surplus di produzione che dipende molto dai ghiacciai che in gran parte scompariranno entro questo secolo. Ne consegue che occorre puntare fin d’ora anche su altre fonti rinnovabili quali il solare e il geotermico incentivando la produzione distribuita, lo scambio in ambito locale, la riduzione dei consumi e l’autoconsumo.

Infine servirà una attenta politica di riduzione del consumo di suolo e di rimboschimento, tutelando la biodiversità, tenendo conto che con l’aumento delle temperature, si espanderanno le zone atte alla vegetazione ad alto fusto, ma parimenti aumenteranno i fenomeni climatici estremi.

Per perseguire questi obiettivi è necessario che la popolazione venga coinvolta, si rende pertanto necessario promuovere una campagna di informazione e sensibilizzazione rispetto alla realtà che ci si prospetta.

34. POLITICA ENERGETICA: RIDURRE I CONSUMI, DIVERSIFICARE LE RINNOVABILI, PROMUOVERE LA MOBILITÀ SOSTENIBILE

L’allarme per i nostri ghiacciai in via di estinzione, confermato dai dati degli scienziati, è chiaro: bisogna intervenire urgentemente sulle emissioni di CO2. Il settore energetico è il principale responsabile delle emissioni in atmosfera. E le emissioni di anidride carbonica dipendono in gran parte dalle fonti fossili.

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Per raggiungere gli obiettivi dichiarati di abbandono delle fonti fossili e di abbattimento
di CO2 la Regione Valle d’Aosta dovrà impegnarsi, a prescindere dagli attuali risultati raggiunti che dipendono dalla sovrapproduzione di energia da idroelettrico. L’abbondanza di energia elettrica da fonte rinnovabile non potrà costituire l’alibi per non incidere nei settori meno presidiati come la mobilità o la produzione di calore.

In tale scenario la comunità valdostana, con una visione orgogliosa e responsabile, dovrà agire secondo tre assi principali: 1.riduzione dei consumi attraverso il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici [soprattutto del patrimonio costruito esistente], 2. diversificazione delle fonti rinnovabili, 3. interventi sulla mobilità, attualmente dominata dall’utilizzo di fonti fossili, come già si è cominciato a fare con la recente legge a sostegno della mobilità sostenibile.

35. LA COMPAGNIA VALDOSTANA DELLE ACQUE: UNA NORMA DI ATTUAZIONE PER UNA SOCIETÀ PUBBLICA DI PRESIDIO ALLA TRANSIZIONE VERSO L’USO ESCLUSIVO DI ENERGIE PULITE E RINNOVABILI

Per portare a realizzazione la strategia energetica regionale che punta all’autosufficienza energetica e all’uso esclusivo di fonti pulite e rinnovabili un ruolo fondamentale è assegnato alla Compagnia Valdostana delle Acque (CVA).

CVA deve caratterizzarsi come il principale gestore delle risorse idroelettriche in Valle d’Aosta e come infrastruttura per la produzione, con fonti rinnovabili, della quantità di energia elettrica necessaria per garantire il soddisfacimento dei fabbisogni energetici della comunità valdostana, sia degli abitanti sia delle attività economiche.

CVA quindi come bene comune, bene della collettività, strumento fondamentale per l’autonomia energetica e per la riconversione sostenibile dell’intero sistema regionale dei consumi energetici.

A tal fine CVA dovrà investire nel territorio per:

  • sviluppare le capacità produttive in funzione degli obiettivi di sviluppo sostenibile della Valle d’Aosta;
  • potenziare le infrastrutture per la distribuzione dell’energia e adeguarle ai nuovi ingenti fabbisogni, soprattutto per la diffusione della mobilità a propulsione elettrica;
  • promuovere lo sviluppo della sostenibilità energetica in campo edilizio, l’innovazione ecologica delle imprese, la diffusione di una più forte cultura del risparmio e della sostenibilità;
  • garantire una oculata gestione delle risorse idriche della nostra regione.

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Con un’apposita Norma di attuazione dello Statuto speciale si può e si deve consentire alla Valle d’Aosta di mantenere la CVA come strumento totalmente pubblico che svolge proficuamente un servizio per l’intera comunità e che non si pone sul mercato nazionale ed internazionale dell’elettricità in concorrenza con altri grandi gruppi votati al profitto. In quanto società pubblica e per il bene comune, la sua attività può essere regolata da norme specifiche che derivano dai principi dello Statuto Speciale e dalle particolari prerogative che ne discendono in materia di utilizzo delle acque pubbliche regionali.

36. AREE NATURALI PROTETTE: SI PUÒ FARE DI PIÙ

La nostra Regione è ricca di aree protette: il Parco Nazionale del Gran Paradiso, il Parco regionale del Mont-Avic, 4 giardini botanici alpini, 10 riserve naturali e 19 siti natura 2000.

Questo patrimonio è attualmente riunito sotto il marchio VIVA, sintesi del Sistema Natura Regionale, attuato con un progetto avviato nel 2011 e terminato nel 2013, che ha avviato progetti importanti come la promozione di disciplinari di qualità ambientale per le strutture ricettive, poi abbandonati. Oggi questo sistema ha solo più limitate funzioni di promozione e informazione sulle attività della Regione. Serve, a nostro avviso, superare questa concezione puramente informativa del sistema e costituire un vero ente strumentale gestore di tutte le aree protette dipendenti dalla Regione, un ente sul modello di quelli già istituiti in altre regioni (Piemonte Lr. 19/2009, Emilia Romagna Lr. 6/2005, ecc.) che possa riunire sotto un’unica regia, oltre alle azioni strettamente legate alla tutela, anche una serie di attività finalizzate alla gestione ecosostenibile del territorio compreso nelle suddette aree, alla ricerca, alla condivisione di conoscenze ed esperienze con altri soggetti. A tal fine è utile attivare forme di collaborazione con il Gruppo di Azione Locale (GAL), con l’ARPA (per il monitoraggio della qualità ambientale dell’aria, delle acque e del suolo), con gli altri enti gestori di parchi in Europa, le università, gli enti operanti nel campo della ricerca e della tutela ambientale.

Pensiamo per esempio, alla promozione di marchi di qualità certificata, come quello di prossima attivazione da parte del Parco del Mont-Avic, alla priorità nella concessione di finanziamenti regionali per la realizzazione, sul territorio compreso entro i confini delle aree protette stesse, del restauro dei centri storici e degli edifici di particolare valore storico e culturale, del recupero ecosostenibile generalizzato dei nuclei abitati rurali, delle opere di conservazione e di restauro ambientale del territorio, ivi comprese le attività agricole e forestali; delle attività culturali nei campi di interesse del parco, dell’agriturismo; delle attività sportive compatibili; degli interventi volti a favorire l’uso di energie rinnovabili.

Per quanto riguarda il Parco Nazionale Gran Paradiso, va ricordato che è il primo Parco Nazionale istituito in Italia nel 1922. Il suo prossimo centenario deve rappresentare l’occasione per un rilancio del Parco Nazionale del Gran Paradiso, di valorizzazione delle funzioni di ricerca scientifica e di fruizione rispettosa dell’ambiente, in una fase storica in cui è avvertito il bisogno di un’ampia parte della società di ridurre la frenesia quotidiana per riprendere un salutare contatto con la natura vissuta come “medicina per lo spirito”.

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37. ACQUE, ELEMENTO ESSENZIALE PER TUTTE LE POLITICHE DEL TERRITORIO, DA TUTELARE E SOTTRARRE AGLI APPETITI SPECULATIVI

L’acqua è bene primario per l’umanità, la nostra vita dipende dall’acqua e ogni attività umana dipende dalla sua disponibilità. Anche in Valle d’Aosta, questo bene comune è sotto la pressione di forti interessi economici, e dei cambiamenti climatici, e va pertanto tutelato.

Da noi c’è una ragione di tutela in più: l’acqua è elemento essenziale di questo territorio, del paesaggio, della sua bellezza, della forza di attrazione verso turisti, visitatori, nuovi residenti.

Il pericolo maggiore per i nostri corsi d’acqua viene dalle derivazioni idroelettriche, soprattutto quelle residuali su ruscelli e torrenti secondari, sempre più in quota, a causa del meccanismo perverso delle incentivazioni per le energie rinnovabile. Incentivi introdotti nel 2009, del valore di ca. 1 miliardo di euro/anno per vent’anni, che viene addebitato sulle bollette alla voce Oneri di Sistema.

In tutto l’arco alpino l’idroelettrico ha ormai praticamente prosciugato i nostri corsi d’acqua ed è si rinnovabile ma non più sostenibile, perché risorsa finita.

L’UE, con la Direttiva 2000/60/CE, ha stabilito che è compito di ogni Paese, Regione e comunità tutelare il bene acqua.

La Regione VdA è in forte ritardo e compito prioritario del nuovo Consiglio regionale sarà di approvare il nuovo PTA, la cui proposta è ferma in sede di Valutazione Ambientale Strategica. Proposta che dovrà essere riformulata, come richiesto dalla struttura di VAS, inserendo le integrazioni richieste e valutando le osservazioni pervenute, “di cui si dovrà tenere debito conto”

In particolare, chiederemo di:

  • inserire i corpi idrici di qualità elevata e non classificati fra quelli non disponibili ai prelievi idroelettrici;
  • stralciare le misure amministrative di tutela dei corpi idrici, perché inserite all’ultimo senza confronto e del tutto insufficienti;
  • individuare un metodo univoco di determinazione del DMV (deflusso ecologico) basato il più possibile sulla misurazione delle portate naturali, dei prelievi e dei rilasci, associato al massimo di trasparenza e d’informazione al pubblico;
  • applicare il metodo di valutazione del rischio ambientale delle derivazioni idroelettriche (ERA) ai procedimenti in corso e agli impianti da realizzare;
  • favorire il corso irriguo/idroelettrico, previa valutazione delle effettive esigenze irrigue e nel rispetto del bilancio idrico dei corsi d’acqua.

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38. QUESTIONE LUPO: SOSTENERE IL LAVORO DEGLI ALLEVATORI PER UNA COESISTENZA POSSIBILE

In Valle d’Aosta il ritorno del lupo è stato osservato a partire dal 2006. Il successivo aumento della presenza del predatore in Valle ha determinato una progressiva situazione di conflitto con gli allevatori a causa degli attacchi al patrimonio zootecnico. Nel secolo scorso, infatti, la scomparsa del lupo aveva permesso di adottare pratiche di allevamento senza più necessità di controllo diretto da parte dell’uomo: in questa situazione il lupo, in quanto carnivoro al vertice della catena alimentare, astuto nello studiare bene le situazioni in cui è più conveniente predare, si è inserito con successo. Poiché il lupo è protetto a livello internazionale, vanno necessariamente ricercati piani di coesistenza tra l’animale e l’uomo, in quanto ogni affermazione che lasci prospettare la caccia al lupo, o più in generale la sua possibilità di eliminazione, è semplice demagogia nonché una presa in giro. È quindi necessario uscire dal dualismo lupo sì – lupo no. Sul territorio, coesistenza vuol dire farsi carico di sostenere il lavoro degli allevatori attraverso aiuti economici e di formazione, tesi da una parte a sviluppare strategie di difesa degli animali allevati, dall’altra il pronto rimborso per i danni che possono sempre verificarsi. Verranno individuate strutture di raccordo tra l’amministrazione e le realtà rurali in modo da trovare le soluzioni più performanti, anche integrate tra loro, per affrontare il problema della prevenzione (cani da guardia, recinzioni, controllo diretto, ecc.) e semplificare le pratiche per gli eventuali indennizzi. Non si sottovaluteranno, oltre al danno economico, i problemi morali/affettivi cui gli allevatori vanno incontro in caso di perdite di animali. Riconoscendo l’alto valore sociale e ambientale svolto dagli operatori sul territorio, sarà possibile ricostruire il legame cittadini-allevatori che spesso si rischia di perdere nelle discussioni in cui il lupo sembra in realtà essere la goccia che fa traboccare il vaso.

39. SUOLO: FERMARE IL CONSUMO DI QUESTA RISORSA PREZIOSA E LIMITATA. IL CALO DEMOGRAFICO LASCERÀ ULTERIORI CASE VUOTE

Il suolo è una risorsa limitata, costituisce la base della produzione di cibo, foraggio e fibre. Si può distruggere in tempi molto rapidi ma richiede tempi molto lunghi per essere ricostituito. Le nuove edificazioni e le conseguenti opere di urbanizzazione consumano suolo sottraendolo agli usi agricoli mentre il suolo che è stato costruito, soprattutto nel caso di edifici non più utilizzati, non viene restituito agli usi originari e alle sue funzioni di polmone e di drenaggio delle acque.

In Italia il consumo di suolo, ossia la copertura artificiale, quella che comunemente viene definita “cementificazione” ha toccato, negli anni 2000, l’impressionante soglia di 8 mq al secondo riducendosi fortunatamente a 4 mq negli ultimi anni ed in Valle d’Aosta si è sotto i 3 mq/sec. ma il consumo procapite si attesta sui 740 mq/abitante, risultando essere il più elevato tra le regioni italiane a causa della bassa densità di popolazione.

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La popolazione valdostana ha visto un incremento nel decennio 2001/2011 passando da 119.020 a 126.806 abitanti, ma dal 2011 è in calo di circa 600 unità e al 2018 sono

126.202 i residenti. Gli edifici sono 50.734 e di questi il 13% non sono utilizzati. Occorre anche evidenziare che oltre l’80% del patrimonio edilizio ad uso abitativo è stato costruito prima del 1981 e di questo il 37% è anteriore al 1945.

Questi dati sintetici servono fondamentalmente a capire che l’andamento demografico non richiede nuove edificazioni, che ci sono edifici non utilizzati e che è necessario riqualificare il patrimonio edilizio esistente in quanto non rispondente ai moderni requisiti energetici. La riqualificazione e la rigenerazione del tessuto edilizio sono quindi fondamentali per ridurre drasticamente il consumo di suolo. La tendenza ad occupare terreni agricoli per nuove costruzioni, abbandonando edifici non più utilizzati, deve essere contrastata emanando una legge regionale che, in linea con i disegni di legge allo studio in Parlamento, possa porre un limite alla nuova edificazione privilegiando il recupero, la riqualificazione degli edifici esistenti ed il ripristino di aree verdi che possono così contribuire anche a contrastare l’aumento delle temperature ed i cambiamenti climatici.

40. PIANIFICAZIONE TERRITORIALE E URBANISTICA: TRA POTENZIALITÀ DA SFRUTTARE E NORME DA SVECCHIARE. AL CENTRO L’EMERGENZA CLIMATICA E LE DIVERSE CARATTERISTICHE DEI TERRITORI

Il quadro normativo regionale, costituito dal Piano Territoriale Paesistico (PTP) e dalla legge 11/1998 – Normativa urbanistica e di pianificazione territoriale della Valle d’Aosta, risalgono a 22 anni fa e necessitano di una revisione e di un’attualizzazione.

PTP – La Valle d’Aosta è stata tra le prime Regioni italiane a dotarsi, nel 1998, di uno strumento di pianificazione del proprio territorio, ma questo non ha avuto una completa attuazione. Pur avendo svolto un ruolo importante quale quadro di riferimento per la pianificazione comunale, la Regione in primis non ha saputo sfruttare le potenzialità di programmazione delle politiche settoriali.

È quindi necessario valutare gli effetti prodotti dal PTP in questo ventennio di applicazione, analizzare lo stato del territorio valdostano ed individuare gli indirizzi per le politiche territoriali future alla luce dei cambiamenti intervenuti e delle ormai acquisite nuove sensibilità in tema di emergenza climatica globale e delle scelte in campo energetico. Il PTP deve svolgere appieno il suo ruolo di quadro regionale della pianificazione territoriale e urbanistica individuando anche livelli intermedi a scala sovra comunale tali da garantire il necessario coordinamento in ambiti omogenei.

Legge urbanistica – La l.r. 11/1998 ha avuto il pregio di riordinare la materia e di definire regole omogenee per la redazione dei Piani Regolatori comunali, tuttavia va rilevato che, a 22 anni di distanza, vi sono ancora Comuni che non hanno adeguato il proprio PRG.

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È ora di aggiornare la normativa e di dotare la nostra Regione di una legge che tenga conto delle evoluzioni economiche e dei mutamenti sociali che intervengono, nel breve e medio periodo, in ambito locale. I PRG dovranno quindi, nella loro applicazione operativa, avere orizzonti temporali legati alla durata quinquennale dell’amministrazione che li predispone.

Occorre, infine, prevedere strumenti di pianificazione differenziati in funzione della complessità funzionale e relazionale dei territori. Basti pensare al capoluogo regionale e alla Plaine che, oltre al bacino di popolazione che vi gravita, hanno una complessità infrastrutturale e di servizi offerti di livello regionale.

41. CIME BIANCHE: SFIDA TRA UNA PROSPETTIVA VECCHIA E GIÀ PERDENTE E UNA NUOVA CHE GUARDA AL FUTURO

La questione Cime Bianche è emblematica del bivio al quale siamo arrivati sul piano delle scelte ambientali ed economiche: da un lato la scelta novecentesca, autolesionista di continuare con l’aggressione all’ambiente e al paesaggio, con l’idea di arrivare ovunque con impianti e mezzi meccanizzati, con in testa la sola idea della monocultura dello sci, con il miraggio dell’arricchimento facile grazie al rilancio della rendita fondiaria; dall’altra la necessità di progettare un futuro con meno neve, con estati più lunghe, con ospiti sempre più interessati a vivere non l’emozione di un attimo fuggente sulla funivia vista Cervino (peraltro già possibile) ma l’esperienza di una vacanza che lasci il segno, che arricchisca il bagaglio di rapporti umani, di conoscenza della cultura, dei prodotti, delle tante specificità proprie della nostra regioni e dei suoi luoghi.

Il Vallone delle Cime Bianche rappresenta l’ultimo ampio spazio intatto del versante sud del massiccio del Monte Rosa, una piccola perla di ecologia alpina per la varietà di habitat, con biotopi di rilevante pregio vegetazionale, con una fauna ricchissima, paesaggi sorprendenti e un unicum geologico per la chiarezza e completezza dei vari elementi costituenti l’antico fondo oceanico. Buona parte del territorio è sottoposto al doppio regime di tutela europeo ZSC/ZPS. Il Vallone conserva tracce storiche di grande interesse giacché asse privilegiato di transito intralpino fin dall’epoca romana.

Ci impegniamo per la difesa della sua integrità, e perché diventi un atout per la diversificazione, la qualificazione, l’arricchimento dell’offerta turistica della Val d’Ayas, della stessa Valtournenche, e della Valle d’Aosta, a iniziare dallo studio e dalla valorizzazione dell’estrazione e della lavorazione della pietra ollare in quota.

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42. GESTIONE DEI RIFIUTI: UNIFICARE I CRITERI DI RACCOLTA E PASSARE ALLA TARIFFAZIONE PUNTUALE: CIASCUNO PAGHI LA QUANTITÀ DI RIFIUTI INDIFFERENZIATI CHE PRODUCE

Dopo la vittoria nel Referendum del 2012 contro la costruzione di un pirogassificatore che doveva “eliminare” i rifiuti valdostani, i cittadini hanno fatto molti passi avanti per aumentare la raccolta differenziata e ridurre la quantità pro capite di rifiuti da smaltire in discarica. La politica è invece stata lenta, balbettante, contraddittoria: ogni ambito territoriale ha fatto per sé, con il risultato che ogni Unité des Communes usa modalità di raccolta diverse, confondendo non poco i cittadini e non sempre con risultati ottimali. Inoltre, ancora oggi la frazione organica non viene raccolta in tutti i Comuni, contravvenendo alla legge. La Regione è vicina agli obiettivi nazionali di RD, ma non li ha ancora raggiunti. La discarica di Brissogne è al limite della sua capienza e, per evitare di entrare in una situazione di emergenza, i nuovi gestori dovranno lavorare sodo per arrivare a minimizzare la quantità di rifiuti indifferenziati depositati costruendo anche nuovi impianti di selezione post raccolta. Ma la partita vera va fatta attraverso la sensibilizzazione dei cittadini, con corrette istruzioni di separazione in modo da avere un prodotto economicamente più vantaggioso da raccogliere e il disincentivo economico a chi non vuol capire che la differenziata è un obbligo. Bisogna quindi passare alla pratica della tariffa puntuale, per il momento rimasta chimera delle ottime energie civiche che hanno portato alla vittoria referendaria. Chi produce più indifferenziata pagherà di più perché il suo peso ambientale sulla collettività è maggiore.

43. CAVE E DISCARICHE: NO AI DEPOSITI DI RIFIUTI, SI AGLI USI GREEN

La nostra regione è disseminata da quasi un centinaio di cave che, finita la dinamica estrattiva, sono rimaste buche o ferite sul territorio. In alcuni casi, anziché essere bonificate e valorizzate in chiave green, i proprietari hanno pensato di trarvi nuovamente profitto riempiendole con materiali estranei, in particolare rifiuti. Negli ultimi anni sono balzate agli onori della cronaca le situazioni della cava di Pompiod, nel Comune di Aymavilles al confine con quello di Jovencan, e quella di Issogne, ex cava Follioley, ai confini con Champdepraz: una politica regionale timida, forse succube di interessi privati ma sicuramente non sensibile a quelli della collettività, ha consentito che venissero usate come discariche per rifiuti inerti, concedendo inoltre tutte le deroghe possibili anche ai rifiuti speciali: non pericolosi sulla carta, ma egualmente inquinanti e da trattare con molte cautele. A Pompiod i cittadini avevano ragione a temere (e a denunciare) gli arrivi di camion provenienti da fuori Valle in quanto sono stati appurati sversamenti illeciti di sostanze pericolose al punto che la cava è sotto sequestro e ci sarà un processo. Diffuse e motivate anche le preoccupazioni per la cava di Champdepraz, nei perssi del torrente Chalamy. Vogliamo evitare che siano ripetuti errori fatti in passato: il buon governo del territorio deve diventare un faro per la politica. La salute dei cittadini va tutelata a partire

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dall’ambiente in cui vivono; e anche per l’immagine da sogno che vogliamo offrire ai turisti non possiamo diventare pattumiera per rifiuti industriali. I vuoti normativi che hanno permesso le pericolose scivolate degli ultimi anni vanno assolutamente colmati.

44. MOBILITÀ SOSTENIBILE: RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI EUROPEI CON STANDARD ELEVATI DI SERVIZIO ALLA POPOLAZIONE SU TUTTO IL TERRITORIO VALDOSTANO

In Europa l’impatto dei trasporti sull’ambiente è assai elevato giacché causa circa un terzo dei consumi di energia, un quinto delle emissioni di gas serra (in Valle il 40%) e forti emissioni inquinanti. Senza contare il consumo di suolo (parcheggi, mega rotonde, ecc.), gli intasamenti e il disturbo acustico.

L’obiettivo europeo di ridurre del 60% le emissioni climalteranti entro il 2050 nel settore dei trasporti richiede cambiamenti radicali; gli strumenti esistono e si basano su un mix di tecnologia, innovazione e comportamenti delle persone.L’emergenza Covid-19 ci può dare indicazioni utili per ridurre il bisogno di mobilità (smart working), favorire l’utilizzo di scelte personali più sostenibili (uso della bicicletta), rendere più efficienti i servizi di trasporto pubblico (moderno asse ferroviario di fondovalle integrato con le linee di autobus per le vallate laterali e nuovi servizi flessibili) e per accelerare l’innovazione (mobilità elettrica).

In Valle d’Aosta le politiche per la mobilità devono consentire standard elevati di servizio alla popolazione che vive nelle vallate laterali, condizione essenziale per garantire il presidio del territorio, la cura e la tutela del paesaggio, la qualità dell’offerta turistica. A livello regionale, alcuni primi passi sono stati intrapresi nella giusta direzione. Ora è necessaria una precisa scelta politica che valorizzi quanto è emerso in questi anni dal basso e a livello decentrato.

Occorre:

  • potenziare il servizio di trasporto pubblico con autobus nelle vallate e rendere effettiva l’integrazione autobus/treno con biglietti e abbonamenti unici per tutti mezzi;
  • favorire l’accesso ai servizi di mobilità alle persone con disabilità;
  • dare piena attuazione alla legge 16/2019 recante “Principi e disposizioni per lo sviluppo della mobilità sostenibile”;
  • promuovere l’estensione capillare del progetto “Boudza-té” per l’incentivazione degli spostamenti di lavoro e di studio a piedi e in bicicletta;
  • coordinare la creazione di piste e percorsi ciclopedonali e di aree a mobilità lenta promiscua;
  • favorire i servizi di Bike Sharing e di trasporto flessibile (specie quelli di TrekBus intervallivi);

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45. FUTURO A DUE RUOTE: INVESTIRE IN MOBILITÀ CICLISTICA FA BENE ALL’AMBIENTE, ALLE PERSONE E AL TURISMO

All’interno della mobilità sostenibile svolge un ruolo particolare la mobilità ciclistica. Incoraggiare l’uso della bicicletta porta risultati benefici per l’ambiente che ci circonda e alle persone che lo praticano. La mobilità ciclistica ha la capacità di rispondere a diversi bisogni: alla domanda di movimento in un contesto cittadino, agli spostamenti di breve o medio raggio in un ambiente e di favorire l’uso della bici per attività di svago o di turismo. Per promuovere la mobilità ciclistica ai diversi livelli sono necessari progetti e investimenti in una rete di percorsi e piste ciclabili sicure che rendano praticabile il desiderio ad usare la bici come un mezzo moderno, conveniente e vincente, e siano accompagnati da una rete di servizi al ciclista come parcheggi, bike-sharing e punti sosta. In Valle d’Aosta esistono diversi fattori ambientali favorevoli: un territorio che si presta come pochi all’uso della bici nelle sue diverse articolazioni, dalle ruote strette alle ruote “grasse”, dalle discipline tradizionali alle più innovative come il downhill, da una consolidata tradizione di pratica sportiva e di organizzazione di eventi ciclistici sportivi e da un buon numero di praticanti. A questi punti di forza purtroppo non si accompagnano attenzione, interventi di sostegno e d’investimento infrastrutturale, ma soprattutto manca una visione di prospettiva che si traduca in una progettualità che copra l’intero territorio regionale. Nella realtà le piste ciclabili presenti sul territorio sono episodi isolati, che faticano perfino a mantenere i livelli minimi di manutenzione, mentre per quanto riguarda la mobilità ciclistica urbana l’esistente al momento è qualche timido e ipotetico progetto. In questo deserto di idee e progetti, il cicloturismo, un possibile fattore di sviluppo del turismo, importante settore dell’economia regionale è completamente trascurato. Certamente in diverse località esistono alcune iniziative turistiche legate alla mountain bike, quello che veramente manca è un progetto a dimensione regionale, un esempio per tutti di enorme impatto e valore: pianificare e realizzare la “Ciclovia Mont Blanc” che da Pont Saint Martin arrivi a Cormayeur… un progetto concretamente attuabile in tempi relativamente brevi considerato che spezzoni di percorso disseminati sul territorio regionale esistono già.

46. SPORT: CONIUGARE LE ATTIVITÀ SPORTIVE CON AMBIENTE E SALUTE

Nell’immaginario collettivo la montagna è associata all’idea di sport. E in effetti anche buona parte della promozione turistica della nostra regione si è sempre basata sull’abbinamento tra montagna e sport invernali o escursioni estive. La forza della nostra Valle è quindi da costruire sul connubio ambiente/salute/sport, ma a tutto tondo: gli impianti di risalita devono essere parte di un’offerta variegata, che non sacrifica le aree ancora incontaminate, e si affianca agli altri sport e attività motorie più soft. Lo sport non si pratica poi solo en plein air, ma anche al chiuso: i valdostani devono quindi disporre di idonee strutture coperte e l’attività motoria va promossa a partire dalle giovani generazioni, superando le persistenti difficoltà legate ad una programmazione di edilizia

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sportiva scolastica carente da decenni, soprattutto in Aosta, nonostante la città sia stata riconosciuta quale Città europea dello Sport.

Passeggiare, camminare, sciare, correre, pedalare, per divertirsi o per competere: è l’intera regione che deve e può diventare un centro di pratica sportiva diffusa, in cui le attività agonistiche e quelle amatoriali trovano spazi adeguati e soprattutto politiche favorenti. Dai trail alle competizioni legate allo sci, dalle attività indoor a quelle all’aperto, gli eventi sportivi, anche quelli a rilevanza internazionale, devono essere ben calibrati su un territorio bellissimo ma fragile, pensando sempre alla sostenibilità e con una chiara visione che guardi alle future generazioni. Una Valle in cui benessere e sport, oltre che essere splendidamente fine a se stessi, si uniscono in un ambiente ed un paesaggio unici e diventano veicolo di promozione turistica.

47. IMPIANTI A FUNE: LO SCI RESTA UNA RISORSA MA DEVE FARE I CONTI CON LA CRISI ECONOMICA E I CAMBIAMENTI DEL CLIMA. IL TURISMO PREMIA LA MONTAGNA ESTIVA E CHIEDE OFFERTE PIÙ ARTICOLATE

L’idea di realizzare arditi impianti a fune per facilitare lo sci da discesa prese corpo nel 1936 con la costruzione della funivia Breuil/PlanMaison, aprendo la strada allo sviluppo del prestigioso comprensorio di Cervinia e dei successivi domaine skiable che conosciamo e che oggi contano complessivamente oltre 100 impianti a fune fra funivie, telecabine, funicolari, seggiovie e sciovie.

Lo sci ha sicuramente svolto un ruolo decisivo per l’economia di numerose località di montagna ma ha anche segnato pesantemente il territorio. In meno di un secolo, le cose sono cambiate e stanno cambiando radicalmente perché è cambiato il modo di fare turismo e di frequentare la montagna, perché si tratta di uno sport costoso e, ciononostante, non in grado di reggersi senza importanti finanziamenti pubblici e perché stanno cambiando rapidamente le condizioni climatiche.

Lo sci continuerà a essere importante, fin che il clima lo permetterà, ma impone fin d’ora di lavorare per un’offerta turistica invernale complementare, e per ideare, realizzare e promuovere un’offerta turistica tutto l’anno, con l’estate che riacquisterà maggiore centralità.

Da affrontare il tema della riorganizzazione delle società degl’impianti a fune, in un quadro di rivisitazione dei costi e di riduzione gli sprechi, valutando la costituzione di una società unica snella che preveda un coordinamento esecutivo dei responsabili dei comprensori.

Per le località minori, laddove gli impianti per lo sci sono in forte perdita, occorre coinvolgere enti locali e popolazione in progetti di rilancio e/o riconversione, che considerino strategie, investimenti, costi di gestione e suddivisione degli oneri.

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Ad esempio, la telecabina di Champocher può diventare, in estate, porta d’ingresso al Vallone di Dondena e al Parco del Mont Avic, in alternativa alla sconnessa e pericolosa pista carrozzabile.

Per i comprensori maggiori, si tratta di puntare sull’ammodernamento e la razionalizzazione dell’esistente, e su promozioni che valorizzino, in estate, la rete sentieristica, cicloescursionistica e le particolarità dei luoghi raggiunti.

48. AUTOSTRADE TRAFORI E AEROPORTO: RIPENSARE LA GRANDE MOBILITÀ CON VISIONE D’INSIEME E ATTENZIONE ALLA SICUREZZA

Le grandi infrastrutture per il trasporto e la mobilità sono nate in Valle d’Aosta fin dalla metà del secolo scorso sulla base di spinte di gruppi economici senza la capacità da parte della Regione autonoma di valutare, guidare e programmare la creazione delle infrastrutture.

Non sempre sono state fatte scelte oculate e coordinate. Una frammentazione e assenza di visione che si evidenzia anche oggi con lo spezzettamento delle competenze. I soggetti titolari della gestione e manutenzione delle grandi infrastrutture della viabilità nella nostra regione sono ben sei: Società Traforo del Monte Bianco, Società Traforo del Gran San Bernardo, Anas, Sav, Rav, Regione. Abbiamo quindi un quadro complesso di soggetti che operano sul territorio entrando a volte in contrasto tra di loro. E questo non è positivo in una piccola regione come la nostra.

Operativamente oggi per quanto riguarda le due tratte autostradali occorre intervenire per ridurre i costi di utilizzo che sono eccessivi e scoraggiano molti utenti, creando disagio, appesantendo il traffico sulle strade statali e portando ad un sottoutilizzo di infrastrutture realizzate con un pesante impatto sul territorio e sul paesaggio.

Nei due Trafori alpini occorre porre maggiore attenzione alla sicurezza ed alla manutenzione. Al Tunnel del Gran San Bernardo dopo molti anni di lavoro non è ancora del tutto a regime la via di fuga in caso di emergenza e al tunnel del Monte Bianco occorre rapidamente programmare interventi di rinnovo di importanti tratti di copertura della galleria, evitando di arrivare ad una situazione di collasso per poi invocare il raddoppio della galleria

Infine per quanto concerne l’Aeroporto di Aosta occorre ridefinirne il ruolo, puntando soprattutto sulla sua vocazione di centro per l’elisoccorso, per le attività della protezione civile e di aeroporto turistico e sportivo con una spiccata propensione verso pratiche come il volo a vela su cui esiste un marcato interesse internazionale.

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Area EDUCAZIONE, FORMAZIONE, CULTURA

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49. SCUOLA: SPENDIAMO POCO, BRILLIAMO POCO, CI LAUREIAMO POCO

La spesa media per l’istruzione in Europa rappresenta il 4.5% del PIL, le nazioni che spendono di più sono Danimarca (7%), Svezia (6,5%) e Belgio (6.4%); quelle che spendono di meno Italia (3,8%), Irlanda (3,7%), Romania (3,1%). Le percentuali più elevate di laureati in Europa provengono da Norvegia (50,4%), Finlandia (49,3%) e Olanda (45,7%), seguite dagli altri paesi scandinavi. Chiudono Italia e Romania. Le statistiche sulle migliori scuole europee vedono al primo posto la Finlandia seguita dagli altri paesi scandinavi e dall’Olanda. Tutti gli altri paesi europei, come l’Italia, hanno scuole mediamente scadenti. In Valle d’Aosta la scuola riflette abbastanza i dati medi nazionali e occupa posizioni medio alte nella classifica fra regioni. Nella nostra regione la scarsa natalità e, negli ultimi anni, il processo di migrazione di diversi stranieri verso altri territori comportano una sensibile riduzione degli iscritti in tutte le scuole. Nelle secondarie di secondo grado della Valle d’Aosta la dispersione e l’abbandono scolastici sono elevati. L’azione di orientamento nella secondaria inferiore, malgrado gli sforzi fatti nel recente passato, è evidentemente debole, non riesce ad aiutare gli alunni nella scelta dell’indirizzo di studio a loro più confacente. I dati dicono che molti si iscrivono ai licei, per poi abbandonarli precocemente o per migrare verso altre tipologie di scuola. La dispersione scolastica nelle prime tre classi dei licei valdostani è del 40% circa. Se si considerano le percentuali di laureati in Italia, la Valle d’Aosta si situa al terzultimo posto.

50. CONTRASTARE L’ABBANDONO SCOLASTICO: QUESTA È LA PRIORITÀ

“Memento” statistico del 2019 elaborato dal servizio regionale per la valutazione indica che la percentuale di NEET, giovani tra 15 e 29 anni che non studiano né lavorano è del 16,1%. La quota di 30-34enni con titolo di studio universitario è del 27,4% (42,7% femmine, 11,8% maschi). Quasi 1/3 degli studenti del primo biennio delle superiori è ripetente, negli istituti professionali il 38,4% ripete il 1° anno, il 50% circa il 2° anno. Valori che evidenziano una situazione di difficoltà di apprendimento, mancanza di motivazione, orientamento o sostegno, con conseguente precoce abbandono della scuola. Le conseguenze più rilevanti sono: limitate opportunità sul mercato del lavoro, aumento del rischio di disoccupazione, povertà, disagio sociale. Appare evidente che per la scuola valdostana il contrasto alla dispersione e all’abbandono precoce debba essere una assoluta priorità. Va riprogettata l’azione didattica quotidiana, promuovendo ancor più la didattica inclusiva e per competenze, che tenga conto di “tutti” gli alunni (che hanno caratteristiche molto diversificate), preveda apprendimenti personalizzati, mentoring, gestione di casi. Si deve costruire un Piano di interventi che coinvolga educatori,

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ricercatori, decisori politici, agenzie educative, i cui assi devono prevedere: lotta alla dispersione, ampliamento della formazione e istruzione professionale, ripensamento dei Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (PCTO) -la vecchia alternanza scuola-lavoro-, formazione continua degli insegnanti, collaborazione scuole-università nell’ambito della ricerca didattica, sperimentazione e innovazione, miglioramento degli edifici scolastici e delle relative attrezzature. In quest’ottica occorre innanzitutto ripensare in toto l’orientamento scolastico e professionale, a partire dalla formazione degli insegnanti che devono occuparsi di tali attività. Per l’attuazione del Piano è necessaria una task force che coinvolga tutti gli attori che afferiscono al mondo della scuola. Parimenti c’è bisogno del ruolo attivo e sinergico degli enti locali e del privato sociale per predisporre attività extra scuola destinate alle fasce 11-14 e 15-18 anni che, nei comuni più piccoli, sono quasi totalmente dimenticate (es. attività di accoglienza, sostegno all’apprendimento, laboratori professionalizzanti…).

51. DIDATTICA ED EPIDEMIA: RIDARE CENTRALITÀ AL MONDO DELLA SCUOLA E ALLA DIDATTICA IN PRESENZA

La lunga chiusura delle scuole, da marzo a giugno per contrastare la diffusione dell’epidemia Covid 19, ha determinato la necessità di utilizzare forme nuove di didattica per proseguire l’attività educativa anche durante il lockdown.

È stata ampiamente utilizzata la DAD, didattica a distanza, grazie a Internet e all’uso dei supporti informatici. C’è stato un importante sforzo di innovazione, reso possibile soprattutto grazie all’impegno del corpo docente e in pochi mesi si è progredito molto nell’utilizzo degli strumenti informatici, non solo da parte degli studenti ma anche delle loro famiglie; si è così potenziato l’approccio a nuovi e moderni strumenti, utili per operare efficacemente nella società contemporanea, in modo più consapevole.

Tuttavia la didattica a distanza non è riuscita a raggiungere tutti gli studenti e non tutti sono riusciti a fruirne nella stessa misura. Rispetto al lavoro in classe si sono prodotti maggiori elementi di emarginazione per gli alunni più deboli e per i più piccoli. È risultato evidente cha la DAD può essere solo uno strumento emergenziale o di integrazione della didattica in presenza e non può in alcun modo essere sostitutiva. La scuola “vissuta e praticata” ha un ruolo fondamentale nel rapporto educativo, poiché si basa sulla interazione tra tutti i soggetti che operano nella comunità scolastica.

È necessario quindi che la riapertura delle scuole a metà settembre avvenga quanto più possibile in presenza, nel rispetto delle norme di sicurezza, con il personale docente e non docente necessario, con un sistema di trasporti efficiente e con la possibilità di usufruire, laddove necessario, di un adeguato servizio mensa. L’amministrazione regionale e gli enti locali devono essere consapevoli che ci vuole una maggiore attenzione al mondo della scuola, che non può essere considerato marginale rispetto alle realtà sanitaria ed economica della nostra regione.

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52. INTEGRARE ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE. AL CENTRO TERRITORIO ED ECONOMIA DI MONTAGNA E RUOLO DELLE “IMPRESE FORMATIVE”. ATTIVARE PERCORSI DI ALTA FORMAZIONE

I sistemi dell’istruzione professionale e della formazione hanno un ruolo centrale nella crescita sociale ed economica del territorio, perché possono incidere profondamente sul mercato del lavoro, favorendo l’incontro tra domanda e offerta.

Occorre rendere effettivo il diritto all’ apprendimento e favorire lo sviluppo di competenze utili ad inserirsi nel mercato del lavoro, attraverso la programmazione di una offerta educativa e formativa coerente con i fabbisogni del territorio e coordinata con le politiche regionali di settore.

La sperimentazione relativa all’ Istruzione e formazione professionale, avviata nel 2016, deve essere portata a sistema, utilizzando la competenza legislativa regionale esclusiva in materia, con l’approvazione di una legge regionale che disciplini l’intero sistema di istruzione e formazione professionale, prevedendo una maggiore integrazione tra il sistema dell’istruzione professionale e quello della formazione, cioè tra le istituzioni scolastiche e quelle formative, e promuovendone il raccordo con le politiche regionali di settore.

Il sistema integrato deve offrire la possibilità di apprendere lungo tutto l’arco della vita, anche attraverso la flessibilità dei percorsi e la certificazione delle competenze acquisite, di incrementare, soprattutto per i giovani, le competenze per l’inserimento nel mondo del lavoro, di garantire l’esercizio della libertà di scelta nella costruzione dei percorsi di studio e professionali, attraverso l’orientamento ed il diritto al passaggio tra i sistemi.

L’offerta di istruzione e formazione deve essere costruita in stretta integrazione con le componenti del sistema economico e sociale della regione e deve tenere conto delle caratteristiche ed esigenze del mercato del lavoro, promuovendo la conoscenza del territorio montano e la valorizzazione delle attività economiche ad esso collegate.

A questo fine deve essere valorizzato l’apprendimento in alternanza scuola-lavoro e rilanciato, nell’ambito della formazione professionale, l’apprendistato per la qualifica, migliorando la sperimentazione già in atto.

I percorsi di alternanza scuola lavoro potranno essere svolti anche all’estero e dovranno essere riconosciute, ai fini dell’alternanza, anche le attività di volontariato o retribuite svolte dagli studenti.

Al fine di qualificare le attività di alternanza e di formazione duale saranno previste specifiche azioni di sistema, finalizzate a costituire, anche in collaborazione con le parti sociali, una vera e propria rete di “imprese formative”. È inoltre necessario investire maggiormente sullo sviluppo di figure professionali dotate di elevata preparazione in ambiti specifici e di eccellenza, in grado di svolgere un’attività professionale di elevata responsabilità e autonomia. I percorsi di alta formazione professionale dovranno essere

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attivati, in raccordo con il sistema universitario e il sistema produttivo, valorizzando le specificità regionali e attraverso una forte integrazione tra ambito formativo e lavoro. Inoltre, al fine di incentivare la prosecuzione della formazione, saranno individuati specifici strumenti per la partecipazione dei giovani valdostani ai percorsi di alta formazione presso altre regioni e all’estero.

53. UNIVERSITÀ DELLA VALLE D’AOSTA: NUOVI INDIRIZZI E FINE DELLE NOMINE POLITICHE

Occorre definire “Nuovi indirizzi per l’Università” e rafforzare le relazioni di studio, di ricerca e di didattica con gli Atenei pubblici delle aree limitrofe sui due versanti alpini.

È opportuno, sulla base dei nuovi indirizzi modificare lo Statuto e l’intero sistema di “governance”. Presidente dell’Università non deve più essere il Presidente della Giunta, ma una personalità di chiara fama scelta dal Consiglio regionale. Il Rettore è bene che sia eletto fra i docenti dell’Ateneo.

“I nuovi indirizzi” hanno delineato una Università con una pluralità di obiettivi. In particolare due aspetti:

  • una componente di formazione generalista per consentire alla popolazione valdostana l’accesso ad alti livelli di istruzione;
  • una componente di specializzazione sia per attirare studenti e ricercatori da fuori Valle sia per essere utile al territorio. I “Nuovi indirizzi” dovrebbero prevedere fra l’altro la creazione all’interno dell’Ateneo di un Istituto Tecnico Superiore di specializzazione in campo agroalimentare e un Centro di ricerca per le politiche di sviluppo sostenibile.54. BENI CULTURALI: PROGETTARNE LA FRUIZIONE INTEGRATA E SOSTENERLA CON UNA COMUNICAZIONE EFFICACE CHE SAPPIA VALORIZZARE ECCELLENZE COME L’AREA MEGALITICANel quinquennio che si chiude sono stati condotti molti studi nei siti archeologici, così come numerosi interventi di analisi e di restauro sono in corso, ormai da anni, su alcuni castelli (Saint-Pierre, Quart e Arnad). Altri, benché resi fruibili, sono accessibili solo in occasione di eventi particolari. Nella prossima legislatura bisogna terminare i lavori ancora in corso e impostare finalmente un progetto efficace per la valorizzazione e fruizione integrata di tutto il patrimonio storico e archeologico nell’ambito dei vari circuiti turistici, già attivi e da incrementare. Gli interventi sui siti culturali sono infatti sostanzialmente sconosciuti ai più: bisogna cercare metodi di comunicazione più agili, iniziando dal miglioramento dell’accessibilità del sito della Regione e di quello del turismo

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-www.lovevda.it- che non sono neppure adattivi e restano sostanzialmente illeggibili su smartphone o tablet, i mezzi oggi più utilizzati per ricerche nel campo turistico.

Una mancanza incomprensibile nell’ambito dell’offerta turistica culturale è la scarsa valorizzazione dell’area megalitica di Saint-Martin de Corléans – una delle principali eccellenze della Valle, nota a livello mondiale – neppure inclusa nella tariffa forfait del giro turistico di Aosta, che comprende solo 4 siti (MAR, criptoportico, teatro romano e chiesa di San Lorenzo) due dei quali non possono neppure erogare biglietti. La gestione di beni culturali di notevole interesse come il complesso di Sant’Orso, il castello di Avise, la Tour de Villa a Gressan, per non citarne che alcuni, è affidata a privati, comuni, enti religiosi o associazioni. Una convenzione tra la Regione e tutti i vari soggetti gestori, sull’esempio di quella in essere con il forte di Bard – altra eccellenza valdostana – dovrebbe portare ad una più efficace promozione e fruizione. Lo scarso coordinamento tra gli attori del settore, e l’approssimazione nella comunicazione sono problemi che vanno superati nell’ottica di rafforzare il turismo culturale, uno dei maggiori punti di forza della Valle d’Aosta.

55. INIZIATIVE CULTURALI: DA S. ORSO A LES MOTS, FORMARE SUL CAMPO COMPETENZE INTORNO AD EVENTI DI QUALITÀ

L’accessibilità è condizione preliminare di una politica consapevole che la cultura è il fondamento dello sviluppo sociale ed economico. Deve quindi essere portato a termine l’importante lavoro di digitalizzazione dei documenti inerenti la nostra regione (manoscritti, libri, documenti d’archivio, video) utile alla formazione dei valdostani e ad avvicinare alla nostra cultura persone di tutto il mondo. È necessario altresì favorire la partecipazione dei giovani agli eventi culturali ed espositivi con una forte agevolazione sul costo dei biglietti per gli under 25.

La creazione di più forti sinergie tra agenzie culturali e formative (scuole, Università, Istituto storico della Resistenza e della storia contemporanea, Osservatorio astronomico, Fondazione Sapegno, Università della terza età ecc) è l’altro pilastro di una politica culturale che coinvolga pienamente gli abitanti della regione e che produca proposte per la diffusione anche di una cultura scientifica.

Esperienze consolidate ci insegnano che lavorare alla costruzione di eventi culturali attrattivi innesca una crescita di competenze locali nei settori coinvolti. Si pensi a quelle attivate dalla necessità di mettere a disposizione dei fruitori guide ai nostri beni culturali, o a quelle cresciute intorno alla fiera di sant’Orso.

La Saison culturelle, così cara ai valdostani poiché consente di portare spettacoli di arte varia che difficilmente arriverebbero in loco, dev’essere implementata sia da altre iniziative, come l’aostano Enfant Théatre ora ridotto in pillole, sia da piccole rassegne musicali, teatrali, cinematografiche tese a favorire attività presenti sul territorio, a partire dalle iniziative per i giovani proposte dalle associazioni che animano la Cittadella (in collaborazione con il Comune di Aosta).

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I libri-Les Mots, per diventare un evento culturale significativo, deve mettere al centro il territorio e le sue caratteristiche socioculturali interagendo con la preziosa rete del servizio bibliotecario regionale e con le associazioni culturali. Tutto questo non certo in un’ottica localistica e provinciale da festa fatta in casa, ma sviluppando le potenzialità relazionali, anche oltre confine, che le nostre peculiarità ci indicano.

56. TEATRO E MUSICA: ARRICCHIRE E COORDINARE L’OFFERTA TEATRO E MUSICA SONO ATTIVITÀ CULTURALI APPREZZATE IN VALLE D’AOSTA.

Il teatro è attività culturalmente ricca, socializzante e per moltissimi aspetti formativa che può avere anche interessanti ricadute occupazionali. Gli spazi in cui incontrarsi creare, provare, mettere in scena non sono mai abbastanza e sarebbe interessante, anche dal punto di vista della riqualificazione degli edifici, poter usufruire di capannoni ex industriali, chiese sconsacrate, edifici da riqualificare o in stato di semiabbandono (e la Regione ne possiede). È opportuno quindi che ci sia un sostegno regionale all’attività teatrale sia professionale sia amatoriale

Anche il settore della musica, attività molto praticata e seguita in Valle d’Aosta, merita attenzione. Intendiamo operare al fine di una migliore valorizzazione di tutte le forze attive in campo musicale: dagli ensemble di musica tradizionale, al sistema corale e bandistico, alle diverse istituzioni di formazione musicale. Tra queste ultime (oltre alle Scuole Medie ad indirizzo musicale e al Liceo Musicale, strutturati secondo il sistema statale), le due maggiori, dai ruoli differenziati, ma complementari: la SFOM che, offrendo un ampio ventaglio di possibilità legate ad un’offerta formativa variegata e aperta a nuovi linguaggi e a culture musicali altre, è in grado di attirare tipologie di utenza diversificate, e il Conservatoire, inserito nel sistema dell’Alta Formazione Artistica e Musicale nazionale pur con peculiarità di tipo normativo legate all’autonomia valdostana, che prevede il rilascio di titoli di studio di livello universitario e una formazione professionalizzante.

Obiettivo primario è dunque la creazione di un sistema musicale integrato, realizzabile attraverso una sinergica cooperazione fra tutti gli attori musicali nel rispetto delle specificità e delle finalità che li contraddistinguono.

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Area DEMOCRAZIA, PARTECIPAZIONE, LEGALITÀ

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57. DEMOCRAZIA: LOTTARE CONTRO LA CORRUZIONE PROMUOVENDO LA TRASPARENZA DELLE INIZIATIVE POLITICHE E DEGLI ATTI AMMINISTRATIVI, QUALIFICARE GLI STRUMENTI DI PARTECIPAZIONE E VALORIZZARE IL CONTRIBUTO DELLA SOCIETÀ CIVILE

La democrazia in Valle d’Aosta, e nel Paese, non è mai una conquista statica, una acquisizione immutabile di cui godere e basta. La democrazia è viva e vitale solo se ci se ne prende cura continuamente, la si difende, la si promuove e la si fa crescere con costanza. In Valle d’Aosta il clientelismo, la corruzione, l’infiltrazione della criminalità organizzata, la crisi della partecipazione e dei partiti, la crescita dell’intolleranza neofascista ed infine l’emergenza pandemica ci hanno consegnato la fotografia chiarissima di una democrazia asfittica, fragile, inefficace e preda di interessi e semplificazioni populiste che alimentano la sfiducia dei cittadini e la rabbia nei confronti delle istituzioni. Occorre reagire combattendo tutte le derive e gli attacchi ma anche qualificando sempre di più gli strumenti di partecipazione dei cittadini, la trasparenza dell’azione amministrativa, il protagonismo e la vitalità della società civile dei corpi intermedi.

Anche per questo ci impegniamo a combattere i vecchi e i nuovi fascismi, a preservare la memoria e il portato valoriale e culturale della Resistenza e della storia valdostana, a sostenere il libero associazionismo democratico e la sua capacità di contribuire alla vita politica e istituzionale, la partecipazione dei cittadini e di quelli più giovani in particolare.

Una particolare attenzione andrà posta a sostenere e ampliare la gamma di strumenti di democrazia diretta (Proposte di legge di iniziativa Popolare, Referendum propositivo, abrogativo e consultivo) per renderli più efficaci e più sinergici con quelli della democrazia rappresentativa.

Va sostenuta e rafforzata l’autonomia della società civile aumentando gli strumenti e le agevolazioni all’aggregazione e al libero associazionismo, nello spirito della Costituzione. In particolare vanno ampliati e rafforzati il ruolo e le risorse a disposizione del Centro di

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servizi al Volontariato e tutte quelle progettualità in grado di valorizzare e qualificare

l’azione dei cittadini, spesso scoraggiati dagli oneri eccessivi per l’utilizzo di sale e luoghi

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pubblici e per qualsiasi attività di comunicazione.

Per gli stessi fini vanno potenziate informazione e trasparenza sulle deliberazioni delle pubbliche amministrazioni con la messa in rete, come già avviene in altre regioni, di documenti per i quali oggi è necessario richiedere un accesso agli atti.

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58. PROMUOVERE LA LEGALITÀ E CONTRASTARE LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA: SERVE UN OSSERVATORIO PERMANENTE INDIPENDENTE E QUALIFICATO

Il rispetto delle regole e della legalità devono essere anche per la nostra regione una priorità. Una comunità che cede su questi principi compromette il proprio benessere e il proprio futuro. La cronaca giudiziaria di questi ultimi anni ha reso evidente un fatto conosciuto e colpevolmente sottovalutato; la presenza della ‘ndrangheta in Valle d’Aosta. Un fenomeno criminale in grado di condizionare negativamente lo sviluppo della comunità infiltrandone la politica, l’economia e la società. Le indagini Geenna ed Egomnia hanno rivelato una realtà molto preoccupante , con il coinvolgimento di esponenti di vertice della politica regionale. Le ricadute sono state pesanti ed hanno portato ad una interruzione anticipata della legislatura, cosa che mai si era verifica in settanta anni di Autonomia.

La ‘ndrangheta è diventata per la nostra regione e per tutto il Nord Italia una vera e propria emergenza.

Le istituzioni e la politica devono assumere come priorità assoluta il contrasto alle organizzazioni criminali di stampo mafioso. Una presa di distanza chiara e senza ambiguità da certi ambienti e da certe pratiche si impone alla politica. L’amministrazione regionale e gli enti locali devono dotarsi di ogni strumento necessario a conoscere e contrastare l’infiltrarsi di questa organizzazione criminale.

La regione deve dotarsi in primis di un osservatorio permanente sulle organizzazioni criminali di stampo mafioso. Un osservatorio degno di questo nome ed in grado di fornire un valido supporto conoscitivo nelle scelte e nelle attività dell’amministrazione regionale, come già proposto più volte in passato. Per contrastare il diffondersi dei fenomeni mafiosi è fondamentale la conoscenza e la consapevolezza della pericolosità rappresentata da queste organizzazioni.

Inoltre la Regione dovrà ulteriormente sostenere ogni forma di promozione della legalità e di formazione rivolta alla popolazione, con particolare attenzione alle giovani generazioni. Il contrasto alle organizzazioni criminali di stampo mafioso richiede per ottenere dei risultati significativi un impegno costante da parte di tutti ad ogni livello, ad iniziare dalle istituzioni politiche.

59. DISCRIMINAZIONI DI GENERE E OMOFOBIA. CONTRASTARLE PROMUOVENDO UNA CULTURA DEL RISPETTO TRA I GENERI E DELL’ORIENTAMENTO SESSUALE. IMPORTANTE L’EDUCAZIONE ALL’AFFETTIVITÀ

Le leggi elettorali regionale e comunali vanno riformate in modo da garantire l’effettiva parità di rappresentanza tra donne e uomini, condizione necessaria a garantire adeguata

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attenzione alle problematiche di genere. Elemento indispensabile di tali riforme è la doppia preferenza di genere.

Gli organismi e le agenzie che oggi in diverso modo si occupano di pari opportunità devono avere un punto di raccordo sinergico, che preveda momenti di confronto anche con le associazioni femminili. Si tratta di pensare, fuori da un’ottica spartitoria da parte dei movimenti politici, a una forma di garanzia del punto di vista di genere nelle attività istituzionali, nei provvedimenti legislativi e nella promozione di una cultura di contrasto agli stereotipi di genere e alle discriminazioni sessiste e omofobe.

La crescita di una cultura di rispetto tra i generi e nei confronti dei vari orientamenti sessuali è premessa indispensabile nella prevenzione delle violenze contro le donne e di quelle omofobe. A tal fine diventa imprescindibile introdurre l’educazione all’affettività nelle scuole di ogni ordine e grado.

Altrettanto imprescindibili sono tutte quelle azioni rivolte alla popolazione adulta che consentano una condizione di parità effettiva nei luoghi di vita e di lavoro, dalla promozione dell’occupazione femminile all’estensione del congedo parentale e alla divisione equa delle attività di cura. I servizi sociali hanno in questo campo un ruolo fondamentale di complemento e sussidiarietà e l’intero settore pubblico deve tenere conto, nelle proprie attività di servizio alla cittadinanza, della complessità dei tempi di vita e di lavoro delle famiglie e in particolare delle donne.

60. QUALIFICARE GLI STRUMENTI DI PARTECIPAZIONE E VALORIZZARE IL CONTRIBUTO DELLA SOCIETÀ CIVILE

La politica è diventata purtroppo una questione gestita sempre più dai Palazzi
istituzionali, l’iniziativa e la partecipazione popolare alla formazione delle decisioni è molto limitata. Lo stesso ruolo dei Partiti politici si è fortemente ridotto. Occorre quindi creare e valorizzare strumenti di iniziativa e controllo dei cittadini e di democrazia diretta. A partire dall’inizio degli anni Duemila una forte ed insistita iniziativa popolare ha portato la Regione Valle d’Aosta a dotarsi di una normativa sugli strumenti di democrazia diretta all’avanguardia rispetto alla situazione delle altre Regioni italiane, con la possibilità di utilizzare un’ampia gamma di strumenti (Proposte di legge di iniziativa Popolare, Referendum propositivo, abrogativo e consultivo). Strumenti che, come si è visto nel caso della gestione dei rifiuti e del potenziamento della ferrovia, hanno indicato percorsi nuovi nelle scelte regionali. Tali strumenti vanno mantenuti e rafforzati, rendendo più agevole anche il ricorso allo strumento del referendum consultivo regionale finora mai utilizzato.

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61. POLITICA: QUANTO VALE E QUANTO COSTA

Attualmente gli emolumenti percepiti dai componenti del Consiglio regionale e della Giunta regionale sono molto elevati e percepiti come costi eccessivi dall’opinione pubblica. Il Presidente della Regione percepisce 13.601 euro lordi (oltre a 520 euro lordi di indennità prefettizia, per un totale di 14.121 euro lordi), il Presidente del Consiglio 13.601 euro lordi, i due Vice presidenti del Consiglio 9.590 euro lordi, un Assessore 11.882 euro lordi, un Consigliere presidente di Commissione o Segretario 8.730 euro lordi, un Consigliere senza alcuna carica 7.871 euro lordi. Inoltre ai gruppi consiliari vengono versati mensilmente 444,20 euro per ogni consigliere eletto. Con la “Legge regionale di sobrietà” che intendiamo presentare all’inizio della legislatura chiediamo di intervenire sul trattamento economico dei consiglieri regionali garantendo un’equa retribuzione per un mestiere difficile che, se fatto con coscienza e competenza, ha un alto valore e implica una forte responsabilità, ma eliminando le attuali anomalie e gli eccessi di privilegi. A tal fine la proposta di legge prevederà: a) l’abolizione della diaria (2.686 euro al mese netti per ognuno dei 35 eletti) e la rimodulazione dell’indennità lorda di carica dei consiglieri in modo da ridurre del 20% gli attuali emolumenti lordi; b) la riduzione del 30% di tutte le attuali percentuali delle indennità di funzione; c) la riduzione dell’indennità di funzione del Presidente del Consiglio riconducendola a quella degli assessori; d) l’eliminazione di tutte le indennità di funzione salvo quelle dei componenti la Giunta e del Presidente della Regione e) l’abolizione del contributo finanziario mensile ai gruppi consiliari; f) l’abolizione delle figure dei segretari particolari dei Presidenti e degli Assessori.

La “Legge di sobrietà” consentirà di risparmiare circa un milione e mezzo di euro all’anno. I due terzi del risparmio verranno recuperati dal bilancio della Regione per le sue normali necessità di utilizzo, un terzo verrà utilizzato per costituire un “Fondo di sostegno all’impegno politico”.

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Area INVESTIMENTI
62. STRATEGIA ECONOMICA E SOCIALE

La Valle d’Aosta è priva di un Istituto o Centro di ricerca di studi strategici sull’economia e sui suoi riflessi sociali, in grado elaborare una visione per il futuro e porre le basi per una oculata programmazione regionale ispirata dai principi dello sviluppo sostenibile.

Per costruire il futuro bisogna conoscere, studiare, formulare opzioni, fare scelte lungimiranti avvalendosi delle migliori competenze presenti in Valle d’Aosta ed anche del contributo di qualche figura esterna di alta professionalità. Per procedere in tale direzione verrà allocato presso l’Università valdostana un “Centro di ricerca per le politiche di sviluppo sostenibile” (CERPS) che avrà piena autonomia e nel cui organismo direttivo opereranno esclusivamente dei tecnici: docenti dell’Università, il dirigente dell’Osservatorio economico regionale, esperti di valore nazionale e internazionale. Compito principale del Centro di ricerca sarà l’elaborazione entro la primavera del 2022 del primo Rapporto strategico regionale per lo sviluppo sostenibile che avrà un aggiornamento ogni biennio. Il Rapporto sarà costituito da due parti: Linee strategiche per lo sviluppo sostenibile con un orizzonte ventennale; Valutazione della coerenza con le linee strategiche delle leggi e provvedimenti varati dalla Regione.

63. OSPEDALE REGIONALE: MEGLIO NUOVO, ENERGETICAMENTE EFFICIENTE, MODULARE E ADATTABILE ALLE EMERGENZE

L’emergenza COVID ha confermato che i vecchi ospedali mal si adattano al mutare delle esigenze (il Parini risale al 1942, il Beauregard è stato inaugurato nel 1985) e consumano grandi risorse in ristrutturazioni che non risolvono i problemi. Se per uscire dalla crisi economica si riprenderà a finanziare opere pubbliche, si dovrà riconsiderare la costruzione di un unico moderno ospedale fuori dal centro-città, più accessibile, adeguato alle normative di sicurezza (anti-incendio, anti-sismiche, ecc.), energeticamente efficiente, modulare nella concezione, per meglio adattarsi al variare delle esigenze, con accessi diversificati (utenti, mezzi di soccorso, personale, fornitori), servito da mezzi pubblici (treno, bus), dotato di parcheggio e area di atterraggio per elicotteri.

I più recenti ospedali sono progettati per aree di intensità, in base alla gravità del quadro clinico, con camere singole e doppie, dotate di servizi igienici, che offrano comfort e privacy ai degenti, permettendo ai parenti di assistere con dignità e decoro anche il ricoverato a fine vita. Spazi sempre più consistenti sono richiesti per la diagnostica, per le terapie (day hospital), e per le sale operatorie. L’espansione del Day Hospital ottimizza il costo e l’offerta di servizi. Negli ospedali moderni si riducono i trasporti verticali (fonte di disagi e ritardi) e i percorsi dalla degenza alle sale operatorie o diagnostiche. Gli studi medici sono riuniti fuori dalle aree di degenza e operative, facilitano lo scambio di

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conoscenze e riflessioni. Il risparmio energetico e il risparmio in servizi e trasporti, rispetto alle attuali sedi multiple, sarà reimpiegabile in maggiori servizi agli utenti.

Va ridisegnato l’Ospedale utile e indispensabile, per bacino di utenza (residenti + turisti), che risolva in urgenza le situazioni a rischio, che garantisca i livelli standard di diagnosi, terapia e riabilitazione e il collegamento a centri che offrano le prestazioni differibili super- specialistiche (neurochirurgia, cardiochirurgia, ecc.).

La costruzione di un nuovo ospedale, con fondi destinati ai Lavori Pubblici, non deve sottrarre risorse alla Az. USL che dovrà invece espandere quella rete di tutela della salute rappresentata dall’assistenza sanitaria territoriale, integrata dalle RSA e dalla lungodegenza, di cui l’Ospedale è solo un anello. Solo con una tale rete si possono realizzare veri (anche se non quantificabili) risparmi, attraverso la promozione di comportamenti individuali e collettivi volti alla prevenzione.

64. UNA FERROVIA MODERNA ED ELETTRIFICATA: PRIMA RISPOSTA NECESSARIA PER MIGLIORARE IL SISTEMA VALDOSTANO DEI TRASPORTI

L’obiettivo è di realizzare un moderno asse di trasporto su rotaia, totalmente elettrificato, lungo l’intero fondovalle da Pont-Saint-Martin a Courmayeur, e di avere collegamenti veloci con Ivrea e Torino. A tale fine occorre dare applicazione coerente, rapida e rigorosa a strumenti legislativi e di programmazione che già sono stati approvati: la Legge regionale n. 22/2016 “Disposizioni per una ferrovia moderna”; l’Accordo Quadro fra Regione e Rete Ferroviaria Italiana sottoscritto nel dicembre 2017; il “Programma strategico di interventi per la ferrovia” varato nel luglio 2019. La percorrenza ferroviaria fra Aosta e Torino dovrà essere ridotta a 90 minuti. Si potrà inoltre arrivare dalla Valle d’Aosta all’Aeroporto di Caselle interamente con il servizio ferroviario.

Le prime azioni della nuova legislatura devono riguardare la realizzazione della progettazione definitiva dell’elettrificazione fra Ivrea e Aosta e l’affidamento dello studio di fattibilità per il tratto tramviario Pré-Saint-Didier-Courmayeur. I lavori per la riapertura e l’incremento della portata assiale della tratta Aosta-Pré-Saint-Didier possono partire subito perché sono già oggetto di un Protocollo di intesa fra la Regione e Rfi e sono realizzabili entro il 2021.

L’ammodernamento della ferrovia è un grande progetto e richiede investimenti notevoli, circa 250 milioni in sei anni. Questi investimenti, in parte già programmati, sono prevalentemente a carico dello Stato e di Rete Ferroviaria Italiana, ma anche la Regione dovrà destinare risorse al progetto. L’elettrificazione della tratta Ivrea-Aosta avrà un costo di circa 80 milioni di euro, la velocizzazione della stessa tratta circa 40 milioni. La riapertura della tratta Aosta-Pré-Saint-Didier, con rifacimento degli impianti ed incremento del peso assiale, circa 50 milioni; il collegamento con Tram-treno fino a Courmayeur

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ulteriori 80 milioni. Investimenti rilevanti che saranno anche un volano importante per l’economia valdostana.

65. PIANIFICARE IL RIACCORPAMENTO DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE E MIGLIORARE LE STRUTTURE

Gli edifici per le scuole pubbliche secondarie di secondo grado sono direttamente in capo alla Regione e sono concentrati in pochi distretti: Aosta e plaine; Saint-Vincent- Chatillon; Verrès. Le scuole superiori, in particolare quelle di Aosta, presentano criticità legate alle proprie sedi: numerose sono in affitto e molti istituti sono frammentati tra sede principale e succursali. Ci sono poi scuole ospitate in sedi provvisorie (il Liceo Regina Maria Adelaide, che ha dovuto abbandonare la propria di Via Torino; o il Liceo Bérard, in ristrutturazione, ma per ogni Istituzione è necessario rivedere gli spazi interni, alla luce dell’emergenza Covid, e delle esigenze che questa pone per l’utilizzo delle aule.

È necessaria una pianificazione edilizia che consenta di riunire in sedi proprie ogni Istituzione, evitando il più possibile le succursali e garantendo spazi adeguati per poter operare in sicurezza. Per quanto riguarda Aosta già ad una sommaria ricognizione si constata che esistono numerosi spazi vuoti e che potrebbero diventare destinazione, dopo opportuna riqualificazione, di sedi scolastiche. Risulta oltremodo evidente l’inopportunità di costruire un nuovo polo scolastico per portare gli alunni all’esterno della città (Regione Tzamberlet), come evidenziato dalle proteste degli anni scorsi che avevano portato alla richiesta di Referendum (che non è stato ammesso). Nel capoluogo bisogna infine segnalare che da decenni un numero elevato di scuole non dispone di palestra, costringendo gli alunni a perdere tempo-lezione in lunghi spostamenti, spesso in pullman che girano per la città e spesso anche al di fuori dei confini comunali. La città dispone oggi incredibilmente di meno palestre scolastiche rispetto a 20 anni fa: è il caso della Salle de Gymnastique, in piazza della Repubblica, e della palestra di via Bich, nei pressi della rotonda dell’Institut Agricole. Anche per le palestre, quindi, è necessaria una pianificazione che riduca le distanze e permetta un più idoneo svolgimento dell’attività scolastica. Per quanto riguarda le scuole sul resto del territorio, nei prossimi anni si presenterà progressivamente il problema della vetustà di molti edifici e la conseguente necessità di provvedere ad interventi antisismici, ristrutturazioni, in alcuni casi abbattimento e rifacimento. Per la scuola secondaria inferiore di Pont Saint Martin, per la quale a seguito della mancanza dei requisiti di sicurezza è stato previsto il trasferimento temporaneo in una struttura prefabbricata, occorre prevedere una soluzione definitiva in loco, escludendo del tutto ipotesi di delocalizzazione in altri comuni della Bassa Valle. È un intervento impegnativo che non può essere affrontato soltanto a livello comunale.

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66. IL POLO PER L’UNIVERSITÀ E LE ATTIVITÀ CULTURALI

A sette anni di distanza dall’aggiudicazione della gara per i lavori di realizzazione del primo lotto dei lavori del “Polo universitario della Valle d’Aosta” l’opera non è ancora compiuta (l’ultimazione è prevista per l’autunno/inverno 2021/2022) e tanto meno si conoscono le intenzioni per i lotti successivi.

Oltre alla realizzazione del nuovo edificio sul lato est dell’area, in corso di ultimazione, che comporta una spesa di oltre 30 milioni, erano previsti il recupero e sistemazione di altre due palazzine – le ex-caserme Giordana e Beltricco – per un importo ulteriore di circa 20 milioni e le sistemazioni dell’intera area, con parcheggi in superficie e sotterranei, aree verdi e alberate, percorsi pedonali.

Si tratta di un’opera importante per restituire alla città di Aosta una zona centrale molto vasta in cui potranno essere concentrate tutte le attività universitarie oggi disperse in vari punti della città, dove potranno essere ospitati alcuni istituti e centri di ricerca culturale e dove si potrà realizzare anche una importante sinergia con le attività della adiacente Biblioteca regionale.

Un intervento che deve porsi anche un rilevante obiettivo urbanistico, di ridisegno completo di Piazza della Repubblica che non sarà più un parcheggio ma il degno ingresso ovest al centro storico cittadino

È urgente quindi investire le risorse necessarie per realizzare l’intero polo, accelerare l’ultimazione del primo lotto, procedere alla progettazione esecutiva ed alla realizzazione degli ulteriori interventi, rendere rapidamente accessibile l’area alla cittadinanza.

67. TUTELARE IL TERRITORIO E VALORIZZARE IL PATRIMONIO CULTURALE DIFFUSO CON UN PIANO STRAORDINARIO DI CURA, MANUTENZIONE E RECUPERO

LaValle d’Aosta, regione interamente montana e dalla particolare conformazione geografica, presenta un ricco e diffuso patrimonio di opere realizzate dall’uomo nel corso dei secoli fino a quote considerevoli ed è un territorio fortemente a rischio per quanto riguarda i dissesti idrogeologici.

Messa in sicurezza del territorio, manutenzione e recupero, educazione al rischio, costituiscono la più grande opera di cui la Valle d’Aosta ha bisogno, con un programma strategico che sappia mobilitare risorse pubbliche e private.

Un piano sistematico di messa in sicurezza del territorio e di manutenzioni richiede azioni e competenze specifiche, può mobilitare una domanda di lavoro diffusa e su più livelli di specializzazione, compresa quella manuale e meno qualificata, e più fragile. Può alimentare fra gli abitanti un percorso di formazione, di monitoraggio, manutenzione e conservazione dei luoghi. Può favorire, grazie anche alla digitalizzazione del lavoro e dei

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servizi, il reinsediamento nei villaggi a rischio di abbandono, rendendoli più sicuri, attrattivi e vivibili, offrendo per un periodo non breve lavoro a livello locale, da completarsi con interventi di carattere socio-culturale e per la mobilità.

Il “Programma strategico di manutenzione e recupero” va redatto di concerto con gli enti locali, approvato a inizio legislatura, e deve prevedere una pluralità d’interventi, valutandone e quantificandone anche il rilevante risvolto in termini occupazionali. Fra gli altri, dovrà contemplare:

  • la prevenzione del rischio idrogeologico;
  • la manutenzione delle opere stradali e delle reti dei servizi pubblici;
  • il recupero dei beni culturali diffusi e la messa in rete delle piccole realtà museali;
  • il recupero, tramite normativa apposita e il concorso pubblico e privato, di edifici storici lasciati decadere dai proprietari originari;
  • la messa in sicurezza e il monitoraggio costante delle pareti rocciose che incombono su alcuni percorsi. come sulla strada romana fra Donnas e Bard (Via Francigena, Cammino Balteo), al fine di consentirne la percorribilità a piedi e in bicicletta;
  • la manutenzione della rete sentieristica e dei percorsi storici.68. RICONVERSIONE AD ENERGIA PULITA E RINNOVABILE DEI MEZZI DI TRASPORTO E EDIFICIL’obiettivo è di fare della Valle d’Aosta una regione “fossil fuel free”, un territorio cioè che non utilizza combustibili fossili, ad esaurimento ed inquinanti, e che si caratterizza per una sostanziale autosufficienza energetica.

    Ciò è tanto più urgente per una regione alpina come la nostra, maggiormente vulnerabile a causa della sua morfologia e degli effetti del riscaldamento climatico.

    A tal fine è necessario un grande investimento in due settori ad alto consumo energetico: i mezzi di trasporto e il riscaldamento e raffrescamento degli edifici.

    Per quanto riguarda i mezzi di trasporto vanno perseguiti con coerenza gli obiettivi posti dalla legge regionale n. 16/2019 che prevede il 50% della mobilità con modalità sostenibile entro il 2030 ed il 95% entro il 2040. Sono obiettivi sfidanti che si possono raggiungere con il potenziamento dell’uso della bicicletta, la riconversione alla trazione elettrica dell’intero parco di automobili, camion e bus; l’elettrificazione delle due tratte ferroviarie Ivrea-Aosta e Aosta-Pré-Saint-Didier

    Per gli edifici pubblici e privati è necessario e possibile un rapido e marcato miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici esistenti con una riduzione dei consumi dall’adozione di sistemi di isolamento termico, utilizzo del solare e di altre fonti rinnovabili e dall’impiego di tecnologie ad alta efficienza come le pompe di calore. I

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recenti provvedimenti dello Stato con detrazione del 110 per cento delle spese per efficientamento energetico sono un importante incentivo, anche la Regione e i Comuni devono operare con coerenza in tale direzione con un intervento radicale su tutti gli edifici pubblici.

Progetto civico progressista individua negli investimenti per la riconversione verso le energie pulite e rinnovabili uno degli obiettivi prioritari della prossima legislatura.

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