Non ci sarà la “riforma” del sistema elettorale regionale. Invocata da un decennio, promessa in tutte le campagne elettorali, inserita come primo punto del Programma di legislatura 2020-2025: NON SI FARA’.

Due sono le modifiche che occorre introdurre per una buona legge elettorale:

  • un meccanismo che consenta agli elettori di scegliere la maggioranza e che assicuri stabilità di governo nel corso della legislatura, come avviene in tutte le Regioni italiane;
  • prevedere la possibilità di una seconda preferenza se attribuita ad un genere diverso, come avviene in tutte le Regioni italiane (con un’unica eccezione);

Ebbene nessuna di queste due modifiche si farà pur essendo state più volte promesse. Il fallimento della maggioranza Uv-Pd è clamoroso, seppure non sorprendente.

La Valle d’Aosta è rimasta l’unica Regione italiana in cui gli elettori non possono scegliere la maggioranza di governo, con il risultato che le maggioranze vengono fatte e disfatte nel mercato postelettorale che dura cinque anni.

La Valle d’Aosta inoltre è una fra le due Regioni italiane (l’altra è il Friuli-Venezia-Giulia) in cui non c’è la “doppia di genere”.  E questo nonostante le indicazioni pressanti della normativa italiana e il fatto che la Consulta regionale femminile valdostana abbia raccomandato, in un suo parere scritto, di inserire anche in Valle la “doppia di genere”.

Ora, dopo il fallimento della riforma più volte annunciata, tentano di fare l’imbroglio delle tre preferenze.  Dimenticano che gli elettori valdostani si erano già espressi contro le tre preferenze, che consentono le “cordate” fra i candidati e inquinano il risultato del voto.

I segretari dell’Uv e del Pd, Farcoz e Tonino, vogliono tornare alle tre preferenze con la foglia di fico che una delle tre dovrebbe andare ad una donna. Ma per accrescere la presenza femminile ci vogliono la doppia di genere e la parità di genere nella composizione delle liste, non le cordate delle tre preferenze.