Le iniziative di PCP in questo Consiglio sono state 14; 1 interrogazione a risposta immediata, 6 interrogazioni, 6 interpellanze, 1 mozione.
- Interrogazione a risposta immediata: iniziative assunte nei confronti di un medico che ha utilizzato strumentazione su un animale all’interno dell’ospedale Parini (Erika, Chiara)
- Interrogazione: risultati degli approfondimenti della Struttura regionale enti locali sull’intitolazione di una via di La Thuile (Chiara)
- Interrogazione: notizie sulle osservazioni pervenute da soggetti terzi sull’aggiornamento del Piano regionale dei trasporti (Chiara)
- Interrogazione: ampliamento del bacino artificiale del Leissé per l’innevamento del comprensorio di Pila (Erika)
- Interrogazione: subentro nella gestione del servizio idrico integrato da parte della società Services des Eaux Valdôtaines (Chiara)
- Interrogazione: tempi di riapertura del forno crematorio (Erika)
- Interrogazione: candidature per la ricomposizione del Comitato etico territoriale (Erika)
- Interpellanza: revoca della subconcessione di derivazione d’acqua per la realizzazione di una centralina nel comune di Oyace (Chiara)
- Interpellanza: adozioni di misure per la gestione del lupo sul territorio regionale supportate da solide basi scientifiche (Chiara)
- Interpellanza: programmazione per l’utilizzo di autobus a emissione zero per il trasporto pubblico locale entro il 2030 (Chiara)
- Interpellanza: interpretazione della normativa regionale sull’aumento volumetrico degli edifici nel caso in cui non vi sia l’integrale demolizione e ricostruzione (Erika)
- Interpellanza: modalità di rientro degli infermieri e degli operatori socio-sanitari nel nuovo ospedale di comunità di Aosta (Erika)
- Interpellanza: iniziative per agevolare il pagamento dell’imposta di soggiorno da parte dei proprietari di alloggi destinati ad affitti brevi (Erika)
- Mozione: impegno per la comunicazione pubblica periodica degli esiti del monitoraggio della contaminazione da Pfas in Valle d’Aosta e per chiedere limitazioni all’uso dei PFAS al Parlamento (Chiara, Erika)
Interrogazione a risposta immediata: iniziative assunte nei confronti di un medico che ha utilizzato strumentazione su un animale all’interno dell’ospedale Parini (Erika, Chiara)
«L’episodio riguardante la vicenda di un medico dell’Ausl VdA che ha effettuato una tac-ecocardio e un drenaggio pneumotoracico alla propria gatta, utilizzando strumentazione e locali nell’ospedale Parini, ha sollevato numerose questioni di natura etica, deontologica e amministrativa, anche da parte degli Ordini professionali dei medici e dei veterinari – ha sottolineato Erika -. Per garantire il rispetto delle regole e della trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche, tutelando al contempo la professionalità del personale sanitario e il diritto dei cittadini, chiediamo di conoscere nel dettaglio le iniziative assunte dall’Azienda sanitaria nei confronti di questo medico e di affrontare velocemente la questione.» Marzi, ha risposto espresso «la massima fiducia nella professionalità e nella dedizione di tutti gli operatori sanitari, ma allo stesso tempo è doveroso che venga fatta piena chiarezza su quanto accaduto, accertando eventuali responsabilità, al fine di garantire il rispetto delle regole e del corretto utilizzo delle risorse pubbliche. L’Azienda Usl ha già avviato le opportune verifiche e, come previsto, è un organismo terzo a valutare il caso e ad adottare eventuali misure. (…).» Ha riferito che «l’Ausl ha trasmesso, nel suo ruolo a cui è chiamata in qualità di datore di lavoro, la segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Aosta, chiedendo l’intervento in ordine a tutti i reati che l’Autorità giudiziaria competente riterrà di ravvisare nei fatti esposti e in quelli che saranno accertati nel corso delle indagini. Contestualmente, l’Azienda ha avviato le procedure interne con la segnalazione all’Ufficio provvedimenti disciplinari, che si è riunito il 10 febbraio, per avviare l’istruttoria di valutazione che è in corso. Nel caso emergano elementi a supporto delle presunte violazioni, l’Ufficio procederà alla formale contestazione degli addebiti e alla convocazione dell’interessato per l’audizione in contraddittorio. Concluse l’audizione e l’analisi della documentazione, l’Ufficio Provvedimenti disciplinari stabilirà l’eventuale sanzione.» «Ringraziamo anche noi tutti gli operatori sanitari che assicurano un servizio alla popolazione – ha replicato Chiara -. Abbiamo letto che l’organismo ha a disposizione 120 giorni per esaminare la questione: chiediamo che si solleciti la conclusione del procedimento in tempi più rapidi e, nel caso ci fosse una sospensione del medico, ci si attivi fin d’ora per trovare una soluzione alternativa, perché questa vicenda non deve andare ulteriormente a scapito delle persone che sono in lista di attesa, anche per la radiologia, le risonanze e le tac.»
Interrogazione: risultati degli approfondimenti della Struttura regionale enti locali sull’intitolazione di una via di La Thuile (Chiara)
A metà gennaio avevamo presentato una question time sulla scelta della Giunta comunale di La Thuile di creare via delle Balle, luogo fittizio in cui iscrivere gli eventuali senza fissa dimora. Visto che il presidente ci aveva informati che la struttura enti locali stava esaminando la deliberazione adottata per poi confrontarsi con il Comune” abbiamo presentato l’interrogazione per conoscere gli esiti di tali azioni. Il Presidente ha detto che sono stati fatti degli approfondimenti: per la denominazione di questo tipo di vie pare non sia opportuno che siano uguali ovunque e rechino l’indirizzo della casa comunale, perché potrebbe ravvisarsi un problema di privacy, nel senso che le persone sarebbero facilmente rintracciabili e questo potrebbe essere anche discriminatorio (mah…). Meglio quindi secondo gli uffici usare nomi di fantasia. Ha però ammesso che la scelta di via delle Balle è del tutto inopportuna e può risultare offensiva. Il Comune di La Thuile è stato invitato a rivedere la denominazione, che dunque scomparirà. In replica Chiara ha sottolineato che chiamare la via in cui iscrivere anagraficamente i senza fissa dimora via delle Balle non è un fatto grave, le cose gravi sono altre, ma è sicuramente un fatto greve, frutto di un umorismo discutibile o di una provocazione, sicuramente di scarso senso delle istituzioni e della buona educazione. Certo, in un clima in cui le goliardate di vario tipo sono tollerate quando non apprezzate, questa denominazione ci sta. Ma pensiamo davvero che vada bene? Per noi no. Anche perché ci risulta che a La Thuile non tutti abbiano apprezzato. In ogni caso apprendiamo con favore che via delle Balle non esisterà in Valle d’Aosta.
Interrogazione: notizie sulle osservazioni pervenute da soggetti terzi sull’aggiornamento del Piano regionale dei trasporti (Chiara)
Il 31 gennaio sono scaduti i termini per presentare osservazioni al Piano regionale dei trasporti che è in fase di Valutazione ambientale strategica. Abbiamo ha chiesto l’elenco completo e dettagliato dei soggetti “terzi” (vale a dire associazioni, cittadini, forze politiche ecc) che hanno presentato osservazioni sull’aggiornamento 2024 del PRT; inoltre quante sono le osservazioni pervenute, sommando le osservazioni singole con quelle plurime; quali sono i temi più frequenti su cui insistono le varie osservazioni. L’Assessore ha risposto che i documenti con osservazioni pervenuti sono stati 30, 11 da parte di strutture dell’amministrazione regionale e ben 19 da soggetti “terzi” esterni. Non li ha citati ma ha detto che sono associazioni, forze politiche, altri soggetti. Non ha detto quante sono le osservazioni plurime, ma ha evidenziato che sono molte; i temi ricorrenti sono il tunnel del Monte Bianco, i collegamenti stradali, funiviari, le tariffe autostradali, i servizi di trasporto pubblico…; al momento gli uffici le stanno esaminando e saranno pubblicate al termine dell’istruttoria. Il dato dei 19 soggetti terzi è molto significativo. Il PRT aveva già affrontato una procedura di VAS nel 2022, ma sulla base del Piano redatto nel 2021, quando Chiara era Assessora, e non c’erano state osservazioni di terzi, nessuna: nell’estate 2022 non c’è stata alcuna osservazione di soggetti terzi, nel gennaio 2025 sono pervenute varie decine di osservazioni. Qual è il motivo di questa differenza? la differenza sta nei contenuti del PRT sottoposti a Vas. Il PRT mandato alla VAS nel 2022 aveva un certo tipo di impostazione; quello del ’24 è una cosa molto diversa perché sono stati inseriti sei interventi e progetti che non c’erano nel testo del 2021 e che stravolgono il precedente Piano: il raddoppio del Tunnel del Monte Bianco, lo smantellamento della ferrovia Aosta-Pré-Saint-Didier, una nuova galleria autostradale tra Hône e Donnas, il collegamento funiviario di Cime Bianche, il collegamento funiviario fra Pila-Cogne e l’abbandono definitivo della Galleria del Drinc, il collegamento viario attraverso il colle della Ranzola. C’è stato uno snaturamento della visione originaria del Prt. E c’è stato un forzato inserimento di progetti che non hanno a che vedere con l’organizzazione del sistema del trasporto pubblico, come i collegamenti intervallivi stradali (in particolare quello del Col Ranzola) o i collegamenti funiviari attraverso il vallone delle Cime Bianche e quello fra Pila e Cogne. Vedremo che cosa emergerà dall’istruttoria della Vas e poi l’appuntamento con il PRT sarà in Consiglio quasi alla vigilia delle elezioni, a ben 28 anni di distanza dalla legge regionale che lo prevedeva. Ennesima conferma dell’incapacità programmatoria dell’Union Valdôtaine che in questi 28 anni ha dominato praticamente sempre la scena politica e che si deve assumere la responsabilità dei ritardi e ora anche di interventi discutibilissimi che avranno conseguenze negative sul territorio valdostano.
Interrogazione: ampliamento del bacino artificiale del Leissé per l’innevamento del comprensorio di Pila (Erika)
Erika è tornata a chiedere informazioni rispetto allo stato dell’arte dell’ampliamento del bacino del Leissé nella conca di Pila. L’Assessore Bertschy ha dichiarato che in data 21/10/2024 la Pila Spa ha affidato la redazione del progetto di fattibilità tecnico-economica del bacino. Il costo dovrebbe essere di 5.795.500€ con un contributo regionale di 4.372.000€. Rispetto alla valutazione preliminare in data 4/04/2024 è stato rilasciato parere positivo dalla struttura Demanio Idrico. Il DOCFAP prevede l’individuazione di un incremento dello stoccaggio di acqua nei periodi di morbida e una forma più naturale dell’attuale bacino. Le piste da servire saranno quelle della Platta e si pensava a nuove piste in località Grimondet che potrebbero essere sostituite da piste attualmente non servite dall’impianto di innevamento programmato. Il lago interferirà con il golf, ma la Pila sta cercando una convergenza con il Comune di Gressan. Erika in replica ha fatto notare come il Comune di Gressan ancora una volta manchi di pianificazione territoriale considerato che il Piano di Sviluppo turistico, votato nel 2021, prevedeva il ripristino del Golf e con questo ampliamento vi sarà la perdita delle buche 1-2 e la buca di pratica; come il volume dell’invaso che passa da 43.500 mc a 123.600 mc non è ancora chiaro che piste debba servire; vista la ridotta disponibilità idrica andrebbe pensata anche per l’uso irriguo e quindi in altra zona; la necessità di poter innevare le superfici in tempi ridotti per sfruttare al massimo la finestra temporale per la produzione di neve sembra assurda (come se si costruissero nuovi edifici a Pila perché nei mesi da dicembre a marzo mancano sistemazioni e poi si lasciassero chiusi – OPS… forse è quello che il Comune di Gressan sta pensando per il PUD di Pila!) … Per fortuna l’intervento ricade in aree vincolate ai sensi della l.r. 11/98 – art.33 (aree boscate), art. 34 (zone umide e laghi), art. 35/1 (frane), art. 37 (valanghe) e ai sensi del DL N. 42/2004 per cui sono necessarie numerose autorizzazioni e atti del Comune di Gressan e magari vi sarà un’amministrazione più attenta al territorio e alla sua pianificazione.
Interrogazione: subentro nella gestione del servizio idrico integrato da parte della società Services des Eaux Valdôtaines (Chiara)
Come è noto, il servizio idrico, finora gestito da Comuni e Unités, passerà gradualmente a servizio a carattere regionale, gestito dalla società “Services des Eaux Valdôtaines” (SEV). È una trasformazione notevole che ovviamente non riguarda solo la gestione degli acquedotti, ma anche dei reflui e dei depuratori. Ed è un cambiamento che, anche da un punto di vista della percezione dei cittadini, ha una grossa portata, soprattutto nei piccoli comuni, dove c’è una consolidata abitudine di rivolgersi direttamente agli uffici comunali per i problemi legati all’acquedotto. In un certo senso non è solo un cambiamento tecnico ma quasi culturale perché tutto ciò che è legato all’acqua acquista una valenza particolare. Siamo pertanto convinti che sia quanto meno necessario accompagnare la cittadinanza in questa fase di trasformazione con informazioni puntuali e capillari. Abbiamo quindi chiesto a che punto è il subentro della Sev ai Comuni e alle Unités des Communes nella gestione del servizio idrico integrato; quale azione informativa è stata e sarà condotta nei confronti degli utenti del servizio per spiegare le trasformazioni in atto e le conseguenti modificazioni rispetto ai tradizionali punti di riferimento per gli adempimenti pratici e le informazioni; se in questa fase gli utenti possono avvalersi ancora delle strutture informative locali (a livello di Comuni e Unités des Communes) oppure devono rivolgersi esclusivamente alla SEV. L’Assessore ha spiegato che gli step per il passaggio a SEV sono i seguenti: 1 gennaio 2024 Unité Mont-Emilius, Aymavilles, Sarre, Saint-Pierre (13 comuni); 1 luglio 2024 Unités Mont-Rose, Walser, Valdigne-Mont-Blanc (18 comuni); 1 gennaio 2025 Aoatta e Ayas. Da 1 luglio 2025 Unité Evançon e Mont-Cervin (20 comuni); da 1 gennaio 2026 si completerà con ultimi comuni della Grand-Combin e della Grand-Paradis (21 comuni). Per quanto riguarda le informazioni è stato predisposto un Piano di comunicazione, alcune info sono state date sulle bollette inviate, verranno pubblicati e diffusi in questi primi mesi del 2025 degli opuscoli denominati “Sev Nwes“. I cittadini potranno in questa prima fase rivolgersi per le informazioni e le comunicazioni sia alle Unités che a SEV. In replica Chiara ha rilevato come sulle informazioni agli utenti ci sia ancora da fare, molti non sono neppure al corrente che il servizio passerà da comune a Regione tramite SEV. Sugli adempimenti, ad esempio a proposito della autolettura dei contatori, in alcune Unités non è arrivata la solita comunicazione con il modulo da compilare inserendo i metri cubi consumati, l’ultima lettera è del 2023. Per il 2024 le bollette arrivate in autunno sono state emesse a titolo di acconto, con le letture stimate al 30 giugno, e il saldo sarà oggetto di una successiva fatturazione. Questo si desume da una attenta lettura della fattura, dove c’è un trafiletto piccolo piccolo: non c’è stata una comunicazione più mirata agli utenti, infatti in tanti si sono preoccupati di non aver inviato i dati dei propri consumi. Forse bisogna pensare a qualche azione specifica. La risposta alla terza domanda in parte la conoscevamo, perché abbiamo visto nelle bollette delle Unités già passate a SEV alcune indicazioni, ma ci sembrava importante che arrivasse una comunicazione ufficiale all’utenza, e cioè che attualmente ci si può rivolgere per le informazioni sia a comuni e Unités, sia direttamente a SEV. Per quanto riguarda il futuro l’auspicio è che non accada come è avvenuto in varie realtà per altri tipi di servizi – un esempio per tutti è l’assistenza domiciliare – che non sono migliorati, al contrario. Nello specifico c’è preoccupazione soprattutto riguardo alla tempestività degli interventi di riparazione, che oggi sono spesso assicurati dagli operai comunali presenti sul territorio. La gestione centralizzata dovrà essere monitorata con attenzione e sottoposta a verifiche puntuali, onde evitare che si creino situazioni di disagio e malcontento diffuso.
Interrogazione: tempi di riapertura del forno crematorio (Erika)
Erika è tornata a chiedere informazioni rispetto al forno crematorio, ancora chiuso. L’Assessore Sapinet ha evidenziato che è ancora in manutenzione e che per fine febbraio dovrebbe ripartire. Ribadito che non è competenza della Regione, ma che il Comune ha assicurato che il servizio sostitutivo sta funzionando al meglio con un risparmio anche per le famiglie. Erika ha ricordato che la Regione ha competenza in materia di polizia mortuaria ed in particolare il coordinamento per l’organizzazione dei servizi mortuari in modo ottimizzato sul territorio regionale, inoltre per la gestione dei servizi cimiteriali di interesse regionale è previsto un apposito trasferimento corrente al Comune di Aosta sul bilancio regionale e quindi capiremo quale sarà il risparmio visto che le salme attualmente non sono nemmeno più trasportate a Biella, ma vengono trasferite sino a Magliano Alpi (CN). Non rendersi conto della gravità del problema dopo 4 mesi di chiusura e anche parlare di risparmi per le famiglie ci fa capire come il Comune di Aosta affronta questi problemi. Se la cremazione altrove costa oltre 100 euro in meno, sarà opportuno che le tariffe vengano adeguate nel momento in cui verrà fatto ripartire il forno.
Interrogazione: candidature per la ricomposizione del Comitato etico territoriale (Erika)
Nella seduta dello scorso consiglio Erika aveva già chiesto i tempi della ricomposizione del Comitato Etico Territoriale, ma vedendo una proroga del bando ha richiesto conto. L’Assessore Marzi, dopo aver ripetuto nei primi 5 minuti le stesse cose riportate nel dibattito del Consiglio precedente, ha ribadito la difficoltà di reperire professionalità che vogliano proporsi e che in tal senso si è cercata una collaborazione con il San Raffaele sperando di poter ricomporre al più presto il CET. Erika ha quindi fatto notare come si stia tergiversando e ci stia impegnando poco per la ricomposizione di un organismo importante e fortemente voluto. Speriamo non vi siano altre proroghe.
Interpellanza: revoca della subconcessione di derivazione d’acqua per la realizzazione di una centralina nel comune di Oyace (Chiara)
Nella seduta dello scorso consiglio avevamo presentato una question time sulla vicenda della centralina idroelettrica di Oyace, già al centro di un procedimento giudiziario in passato e ora di nuovo all’attenzione di tutti perché è ripreso l’iter per la sua realizzazione, sospeso nel 2020, proprio in relazione all’intervento della Procura, conclusosi con una condanna per concorso in corruzione impropria in atto d’ufficio a carico dell’ex sindaco del comune e dell’imprenditore che intendeva costruire l’impianto, e per cui entrambi hanno patteggiato un anno e sei mesi.
Abbiamo esaminato attentamente la documentazione disponibile e abbiamo visto che non ci sono state nuove delibere comunali che ribadiscano o confermino la pubblica utilità di quella centralina, per cui si chiede la deroga al PTP, che deve essere data dalla Giunta. Qui invece tutto è stato seguito e gestito dalle strutture e non ci sono nuovi atti ufficiali, adottati dopo la sentenza. C’è da ricordare che la centralina in questione verrebbe realizzata in un’area di specifico interesse paesaggistico, storico, culturale documentario o archeologico, per cui, in base all’art. 40 del PTP, commi 1, 2, 3, necessita della deroga deliberata appunto dalla Giunta regionale. Abbiamo pertanto chiesto: se il Comune di Oyace, a seguito delle sentenze del 2021 citate in premessa, che hanno accertato le indebite pressioni del Sindaco sulla deliberazione del Consiglio comunale del 6 giugno 2016, abbia deliberato un nuovo atto circa la pubblica utilità della centralina idroelettrica in questione e in caso affermativo quale esso sia; se ritiene che i decreti del Presidente della Regione di subconcessione di derivazione d’acqua ad uso idroelettrico, nonché l’autorizzazione unica rilasciata dalla Struttura sviluppo energetico sostenibile, siano validi a tutti gli effetti; in caso di risposta affermativa, qual è l’atto ufficiale che certifica il permanere della validità della subconcessione e dei relativi atti consequenziali; come mai, alla luce delle sentenze del 2021 che indicano irregolarità nell’iter che ha interessato quell’opera, nonché dell’art. 24 della l.r. 3/2022, non abbia esaminato la possibilità di revoca della concessione, che compete esclusivamente alla Giunta, e abbia demandato ogni decisione alla Struttura demanio idrico. Il Presidente ha risposto che a seguito della sentenza l’avvocatura regionale e le strutture regionali hanno ritenuto opportuno valutare se la condanna di cui alla sentenza 106/ 2021 costituisse elemento ostativo al mantenimento dei suddetti titoli giungendo alla conclusione che tale procedura non vada ad impattare sugli effetti degli atti concessori ed autorizzativi. Il comune di Oyace ha confermato con una sua nota la validità degli atti adottati nel corso dell’anno 2016 ritenendo di non dover procedere all’adozione di ulteriori atti. Seconda domanda: gli atti che disciplinano la derivazione di acqua pubblica non sono stati oggetto di revoca, sospensione o di dichiarazione di decadenza, rimanendo pertanto validi ed efficaci a tutti gli effetti. Per quanto riguarda il terzo quesito un atto concessorio rimane valido ed efficace se non interviene un atto successivo che ne disponga la revoca, la sospensione o la decadenza. Peraltro non risulta necessaria l’adozione di un atto confermativo della validità di un altro atto già di per sé valido ed efficace. Per quanto riguarda la quarta domanda le vicende giudiziarie hanno riguardato aspetti e irregolarità che esulavano dalle materie attinenti all’utilizzo del bene demaniale acqua; la struttura gestione demanio idrico di concerto con l’avvocatura regionale ha verificato la possibilità di procedere alla revoca della concessione per fatti attinenti all’applicazione di pene nei confronti del legale rappresentante della società concessionaria giungendo alla conclusione che non era possibile adottare atti in tal senso e disponendo dunque l’archiviazione del procedimento istruttorio. Gli approfondimenti tecnici e giuridici effettuati dalle strutture competenti hanno concluso la possibilità di non procedere alla revoca della subconcessione per la condanna subita dal legale rappresentante della ditta concessionaria ritenendo che una eventuale decisione di revoca condivisa dalla Giunta regionale avrebbe avuto un alto rischio di soccombenza in giudizio. In replica Chiara si è dichiarata insoddisfatta della risposta. La Giunta non ha analizzato nulla, non ha deciso nulla e tutto è stato seguito dagli uffici, dalle strutture preposte. Ma la revoca di una concessione, e quindi anche il relativo procedimento che deve portare ad essa, compete alla Giunta. Siamo in presenza di una vicenda che ha portato ad una condanna, e tutto nasce dalla delibera comunale sulla dichiarazione di pubblica utilità di quella centralina, considerata viziata dalla magistratura, in base alla quale si è arrivati ad una condanna per corruzione, e su cui la Giunta si è a suo tempo pronunciata. La dichiarazione di attribuire all’opera la pubblica utilità, al fine di permetterne la realizzazione in deroga rispetto alle norme di tutela ambientale previste dal Piano Territoriale Paesistico, di fatto è stata imposta con pressioni al Consiglio comunale. Solo una nuova Delibera del Consiglio, che opportunamente attualizzi il sussistere della pubblica utilità, può a nostro avviso sostituire quella Delibera all’origine della condanna. Inoltre, dalla lettura della nota della Struttura demanio idrico emerge chiaramente che la Regione non ha una norma che disciplini la revoca della concessione per la fattispecie della mancanza di requisiti soggettivi da parte dei concessionari; in definitiva il concessionario non essendo impedito a stipulare contratti con la P.A. può restare titolare della concessione. E’ chiaro che siamo in presenza di un vuoto normativo. E non si fa nulla? A distanza di anni e di una sentenza di condanna si riparte come se nulla fosse e la centralina si farà. Creando così un precedente da cui sarà difficile prescindere e senza preoccuparsene minimamente.
Interpellanza: adozioni di misure per la gestione del lupo sul territorio regionale supportate da solide basi scientifiche (Chiara)
L’interpellanza aveva lo scopo di affrontare il tema della gestione del lupo, con un’ottica diversa rispetto a quanto fatto recentemente in Consiglio da Lega, Forza Italia e Rassemblement valdôtain che auspicano il declassamento della specie lupo e gli abbattimenti. «La Regione è partner beneficiario del progetto Life Wolf Alps Eu dal 2019 – ha ricordato Chiara -. A settembre scorso è stato pubblicato il Rapporto di questo progetto, ormai concluso, che sottolinea l’efficacia quasi assoluta delle misure di prevenzione. I dati evidenziano, ad esempio, che, dal 2021 al 2024, le squadre di intervento (Wpiu – Wolf prevention intervention unit) hanno compiuto 103 interventi di assistenza a 77 allevatori con una riduzione del 96,5% degli attacchi negli allevamenti coinvolti dal lavoro delle Wpiu. Il Rapporto contiene anche delle linee guida per l’attuazione a lungo termine di queste squadre. Perché i risultati relativi alla nostra regione non sono stati diffusi ufficialmente e pubblicamente? Intendete avvalervi di dati scientifici e dell’esperienza acquisita con il progetto Life Wolf Alps Eu per predisporre progetti per il miglioramento della convivenza tra uomo e lupo in ambito alpino? Oppure vi è l’intenzione di procedere nella direzione di misure specifiche per la gestione del lupo a prescindere da solide basi scientifiche? E come dobbiamo interpretare le accuse dell’Assessore Caveri a ‘questi che campano su soldi comunitari’?» L’Assessore Carrel, ha detto che le azioni svolte dalla Regione nell’ambito del progetto Life Wolfalps Eu sono state regolarmente rese note all’interno dell’annuale Rapporto Lupo, pubblicato sul sito internet della Regione, dove vi è anche il link al sito ufficiale progetto e dove è possibile trovare tutte le informazioni». Ma chi va regolarmente sul sito per informarsi?? Non c’è stato nessun comunicato dell’Assessorato, come sarebbe stato logico, dopo 5 anni di lavoro puntuale dei dipendenti regionali! Carrel ha aggiunto: «Il progetto Life Wolfalps Eu ha consentito di creare una solida rete di monitoraggio che vede coinvolti il Corpo forestale della Valle d’Aosta, il laboratorio del Museo di scienze naturali “Efisio Noussan” di La Salle, il Parco naturale del Mont Avic e un certo numero di volontari formati. L’esperienza acquisita e il monitoraggio sistematico svolto con metodo scientifico sul territorio regionale hanno permesso di raccogliere dati relativi alla presenza della specie. Da questi dati emerge che la popolazione del lupo in Valle, così come nel resto d’Italia, si sta rapidamente espandendo, e che si registra un aumento di casi di lupi ripetutamente avvistati in ambienti urbani, circostanza questa che desta non poca preoccupazione. Per quanto riguarda il miglioramento della convivenza tra uomo e lupo in ambito alpino, gli uffici competenti mi riferiscono che le squadre di pronto intervento (Wpiu), composte da agenti del Corpo forestale, continuano ad effettuare sopralluoghi nelle aziende agricole e in alpeggio al fine di fornire assistenza tecnica e definire le migliori strategie di protezione del bestiame, fornendo kit in comodato d’uso, per evitare il ripetersi delle predazioni.» «Oltre alle azioni previste dal progetto Life – ha aggiunto l’Assessore -, la Regione provvede con risorse proprie a indennizzare i danni provocati dai predatori agli allevamenti e incentivare l’utilizzo delle misure di prevenzione: negli ultimi 5 anni sono stati erogati circa 660mila euro di fondi regionali (circa 132mila annui) per l’acquisto di recinzioni, cani da guardia, dissuasori, eccetera. Ribadisco che l’Ufficio fauna sta lavorando attivamente alla realizzazione di un protocollo di gestione della specie che indichi le azioni necessarie da adottare in caso di potenziali situazioni di pericolo o di danno sulla base di rigorose basi scientifiche e delle indicazioni condivise insieme a Ispra.» Chiara ha replicato: «È un peccato che il Rapporto non sia stato presentato ufficialmente, ma solo pubblicato sul sito della Regione, che pochi consultano regolarmente: sono state spese risorse umane ed economiche per molto tempo, c’è stato un lavoro serio e ben fatto e per questo il Rapporto meritava un’altra attenzione, anche per dare contezza degli sforzi fatti dall’Amministrazione! Sono confortata dalle parole dell’Assessore quando parla di approccio scientifico serio, meno male: ma è fondamentale che le scelte vadano fatte sulla base di solide basi e non sull’onda delle emozioni. Il declassamento del lupo e la conseguente possibilità di abbatterlo potrebbero creare delle aspettative immotivate e non avere alcuna efficacia, mentre ne hanno certamente le misure di prevenzione. Per questo le valutazioni quasi sprezzanti che sono state fatte sul progetto Life Wolf Alps durante lo scorso Consiglio dall’Assessore Caveri, che aveva bollato il progetto come una sorta di business portato avanti con soldi pubblici lasciano molto perplessi.»
Interpellanza: programmazione per l’utilizzo di autobus a emissione zero per il trasporto pubblico locale entro il 2030 (Chiara)
L’interpellanza riguarda il ruolo del trasporto pubblico locale su gomma, rispetto alla transizione ecologica e all’obiettivo di una Valle d’Aosta fossil fuel free entro il 2040. A tal fine occorre convertire l’intera flotta di autobus operanti in Valle d’Aosta in modo da arrivare ad utilizzare solo mezzi ad emissione zero. Un cambiamento che deve essere fatto gradualmente perché il parco degli autobus operanti in Valle d’Aosta è costituito da circa 160 mezzi, destinato ad incrementarsi con l’espansione del trasporto pubblico che anche il PRT prevede. La Giunta regionale si era indirizzata verso l’opzione idrogeno, e si era anche richiesto un finanziamento Pnrr per un centro di produzione di idrogeno verde a Châtillon che avrebbe dovuto essere utilizzato appunto per gli autobus. Indirizzo che si era poi rivelato impraticabile. È nota la vicenda dei due bandi emanati per acquistare due autobus ad idrogeno da utilizzate ad Aosta che sono andati deserti e alla fine, per non perdere i finanziamenti statali per bus ecologici, ci si è dovuti indirizzare verso la trazione elettrica. Nel corso del 2024 sono stati effettuati dei test per verificare l’utilizzo di autobus elettrici anche in ambito extraurbano. E mercoledì 29 gennaio scorso ad Aosta, con una iniziativa un po’ troppo in sordina è stato presentato il primo autobus totalmente elettrico acquistato dal Comune di Aosta con fondi Pnrr e affidato alla gestione della Svap per il servizio urbano. Volevamo capire se si tratta di una rondine solitaria che non fa primavera, di un’iniziativa estemporanea o di un nuovo indirizzo per la riconversione ecologica dell’intera flotta di autobus. Abbiamo quindi chiesto: se oltre ai due autobus elettrici del Comune di Aosta di cui già è prevista l’acquisizione si intendono programmare altri acquisti; quali sono i risultati dei test fatti nel corso del 2024 per l’uso di autobus elettrici su linee extraurbane; se esiste una programmazione per i prossimi cinque anni e quali obiettivi di autobus in servizio di TPL a emissioni zero si vogliono raggiungere entro il 2030. L’Assessore ha risposto che la Giunta non ha cambiato indirizzo rispetto alla strategia per la riduzione delle emissioni inquinanti sul trasporto pubblico e sull’idrogeno; continueranno a lavorare tenendo in considerazione la possibilità di andare ad acquistare in futuro mezzi a idrogeno ma in questa fase si rimanda. A proposito di nuovi autobus elettrici: si sta lavorando al nuovo appalto che è in scadenza a giugno 2027 con la predisposizione di tutte le attività per l’affido con l’obiettivo di una progressiva introduzione di bus a impatto zero. Per quanto riguarda i risultati dei test del 2024 su autobus elettrici su linee extraurbane: oltre alla sperimentazione di VITA su Verrès-Ayas, Arriva ha fatto dei test a maggio 2024 e poi li ha ripetuti tra novembre e dicembre con un bus elettrico da 12 metri, in particolare sull’autonomia in funzione anche dei percorsi effettuati; si è provato nell’autunno a fare più corse alla fine della quarta corsa l’autonomia dopo 220 km più o meno era intorno al 20% della batteria. Esiste una programmazione per il prossimo quinquennio: tra i finanziamenti che erano già previsti sulla vecchia programmazione e quella nuova saranno circa 45 mezzi che verranno acquistati, 35 elettrici, 11 in classe 1e 24 in classe 2, oltre ad altre tipologie. C’è la questione dei costi: prima con la programmazione precedente con quattro milioni si compravano 15/16 autobus (i 12 metri diesel costano circa 230 mila euro, gli ibridi 270.000, gli elettrici 550.000), oggi se ne comprano 7/8. Si risparmia su carburante e manutenzione. Si procede nella direzione di investire verso l’utilizzo anche degli autobus elettrici. Chiara in replica bisogna riconvertire dai 160 ai 200 bus. Quindi nei prossimi 5 anni, come obiettivo 2030, bisognerebbe arrivare ad almeno un terzo di bus che viaggiano ad emissioni zero, almeno 60 bus.
Per quanto riguarda i risultati dei test sull’autobus extraurbano sembrano incoraggianti. L’Assessore nulla ci ha detto sull’utilizzo dell’impianto di produzione di idrogeno verde: il finanziamento dell’opera ha dei tempi certi, l’impianto deve entrare in funzione entro il 2026, e il progetto finanziato indica una precisa modalità di utilizzo dell’idrogeno prodotto. Ma se non ci sono bus ad idrogeno come si utilizza la produzione? Per ora la domanda rimane senza risposta.
Interpellanza: interpretazione della normativa regionale sull’aumento volumetrico degli edifici nel caso in cui non vi sia l’integrale demolizione e ricostruzione (Erika)
Erika è tornata a parlare della «legge regionale 24/2009 (legge casa) che consente, a determinate condizioni, la demolizione integrale e la ricostruzione di edifici realizzati prima del 31 dicembre 2008, con un aumento fino al 35% del volume esistente. Nel corso di una precedente interrogazione scritta, l’Assessore al territorio ci ha detto che questo incremento volumetrico si poteva ottenere anche in un caso specifico, in cui non vi era stata l’integrale demolizione in quanto un muro perimetrale, in comune con un altro edificio, era stato considerato un “muro di appoggio”. In altri casi, invece, questo incremento è stato negato a causa dell’impossibilità di demolire completamente il vecchio edificio e si è assegnato solo l’aumento del 20%. Chiediamo chiarimenti sul punto e, in particolare, vorremmo dettagli sulla normativa e le disposizioni applicative che consentono l’aumento volumetrico del 35% anche senza la demolizione e ricostruzione totale di un edificio. Inoltre ci chiediamo se l’interpretazione data in risposta all’interrogazione scritta sia a disposizione degli enti locali o se è intenzione della Regione trasmetterla o renderla pubblica al fine di evitare diversità di applicazione tra enti; se, nel caso esplicitato di un intervento con un “muro di appoggio” in comune con l’edificio oggetto di ricostruzione, il muro non demolito può essere conteggiato nell’aumento volumetrico.» L’Assessore Sapinet, ha ribadito che «l’articolo 3 della l.r. 24/2009 stabilisce che nel caso di intervento di totale demolizione e ricostruzione il bonus volumetrico può arrivare fino al 35 per cento del volume esistente e la disciplina attuativa della legge non aggiunge nulla di più in merito all’intervento di “totale demolizione e ricostruzione”. Gli uffici non sono a conoscenza di interventi autorizzati senza previa totale demolizione, confermando l’uniformità dei comportamenti da parte dei Comuni, ai quali sono state fornite spiegazioni nell’ambito dell’attività di consulenza che la Struttura pianificazione territorio svolge a favore degli enti locali e dei professionisti. Gli uffici hanno sempre espresso parere negativo in assenza di demolizione totale, con un’unica eccezione su di un caso recentemente esaminato: un edificio appoggiato a un muro perimetrale di proprietà altrui, per il quale l’intervento è stato assentito solo a condizione di garantire l’assenza di danni e, nella ricostruzione, il consolidamento strutturale del muro. In generale, per la riqualificazione di edifici con “muri di appoggio” appartenenti ad altri fabbricati, tali muri non possono essere inclusi nel calcolo volumetrico per l’ampliamento. Si ribadisce, infine, che le competenze regionali in materia edilizia non sono tali da consentire la valutazione dei singoli progetti edilizi al fine dell’ottenimento del titolo abilitativo, compito che spetta invece agli uffici tecnici comunali.» Erika ha replicato: «È evidente che la Regione non possa sostituirsi ai Comuni, ma è altrettanto evidente che ci sono degli edifici di una certa rilevanza, come The Stone a Breuil-Cervinia e il condominio “vista mare” all’Arco di Augusto, che sono oggetto di studio: ecco perché questo interesse sull’aumento volumetrico del 35% anche senza la totale demolizione e ricostruzione. Con questa risposta data oggi dall’Assessore più chiara e quindi potremo andare ad analizzare nuovamente i conteggi volumetrici perché nutriamo dei seri dubbi sugli ampliamenti in questione.»
Interpellanza: modalità di rientro degli infermieri e degli operatori socio-sanitari nel nuovo ospedale di comunità di Aosta (Erika)
Erika è tornata sul JB Festaz e sul pasticcio messo in piedi da Regione e Comune di Aosta che ha portato allo spostamento dei reparti di RSA e UAP dal JB Festaz a Variney, all’esternalizzazione di quella struttura, alla mobilità temporanea degli operatori dell’RSA in Neuro, ai lavori al JB Festaz per mettere l’Ospedale di Comunità. E ora che i lavori sono terminati dovrebbero essere rispostati gli operatori dell’RSA andati in Neuro nell’Ospedale di Comunità, nonostante questi abbiano chiesto di rimanere al Parini. Per questo Erika ha chiesto lo stato dell’arte rispetto ai tempi di apertura del nuovo Ospedale di Comunità ed in particolare gli accordi integrativi regionali con i medici del ruolo unico; le intenzioni rispetto alla definizione delle modalità di rientro del personale infermieristico e degli operatori socio-sanitari assegnato temporaneamente presso l’ospedale Parini e di quello della casa di riposo che vorrà prestare servizio presso l’ospedale di Comunità; se il posto prorogato per il funzionamento del servizio di portineria dell’Azienda J.B. Festaz, nonché quello ricoperto da un oss senza limitazioni assegnato al ruolo amministrativo siano stati proposti al personale con limitazioni. L’Assessore Marzi ha evidenziato che il personale oggi in servizio in Neuro dovrà indicativamente rientrare nel mese di luglio 2025 presso l’ospedale di Comunità. Ospedale per cui i lavori sono terminati, ma ora si attende l’accreditamento della struttura. In un secondo momento potranno chiedere la mobilità per tornare al Parini. È però da evidenziare una carenza di medici ed infermieri per mantenere tutte le strutture. Rispetto alla mobilità il JB Festaz evidenzia che la portineria verrà esternalizzata, mentre l’assegnazione di risorse agli uffici è una scelta su cui non intendono tornare indietro. Erika ha evidenziato come questo ping pong tra USL e JB Festaz ha portato sia ai lavoratori sia agli ospiti della casa di riposo un disagio. Bastava attivare da subito la mobilità intercompartimentale come peraltro già avvenuto in passato e/o evitare di inserire l’ospedale di comunità in una casa di riposo. Per oltre un anno i malati di Alzheimer hanno sentito demolitori e trapani sopra la loro testa. Decidere poi di esternalizzare servizi o affidare ruoli amministrativi a personale senza limitazioni sarà pure una scelta, ma una scelta sbagliata: l’ennesima. Prima poi di accettare la mobilità dei lavoratori del Festaz bisognerà rispondere a quelle del comparto che sono in attesa da tempo.
Interpellanza: iniziative per agevolare il pagamento dell’imposta di soggiorno da parte dei proprietari di alloggi destinati ad affitti brevi (Erika)
Il pagamento dell’imposta di soggiorno ha portato molte problematiche e un’eccessiva burocratizzazione delle procedure, ulteriormente complicata dal Comune di Aosta. Per questo Erika ha chiesto se fra gli obblighi c’era anche la trasmissione del modello 21 per la gestione delle entrate maneggiate a titolo di imposta nell’anno precedente; le segnalazioni ricevute e le intenzioni e le iniziative poste in essere dall’Amministrazione per agevolare i cittadini e gli enti locali per i rispettivi adempimenti. L’Assessore Grosjacques ha evidenziato che attualmente sono registrati 5017 alloggi per affitti brevi e 1519 per locazioni oltre i 30 giorni e pertanto, vista l’eterogeneità dei proprietari è fisiologico registrare delle criticità. Sul modello 21 c’è ancora confusione e con i Sindaci è stato avviato un confronto con la Corte dei Conti. Sono quindi state date risposte diverse dagli enti a seconda che si sia considerato l’ost un agente contabile ad un sostituto d’imposta. Sulle difficoltà degli utenti i Comuni hanno lavorato per rispondere ai cittadini, ma non si pensa ad eventuali iniziative per agevolarli. Erika ha evidenziato come oltre a fare le leggi, bisognerebbe pensare alla loro applicazione e quindi da circa un anno si potevano cercare le risposte rispetto all’obbligo di trasmissione del modello 21, piuttosto che attivare la piattaforma Pago PA o migliorare il modello FINES messo a disposizione dei cittadini. Per non parlare del Comune di Aosta che è arrivato quasi a scadenza per presentare un portale per questo adempimento. Scaricare poi sui Comuni e sui dipendenti comunali la mancanza di volontà dell’amministrazione rappresenta la visione regione centrica. Esiste un portale realizzato da Inva sulle locazioni turistiche che già gli host compilano e basterebbe inserire due campi per avere anche il calcolo dell’imposta di soggiorno. Basta volerlo!
Mozione: impegno per la comunicazione pubblica periodica degli esiti del monitoraggio della contaminazione da Pfas in Valle d’Aosta e per chiedere limitazioni all’uso dei PFAS al Parlamento (Chiara, Erika)
La mozione sollecitava la Regione a prevedere una comunicazione periodica degli esiti del monitoraggio della contaminazione delle acque da Pfas e chiedeva di intervenire, attraverso i Parlamentari valdostani, sul Parlamento per stimolare le istituzioni europee a definire limiti più severi alla presenza di Pfas nelle acque potabili, allineando le soglie a quelle vigenti in altre nazioni (come la Danimarca). È stata respinta con 25 astensioni (UV, FP-PD, PlA, SA, Lega VdA) e 10 voti a favore (PCP, RV, FI). «La campagna “Acque senza veleni” di Greenpeace ha monitorato la presenza di Pfas nelle acque potabili di tutte le regioni italiani oltre che i livelli di contaminazione da composti ultracorti, come il Tfa, una sostanza indistruttibile che non può essere rimossa con i più comuni trattamenti di potabilizzazione – ha evidenziato Chiara -. Nel 2026 entrerà in vigore la direttiva europea 2020/2184 che impone dei limiti normativi ai livelli di Pfas che, ormai, son stati superati dalle recenti evidenze scientifiche, tanto che l’Agenzia europea per l’ambiente ha dichiarato che i limiti in via di adozione rischiano di essere inadeguati a proteggere la salute umana. Danimarca, Paesi Bassi, Germania, Spagna, Svezia e le Fiandre hanno adottato limiti più bassi ed è necessario che anche l’Italia si adoperi in tal senso.» L’Assessore Sapinet, ha fatto presente che «dal 2018 l’Arpa ricerca il Pfas nelle acque sotterranee delle principali falde acquifere regionali e in quelle superficiali e nel 2024 ha effettuato una più ampia campagna di ricerca, rilevando un un’unica positività nella piana di Aosta. Le informazioni sono già disponibili nel rendiconto annuale pubblicato sul sito dell’Arpa. L’argomento è anche attenzionato dal tavolo di lavoro dedicato alla sicurezza idrica, istituito nel 2023 con lo scopo di valutare le strategie di controllo e monitoraggio da attivare e sarà all’interno di questo tavolo che saranno decise eventuali ulteriori azioni. Inoltre, l’Osservatorio sulla crisi idrica è stato appositamente integrato con una componente sanitaria dedicata a verificare gli aspetti legati alla potabilità delle acque. Una pubblicazione semestrale dello stato delle acque non modifica sostanzialmente il quadro conoscitivo della situazione. La questione dei limiti delle Pfas è seguita dalle competenti direzioni del Ministero dell’ambiente e salute e attenzionata dai Parlamentari valdostani e, in particolare, dal Deputato Manes in quanto componente della Commissione ambiente.» Chiara ha replicato che l’impegnativa affrontava una questione diversa e aveva lo scopo di sostenere nel dibattito che ci sarà in parlamento la necessità di limiti stringenti se non addirittura il divieto di PFAS che sono potenzialmente pericolosi per la salute.