In questo consiglio c’era all’esame un disegno di legge su disposizioni per la tutela, la valorizzazione e la promozione dell’artigianato valdostano e nuova disciplina dell’Institut valdôtain de l’artisanat de tradition (Ivat), ora denominato L’Artisanà. Il gruppo PCP si è astenuto. E’ un tema importante, che era stato affrontato fin dall’autunno del 2023, quando era stato costituito un gruppo di lavoro formato da vari consiglieri (tra cui la sottoscritta) ma che poi non è stato più convocato. E’ stato un peccato, perché l’avvio sembrava promettente soprattutto per l’aspetto della classificazione dell’artigianato di tradizione. Ci siamo poi ritrovati con un Dl definito legge-quadro ma in realtà quasi tutto è demandato a delibere di Giunta…praticamente per quasi tutti gli argomenti toccati. Gli artigiani auditi dalla commissione ma anche la Chambre hanno lamentato uno scarso coinvolgimento e una preoccupazione per la modifica del Comitato tecnico che prevede un numero inferiore di rappresentanti del mondo dell’artigianato. Sono stati presentati tanti emendamenti (uno di PCP) ma pochi sono stati accettati.

In questo consiglio 11 erano le interrogazioni di Progetto Civico Progressista, la metà circa già depositate per il consiglio precedente, 11 anche le interpellanze e 1 question time. Nel corso del consiglio abbiamo poi depositato una risoluzione.

Di seguito il resoconto delle iniziative che ho proposto.

 

QUESTION TIME: Modalità organizzative del servizio di guardia medica nella Valtournenche e del Pronto soccorso dell’ospedale Parini.

Nei giorni scorsi un’abitante di Chamois, di 81 anni ha richiesto l’intervento della guardia medica di stanza a Antey che però non si è recata a domicilio, pare perché impossibilitata ad abbandonare la sede considerato che era in servizio su tutta la vallataIn assenza di miglioramenti si è reso necessario un trasferimento al pronto soccorso dove la paziente ha trascorso circa 24 ore su una barella, ricevendo alle 22,30 una scatoletta di tonno, dei cracker e un po’ di pureé. Ho chiesto: sono queste le normali modalità organizzative del servizio di guardia medica nella Valtournenche e del pronto soccorso dell’ospedale? e come possono essere migliorate? L’assessore Marzi ha risposto “che l‘Ausl ha approfondito il caso segnalato e il percorso della paziente per valutare se vi siano state delle mancanze. In generale, le procedure prevedono che all’attivazione del numero di emergenza venga svolto un triage puntuale per dare seguito alla presa in carico in via tempestiva e con le modalità più efficaci. Qualora sia attribuito un codice bianco, come in questo caso, viene attivato il servizio di guardia medica che, quando ve ne sono i presupposti, può risolvere il consulto anche telefonicamente. Quando il codice attribuito è più severo, interviene l’ambulanza o addirittura il servizio di elisoccorso, per il trasporto dell’utente al pronto soccorso per i dovuti accertamenti. Quando la situazione sanitaria non richiede il ricovero, come nel caso evidenziato, soprattutto se l’utente è residente nelle vallate e, quindi, distante dall’ospedale, i clinici, diligentemente, preferiscono trattenere l’assistito in osservazione per un certo lasso temporale, prima della dimissione per il rientro al domicilio. Alla luce di quanto riscostruito dai servizi dell’Ausl, in attesa di verifiche più approfondite, che sono in corso, non risultano negligenze nelle attività prestate.”  In replica ho espresso tutta la mia perplessità. Avevo chiesto espressamente una conferma delle modalità e soprattutto come si possa migliorare la situazione, ma nulla mi è stato detto in tal senso. L‘Assessore in sostanza ha risposto che ci sono dei modelli sanitari e delle procedure che sono state rispettate. Ma nulla ci ha detto sul fatto che la guardia medica non è salita a Chamois, e se è normale a 81 anni stare 24 h in barella, con quel tipo di pasto. La sanità territoriale e di tipo emergenziale è particolarmente complicata per chi vive nelle vallate, lontano dal pronto soccorso. La maggioranza dei valdostani, di fronte alle criticità che sta affrontando, è arrabbiata o rassegnata Non possiamo dare solo questo tipo di risposte.

 

INTERROGAZIONE: Mancanza di delegati valdostani all’Unione nazionale dei Comuni, Comunità montane ed enti montani

Questa interrogazione aveva lo scopo di comprendere, in buona sostanza, quali sono la valutazione e la considerazione che la Regione Valle d’Aosta, nella fattispecie il suo Governo, attribuisce ad un organismo che opera nel nostro Paese da oltre 70 anni, vale a dire l’Unione nazionale dei comuni, comunità e enti montani, l’UNCEM, che opera in un bacino territoriale pari al 54% di quello nazionale, dove vivono 10 milioni di abitanti.  Tra le finalità dell’organizzazione ci sono ad esempio: concorrere alla promozione e allo sviluppo dei territori montani, rappresentare gli interessi degli enti locali della montagna nei rapporti con Governo, Parlamento, Stato e Regioni, promuovere una politica per la montagna ecc. Abbiamo visto che sul sito ufficiale di UNCEM è riportato che tale organizzazione “è presente in ogni realtà regionale con proprie delegazioni“, nello Statuto di UNCEM, approvato nel 2010, leggiamo “Il Congresso Nazionale è costituito dai Delegati eletti dalle Assemblee Regionali e Provinciali e dai membri di diritto. (…) Per la Regione autonoma Valle d’Aosta, i Delegati sono indicati dal Consorzio degli Enti locali della Valle d’Aosta – C.E.L.V.A.” La Valle d’Aosta non ha però attualmente delegati scelti dal Celva e non prende parte all’attività dell’Unione; l’ultimo documento che ne attesta la partecipazione è una risoluzione del 2009; dopo tale data non è più stata versata alcuna quota associativa. Sappiamo che nel Congresso Nazionale di UNCEM siede un valdostano, già Sindaco di un comune della Plaine, il quale, non ricoprendo attualmente cariche pubbliche nella nostra regione, evidentemente aderisce a UNCEM a titolo personale. Non ci sono quindi rappresentanti ufficiali della Regione. E’ una cosa che stupisce un po’, visto che la nostra è una regione montana, che sicuramente possiede le caratteristiche per far parte di UNCEM e potrebbe sicuramente rappresentare una voce importante nell’organismo, traendone al contempo un supporto. Ho chiesto spiegazioni: se il Governo è a conoscenza del fatto che la Valle d’Aosta non è ufficialmente rappresentata e delle motivazioni che hanno portato il CELVA a non rinnovare la partecipazione; se, a suo tempo, la Regione era stata della rinuncia del CELVA ad aderire a UNCEM; se è al corrente del fatto che è diffusa l’opinione che il Consigliere valdostano citato sia il rappresentante ufficiale della Valle d’Aosta in seno all’organizzazione. Testolin ha risposto in sostanza che l’adesione o meno a UNCEM è dell’Assemblea dei comuni e che la Regione non è tenuta a ricevere comunicazioni circa le scelte autonome del Celva. Ha aggiunto che se proprio ci interessa possiamo rivolgerci direttamente al presidente degli enti locali. Sull’opinione diffusa circa il fatto che Jean Barocco sia il rappresentante della VdA in UNCEM ha detto di non conoscere il pensiero comune. Ho replicato che sono perplessa e stupita: la Vda è presente in molti tavoli e organismi che hanno a che vedere con la montagna, spesso facciamo riferimento alle politiche per la montagna e poi si sceglie di rimanere fuori da UNCEM, un organismo riconosciuto a livello nazionale da oltre 70 anni, e la Regione non se ne cura, nonostante ancora questa settimana l’on. Assessore Caveri abbia partecipato a un incontro con UNCEM nazionale. Mah…

 

INTERROGAZIONE: Aula magna e piena fruibilità del nuovo polo universitario

Lo scorso 11 febbraio ho partecipato all’evento organizzato dall’Università che ha avuto come ospite l’ex procuratore Caselli. C’era molta gente, circa 200 persone e in assenza – ancora! –  dell’Aula magna, è stato utilizzato un altro spazio, insufficiente. Quindi si sono aggiunte due aule da dove è stato attivato un collegamento in streaming, ma la ricezione delle immagini e dell’audio non era delle migliori, con disappunto soprattutto da parte dei cittadini anche si erano messi in cosa ben prima delle 17,30, orario di inizio della serata. Ho quindi chiesto all’Assessore di sapere se fosse a conoscenza delle ragioni che hanno portato alla scelta di organizzare la lectio magistralis dell’ex procuratore Caselli in un’aula dell’UniVda piuttosto che in una struttura più capiente. Ma soprattutto volevo capire lo stato dell’arte degli adempimenti per rendere il nuovo edificio universitario pienamente accessibile e fruibile, nel rispetto delle norme di sicurezza, in particolare per quanto riguarda l’Aula magna. Inoltre quando, almeno indicativamente, l’edificio dell’Università inaugurato a settembre 2024 sarà pienamente fruibile e utilizzabile in modo pieno e sicuro. L’Assessore ha risposto che anche se ci fosse stata lAula magna, essa avrebbe potuto ospitare 180 persone, quindi non ci sarebbero stati tutti in ogni caso (!)…e va beh… e che l’Università aveva stimato un pubblico meno numeroso. Sugli adempimenti legati ai certificati necessari per aprire tutti gli spazi ha risposto che il 10 marzo scorso il Comando dei Vigili del Fuoco ha dato esito negativo sulla richiesta. Dodici i punti di non conformità ai requisiti di sicurezza. Non solo: l’Assessore ha anche affermato, con incredibile nonchalance che “L’ingegnere incaricato è in contatto con i Vigili del fuoco per individuare una soluzione ai problemi strutturali dell’aula che ne impediscono la completa fruibilità”. Nei garage un’infiltrazione d’acqua ha compromesso i sensori del sistema antincendio. Ha poi informato che i vigili hanno concesso all’Ateneo 45 giorni per risolvere le difformità. Per quanto riguarda l’utilizzo degli interrati e seminterrati il 14 febbraio l’Università ha comunicato che è stata richiesta una deroga all’Ispettorato nazionale del lavoro. Se accolta, il piano -1 potrà essere utilizzato a partire dal 17 marzo. Dopo l’acquisizione dell’edificio, avvenuta nell’autunno scorso, l’Ateneo ha dovuto effettuare diversi interventi per rendere fruibili gli spazi. Oltre all’installazione delle attrezzature tecnologiche e all’integrazione degli arredi l’Università si è fatta carico del posizionamento dei corrimani, degli estintori, della segnaletica antincendio, del ripristino di alcune porte Rei, della progettazione e fornitura della segnaletica interna ed esterna, nonché della pulizia della facciata. L’arredo del foyer non è ancora stato completato, ma è in fase di discussione. Le spese per l’adeguamento dell’edificio, inclusa l’installazione degli estintori, sono state sostenute con il bilancio dell’Ateneo. La recente richiesta di 1,7 milioni di euro inviata alla Regione riguarda invece le spese di gestione: circa 400 mila euro annui per energia elettrica, servizi di vigilanza, integrazione di arredi e maggiori costi per il personale tecnico. Ho replicato esprimendo grande preoccupazione, avendo sentito parlare di problemi strutturali. Abbiamo aperto l’Ateneo a settembre e fin da subito ci sono stati problemi: piove dentro, ogni giorno c’è una novità. L’Università si deve far carico di tutta una serie di spese che di certo non prevedeva. Io fossi nella rettrice o nella direttrice non dormirei sonni tranquilli.

 

INTERROGAZIONE: Attività di promozione della lavorazione della canapa a Champorcher

Per la prima volta a Champorcher verrà attivata una Bottega scuola, con l’obiettivo di avviare un corso professionale di tessitura della canapa, tradizionale attività della comunità. Abbiamo voluto chiedere delle informazioni perché ci risultava che tale importante iniziativa fosse stata poco pubblicizzata sul territorio, nonostante ormai oltre un anno e mezzo fa fosse stato preso un preciso impegno di sostenere in tutti i modi la cooperativa tessile Lou Dzeut di Champorcher. Ho quindi chiesto quale attività di informazione e promozione della Bottega scuola è stata effettuata; quante sono state complessivamente le iscrizioni alla Bottega scuola; quando partirà il corso professionale di tessitura e come sarà organizzato; se sono stati proposti corsi di tessitura a livello amatoriale alle Istituzioni scolastiche del territorio, oltre alla scuola primaria di Champorcher, e alle varie agenzie educative (biblioteche, oratori), anche in previsione dei progetti didattici da svolgere durante il periodo estivo, ai fini di una promozione più efficace. L’Assessore ha risposto che la notizia del corso professionale è stata pubblicata sul sito della Regione, che le preiscrizioni sono state tre per due posti effettivi (si dovrà quindi fare una selezione se tutte e tre le iscrizioni saranno confermate). Quello che abbiamo voluto mettere in evidenza con l’interrogazione è che secondo noi accanto ad attività volte a creare nuove figure professionali in questo campo dell’artigianato di tradizione, è indispensabile fare un’azione incisiva di promozione dell’apprendimento della tessitura della tela de meison anche ad un livello più amatoriale, perché spesso quello è il primo gradino per poi arrivare a fare di un interesse, un hobby, una capacità un vero e proprio mestiere. Da sempre a Champorcher si organizzano corsi di tessitura, ma credo che occorra promuovere la tessitura della canapa a livello amatoriale anche in altri contesti (es. progetti didattici da effettuare nelle varie istituzioni scolastiche e agenzie educative del territorio). L’Assessore ha detto che dal 1 al 4 marzo, c’è stato un mini corso con uso del telaietto a Champorcher e a Donnas…forse l’interrogazione ha contribuito a smuovere un po’ le acque. La scelta della data è forse poco ponderata: un minicorso nei giorni di Carnevale, con la concorrenza delle concomitanti sfilate a Pont-Saint-Martin e a Verrès non è l’ideale, anche considerato che tanti turisti lombardi hanno il Carnevale ambrosiano spostato di una settimana… Bene comunque che si prevedano anche attività di avvicinamento alla tessitura, e che i corsi siano fatti sia a Champorcher, sia a Donnas. Non si riuscirà magari a crescere degli artigiani professionisti, ma si tramanderà comunque un sapere che come altri è destinato a essere progressivamente dimenticato.

 

INTERROGAZIONE: Valutazioni del Governo sulla proposta di regolamentazione del traffico al colle del Nivolet

Lo scorso anno, dopo vent’anni di sperimentazione del progetto “A piedi tra le nuvole”, il Parco Nazionale Gran Paradiso aveva deciso di sospendere il divieto di accesso domenicale nei mesi estivi di veicoli a motore al colle. Avevamo presentato una interrogazione per capire la posizione della Regione circa la regolamentazione degli accessi alla strada del Nivolet, considerato che quella decisione era stata piuttosto discussa e ci pareva discutibile. Ora il Parco ha avanzato una nuova proposta che prevede l’installazione sulla strada provinciale che da Ceresole reale sale al colle di un sistema di controllo e limitazione degli accessi a 300 veicoli al giorno; superato il limite si prevede l’uso di autobus elettrici sostitutivi. La risposta del Presidente sulla posizione della VdA è stata poco chiara. Da una parte ha sottolineato che da sempre l’accesso di mezzi a motore al Nivolet costituisce un problema per il delicato ecosistema…ma poi ha detto che nel momento in cui ci sarà un confronto diretto con il Parco e i comuni interessati la Regione valuterà. I dati raccolti lo scorso anno sono significativi: 33 mila veicoli, con punte di oltre 400 al giorno. L’obiettivo del Parco è scendere a 13 mila… Ho replicato che 300 veicoli/die sono sicuramente ancora troppi e che un afflusso totale di 20 mila auto è esagerato. Occorre puntare ad una limitazione più stringente e progressiva. Il Nivolet è uno splendido pianoro, in Comune di Valsavarenche, caratterizzato da torbiere, a 2.500 metri di altitudine, habitat naturale di molte specie animali, di endemismi vegetali e di specie floristiche rare di alta quota, legate agli ambienti umidi inseriti in Direttiva Natura 2000, oltre che di molte ed importanti specie di uccelli migratori e stanziali. Riteniamo che in ogni ragionamento e in ogni futura decisione si debba innanzitutto tener conto dell’assoluta priorità della protezione naturalistica e ambientale di quella zona. L’auspicio è che tale limite sia via via più stringente, sino a prevedere solo l’uso di navette elettriche.

 

INTERROGAZIONE: Informazioni sulle prestazioni sanitarie erogate in intramoenia

In Valle esiste un grosso problema di accesso alle prestazioni sanitarie con oltre 50mila richieste in liste di attesa, in vari casi con tempi anche di parecchi mesi quando non di un anno e oltre. Molti sono costretti a ricorrere alle prestazioni intramoenia, sostenendo spese ingenti. Per vari esami e prestazioni i costi applicati sono più alti, a volte addirittura il doppio, rispetto alle tariffe di strutture sanitarie private del Piemonte, per le medesime richieste. Ad esempio una risonanza magnetica, con e senza contrasto, all’ospedale Parini (unica struttura che eroga questo servizio in Valle) è costata 512 euro mentre alla Clinica della salute di Alessandria ne costa circa 200. Ho chiesto di conoscere: quanti pazienti hanno fatto ricorso alle prestazioni in intramoenia al Parini nel 2023 e 2024; come vengono calcolati i costi dell’intramoenia, esclusa la parcella dello specialista, vale a dire dell'”affitto” delle strutture e dei macchinari, e le spese per l’eventuale utilizzo di personale pubblico di supporto; quali sono stati i proventi dell’intramoenia introitata dall’Usl nel 2023 e 2024. L’Assessore Marzi ha affermato che la Libera professione intramoenia è esercitata solo dai medici che intrattengono un rapporto di esclusività con l’Azienda Usl. In merito ai dati ha detto che «l’estrazione aziendale permette di conteggiare il numero di prestazioni erogate e non il numero di pazienti. Per il 2023, risultano 14.090 visite di specialistica ambulatoriale, di cui 12.788 primi accessi, e 3.616 esami di diagnostica, mentre per il 2024 (i dati sono disponibili fino a settembre) 10.726 visite di specialistica ambulatoriale, di cui 9.744 primi accessi, e 3.056 esami di diagnostica. Il calcolo relativo ai costi dell’attività intramoenia è fatto sulla base della cosiddetta contabilità separata della Lpi, che deve essere obbligatoriamente rappresentata, in separata sede, per ciascun anno, a livello di bilancio di esercizio dell’Azienda sanitaria. La tariffa al paziente, così come previsto dal regolamento sulla Libera professione intramoenia, viene determinata dal professionista in misura ritenuta sufficientemente congrua, tenuto conto che deve remunerare la prestazione sanitaria svolta, concorrere alla quota parte di spese aziendali, scontare la tassazione Irpef posta in carico al professionista. Nel 2023, il valore dei proventi introitati dall’Usl è stato pari a 4.173.066 euro, mentre per il 2024 il valore stimato è di circa 4.480.000 euro, in attesa di un dato definitivo a chiusura contabile dell’esercizio 2024, che verrà deliberato entro il 30 aprile 2025.» In replica ho sottolineato quanto la situazione sia problematica: «Una parte di pazienti fa ricorso all’intramoenia accorciando la propria attesa, a fronte però di spese ingenti. C’è chi se lo può permettere, chi no: purtroppo viviamo in una realtà in cui i cittadini, pur pagando le tasse, non possono contare sulla garanzia di una sanità pubblica rispondente alle proprie necessità. Mi stupiscono questi dati, perché spendiamo molti soldi per mandare i pazienti in strutture accreditate, poi incameriamo queste cifre: ci si potrebbe organizzare temporaneamente, chiedendo per esempio ai medici (tra i meno pagati d’Europa) delle prestazioni in plusorario, pagate con tariffe non inferiori a quelle della libera professione, senza far ricadere i costi sull’utenza. In ogni caso un maggiore azione informativa sul tema dell’intramoenia potrebbe essere utile per tutti, perché per i cittadini è veramente difficile capire il raddoppio dei costi per le stesse richieste di prestazioni.»

 

INTERROGAZIONE: Informazioni sui dati del 2024 relativi ai casi di suicidio e stato dell’arte del Progetto regionale per la prevenzione del suicidio

Siamo tornati su un tema che purtroppo è una spina nel fianco per questa regione, che continua ad avere un altissimo tasso di suicidi in rapporto ai suoi abitanti. Avevamo contezza dei dati del 2023 (22 di cui 18 residenti) e anche di parte del 2024, ma volevamo i dati completi. Abbiamo chiesto: quanti sono i casi di suicidio accertati in Valle d’Aosta nel corso del 2024 e quanti dal 1° gennaio 2025 alla data odierna, suddivisi per sesso e età, con indicazione dell’eventuale precedente presa in carico da parte dei servizi e della sua relativa durata; nel corso del 2024 quante volte si è riunito il Tavolo interistituzionale previsto dalla citata delibera, e quali azioni del Progetto regionale per la prevenzione del suicidio sono state effettuate, con un riferimento particolare al progetto di protezione dei ponti del territorio; se tali azioni sono state confermate o implementate per l’anno 2025; a quanto ammontano gli stanziamenti previsti per il 2025 per i progetti di prevenzione al suicidio. L’Assessore Marzi ha risposto che nel ’24 i casi sono stati 20 (17 maschi, 3 femmine, tutti -tranne uno – residenti in Vda): 6 di età > 65 anni, 4 età compresa tra 50 e 65 anni, 2 tra 40 e 50, 4 tra 30 e 40, 4 < di 30 anni. Dati estremamente preoccupanti, che sgomentano… Nel 2025, da gennaio al 12 febbraio i casi di suicidio sono stati 3, 2 femmine e 1 maschio (1 > 65 anni, 1 tra i 50 e i 65 anni, 1 < di 30 anni). L’Assessore ha poi ricordato le azioni già messe in campo (Progetto regionale per la prevenzione del suicidio); da febbraio si effettua un monitoraggio potenziato con contatti telefonici quotidiani per coloro che sono presi in carico dalla psichiatria. Si sta organizzando l’apertura di un nuovo ambulatorio. Per quanto riguarda il Tavolo interistituzionale, si è riunito solo una volta, ma sono stati organizzati dei sottogruppi che si confrontano spesso. Le azioni, così come gli stanziamenti (100 mila euro annui) sono confermati. Pe quanto riguarda gli interventi sui ponti ha risposto l’Assessore Sapinet. Ha parlato in particolare degli interventi sul ponte di Introd, assicurando che nel primo assestamento di bilancio saranno previsti fondi per un intervento significativo e complesso sul ponte di Introd, ma che già nell’immediato si cercherà di posizionare delle reti. Interventi sono previsti anche ad Avise e Châtillon. Certo, si tratta di azioni che non bastano a evitare i suicidi, ma sono sicuramente un deterrente. Abbiamo chiesto di accelerare e, qualora gli stanziamenti fossero insufficienti, di implementarli. Così anche per le attività informative e di supporto alle famiglie.

 

INTERPELLANZA: Avvio delle procedure per il rinnovo degli organi di Cva Spa

I prossimi mesi saranno molto importanti per le scelte di politica energetica della Regione. Da una parte, appena emanato il Decreto legislativo con la Norma di attuazione dello Statuto sulle concessioni idroelettriche, si dovrà discutere e approvare la legge regionale sulla disciplina delle procedure di assegnazione; dall’altra c’è da affrontare il problema della governance di Cva il cui Consiglio di amministrazione è in scadenza.

L’attuale Cda di Cva è stato nominato il 29 giugno 2022, quando l’Assemblea dei soci di CVA S.p.A., cioè FINAOSTA Spa, ha nominato il Consiglio di Amministrazione della società per il triennio 2022-2024 (prof. Marco Cantamessa Presidente, dottor Giuseppe Argirò Amministratore delegato, Marzia Grand Blanc, Fabio Marra e Valeria Casali componenti del CdA). Sono stati tre anni importanti per Cva, che hanno visto anche cambiamenti notevoli su cui occorre fare una valutazione politica. Il rinnovo dei vertici Cva non rappresenta una questione tecnica, un adempimento puramente formale; richiede valutazioni politiche di carattere strategico e richiede scelte sulla governance della società. A nostro avviso il Consiglio di amministrazione che ha gestito CVA Spa negli ultimi tre anni ha compiuto scelte discutibili, sia perché si è sottratto all’azione di controllo e di indirizzo di Regione e di Finaosta, sia perché ha approvato, senza una interlocuzione con Regione e Finaosta stesse, il Piano strategico 2023-2027 che mira a spostare il baricentro della società fuori dalla Valle d’Aosta, in contrasto con le finalità che hanno indotto la Regione ad istituire nel 2000 la Compagnia Valdostana delle Acque Spa, a totale controllo regionale tramite Finaosta. L’operato e la strategia di Cva nel triennio va valutata alla luce della prossima emanazione del Decreto legislativo sulle “Norme di attuazione dello statuto speciale” che comporterà delicate scelte in merito al ruolo di CVA Spa. CVA Spa, con l’attuale configurazione e attraverso il Piano strategico approvato nel 2023, sta procedendo in una direzione che non le permetterebbe di utilizzare l’opportunità della riassegnazione delle concessioni di cui all’art 3, lettera d) della futura Norma di attuazione dello Statuto.  L’attività prevalente di Cva infatti tende a prescindere dalle esigenze energetiche del territorio regionale, quindi Cva non potrà mai avere le carte in regola per ottenere la riassegnazione diretta delle concessioni senza gara. E’ indispensabile e urgente affrontare il tema del ruolo che deve avere Cva e che, a nostro avviso, non è quello che è stato portato avanti in questi ultimi tre anni. Inoltre c’è il problema della governance, del modello organizzativo dei vertici della società. Nel passato, con il passaggio dall’Amministratore unico al Consiglio di amministrazione, si è proceduto a nomine, oltre che di tecnici, di soggetti espressione delle forze politiche di maggioranza. Riteniamo inoltre che si debbano evitare assetti che consentano operazioni di lottizzazione politica. Abbiamo quindi chiesto se è in corso una riflessione sulla modifica della modalità di governance di CVA; se sono state avviate le procedure per il rinnovo degli organi di CVA spa e quando si effettueranno le nuove nomine; in che modo si intende operare affinché tali nuove nomine avvengano a seguito di un iter che preveda una maggiore pubblicizzazione della procedura pubblica di candidatura. Il Presidente Testolin ha detto che non c’è al momento la necessità di cambiare la governance: Finaosta ha iniziato le procedure per il bando per le nuove candidature. Le nomine avverranno entro i primi sei mesi dell’anno. Sulla maggiore pubblicizzazione ha risposto che si applicano le procedure di legge e sono sufficienti. In replica ho ribadito l’assurdità dei 5 membri che hanno lo scopo di rappresentare forze politiche e la critica all’operato del Cda. Il Presidente nulla ha detto rispetto ai rilievi sul ruolo di Cva, anche in rapporto alla Norma di attuazione. Ho evidenziato la gravità del silenzio, perché si tratta di un tema cruciale per l’intera comunità valdostana.

 

INTERPELLANZA: Mantenimento della richiesta della seconda canna del tunnel del Monte Bianco alla luce della posizione del Governo francese

Lo scorso 19 febbraio sono stati finalmente illustrati i risultati degli studi di ARPA e dell’Università della VdA sulle ricadute ambientali e socio economiche delle chiusure del tunnel del Monte Bianco nel 2023 e 2024, annunciati fin dall’autunno del 2023 dal Presidente della Regione, in risposta ad una interrogazione di PCP dI ottobre 2023. A novembre avevamo chiesto le tempistiche di consegna e il Presidente ci aveva detto per quanto riguardava ARPA che entro la fine del 2023 sarebbe arrivato il primo rapporto; entro il primo semestre del 2024 lo studio socioeconomico dell’università. A maggio 2024, non avendo ricevuto nulla, avevamo presentato una terza interrogazione e il Presidente ci aveva risposto: “L’intenzione è di trasmettere contestualmente al Consiglio i due documenti e ci premuriamo di farlo nel tempo più breve possibile“. Ma il concetto di breve in questo caso è estremamente soggettivo… Infatti gli studi sono arrivati il 5 febbraio scorso. I documenti sono 4: un rapporto Arpa relativo al 2023, due monitoraggi Arpa sul 2024, precedenti però alla chiusura di settembre/dicembre ’25, lo Studio dell’Università sulle ricadute socio economiche sulla Valle d’Aosta per il periodo 2 settembre 2024 – 15 dicembre 2024. Non vi è lo studio dell’UniVda relativo al periodo di chiusura del 2023, più volte annunciato dal Presidente. Abbiamo esaminato la documentazione e ci ha piuttosto stupiti il comunicato stampa della Giunta del 19 febbraio, che non ha riportato in modo esaustivo gli esiti degli studi. Appare infatti dagli che le chiusure del TMB hanno avuto un effetto positivo sulla qualità dell’aria e che le ricadute negative stimate dal punto di vista economico sono limitate, e questo non viene messo in luce. L’interpellanza ha affrontato poi una seconda questione, e cioè le reazioni francesi rispetto alla richiesta di raddoppio del tunnel, che cozza con la ferma opposizione della comunità della Valle dell’Arve e del Governo francese: la dichiarazione del Ministro dei trasporti francese, Tabarot, la presa di posizione dei consigli comunali di Chamonix e Passy che all’unanimità hanno chiesto al Governo di escludere definitivamente il raddoppio e di potenziare il trasporto ferroviario come alternativa sostenibile al traffico su gomma. Le mozioni dei due consigli comunali sottolineano che il raddoppio non è una opzione accettabile per le sue conseguenze ambientali, sanitarie, sociali ed economiche. E’ poi partita una petizione dell’Association pour le respect du site du Mont Blanc che in pochissimi giorni ha raccolto migliaia di firme. Prese di posizione del tutto in linea con la politica dell’Unione europea che non va certo nella direzione di intensificare il traffico pesante su strada attraverso le Alpi, ma punta principalmente sulle trasversali ferroviarie. Ora, sappiamo che l’argomento principale che viene ora utilizzato per sostenere il raddoppio è quello della necessità di maggiore sicurezza: ma la prima e più efficace misura di sicurezza è il contenimento del traffico, in particolare quello pesante, così come più volte riaffermato dal nostro Consiglio regionale, con varie risoluzioni e mozioni nel corso del tempo, a partire dal 1999, che avevano stabilito un limite dei passaggi dei TIR a 400.000 all’anno (ora superiamo di gran lunga i 600.000). Questa opzione non è affatto un’utopia, come dimostrano le scelte operate dalla Svizzera che da tempo ha deciso di rallentare il traffico di transito. Ho chiesto il motivo per cui, in ben tre occasioni, il Presidente della Regione abbia annunciato l’elaborazione e la consegna di uno studio sulle ricadute socio-economico-culturali relativo alla chiusura del tunnel nell’autunno 2023, mai trasmesso al Consiglio; come mai il comunicato stampa del 19 febbraio scorso non ha riportato in modo trasparente ed esaustivo le conclusioni degli studi effettuati; se, alla luce della posizione contraria al raddoppio del TMB espressa dal Governo francese attraverso il Ministro dei Trasporti Philippe Tabarot e della evidente opposizione dei comuni di Chamonix e Passy si intende mantenere la richiesta della seconda canna o trarne le opportune logiche conseguenze. Testolin non ha risposto alla prima domanda. Il comunicato per lui era completo. Sulla scelta del raddoppio del tunnel ha ribadito la posizione favorevole e l’importanza del confronto con la Francia, per cui si punterà sulla sicurezza e sulle implicazioni ambientali, che gli stanno particolarmente a cuore…(sic!)

 

INTERPELLANZA: Percorribilità integrale della cinta muraria romana di Aosta

Il 2025 è sicuramente un anno di estremo rilievo per la città di Aosta. I 2050 anni che sono trascorsi dalla fondazione della città romana costituiscono una cifra impressionante, ed è senza dubbio notevole e rappresenta per tutti noi un grande valore e una grande ricchezza che, tra le città di origine romana, Aosta sia tra le poche a conservare in buono stato la maggior parte della sua cinta muraria, i resti di una poderosa cortina difensiva che si estendeva per due chilometri e mezzo. E’ bene celebrare i 2050 anni e farlo con un articolato programma di iniziative e interventi che si stanno organizzando. Lo scopo della interpellanza non riguardava però le celebrazioni, ma altri due aspetti: a) lo stato di manutenzione dei resti di Aosta Romana; b) la tutela e valorizzazione della cinta muraria con interventi normativi e strutturali. Per quanto riguarda il punto a) sullo stato di manutenzione avevamo alcune informazioni sugli interventi di manutenzione relativi alla cinta muraria: interventi in corso sull’Arco d’Augusto, sulle insulae rinvenute al giardino dei ragazzi di via Festaz e altri interventi importanti. Per quanto riguarda la tutela e la valorizzazione della cinta muraria invece non abbiamo sufficienti informazioni. Attualmente la cinta muraria in circa la metà della sua estensione non è adeguatamente visibile e non esiste né all’interno né all’esterno delle mura un percorso pedonale completamente praticabile per ammirarne la bellezza e le caratteristiche. Ci sono varie parti che non sono visibili, oppure in alcuni tratti collocate all’interno di giardini e aree private. La fruizione delle Mura romane è da troppo tempo un tema trascurato. I Documenti di economia e finanza regionale per il 2023-2025 e per il 2024-2026 avevano previsto una legge regionale per una riqualificazione dei resti anche “in termini strutturali”, ma poi tale indirizzo è stato abbandonato nel Defr 2025-2027. Il 2025 non può limitarsi alle celebrazioni ma è opportuno che rappresenti un anno di svolta nelle scelte politiche di tutela e valorizzazione di Aosta romana e in particolare della sua cinta muraria. Ho chiesto se il programma di interventi già in corso a proposito delle mura romane di Aosta prevede il restauro dell’intera cinta muraria; se si prevede anche la realizzazione, all’interno e/o all’esterno, di un itinerario pedonale che permetta di percorrerla integralmente e di renderla pienamente visibile e accessibile; quali sono le norme attuali per la tutela e la valorizzazione della cinta muraria di Aosta; che cosa si intende fare per perseguire, anche attraverso una implementazione della normativa, con un programma pluridecennale, l’obiettivo di una accessibilità e percorribilità integrale della cinta muraria romana di Aosta. L’Assessore ha elencato i vari eventi e interventi previsti per il compleanno di Aosta, ma in sostanza non ha dato risposte confortanti. Sono sì previsti dei singoli e limitati interventi su alcuni tratti della cinta, ma non c’è un progetto organico spalmato su più anni. Non si sta pensando ad un percorso pedonale completo e non c’è una normativa ad hoc (ha detto che la norma di riferimento è il codice dei beni culturali…!) Deludente.

 

INTERPELLANZA: Formazione per gestori di attività agrituristica

Lunedì 24 febbraio scorso ha avuto finalmente inizio il corso di formazione per gestori di attività agrituristica, organizzato attraverso i finanziamenti del CSR 2023/2027; non veniva riattivato dal 2021. L’Assessorato dell’Agricoltura e Risorse naturali ha giustamente sottolineato l’importanza di tale corso che offre “la possibilità agli agricoltori di formarsi adeguatamente all’esercizio di un’attività agrituristica con l’obiettivo di ampliare la loro qualifica professionale. Grazie a questa formazione, le aziende del nostro territorio potranno programmare al meglio la loro attività e continuare a crescere e svilupparsi.” Il corso è destinato non solo ai titolari ma anche ai coadiuvanti di aziende agricole, prevede 168 ore di formazione, di cui 112 di lezioni teoriche in aula e 56 ore di laboratorio; il superamento dell’esame finale permetterà di acquisire la qualifica professionale di “gestore di attività agrituristica”. Per chiedere l’ammissione al corso è indispensabile il requisito della consistenza aziendale di 150 giornate lavorative annue, al momento della presentazione della domanda. Questo requisito risulta penalizzante per gestori di piccole aziende agricole che non dispongono di una superficie così ampia, o che esercitano attività a livello stagionale, ma che sarebbero ugualmente interessati ad una formazione che potrebbe dar loro la preparazione necessaria per affrontare, in futuro, un ampliamento della loro attività. La formazione risulterebbe utile, tra l’altro, per promuovere il ricambio generazionale, anche in un’ottica di contrasto all’abbandono delle aree rurali marginali. Abbiamo esaminato la legge 96/2006 e le DGR n. 1263/2016 e n. 42/2025 che riguardano la tematica. Riteniamo importante ricordare che la legge 96 prevede che le giornate /ettaro richieste per avere le autorizzazioni possano essere ridefinite del 20% per le zone montane. La delibera 42 del 2025 reca la tabella con i minimi colturali richiesti per lo svolgimento dell’attività agrituristica che sono però alti per le piccole aziende che pure esistono nella nostra regione. Ma in ogni caso la legge non stabilisce dei limiti legati alle giornate per i corsi di formazione… Il calendario del corso prevede lezioni on line dal 24 febbraio al 3 aprile p.v., esclusivamente in orari mattutini o pomeridiani, cioè nei momenti in cui la maggioranza degli agricoltori è impegnata nelle proprie attività lavorative, che si intensificano in primavera. Sappiamo che in passato altri corsi di formazione abilitanti importanti, quali il SAB (Somministrazione Alimenti e Bevande), si sono tenuti in orari asincroni rispetto alle attività lavorative (es. dalle 17 alle 21) con lezioni in parte in presenza in parte on line, permettendo una più agevole partecipazione. Abbiamo chiesto: quante sono state le domande di ammissione al corso di formazione per gestori di attività agrituristica e quante sono state accolte; a quali tipologie di aziende sono riconducibili le richieste ricevute e quelle ammesse al corso; se è stata prevista una registrazione delle lezioni già organizzate, a cui gli iscritti possano accedere qualora impossibilitati a seguirle negli orari indicati; se si intende rivalutare in futuro il requisito delle giornate lavorative, al fine di favorire anche le piccole aziende con superfici inferiori a 150 giornate e alle aziende agricole a carattere prettamente stagionale. L’Assessore ha risposto che sono pervenute 28 domande e ne sono state ammesse 26, una più del limite previsto (25). Le lezioni saranno registrate e messe a disposizione sul sito dell’Assessorato e costituiranno la parte teorica anche per un futuro corso, quindi le persone interessate dovranno solo partecipare ai laboratori: questa è una buona notizia. Sul limite delle 150 giornate non c’è stata apertura ma insisteremo, almeno per chiedere che i gestori che non raggiungono tale requisito possano comunque fare i corsi, nella futura prospettiva di ampliare la propria azienda e per acquisire competenze che potrebbero essere spese successivamente.

 

INTERPELLANZA: Piena fruibilità della parte nuova della struttura per anziani “Maison Regina” di Gaby. (RINVIATA)