In apertura della seduta il Presidente Bertin ha informato che sono pervenute due richieste di sottoporre a referendum confermativo la legge elettorale regionale per l’elezione del Consiglio Valle, approvata dall’Assemblea il 27 febbraio scorso. La prima è stata presentata il 30 maggio dai Consiglieri dei gruppi Lega VdA e Misto, mentre la seconda, corredata da 2.273 firme è stata depositata dal CRE, comitato per la riforma elettorale. Ho sottolineato come «per la prima volta, si svolgerà un referendum confermativo su una legge regionale. Proprio perché si tratta di un evento inedito, sarà fondamentale gestirlo nel migliore dei modi. Abbiamo sostenuto attivamente la raccolta delle firme, poiché la legge approvata è ben diversa da quella promessa all’inizio della Legislatura: si tratta infatti di un ritocco minimale, che non affronta i veri nodi da risolvere, ovvero la governabilità e la rappresentanza di genere. Una normativa, dunque, negativa. Ad oggi la legge regionale non può essere promulgata e non può produrre effetti fino all’esito del referendum. Il decreto di indizione delle elezioni regionali, atteso per fine luglio, si baserà quindi sulla normativa attualmente in vigore, il che comporta che le elezioni regionali previste per fine settembre si svolgeranno con la preferenza unica. Il periodo utile per lo svolgimento del referendum va da metà agosto a metà ottobre: la scelta della data rappresenta un atto politico che deve essere orientato a favorire la più ampia partecipazione possibile. Per questo auspichiamo che il voto si tenga in occasione dell’election day a settembre, garantendo così una maggiore affluenza e una riduzione dei costi. Votare ad agosto, cosa mai accaduta nel nostro Paese, rappresenterebbe una forzatura e una negazione del diritto a una partecipazione consapevole e diffusa.»
Come è noto, il giorno successivo a questa discussione, gli uffici hanno comunicato che le firme depositate dal CRE erano sette in meno di quelle necessarie e che nel complesso oltre 150 firme erano state annullate, perché il Consigliere Distort della Lega non aveva preventivamente comunicato per iscritto alla Presidenza del Consiglio la disponibilità ad essere certificatore (no comment!!!). Il referendum si farà comunque perché è stato richiesto anche da 7 consiglieri (un quinto dei consiglieri eletti). Il 5 giugno il Presidente della Regione ha indetto il referendum per il 10 agosto, una scelta assolutamente scorretta che abbiamo contestato: in Italia dal 1946 ad oggi non c’è mai stata una consultazione elettorale ad agosto, mai; e nemmeno a luglio. Si tratta di una forzatura antidemocratica che impedisce una partecipazione ampia al voto e che conferma l’atteggiamento di grande arroganza di questo Presidente e di questa maggioranza che hanno in spregio gli strumenti della partecipazione popolare previsti dalla normativa,
In questo Consiglio erano in discussione due disegni di legge: il primo (dl 185) in materia di urbanistica e pianificazione territoriale, e il secondo (dl 186) su disposizioni per il riuso di edifici esistenti finalizzato all’alloggio del personale di imprese alberghiere, commerciali o esercenti attività di somministrazione di alimenti e bevande attive sul territorio regionale, nonché di altre attività strettamente correlate al settore turistico.
Riporto il mio intervento sul Dl 185 «Questo è uno dei temi più incisivi della pianificazione regionale. Sono state introdotte modifiche tecniche su cui abbiamo avuto modo di ascoltare portatori di interesse come Celva, ordini professionali e associazioni, che hanno avanzato osservazioni e richieste, in alcuni casi recepite. Alcuni aspetti sono condivisibili, altri destano perplessità, come gli indici di edificabilità, riguardo ai quali non sono chiare le possibili conseguenze, o le nuove regole sulle serre. Il disegno di legge modifica anche le norme per le aree a rischio idrogeologico, ma ci mancano elementi per una valutazione compiuta. Riguardo al recepimento della normativa nazionale, per noi vi sono alcuni elementi che possono essere ritenuti interessanti, ma nel complesso la “Salva Casa” rappresenta uno strumento per sanare pesanti abusi edilizi, commessi a danno dell’ambiente e del territorio; la legge riduce gli standard abitativi e allunga i tempi per le demolizioni, e questo è negativo. Pur apprezzando alcuni “paletti” posti a livello regionale, che per alcune situazioni mettono un freno all’eccessiva liberalizzazione del testo nazionale, riteniamo inopportuna l’unione in un unico testo della revisione della legge 11/1998 e delle modifiche della “Salva Casa”: quest’ultima andava discussa in modo separato e più approfondito, nell’ambito della revisione della l.r. 24/2009. Per questi motivi, esprimeremo un voto di astensione.»
Riguardo al Dl 186 ho evidenziato: «Le intenzioni espresse nella relazione, su un primo tentativo di contrasto allo spopolamento rappresentato da questo disegno di legge, appaiono ottimistiche, dal momento che questo intervento legislativo si limiterà alla realizzazione di stanze e piccoli alloggiamenti all’interno di strutture alberghiere dismesse, che è cosa ben diversa dalla realizzazione di veri e propri alloggi per lavoratori e nuclei familiari. La norma prova a dare soluzioni concrete alle criticità rappresentate da Adava, ma non bisogna dare false speranze e conviene essere realistici. Inoltre, il problema dell’abitazione in Valle interessa tante altre categorie di lavoratori, altrettanto indispensabili per la nostra economia, e non solo, ma che non sono state considerate. Pensiamo ai lavoratori del settore sanitario e agricolo che fanno fatica a trovare alloggi a prezzi equi. Sarebbe poi anche stata opportuna una riflessione più ampia sul riuso di edifici diversi da quelli alberghieri, pensando a quelli collocati nei centri storici in particolare dei comuni delle medie vallate interessate in maniera significativa dallo spopolamento che, comunque, non si combatte pensando alla realizzazione di stanze per i lavoratori. Il riuso degli edifici individuati potrà essere realmente classificabile come una questione di interesse pubblico? Anche su questo senso permangono forti dubbi.»
Per quanto riguarda l’attività ispettiva figuravano all’ordine del giorno 14 iniziative di cui ero firmataria o cofirmataria, 1 question time, 3 interrogazioni, 6 interpellanze, 4 mozioni.
- Mozione: iniziative per sollecitare l’approvazione da parte del Governo centrale del decreto legislativo in materia di concessioni di derivazioni d’acqua

- Mozione: impegno a illustrare in Commissione alcuni articoli di modifica della legge regionale n. 22/2010 sul collocamento a riposo e il trattenimento in servizio dei dipendenti del comparto unico;

- Question time sul rinnovo dei vertici della CVA

- Interrogazione: iter parallelo per la modifica del disciplinare e il rilascio dell’autorizzazione unica dell’impianto idroelettrico di Cortlys

- Interrogazione: procedure per la sostituzione dei medici di medicina generale nel distretto n. 1

- Interrogazione: campionato di trial Piemonte e Valle d’Aosta a Cogne

- Interpellanza: valutazioni sul Piano industriale 2025-2029 di Cva

- Interpellanza introduzione del divieto del glifosato nei terreni coltivati

- Interpellanza prosecuzione della sperimentazione della tecnologia denominata “memoria dell’acqua”

- Interpellanza utilizzo di autobus elettrici per il trasporto pubblico nelle valli Vény e Ferret

Mozione: iniziative per sollecitare l’approvazione da parte del Governo centrale del decreto legislativo in materia di concessioni di derivazioni d’acqua
Respinta con 31 voti di astensione (UV, FP-PD, PlA, SA, Lega VdA, RV, FI) e 3 a favore (PCP, GM) la mozione con cui chiedevamo al Consiglio di esprimere preoccupazione per la mancata calendarizzazione e approvazione da parte del Governo nazionale del decreto legislativo sulla norma di attuazione dello Statuto speciale in materia di concessioni di derivazione d’acqua e invitava il Presidente della Regione e i Parlamentari della Valle d’Aosta ad attivarsi con la Presidente del Consiglio dei Ministri per la sua approvazione. «La titolarità delle acque pubbliche e la disciplina del loro utilizzo con leggi regionali sono temi fondanti della nostra Autonomia – ho sottolineato -. Ciononostante il tema è stato trascurato dalle formazioni politiche per decenni diventando urgente solo oggi, in vista della scadenza delle concessioni. L’iter per la realizzazione della norma di attuazione è iniziato nel 2019 e a gennaio 2025 il Consiglio regionale ha espresso parere favorevole all’unanimità sullo schema di decreto legislativo che, nonostante l’urgenza, non è ancora stato approvato dal Governo centrale..» «Il fatto che la norma di attuazione non sia ancora stata approvata, non preclude l’operatività dei nostri uffici che stanno lavorando sul testo che sarà presentato in Consiglio – ha detto il Presidente della Regione -. L’Amministrazione si è già attivata con gli uffici della Presidenza del Consiglio dei Ministri che hanno evidenziato la necessità di dirimere alcune procedure di tipo burocratico prima di poter procedere all’iscrizione dell’atto all’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri. Ci siamo quindi attivati con il Ministero per gli affari regionali, indicatoci come il referente su questo genere di attività, al fine di avere un riscontro in merito e riteniamo che nel breve sarà possibile interloquire con il Ministro Calderoli.»Ho replicato che la massiccia astensione su questa iniziativa è incomprensibile visto che lo schema di decreto è stato votato all’unanimità dal Consiglio e considerato che siamo in grave ritardo. A poco serve sventolare la bandiera autonomista quando poi non ci si impegna fino in fondo per battaglie fondamentali come questa
Mozione: impegno a illustrare in Commissione alcuni articoli di modifica della legge regionale n. 22/2010 sul collocamento a riposo e il trattenimento in servizio dei dipendenti del comparto unico;
La mozione voleva sollecitare il Governo a illustrare in Commissione consiliare i tre articoli di modifica della legge regionale n. 22/2010 sul collocamento a riposo e al trattenimento in servizio oltre i limiti di età, con particolare riferimento ai pareri richiesti, le conseguenze e la portata concreta della loro approvazione. La mozione è stata respinta con 18 voti di astensione (UV, FP-PD, PlA, SA) e 16 a favore (PCP, Lega VdA, RV, FI, GM). La Capogruppo ha ricordato che «gli emendamenti, presentati nell’imminenza dell’approvazione della legge, non hanno potuto essere approfonditi né dalla Commissione, né dai Consiglieri che sono stati portati a conoscenza di un parere dell’Inps solo dopo l’approvazione degli emendamenti in Aula. Il documento, per altro, esplicita che queste modifiche di legge hanno un carattere giuslavoristico e non sono di competenze di quell’Istituto. I Consiglieri devono avere informazioni precise su una questione così delicata.»Il Presidente della Regione ha annunciato il voto di astensione, «che va in linea con tutte le richieste di audizioni nelle Commissioni: riteniamo che queste siano sovrane nelle loro decisioni e nella calendarizzazione dei loro lavori.»
Question time sul rinnovo dei vertici della CVA
Per il rinnovo dei vertici CVA sono state presentate numerose domande. Dagli organi di informazione risulta che l’elenco dei nominativi pervenuti a Finaosta è stato trasmesso ai 19 Consiglieri di maggioranza e che il 26 maggio si è svolta una riunione politica, presumibilmente per esaminare le candidature. Ho chiesto: sulla base di quale norma o criterio l’Amministrazione regionale ha ritenuto di inviare questo elenco ai Consiglieri di maggioranza, escludendo da qualsiasi interlocuzione quelli dell’opposizione? Il Presidente della Regione ha risposto che gli uffici stanno esaminando le candidature e solo al termine di queste verifiche il Governo, al quale è demandato l’onere di nomina, individuerà i candidati e assumerà le determinazioni conseguenti “come di consueto a valle di un confronto di maggioranza. A tal fine si è dunque condiviso un elenco dei nominativi dei candidati con i membri di maggioranza“. Ha aggiunto che “è quasi sorprendente come, sebbene ormai a fine Legislatura, non si abbia ancora metabolizzato la differenza tra appartenere alla maggioranza o all’opposizione.” Ho definito la risposta non accettabile. Anche se eletto da una maggioranza, il Presidente rappresenta tutti ed è suo compito interloquire con le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, a maggior ragione in questo caso in cui si tratta di procedere alle nomine di vertici di una Società su cui c’è pure un approfondimento in corso. È inutile nascondersi che sull’operato del CdA e anche sul Collegio sindacale, negli ultimi tre anni, sono state espresse delle perplessità, quando non delle esplicite critiche: sarebbe quindi opportuno, se si intende acquisire un parere sulle nomine, che si senta tutto il Consiglio. Ovviamente poi la Giunta designa chi vuole.
Interrogazione: iter parallelo per la modifica del disciplinare e il rilascio dell’autorizzazione unica dell’impianto idroelettrico di Cortlys
Un mese fa circa avevamo portato all’attenzione del consiglio l’ennesima puntata della lunga e tormentata vicenda della ipotesi di realizzazione dell’impianto idroelettrico di Cortlys. Ci ha lasciati perplessi la risposta dell’Assessore, in particolare laddove ci aveva detto che la richiesta di modifica dei termini per la presentazione dell’autorizzazione unica, abbondantemente scaduti rispetto a quanto indicato nel disciplinare del settembre 2021, avrebbe fatto il suo iter in buona sostanza parallelamente all’autorizzazione unica stessa. Ho chiesto quali sono le motivazioni tecniche e giuridiche che sottendono al metodo scelto dell’iter parallelo del procedimento di modifica del disciplinare – per quanto riguarda i termini per la presentazione dell’istanza di autorizzazione unica – e il procedimento di autorizzazione unica stesso; se questa stessa metodologia sia già stata adottata specificatamente in relazione a richieste di modifica della proroga dei termini contestualmente all’esame di istanze di autorizzazione unica, e in quanti casi. Seguendo il buon senso e la logica la modifica dei termini nel disciplinare dovrebbe precedere l’autorizzazione unica, e solo dopo aver ottenuto tale modifica si potrebbe avanzare una nuova richiesta di autorizzazione. L’Assessore ha dato delle spiegazioni che francamente mi hanno lasciato perplessa. In pratica ha detto che la scelta di procedere in parallelo è frutto di una valutazione degli uffici, perché avrebbe poco senso concedere i termini per la proroga per un progetto di cui non si è certi della reale possibilità, e allora meglio fare tutto insieme…! Qualsiasi cittadino che deve fare richiesta alla PA per un mutuo, per l’iscrizione ad un concorso, per un bando di qualsiasi natura, se lo fa dopo la scadenza si attacca al tram e suona in curva! Qui non solo è possibile richiedere la proroga dei termini, e va beh, ma poi si permette anche di chiedere l’autorizzazione unica prima ancora che tale proroga sia concessa! Alla seconda domanda ha risposto che in tante occasioni si sono modificati i disciplinari di concessione, ma mai per proroga dei termini. Ho replicato che allora Cortlys è davvero un unicum, un’anomalia, per cui si continua a fare proroghe e modifiche dal 2009 ad oggi per permettere di perseguire un obiettivo anche dopo che è trascorso metà del tempo di durata della concessione, anche dopo la dimostrazione plastica che i cambiamenti climatici in atto e le conseguenze che ne derivano a livello anche di dissesti idrogeologici, impongono una riflessione più che mai approfondita e improntata alla cautela e alla tutela di un ambiente che sarebbe irrimediabilmente compromesso dalla realizzazione di quella centralina. Che si effettui un sopralluogo a Cortlys per capire bene la situazione e per rendersi conto della negatività del progetto in quel luogo.
Interrogazione: procedure per la sostituzione dei medici di medicina generale nel distretto n. 1
Sono tornata sulla questione dell’ambulatorio a libero accesso di via Guido Rey istituito a seguito dell’assenza di alcuni MMG, perché ho letto sui giornali che i circa 600 assistiti ancora privi di MMG avranno ora a disposizione solo un giorno settimanale, invece di due, per recarsi dai sostituti come era successo nel mese di aprile. Ma soprattutto perché questa scelta non è in linea con la risposta che l’Assessore mi aveva dato in aula mercoledì 16 aprile, e cioè che “in caso di prolungamento della carenza, l’azienda USL assicura che il servizio dell’ambulatorio d’accesso diretto sarà opportunamente prorogato.” Quell'”opportunamente” tutto faceva presagire, tranne che un dimezzamento dei tempi di apertura dell’ambulatorio. Secondo l’Asl la decisione “è stata presa per garantire un uso più efficiente delle risorse, mantenendo comunque l’accesso alle cure a chi ne ha necessità“, ma in buona sostanza non c’è sufficiente personale e quindi si taglia…Sulla sostituzione dei MMG e sulla loro presa di servizio Marzi aveva detto che secondo l’Aslle procedure potevano concludersi nel mese di aprile, ma non è stato così. Si sono concluse solo dopo, per 5 nuovi medici di medicina generale, e adesso si è ancora in attesa che entrino in servizio, cosa che succederà nei prossimi mesi. L’Assessore ha informato che sono ancora privi di MMG 448 utenti del distretto n. 1 (un mese fa erano oltre 600, quindi qualcuno ha scelto un medico nei territori limitrofi)
Interrogazione: campionato di trial Piemonte e Valle d’Aosta a Cogne.
Abbiamo appreso dai giornali la notizia di due gare di Trial valide per il campionato interregionale Piemonte e Valle d’Aosta, organizzate dal Moto Club Valdigne a Cogne, in una zona che sta a poca distanza da due importanti aree protette, il Parco del Gran Paradiso e quello del Mont Avic, che ospitano zone SIC e ZSC. Ci siamo stupiti perché la scelta del luogo è poco felice, visto e considerato che si tratta di territori tradizionalmente meta di turisti che cercano soprattutto il contatto con la natura e apprezzano la tranquillità e la distanza dal frastuono. Ho poi letto la nota pacata del delegato regionale della Federmotociclismo con alcune precisazioni, in particolare riguardo alle emissioni acustiche e ambientali, nell’ottica di costruire un dialogo con chi la pensa diversamente. Ho chiesto:
1) qual è il/i soggetto/i che ha/nno autorizzato queste gare;
2) se esiste una fascia di rispetto intorno ai parchi, che salvaguardi ulteriormente la fauna protetta;
3) qual è il target turistico a cui si rivolge tale iniziativa, in una località considerata luogo di tranquillità e di grande valore naturalistico come Cogne. L’Assessore ha risposto che sono stati acquisiti tutti i nulla osta e le autorizzazioni necessarie da parte del comune di Cogne, come già anticipato sui giornali dalla federazione. Ha aggiunto che le emissioni acustiche e di sostanze inquinanti sono minime e non incidono così negativamente. Non esiste una fascia di rispetto intorno ai parchi, a tutela della fauna protetta, anche perché sarebbe complicato gestirla. Alla terza domanda, relativa al target di turisti a cui è stata indirizzata questa manifestazione, ha risposto ricalcando in parte quanto affermato dagli organizzatori, e cioè che in un periodo di bassa stagione un evento simile è di aiuto all’economia del territorio. Ho replicato che prendevo atto delle autorizzazioni concesse, ma che sarebbe auspicabile si prendesse almeno in considerazione una fascia di rispetto, perché il rumore è certamente percepito a centinaia di metri di distanza e non credo sia del tutto ininfluente per la fauna presente. Può darsi di sì, che ci sia un buon ritorno economico, ma può anche darsi che di fronte alla prospettiva di due giorni di moto su strade poderali e sentieri, vari turisti scelgano di evitare di recarsi in zona. In ogni caso credo che ci sia anche una questione di opportunità, e fare gare di trial a due passi dai due Parchi citati, zone di protezione della fauna e della flora che ospitano un turismo di certo non legato all’ambiente dei motori, sia una scelta discutibile, secondo me appunto inopportuna, e da rivedere.
Interpellanza: valutazioni sul Piano industriale 2025-2029 di Cva
L’interpellanza aveva per tema la pianificazione strategica di Cva che, come noto, è una società di proprietà pubblica e che dovrebbe perseguire finalità di interesse pubblico sotto il controllo della proprietà, cioè di Regione e Finaosta. Negli ultimi tre anni c’è stato un grande attivismo da parte Cva nella pianificazione strategica. Ora la società ha deciso di procedere alla comunicazione pubblica del Piano industriale 2025-2029; la Società ha proceduto quindi ad una revisione e ad un aggiornamento del Piano strategico 2023-2027, ma su questo nessuna informazione preventiva è arrivata al Consiglio regionale ed alla Commissione competente, che pure si sta occupando dell’assetto e delle scelte di Cva Spa. E’ opportuno ricordare che in merito al Piano strategico 2023-2027 il Consiglio regionale aveva approvato all’unanimità, in data 11 ottobre 2023, oggetto 2803/XVI, una mozione che esprimeva preoccupazioni sulle scelte di tale Piano e impegnava il Presidente della competente Commissione consiliare a programmare e condurre i necessari approfondimenti. Tali approfondimenti sono stati avviati, ma mai conclusi, in IV commissione, per evidente inerzia e scarso impegno e ora ci si trova di fronte ad un nuovo Piano che pare confermare ed aggravare quello precedente. Volevamo capire se su questo nuovo Piano c’è stata una interlocuzione di Cva con la Regione e in particolare con la Giunta e anche conoscere le valutazioni sui contenuti e gli indirizzo del Piano. Ho chiesto: in che data il Piano Cva 25-29 è stato illustrato alla Giunta regionale; quali sono i contenuti essenziali e caratterizzanti di tale Piano; quali sono le valutazioni e gli intendimenti della Giunta regionale rispetto al nuovo Piano industriale di Cva Spa. La risposta di Testolin è stata telegrafica. Il nuovo Piano non è stato illustrato alla Giunta né doveva esserlo; i contenuti sono rinvenibili per i consiglieri in forma riassunta sul sito della società (rilevo che sono una quarantina di slides in gran parte poco comprensibili…); la Regione non fa valutazioni di merito, anche se ha comunque una interlocuzione con CVA. Ho preso atto che c’è stato un peggioramento della situazione. Nel breve periodo in cui sono stata al Governo, in una riunione del febbraio 2021 i vertici Cva erano venuti in Giunta per una breve e sommaria illustrazione del Piano 2021-2025. Breve e sommaria ma almeno un momento di comunicazione, ancorché frettoloso c’era stato. Non so che cosa è successo successivamente con il Piano 2023-2027, ma per il Piano 2025-2029 non c’è stato neanche quel minimo di comunicazione. E questo è grave se consideriamo che nel frattempo molti dubbi si sono diffusi nella società valdostana in merito ad una strategia che tende a spostare fuori Valle la maggior parte della potenza installata. E’ un dubbio che l’ex Presidente di Finaosta aveva espresso già all’evento sul valore condiviso, organizzato da CVA a Gressan il 29 giugno del 2023 e che si è rafforzato tanto da portare il Consiglio regionale a chiedere una serie di dati a Cva e ad avviare un riflessione sul suo operato.
Interpellanza introduzione del divieto del glifosato nei terreni coltivati
Abbiamo appreso nelle settimane scorse, grazie ad alcune segnalazioni di privati cittadini e dal comunicato emesso dalle Associazioni ambientaliste operanti in Valle, che in varie zone del territorio regionale e in particolare nei comuni della Plaine sotto i filari di vite e alcuni frutteti l’erba risulta gialla, secca, quasi bruciata, una caratteristica che è propria dei terreni trattati con diserbanti chimici. Riteniamo necessario verificare se questo possa essere da ricondurre all’uso del glifosato, fra gli erbicidi più pericolosi. L’Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro di Lyon lo ha inserito nella categoria 2A, “probabilmente cancerogeno per gli esseri umani”; secondo studi più recenti è ritenuto potenzialmente responsabile di danneggiamenti al sistema nervoso e correlato a malattie neurologiche come il morbo di Parkinson, con rischi più elevati per le lavoratrici e i lavoratori agricoli. La questione della pericolosità è considerata in modo diverso dai vari Stati. La Francia, ad esempio, si è prefissa di ridurne l’uso per eliminarlo completamente nel giro di pochi anni; l’Olanda ne ha vietato la vendita ai privati per uso casalingo. Più in generale l’UE, dopo aver stabilito il limite temporale per l’utilizzo del glifosato al 15 dicembre 2022, ha poi prorogato la scadenza di un anno, 15 dicembre 2023. In seguito il rinnovo è stato proposto per altri 10 anni, fino al 15 dicembre 2033 (regolamento UE 2023/2660), revocando tuttavia l’autorizzazione alla vendita di vari prodotti a base di glifosato, molti dei quali non possono più essere usati a partire dal 15 marzo di quest’anno. Segno evidente che c’è attenzione da parte delle autorità sugli effetti di questo erbicida. Il Consiglio regionale si era occupato della questione nel 2019 con una mozione presentata dalla consigliera Pulz che conteneva un impegno stringente, poi emendato, e l’impegno al Governo era diventato quello di “costituire un tavolo di lavoro interassessorile al fine di predisporre, entro tre mesi, una relazione che indichi le alternative da utilizzare rispetto all’uso dei diserbanti contenenti il principio attivo del glifosato al fine di diffondere una nuova filosofia di tutela dell’ambiente e della salute (…). La Valle d’Aosta è stata la prima regione italiana ad essere OGM-Free con la legge 2/2015, che ha vietato l’impiego di organismi geneticamente modificati sul territorio regionale. Una scelta importante e qualificante che potrebbe essere imitata e portare ad una decisione simile anche per il glifosato. Ho quindi chiesto:
–quali azioni sono state messe in campo nella nostra regione, anche a seguito della citata mozione del 2019, rispetto all’uso dei diserbanti chimici ed in particolare del glifosato;
–se e quali controlli – e con che modalità e frequenza – vengono generalmente effettuati da parte delle autorità regionali competenti per verificare l’effettivo utilizzo di sostanze pericolose quali il glifosato nei terreni coltivati;
–se sono stati effettuati recentemente dei controlli nella Plaine di Aosta circa l’utilizzo di diserbanti quali il glifosato;
–se si intende avviare una riflessione per valutare il divieto del glifosato su tutto il territorio regionale, con lo scopo di diventare una regione Glifosato-Free, con l’obiettivo di promuovere un’agricoltura più rispettosa della salute e dell’ambiente.
L’Assessore ha risposto che il tavolo a cui aveva partecipato anche il Celva aveva redatto un protocollo per invitare i comuni a stabilire delle linee guida. (Sappiamo che pochi comuni l’hanno adottato). La Regione fa una azione informativa per sostenere azioni per valorizzare agricoltura biologica. In generale i controlli sono a campione. A nostro avviso non va bene: non possono essere sporadici e dilatati nel tempo. Devono essere puntuali e vanno programmati. Nello specifico, sull’erba ingiallita delle scorse settimane, non ha dato una risposta precisa. Riguardo alla disponibilità ad avviare una riflessione sul divieto regionale al glifosato ha sostanzialmente chiuso dicendo che ad oggi non c’è una conclamata dichiarazione di pericolosità e che comunque è una questione che riguarda decisioni europee e nazionali. Ho replicato che la Valle potrebbe essere un esempio virtuoso e fare da apripista… La nostra agricoltura di nicchia e di qualità meriterebbe un input in questo senso che costituirebbe un valore aggiunto anche dal punto di vista della commercializzazione dei prodotti, visto e considerato che c’è una attenzione crescente alla naturalità degli stessi.
Interpellanza prosecuzione della sperimentazione della tecnologia denominata “memoria dell’acqua”
Nel 2022, la Regione ha stanziato circa 2.700 euro per una sperimentazione in campo agricolo utilizzando una modalità basata sulla memoria dell’acqua che è stata poi ampiamente promossa sul territorio regionale. Lo scopo era certamente apprezzabile (diminuire i prodotti chimici nelle coltivazioni), tuttavia credo che non si sia prestata la dovuta attenzione alla proposta. È emerso infatti che l’utilizzo di questa tecnica rientra nella sfera delle pseudoscienze ed è stato aspramente criticato dal mondo scientifico, poiché in contraddizione con i principi fondamentali di chimica e fisica e non supportata da esperimenti validi e ripetibili. Si sono dichiarati scettici e perplessi anche alcuni ricercatori che aderiscono al progetto Agrihealth, di cui è capofila l’Institut Agricole, la cui attività di ricerca agraria è notevole e molto apprezzata da esperti di grande levatura. Ho chiesto di sapere su quali basi si è scelto di finanziare la sperimentazione di questa tecnologia palesemente pseudoscientifica; se la Regione sarà coinvolta in ulteriori sperimentazioni a livello nazionale; se si intende proseguire con la sperimentazione e per quali ragioni; se non si ritenga opportuno, per il futuro, affidarsi al parere di esperti in materia, che si rifanno a consolidate acquisizioni scientifiche, prima di finanziare sperimentazioni di dubbia scientificità. L’Assessore Carrel ha detto che al momento del suo insediamento la sperimentazione era già in corso da oltre un anno e tutti i relativi atti erano già stati adottati. “La scelta di procedere nell’aprile 2022 con l’affido della sperimentazione è stata effettuata dal Coordinatore del Dipartimento agricoltura dopo la visione di un servizio trasmesso nel 2021 dal Tgr Leonardo dal titolo. L’acqua e le sue memorie”; dopo aver consultato una serie di documenti prodotti dal ricercatore indipendente Luciano Gastaldi; dopo averlo contattato direttamente per un confronto. Alcuni mesi fa il Dipartimento agricoltura è stato contattato informalmente dai ricercatori del Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici dell’Inail, che da diverso tempo hanno avviato una sperimentazione in collaborazione con il Crea e con il dottor Luciano Gastaldi sulla tecnologia Smt. La proposta di un accordo di collaborazione non onerosa non è stata presa in considerazione, in quanto non pervenuta direttamente e ufficialmente all’Assessorato. Non abbiamo in corso forme di collaborazione e, alla luce delle odierne evidenze scientifiche, non è al momento intenzione dell’Assessorato essere coinvolti in altre forme di sperimentazione che riguardino questa tecnologia.” Ho valutato positivamente la risposta, soddisfatta che «non sono previste altre sperimentazioni. Divulgare questa pratica è un errore anche perché si corre il rischio che la gente riponga fiducia in una tecnica non sostenuta da evidenze scientifiche. La politica ha il dovere di dare degli indirizzi e di fare attività di vigilanza. Mi preoccupa però un po’ che in tutto questo tempo non ci sia stata una attenzione maggiore nei confronti della tematica e che si sia dato credito a teorie prive di fondamento, già smentite dalla comunità scientifica fin dal 2021. È molto importante per la qualità della nostra agricoltura affidarsi per il futuro a degli esperti di comprovata “fede” scientifica.»
Interpellanza utilizzo di autobus elettrici per il trasporto pubblico nelle valli Vény e Ferret
L’elettrificazione dell’intero sistema del trasporto pubblico, quindi sia su ferrovia sia su gomma, è un passo urgente e fondamentale per ridurre le emissioni inquinanti e per realizzare il percorso verso una Valle d’Aosta fossil fuel free, come deliberato all’unanimità nel dicembre 2018. Questo percorso tuttavia non viene perseguito con la sufficiente determinazione. E’ emblematica una vicenda recente: come riportato anche da “la Stampa” del 1° maggio 2025, la società Arriva che svolge il servizio estivo di trasporto pubblico nelle valli Vény e Ferret per il Comune di Courmayeur si è dotata di sei autobus elettrici ma al momento non si sa se potranno essere utilizzati nei prossimi mesi perché c’è da risolvere il problema della ricarica delle batterie. Ci sono infatti problemi per avere adeguate forniture di energia alla rimessa in cui stazionano gli autobus ed inoltre, secondo quanto dichiarato dal sindaco di Courmayeur al Consiglio comunale e riportato da La Stampa, c’è una grave carenza nel sistema di trasporto e distribuzione dell’elettricità che serve la zona di Courmayeur. La Deval, società del gruppo Cva spa di proprietà della Regione, secondo il sindaco, ha comunicato di non poter fornire l’energia necessaria perché la potenza che arriva a Courmayeur è già assorbita al 95% dalle normali attività. Affermazione sorprendente perché nel Piano Strategico di CVA 2021-2025, esattamente a pag 35, era previsto esplicitamente il potenziamento delle infrastrutture di distribuzione nel comprensorio di Pré-Saint-Didier- Entrèves, ma evidentemente non è stato fatto quanto necessario. Per questo ho chiesto di conoscere a) per quale motivo la rete di distribuzione dell’energia elettrica nel comprensorio Pré-StDidier – Entrèves non sia stata adeguatamente potenziata, come previsto dal Piano strategico Cva 2021-2025; b) che cosa si intende fare affinché a Courmayeur dalla prossima stagione estiva si possano utilizzare gli autobus elettrici per il servizio di trasporto pubblico nelle valli Vény e Ferret. L’Assessore ha risposto che quanto riportato non corrisponde al vero: Arriva al momento non ha acquistato 6 autobus elettrici, Deval non ha ricevuto richieste di fornitura elettrica allo scopo, altrimenti si sarebbe attivata, considerato che sono stati fatti alcuni interventi di potenziamento e altri sono previsti per il 2026. Mi ha detto di fare un passaggio con il sindaco per avere maggiori delucidazioni. Ho replicato che mi fa specie l’assenza di reazioni del comune di Courmayeur all’articolo de La Stampa. Sul sito del comune c’è la registrazione della seduta ed è stato detto esattamente questo. Verificheremo, ma forse non dobbiamo farlo solo noi. Al di là di questo, c’è un problema generale di inadeguatezza della rete di distribuzione dell’elettricità che fa a pugni con l’obiettivo della transizione energetica regionale e dell’abbandono del fossile. C’è una crescente domanda di energia elettrica da parte del territorio; Cva e Deval sono in grado fornirla adeguatamente? Si sono fatti i conti con la domanda di elettricità aggiuntiva che deriverà dalla elettrificazione della ferrovia? Il tema è collegato alla scelta di Cva di buttarsi sul mercato nazionale, di cercare profitti trascurando le cose da fare per la transizione energetica in Valle d’Aosta. Cva e le società come Deval che fanno parte del gruppo Cva hanno abbandonato quella che era la mission per cui era nata la “Compagnia Valdostana delle acque” per andare in altre direzioni che non rispondono prioritariamente alle esigenze della comunità valdostana. C’è una responsabilità della politica valdostana che non ha voluto e non ha saputo indirizzare l’azione di Cva e della Deval e di tutte le società del gruppo per fare innanzitutto quello che è utile per il nostro territorio.
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