All’ordine del giorno del secondo Consiglio di giugno era iscritto un disegno di legge di modifica alla disciplina dell’organizzazione dei servizi al lavoro e del sistema della formazione professionale, che abbiamo votato. In particolare, la modifica riguarda l’articolo 14 della legge regionale n. 11/2024 (progetti di utilità pubblica) per favorire l’inserimento lavorativo di persone in grave rischio di esclusione sociale e professionale, prevedendone l’utilizzo temporaneo e straordinario in progetti promossi dagli enti locali e dalle loro forme associative per la realizzazione di opere e servizi di pubblica utilità.

Il Consiglio ha approvato il Piano di tutela delle acque della Valle d’Aosta al 2030 (Pta 2030). Il testo ha ottenuto 19 voti a favore (UV, FP-PD, PlA, SA) e 15 astensioni (Lega VdA, RV, FI, PCP, GM). Contestualmente, l’Assemblea ha approvato all’unanimità un nostro ordine del giorno che impegna l’Assessore al territorio e ambiente a promuovere una rapida attivazione della Cabina di regia prevista dall’articolo 43 del Pta 2030 con la partecipazione dei differenti portatori di interesse, nonché a prevedere il coinvolgimento degli stessi negli altri tavoli o organismi esistenti o in via di definizione che si occupano di governance e monitoraggio delle acque. Nel mio intervento ho affermato di essere «convinta della necessità e dell’urgenza del nuovo Pta, visto che il precedente è scaduto da quasi 10 anni: non approvarlo in questa Legislatura sarebbe stato un vero échec. La risorsa acqua nel tempo ha cambiato fisionomia anche in Valle d’Aosta e con essa gli obiettivi di gestione integrata. PCP ha a cuore questa tematica: grazie anche a contributi tecnici esterni, abbiamo presentato osservazioni su aspetti applicativi, come le regole di co-uso, la misurazione del deflusso ecologico, i prelievi compatibili dal punto di vista ambientale. Le concessioni sono trentennali: se per applicare le nuove regole bisogna attendere la loro scadenza – come è previsto, ad esclusione delle grosse derivazioni – questo Piano rischia di non essere attuabile. È vero poi che c’è stato un ampio coinvolgimento di soggetti, ma le richieste orientate più alla tutela che allo sfruttamento della risorsa non sono state accolte. Non è sorprendente, perché la necessità di coniugare tutela ed economia vede spesso la seconda prevalere sulla prima. Condividiamo le finalità generali e parte degli obiettivi, ma resta l’incognita dell’attuazione: spesso elaboriamo ottimi documenti strategici, che poi non sono correttamente attuati. Gli obiettivi vengono posticipati o scompaiono, come nel Piano Rifiuti. Auspichiamo che nella Cabina di regia, e non solo, siedano stabilmente anche le associazioni ambientaliste, come richiesto con uno specifico ordine del giorno.»

E’ stata invece bocciata la nostra proposta di legge sul riconoscimento, valorizzazione e sostegno ai caregiver familiari. Nella relazione avevamo messo in evidenza alcuni dati importanti: tra il 2014 e il 2025 la Valle d’Aosta ha perso circa 5.500 residenti (passando da 128.200 a 122.700) e le proiezioni demografiche fornite dall’Istat ci dicono che al 2040 si prospetta un ulteriore calo di circa 4.800 persone. A questo si deve aggiungere uno squilibrio tra nuove e vecchie generazioni, dovuto alla combinazione dell’aumento della longevità e di una fecondità costantemente bassa. Secondo elaborazioni su dati Istat, la quota di popolazione con 65 anni e oltre passerà dal 25,79% nel 2025 al 34,13% nel 2040, con una crescita costante (28,36% nel 2030 e 31% nel 2035). Tra il 2023 e il 2040, il numero di over 65 passerà da 30.725 a 39.705 persone (+29,23%), mentre la popolazione residente complessiva diminuirà del 5,53%. Riguardo ai caregiver – ossia persone che, in modo non professionale, assistono un familiare non autosufficiente – i dati fanno emergere che nel 2017, solo 3 caregiver avevano richiesto un sostegno finanziario; il numero è cresciuto progressivamente fino a raggiungere 60 nel 2023 e 71 nel 2024. La spesa totale è passata da valori minimi nel 2017 a 872mila 939 euro nel 2024 ed erogata tramite fondi statali destinati a caregiver familiari di soggetti con disabilità gravissime e a interventi assistenziali per disabilità gravi e gravissime.La trasformazione demografica della regione, segnata da un progressivo invecchiamento della popolazione, richiede quindi un rafforzamento delle politiche per la non autosufficienza, con particolare attenzione anche ai caregiver. La proposta di legge aveva l’obiettivo di riconoscere e valorizzare il ruolo centrale dei caregiver familiari, sottolineandone il valore sociale ed economico, integrandoli nella rete dei servizi socio-sanitari e garantendo loro uno status specifico con diritti propri. Per questo la pl prevedeva risorse, percorsi formativi, supporto psicologico, agevolazioni lavorative e riconoscimenti formativi per i caregiver. Abbiamo anche depositato in aula tre emendamenti, frutto del confronto in Commissione con alcune associazioni, per riconoscere la figura dei giovani, garantire pari dignità ai genitori caregiver e introdurre una clausola valutativa per monitorare l’attuazione della legge. Non si è ancora riusciti ad addivenire a una legge nazionale organica che valorizzi adeguatamente il caregiver, mentre già nel 2002 la Lombardia e nel 2014 l’Emilia-Romagna hanno approvato delle leggi specifiche e il Lazio ha adottato varie delibere in materia. La nostra proposta di legge introduceva una serie di principi fondamentali, una base da cui partire perché la situazione in Valle d’Aosta è più preoccupante che in altre regioni. La bocciatura è una occasione persa, perché la revisione della legge quadro regionale sulla disabilità è ancora in alto mare e non si arriverà a nulla in questa legislatura.

All’ordine del giorno figuravano anche alcune proposte di adeguamento tecnico del Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio regionale, approvate all’unanimità.

Per questa seduta il nostro gruppo ha proposto 22 iniziative: 1 question time, 9 interrogazioni, 9 interpellanze, 3 mozioni, in parte rinviate dai consigli precedenti. Qui di seguito il resoconto delle iniziative da me proposte o di cui sono stata comunque firmataria. Per mancanza di tempo anche questa volta tutte le interpellanze e una mozione sono state rinviate

La mozione, presentata a firma mia, di Sammaritani e di Marquis oltre un mese e mezzo fa, aveva lo scopo di arrivare ad un approfondimento in Commissione riguardo alla tematica referendaria ed elettorale, prima della emanazione dei Decreti di indizione del referendum confermativo della legge elettorale e delle regionali di fine settembre. La mozione per logica avrebbe dovuto essere discussa prima ma la maggioranza si è opposta ad una inversione dell’ordine del giorno che era più che giustificata. Nel frattempo, il Presidente della Regione, senza ascoltare previamente le valutazioni della competente Commissione consiliare, ha già emanato il Decreto per fissare, in modo secondo noi inaccettabile, la data del referendum confermativo. Le considerazioni che oggi possiamo fare sono due. Riguardo alla data prevista per il referendum confermativo la scelta della settimana di Ferragosto è a nostro avviso sbagliata, sia perché si penalizza la partecipazione degli elettori, che mai nella storia repubblicana sono stati chiamati alle urne in piena estate, sia perché in tal modo si moltiplicano i costi di organizzazione della consultazione elettorale. Fissando il referendum confermativo contemporaneamente all’election day non ci sarebbero stati costi aggiuntivi a quelli già previsti per elezioni regionali e comunali, così invece i costi sono ben più elevati e si potrebbero evitare. Il motivo della scelta della settimana di ferragosto deriva dalla volontà della maggioranza regionale di utilizzare il risultato del referendum confermativo, qualora favorevole alla legge, per modificare le regole della consultazione elettorale per il Consiglio regionale mentre il procedimento è in corso, dopo che il Decreto del Presidente già ne aveva definito i contorni sulla base della legge esistente. L’intenzione del Presidente, evidentemente, è di fare ad agosto un nuovo Decreto che modificherà quello che sarà prossimamente emanato. Solo che questo non si può fare. Non si possono modificare le regole del gioco dopo che la partita è iniziata. Dopo che l’arbitro ha fischiato. Questa realtà logica e giuridica è stata affermata da due costituzionalisti, docenti rispettivamente dell’Università di Firenze, Giovanni Tarli Barbieri, e di Bologna, Andrea Morrone, che abbiamo ospitato ad Aosta in un incontro pubblico. Sulla Stampa di sabato scorso, 14 giugno, ho letto che i pareri pervenuti da Firenze e Bologna sono condivisi anche da Torino perché il costituzionalista, Giovanni Boggero, ha affermato: “dopo il referendum non ci sono i tempi per revocare il decreto di indizione delle elezioni e adottarne un altro entro i medesimi termini, cioè entro 60 giorni dalla data del voto”.  Un Decreto sul procedimento elettorale ad agosto è illegittimo, è il parere di tutti i costituzionalisti interpellati. E di fronte a queste voci autorevoli il Presidente che parere ha in mano? Nessuno, ce lo ha detto: non ha il parere scritto di nessun costituzionalista, anzi a tutt’oggi, a frittata fatta, neppure un parere scritto da un ufficio regionale competente. Un po’ di ragionevolezza non guasterebbe, anche perché non dimentichiamo che tutto questo pasticcio istituzionale deriva da una precisa responsabilità politica. Dal fatto che si è voluto portare in approvazione una legge statutaria fuori dal tempo massimo previsto dalla normativa. Non sono stati in grado di fare nei tempi la legge di riforma, hanno voluto forzare la mano ignorando anche i rilievi puntuali della segreteria del Consiglio regionale, che è stata chiarissima al proposito, e questo è il risultato. E’ una brutta situazione che determina incertezza ed obbliga a ricorsi e controversie giuridiche. Con la prepotenza e l’uso delle leve del potere possono segnare qualche goal, ma la partita di fronte alla popolazione valdostana l’hanno già persa. E l’hanno fatta perdere a tutto il Consiglio regionale e a tutta la politica. C’è stato un fallimento e allora è partita l’affannosa ricerca di ritocchi per salvarsi la faccia, però anche questi ritocchi sono stati fatti fuori tempo massimo… Al primo fallimento ne va aggiunto un altro, quello di non essere in grado di rispettare le tempistiche di legge… Il secondo punto affrontato dalla mozione riguarda il Decreto di convocazione dei comizi elettorali. La legislatura, ai sensi della legge 3/1993, finisce il 20 settembre 2025, a 5 anni di distanza dalle elezioni del 20 settembre 2020, il Decreto del Presidente deve essere pubblicato almeno sessanta giorni prima della data prevista per le elezioni, quindi fine luglio, ma …. c’è un grande ma perché la legge 3/1993, all’art 7 comma 4, prevede anche che per quanto riguarda le Liste che devono raccogliere le sottoscrizioni:
“4: La firma degli elettori deve avvenire nei tre mesi precedenti la scadenza naturale del Consiglio su appositi moduli contenenti il contrassegno di lista stampato e l’indicazione del nome, cognome, data e luogo di nascita dei candidati, nonché del nome, cognome, luogo e data di nascita e Comune di iscrizione elettorale dei sottoscrittori, e deve essere autenticata da uno dei soggetti di cui all’articolo 6, comma 5.”
Che cosa significa questo? significa che il Decreto di convocazione dei comizi elettorali deve essere fatto almeno tre (e non due) mesi prima della data delle elezioni per dare modo a chi deve raccogliere le firme di conoscere la data delle elezioni, scriverla nelle accettazioni di candidatura e negli appositi moduli che l’Ufficio elettorale dovrebbe mettere a disposizione. Questo significa che entro il 20 giugno il Decreto dev’essere pubblicato e l’ufficio elettorale deve fornire gli appositi moduli per la raccolta firme. Moduli per le accettazioni di candidatura e moduli per la raccolta firme. Ed infatti se noi andiamo a vedere i precedenti Decreti di indizione dei comizi elettorali possiamo constatare che, salvo nel 2020, quando tutto è stato modificato per il Covid e le firme richieste drasticamente ridotte, si è sempre fatto ben prima dei sessanta giorni. Nel 1998 (Presidente Dino Vierin) tre mesi prima; nel 2003 (Presidente Louvin) 4 mesi prima; nel 2008 (presidente Caveri) 4 mesi prima; nel 2013 (presidente Rollandin) 4 mesi prima. Questo per quanto riguarda la tempistica del Decreto; per quanto riguarda invece il contenuto, è evidente che tale Decreto oltre che fissare la data delle elezioni definisce anche le operazioni di voto e scrutinio ed infatti tutti i Decreti citati fanno riferimento alla Legge 3/1993 e in particolare agli art. 4, 27, 36 e 40. Compreso un articolo che fa esplicito riferimento alla preferenza. E’ ovvio che anche quest’anno tutti quegli articoli devono essere richiamati nel Decreto. Non è quindi vero quanto il Presidente ha scritto al Cre, e cioè che il Decreto si deve limitare a definire la data delle elezioni, il Decreto deve individuare la data delle elezioni e, insieme, il procedimento elettorale. Abbiamo presentato un emendamento all’ultima parte delle premesse e alla parte deliberativa della Mozione (considerato che quella richiesta era stata superata dai fatti) e all’impegno:
SOTTOLINEATA inoltre la necessità per tutti i partiti e movimenti non attualmente rappresentati in Consiglio regionale e che intendono presentarsi alle prossime elezioni di poter avviare la raccolta delle firme necessarie, avendo piena conoscenza della data delle elezioni e delle regole di svolgimento delle medesime, al fine di attuare il pieno rispetto dei principi costituzionali relativi al diritto all’elettorato sia attivo che passivo;

Il Consiglio regionale

IMPEGNA

il Presidente della Regione ad emanare il Decreto di convocazione dei comizi elettorali per il rinnovo del Consiglio regionale entro il 20 giugno 2025.

La mozione è stata respinta. A favore PCP, Lega e Forza Italia.

Il Consiglio ha respinto, con 19 voti di astensione (UV, FP-PD, PlA, SA) e 16 a favore (Lega VdA, RV, FI, PCP, GM), una nostra mozione riguardante la Compagnia Valdostana delle Acque. Il testo, emendato in Aula su proposta del gruppo Rassemblement Valdôtain, voleva impegnare il Presidente della quarta Commissione a convocare il Consiglio di amministrazione di Finaosta per un’analisi dei risultati economici finanziari del 2024 del gruppo Cva, da tenersi prima dell’approvazione del bilancio della Società. “Sulla vicenda Cva – ha commentato la Capogruppo di PCP – i gossip fanno notizia, ma la politica che ha a cuore il bene più prezioso della nostra regione, l’acqua, da tempo chiede di sapere cosa sta facendo Cva. Lo chiede a chi deve occuparsi e prendersi cura di Cva, evitando che vi siano derive sui compensi dei manager o scelte che non abbiano ricadute sul nostro territorio. Sono tante le iniziative che il nostro gruppo ha presentato in questi tre anni. La mozione cerca di spostare l’attenzione dalla superficie di alcuni eventi per cogliere invece la profondità. A breve con l’approvazione del bilancio 2024 saranno rinnovati il Consiglio di amministrazione e il Collegio sindacale di Cva. Per procedere alle nomine è indispensabile valutare i risultati dell’attività di esercizio del triennio 2022-2024. Le nomine sono di competenza di Finaosta su designazione della Giunta, ma il Consiglio deve avere contezza dell’andamento della più importante Società tra le nostre Partecipate. Riteniamo quindi indispensabile una informazione e una discussione in sede consiliare dei documenti contabili di Cva, data la loro valenza strategica. Sulle nomine abbiamo appreso che qualcuno ha i nomi dei candidati, mentre a noi è stato perentoriamente risposto che l’accesso non può essere assentito, attesa la pendenza dell’iter istruttorio. Ancora una volta rileviamo una disparità notevole di trattamento tra la maggioranza – che può avere dati – e l’opposizione – che non può nemmeno conoscere come stia andando l’iter. Ecco perché ritenevamo utile che fossero condivisi i curricula dei candidati al CdA in Commissione.» Io sono intervenuta sottolineando che “Il bilancio Cva è ormai definito e in itinere, ma è quanto mai utile parlare in Consiglio di Cva, della sua attività, dei suoi conti e del complesso rapporto fra Cva e la proprietà della società (cioè Regione, tramite Finaosta). Spesso si parla di Cva come se fosse una società privata, una realtà esterna alla Regione. Ed invece siamo noi Regione, siamo noi Consiglio regionale in rappresentanza dei valdostani i proprietari di Cva ed i responsabili del suo operato. Di una società che è stata costituita oltre 25 anni fa con precise finalità; 1) gestire le centrali idroelettriche Enel acquisite, cioè comprate, dalla Regione; 2) utilizzare al meglio l’energia prodotta da tali centrali per agevolare lo sviluppo economico regionale e assicurare una energia a costo contenuto agli abitanti della Regione; 3) favorire l’autonomia energetica e la transizione verso l’utilizzo di energia pulita e rinnovabile. Quando parliamo di “Bilancio” di Cva dovremmo valutare le cose anche sotto l’aspetto della “mission della società”. Valutare a che punto siamo, perché non si tratta solo di elencare numeri, ma anche e soprattutto di soffermarsi ed analizzare le politiche condotte. Sul piano dei numeri molto ci sarebbe da dire e discutere perché è vero che ci sono degli utili importanti, ma ci sono anche dei debiti importanti. Comunque al di là della contabilità c’è il problema che il Piano strategico di Cva, quello 2023-2027 ora aggiornato e prolungato al 2029, dal nostro punto di vista non è per molti versi condivisibile. E’ un Piano che sposta la quota più importante di potenza produttiva fuori dalla Valle d’Aosta, che ha portato all’acquisto di un centinaio di società fuori dalla Valle d’Aosta. Un piano che trascura la transizione energetica della nostra Regione, che dovrebbe avere la precedenza, e non aiuta la piena realizzazione della Strategia Fossil fuel free. Non è certo la prima volta che lo diciamo, anzi i nostri rilievi risalgono già al 2022. Non si può poi ignorare la questione delle concessioni idroelettriche in scadenza. Cva, Regione e Finaosta sono silenziosi in modo grave e preoccupante rispetto al tema delle concessioni. Il 2029 è molto vicino e tutto tace sul versante della Norma di attuazione che deve dare alla Regione la possibilità di legiferare in materia di concessioni idroelettriche. Quella competenza legislativa che già hanno le Regioni a Statuto ordinario e che noi Regione a statuto speciale non abbiamo e neppure ci adoperiamo adeguatamente per averla. Da quattro mesi la Norma, approvata all’unanimità dal Consiglio, è ferma sul tavolo della Presidente del Consiglio dei Ministri e la Valle d’Aosta non preme, non insiste, non chiede. Se questa legislatura si chiuderà senza il Decreto che approva la norma di attuazione sulle concessioni di derivazioni d’acqua, sarà un vero fallimento, con precise responsabilità. Sulle nuove nomine Cva, a cui si accenna nella mozione, non c’è stata nessuna trasparenza, le forze di minoranza sono state escluse da ogni informazione o interlocuzione. Vedremo a giorni quali saranno le innovazioni che proporrete, siamo piuttosto scettici ma vedremo.”

(questa interrogazione è stata discussa congiuntamente ad un’altra interrogazione e ad una interpellanza di altri gruppi)

Il Consigliere di RV,Restano, ha illustrato le iniziative, anche a nome dei Capigruppo di PCP e FI, che hanno preso spunto da una petizione firmata dagli insegnanti immatricolati ai percorsi abilitanti 30-36-60 crediti formativi universitari presso l’Università degli studi di Torino, con la quale si chiede l’intervento del Governo regionale per ottenere un appello tra il 27 e il 30 giugno prossimi per l’espletamento della prova finale.  I corsi abilitanti in svolgimento presso l’Università di Torino, attraverso il consorzio Cifis, coinvolgono un numero significativo di docenti precari valdostani attualmente inseriti nella seconda fascia delle Graduatorie regionali per le supplenze (Grs), in attesa dell’abilitazione necessaria per accedere alla prima fascia. Ora, il termine ultimo per il conseguimento dell’abilitazione, requisito indispensabile per l’inserimento in prima fascia ai fini dell’assegnazione degli incarichi per l’anno scolastico 2025-2026, è fissato in via inderogabile al 30 giugno 2025. Il mancato conseguimento dell’abilitazione entro tale scadenza impedirà loro di partecipare alla scelta degli incarichi per l’anno scolastico 2025-2026, nonostante la regolare frequenza dei corsi. Altre Università hanno previsto la possibilità di sostenere la prova finale entro il 30 giugno, consentendo così ai propri iscritti di completare il percorso in tempo utile per l’inserimento nelle graduatorie. Abbiamo chiesto se l’Assessore ritenga corretto e politicamente accettabile che i docenti vengano penalizzati rispetto a colleghi di altre regioni, per ragioni non imputabili alla loro volontà o impegno. Inoltre abbiamo chiesto di conoscere le iniziative che sono state o si intendono adottare per rispondere al loro appello. L’Assessore ha ribadito che la definizione dei concorsi per dirigenti scolastici e docenti, così come dei percorsi abilitanti, è competenza esclusiva dello Stato. La Regione Valle d’Aosta non ha alcun potere né sull’indizione né sull’organizzazione di questi percorsi. Di conseguenza l’avvio delle procedure concorsuali è stato posticipato. Ne consegue che solo dal prossimo anno scolastico potremo colmare i vuoti, dopo aver dovuto affrontare per mesi i problemi legati alle reggenze forzate e ai posti vacanti. Analoga è la situazione dei percorsi abilitanti per gli insegnanti: tempistiche, accessi e contenuti sono determinati a livello statale. Per lAssessore il problema è tutto nazionale, la Valle d’Aosta ha quindi svolto un ruolo di stimolo e tutela, in difesa del proprio sistema scolastico e dei lavoratori coinvolti, ha messo in campo anche misure per sostenere i docenti valdostani impegnati nei percorsi: la concessione di permessi retribuiti per motivi di studio, l’attivazione di borse di studio a copertura totale o parziale dei costi dei percorsi, l’accoglimento delle principali istanze sindacali, una collaborazione continua tra Assessorato, Sovrintendenza agli studi, Università della Valle d’Aosta, dirigenti scolastici e insegnanti. In replica abbiamo commentato: «In tutta questa attività profusa dall’Assessorato, ci sono due desaparecidos: i parlamentari valdostani. Ci aspettavamo che si facessero parte attiva a livello nazionale, sollecitati anche dall’Assessore, affinché la disparità evidenziata nella petizione non fosse perpetrata, perché entrare in prima fascia per i precari è vita.»

Alla luce delle recenti, e reiterate, proteste e segnalazioni circa la carenza di personale alla sede INPS di Aosta, ho chiesto

-se le interlocuzioni “pressoché settimanali” con il Ministero del Lavoro iniziate nel 2023 sono proseguite e con quali esiti;

-gli aggiornamenti circa la situazione presente e le prospettive future della sede regionale dell’INPS

Mi ero occupata della situazione delle sedi regionali INPS e INAIL già a fine 2023 con una specifica interrogazione che affrontava il tema del personale in forze presso gli uffici di Aosta e Verrès“. Già allora la situazione era complicata perché i sindacati da tempo lamentavano una preoccupante carenza di personale; a novembre 2023 c’era stato uno sciopero per chiedere un intervento in tempi «rapidissimi» attraverso «la mobilità e con un concorso su base regionale al fine di poter garantire la sopravvivenza della Sede e la sua efficienza», e come rappresentanti politici eravamo stati sollecitati a intervenire affinché «trovasse applicazione la specifica norma di attuazione dello Statuto Speciale. Il Presidente della Regione ci aveva detto di aver portato la tematica all’attenzione dei parlamentari valdostani e di aver interloquito con la Ministra del Lavoro Calderone, rappresentandole le pesanti criticità che interessavano la nostra regione e consegnandole “un dossier e una specifica scheda sul tema (…);”. Ci aveva poi informato che da allora erano stati intrattenuti costanti contatti, pressoché settimanali con Roma.

Ora la situazione appare ancora peggiorata. All’INPS i dipendenti attuali sono 44 a fronte dei 100 di dieci anni fa; sono previsti 20 pensionamenti nei prossimi anni. I concorsi banditi nel 2021 e 2023 non hanno avuto successo e il bando di mobilità per 7 unità di personale, annunciato a giugno 2024, non è mai stato pubblicato, ma nel frattempo il Decreto Legge 25/2025 ha impedito la pubblicazione di tale bando finché non verranno stabilizzati i lavoratori in comando presso l’Istituto. Il Presidente ha risposto che lo Stato ha i suoi problemi per i suoi organici soprattutto nelle sedi periferiche. La Regione ha seguito e segue il dossier e ha continuato a segnalare le criticità, invano. Alcune volte addirittura senza riscontri. Sembra che lo Stato si disinteressi. Ho replicato che senza l’arrivo di nuove risorse e con i futuri pensionamenti dei prossimi 3-4 anni vi è il rischio che la direzione regionale venga chiusa, con contestuale retrocessione della sede provinciale ad agenzia complessa ricadente su Torino, con tutte le conseguenze che si possono ben immaginare per gli utenti valdostani. Ho chiesto di sollecitare i parlamentari valdostani a farsi interpreti attivi di tutta la nostra preoccupazione in quanto valdostani che risulterebbero penalizzati dalla perdita di un ufficio così importante.

Sono tornata con questa interrogazione sul tema della Norma di attuazione per le concessioni di derivazione d’acqua e continuerò a farlo in tutti i Consigli perché la situazione è paradossale. Ho chiesto conto delle interlocuzioni tra la Regione e Roma per arrivare finalmente all’approvazione definitiva della Nda. Siamo ad un passo dal conseguire un importante risultato per la VdA , un risultato che valorizza la nostra Autonomia speciale.. Ma questo passo non viene fatto e si verifica una situazione molto grave e preoccupante. C’è una sorta di congiura del silenzio. La Giunta non agisce, i parlamentari valdostani non parlano, le forze politiche e i gruppi consiliari sono silenti. Il silenzio imbarazzato del centrodestra è comprensibile, anche se non giustificabile perché qui c’è una inerzia da parte della Presidente del Consiglio dei Ministri, che da quattro mesi tiene fermo un provvedimento licenziato sia dalla Commissione paritetica Stato-Regione, sia damparte del Consiglio regionale con voto unanime. Il silenzio dei cosiddetti “autonomisti” è scandaloso, rivelatore della vera natura dell’Union Valdotaine e formazioni politiche simili. Il silenzio del Pd sia a livello locale sia a livello nazionale è incredibile. Il Pd è sempre pronto, e anche giustamente, a criticare le scelte della Meloni, ma qui in presenza di una situazione in cui c’è una precisa responsabilità della Presidente del Consiglio tutti zitti. In Parlamento, i Deputati di Avs Bonelli e Fratoianni hanno assunto iniziative, e i parlamentari del Pd? Silenzio. E poi c’è un convitato di pietra, c’è il silenzio dei vertici di Cvacome se ci fosse indifferenza rispetto alla questione cruciale delle Concessioni in scadenza. In realtà non è indifferenza, ma ostilità alla Norma di attuazione, come è stata approvata dal Consiglio regionale. Cva guarda ai campi fotovoltaici in Sicilia ma delle centrali idroelettriche in Vda che cosa vuole fare? Che sarà di Cva se non avrà più le 33 concessioni idroelettriche in Valle d’Aosta? Testolin ha risposto dicendo che voleva rassicurarmi (sic!): “le interlocuzioni con Roma sono costanti e noi valdostani siamo assolutamente nei pensieri diurni e notturni del ministro Calderoli” (evidentemente pensa tanto e agisce poco perché sono 4 mesi che lo schema di Nda è tornato a Roma…). Ha poi aggiunto che i Ministeri devono ancora fare degli approfondimenti (???). A breve ci saranno risposte (aspetta e spera…). Ho replicato costernata, perché veramente non si capisce che approfondimenti si devono fare, visto che la Paritetica (STATO-REGIONE, quindi anche STATO) ha licenziato a settembre lo schemaNon è immaginabile che si arrivi alla fine di questa legislatura senza che sia stato approvato il Decreto con la Norma di attuazione dello Statuto che dà la possibilità alla Regione di legiferare in materia di concessioni di derivazione d’acqua. Sarebbe un fallimento clamoroso. Un altro!

Con l’interrogazione si voleva fare il punto sulla situazione locale delle CER. Ho quindi chiesto:

  1. quanti e quali Enti locali valdostani hanno finora presentato domanda per ottenere i contributi di cui alla citata legge regionale, al fine di effettuare studi di fattibilità per l’attivazione di CER;
  2. quali sono le ricadute delle recenti modifiche della normativa nazionale sulle CER pubbliche in Valle d’Aosta e se si rendono necessari adeguamenti della normativa regionale.

L’assessore ha risposto che attualmente NON CI SONO DOMANDE PRESENTATE, anche se sono in corso varie attivazioni di convenzioni fra enti locali, che stanno lavorando per dare vita a CER pubbliche, in varie parti del territorio regionale. Alla seconda domanda ha risposto che non ci sono ricadute significative sulla normativa regionale, si sta unificando lo spostamento delle date per la richiesta di risorse. Ci sarà maggiore flessibilità per la definizione dei progetti e le novità a livello nazionale saranno applicate anche ai progetti già presentati. In replica ho evidenziato ancora una volta il ritardo di Regione e Comuni nell’utilizzo delle potenzialità della normativa Cer. A livello di imprese e di privati qualcosa è stato fatto sia in termini di gruppi di autoconsumo, sia nella costituzione di Cer, varie Cer (6 0 7) già attivate, sia per alcuni impianti fotovoltaici già installati e funzionanti, finanziamenti GSE richiesti. Mentre ancora nulla di concreto sul versante della iniziativa pubblica, non siamo neppure (e neanche su tutto il territorio regionale) agli studi di Pre-fattibilità! Considerata la potenzialità notevole del fotovoltaico anche in Valle d’Aosta (come evidenziato non da noi ma dal PEAR) non è certo una situazione brillante. Il giudizio che diamo sulla gestione da parte della Regione dell’opportunità Cer non è positivo, i “non-dati” forniti son eloquenti. E’ vero che, rispetto alle previsioni ottimistiche, ci sono state difficoltà in tutta Italia, ma da noi, vista la scala ridotta e le possibilità di intervento della Regione, credo si potesse fare di più. Non ci sono state scelte adeguate ed i risultati non arrivano. Soprattutto due scelte sono state, a nostro avviso, sbagliate, e lo avevamo più volte detto:

-la scelta di attivare gli studi e di prefigurare Cer su scala comunale, pur sapendo la difficoltà da parte dei Comuni a gestire questa potenzialità. Noi avevamo proposto una scelta più incisiva: una Cer regionale multicabina, un investimento e una iniziativa forte della Regione che avrebbe permesso di ottenere risultati più significativi, ed invece si sono mandati avanti i Comuni che non hanno strumenti adeguati per gestire una realtà complessa come le Cer; i Comuni hanno dovuto arrangiarsi, fare delle convenzioni far di loro, senza una adeguata regia della Regione. E con mille difficoltà. L’altra scelta sbagliata è stata quella di non avvalersi della competenza tecnica e operativa di CVA, che avrebbe dovuto essere fortemente coinvolta con un obiettivo ambizioso (e non del tutto marginalmente, in modo limitato, come è avvenuto).Invece di lasciare che CVA impegnasse energie nella realizzazione di campi fotovoltaici in Sicilia, era meglio impegnarla ad utilizzare le coperture utili in VdA per produrre energia, ed accrescere l’autonomia energetica della Valle d’Aosta. Si sarebbe dovuto chiedere a Cva di attivare un ramo d’azienda apposta per realizzare per il progetto Cer-Vda , ed invece nulla. Verificheremo nei prossini mesi l’evoluzione della situazione, Verificheremo quale sarà il passaggio dagli studi di prefattibilità alla creazione delle Cer e alla installazione degli impianti. Al momento il quadro non è incoraggiante.