La vicenda Cva ha avuto un indubbio rilievo nel corso dell’ultima settimana ed è questione di grande rilevanza per tutta la comunità valdostana. Abbiamo infatti in Valle una ricchezza, una Società partecipata, interamente controllata dalla Regione che usa l’abbondanza delle acque valdostane per produrre energia idroelettrica. Attività utile e redditizia che produce notevoli introiti di cui beneficiano la Società, la Finaosta e la stessa Regione.
Esiste però un paradosso costituito dal fatto che gran parte dell’energia prodotta da Cva viene trasportata e venduta fuori Valle, mentre gli abitanti della Valle d’Aosta per oltre il 70% dei loro consumi energetici devono utilizzare combustibili fossili che arrivano da lontano (benzina, gasolio, metano, gpl ) e che producono considerevoli emissioni inquinanti.
Governanti avveduti dovrebbero porsi il problema dell’efficienza e della riconversione dei consumi energetici e di come ridurre le emissioni inquinanti. E, all’interno di tale contesto, individuare il ruolo strategico che può avere Cva. Ma questo non è successo in passato e non succede ora. La preoccupazione di una parte rilevante della politica valdostana è tutta concentrata su altri aspetti. In particolare due: il poter ricavare ingenti benefici finanziari per il Bilancio regionale e far crescere il fatturato di Cva acquisendo nuove aziende in Italia e all’Estero. Si tratta cioè di proseguire in modo ancor più aggressivo la politica già avviata da alcuni anni con l’acquisizione di vari campi eolici in Italia. Il sogno è una Cva forte sul mercato, una azienda in continua crescita, una Ferrari che pigia sull’acceleratore. Per raggiungere questi livelli può effettivamente essere utile entrare in Borsa e avere azionisti privati che abbiamo ben presente l’obiettivo delle crescita. Se invece si pensa ad una attività che guardi anzitutto ai benefici sociali che l’azienda può produrre la quotazione è nettamente controindicata. E così, con motivazioni diverse a seconda dei periodi, dal 2016 vanno avanti i tentativi di quotare in borsa la società. Un’operazione che ha incontrato uno stop temporaneo a fine 2018 e che negli ultimi mesi, all’interno della Commissione regionale speciale costituita per approfondire la tematica, ha visto aumentare gli interrogativi.
Interrogativi che hanno a che vedere con i cambiamenti climatici, la necessità di ridurre le emissioni inquinanti, il ruolo strategico di aziende che producono energia con fonti rinnovabili ed anche con una evoluzione significativa del quadro normativo. La Commissione speciale su Cva, che era stata concepita dalla nuova maggioranza regionale come modalità partecipata per arrivare rapidamente a confermare la scelta della quotazione in borsa, ha dovuto fare i conti con la complessità del tema e la profondità della evoluzione normativa in corso. Tanto che alla fine i Commissari di maggioranza non sono riusciti ad arrivare a una proposta conclusiva secca pro-quotazione ed i Commissari di minoranza hanno messo agevolmente in evidenza i limiti dei ragionamenti della maggioranza.
La partita sul ruolo da assegnare a CVA è ora del tutto aperta, un ruolo rilevante ce l’avrà la Commissione Paritetica che sta elaborando la Norma di Attuazione dello Statuto sull’idroelettrico, ce l’avranno le Commissioni consiliari che dovranno fare ulteriori approfondimenti e, in definitiva, ce l’avrà l’intera popolazione perchè basta un terzo dei consiglieri regionali per chiedere al Consiglio regionale l’effettuazione di un referendum consultivo in materia. Penso dunque che si arriverà al primo Referendum consultivo della Valle d’Aosta, perchè mi sembra difficile che ci possano essere diciotto consiglieri che dicano di no a tale richiesta.