Come avviene al comune di Aosta e in tutte le altre Regioni.

Se proviamo a tirare le somme di un “anno vissuto pericolosamente” dal Consiglio Regionale e dalla maggioranza Lavevaz, anche al di là dei giudizi politici e delle appartenenze, è veramente difficile non vedere due fatti incontrovertibili:

 1.  Il sistema proporzionale, invece di produrre sintesi più alte fra i singoli programmi presentati agli elettori, porta a rendere le cose da fare (i programmi) secondarie e ininfluenti. Non conta più la mediazione di governo, che si può legittimamente trovare, ma la gestione “giorno per giorno” con il solo scopo di mantenere il governo e una presunta stabilità. Si può fare o non fare o, addirittura, fare il contrario di ciò che si è convenuto. Non importa. Quello che conta, ad ogni costo, è rimanere al governo. Magari strumentalizzando una pandemia o un PNRR su cui non si è fatto niente di concreto.

2.  I gruppi, le formazioni e le proposte politiche con i quali si è eletti, dopo pochi mesi, non contano più e si trasformano in movimenti, gruppi o formazioni uninominali dove quello che conta è solo l’autoproduzione di partiti ad immagine e somiglianza dei consiglieri ad uso e consumo della propria personale esperienza politica. Il proporzionale aumenta la frammentazione senza vera rappresentanza: di fatto è una delega in bianco che l’elettore dà senza nessuna garanzia di come verrà usata. Ecco quindi scissioni, divisioni e unioni tra diversi, gruppi esclusi dal voto che rientrano dalla finestra e via dicendo. Uno scenario che si ripete all’infinito portando alcune persone a cambiare anche 7 volte la propria appartenenza politica. Sigh!

La questione non è semplicemente di cultura politica (e in Valle d’Aosta pochi possono vantare una coerenza) ma di sistema.

Il sistema elettorale deve dare rappresentanza, ma anche dare una forma comprensibile e seria al dibattito politico. Senza una coerenza tra il voto dato dagli elettori e l’esito concreto del governo della cosa pubblica, il fondamento della Democrazia stessa viene meno.
Il voto dell’elettore deve contare davvero, non quello dell’eletto che è, e rimane, un portavoce.
È quello che succede concretamente nei comuni, come Aosta, e nella maggior parte delle Regioni Italiane, dove l’elezione diretta dei Sindaci, dei Presidenti della Regione e delle loro maggioranze produce, prima di ogni altra cosa, il fatto che è il cittadino-elettore a decidere fra le diverse opzioni di governo ed è lui/lei, e non gli eletti, chiunque essi siano, l’arbitro/a definitivo che determina, per cinque anni, la dinamica politica.
Sbaglia chi interpreta questa riforma come una svolta “presidenzialista”. I poteri del Presidente della Regione non cambierebbero. Anzi ci sono molti elementi e strumenti che si possono introdurre per garantire ancora di più la funzione legislativa di controllo delle assemblee rappresentative.

Non c’è ragione alcuna per la quale, anche in Valle d’Aosta, non debba succedere… Anzi. Proprio l’Autonomia, e la responsabilità collettiva che ne deriva, dovrebbe suggerire a tutti che la politica si fonda sulla scelta degli elettori e a loro va riconsegnata.

In molti lo hanno compreso. Il nostro Consiglio regionale non ancora…
Tocca a noi, ora, spiegarglielo con parole semplici e azioni dirette.