La crisi che si è aperta in Regione nella primavera 2021, a quasi un anno di distanza non ha trovato soluzione.

È una crisi stupida che si poteva evitare con un po’ di BUON SENSO e di COERENZA.

Dopo le elezioni del settembre 2020 sulla base di un serrato e faticoso confronto sui contenuti era nata la maggioranza autonomisti-progressisti con un ben definito PROGRAMMA DI LEGISLATURA e la presidenza di Lavevaz. Si poteva effettivamente operare per 5 anni, in parallelo fra l’altro con la maggioranza autonomisti-progressisti al Comune di Aosta.

La crisi è nata dal fatto che all’interno dei gruppi autonomisti è stata condotta da alcuni consiglieri una sciocca e pervicace azione per sabotare l’accordo e impedire l’attuazione del programma. In questa azione di sabotaggio politico si sono distinti il capogruppo dell’UV ed il Presidente UV della IV Commissione, ma non sono stati gli unici. Già a Gennaio ’21 infatti il capogruppo UV tuonava che “il programma non è un tabù” seguito a ruota e con le stesse parole dall’Assessore regionale PD.
E così, fra l’ostilità di alcuni, l’appiattimento di altri, insieme alla marcata indecisione del Presidente Lavevaz, incapace di mettere in un angolo le spinte distruttive, è nata una crisi che si poteva facilmente evitare. Bastava accettare il confronto e la puntualizzazione programmatica che PCP aveva chiesto con un documento di proposta, definito dal Presidente del tutto accettabile. Si è pensato invece di risolvere il problema cercando di isolare le due consigliere regionali di PCP esigenti nel richiedere coerenza nell’applicazione del programma concordato. Ed è stato un patatrac che a distanza di un anno dalla apertura della crisi non si è ancora risolto.

Ora va di moda affermare che la soluzione sta nell’unire tutti gli autonomisti, da Lavevaz a Rollandin, ed isolare PCP e la sinistra, con cui “non si può governare“. Dovrebbero spiegare, gli autonomisti, le vere ragioni delle loro divisioni interne e del perché hanno deciso di farne pagare le conseguenze a tutta la Regione.