Le basi dell’Autonomia Speciale di cui gode la Regione Valle d’Aosta sono costituite da quattro passaggi storicamente rilevanti:
1) La promulgazione del Decreto Lg. n. 545/1945.
Finita la seconda guerra mondiale e sconfitto il fascismo, lo Stato italiano, anche per allentare le tensioni annessioniste a favore della Francia e rispondere alle pressioni internazionali, concede una prima, rilevante potestà ammnistrativa alla Valle d’Aosta. Viene abolita la Provincia di Aosta (e la Provincia di Torino si estende al Canavese) ed è istituita una circoscrizione amministrativa autonoma, i poteri prefettizi sono trasferiti in capo al Presidente della Regione, viene istituito il Consiglio della Valle, vi è un primo riconoscimento della lingua francese.
2) L’entrata in vigore, il 26 febbraio 1948, dello Statuto Speciale per la Valle d’Aosta (Legge Costituzionale).
L’ottimo lavoro dell’Assemblea Costituente che scrive ed approva la Costituzione della Repubblica Italiana, viene completato dalla promulgazione dei primi quattro Statuti di Autonomia speciale. Uno dei quali si occupa della Regione Valle d’Aosta, concedendole, tra l’altro, potestà legislativa e amministrativa su numerosi ed importanti settori, in via esclusiva con riferimento a ben 21 materie (fra le più importanti: l’urbanistica, il turismo, l’agricoltura, l’istruzione tecnico/ professionale) e in sede integrativa per 13 materie (fra le altre: industria e commercio, finanze regionale e comunali, credito locale). La nostra Regione ha inoltre competenza nelle materie conferite alle quindici Regioni a Statuto ordinario. Insomma, le norme costituzionali ci assegnano una autonomia ampia e rilevante, che tuttavia non sempre è stata esercitata adeguatamente.
3) Il riparto fiscale del 1982.
Senza risorse l’autonomia amministrativa sarebbe una scatola vuota. Dopo un lungo periodo di incertezze sul tema del riparto delle risorse finanziarie fra Stato e Regione, la svolta decisiva avviene nel 1982. Il governo nazionale e quello nazionale trovano un accordo sui 7/10 di risorse alla Valle, ma nella Commissione competente del Senato, grazie a un emendamento del senatore comunista Modica, le risorse a disposizione della Regione salgono a 9/10 dei tributi pagati in Valle. Inizia il periodo delle “vacche grasse” che inebria la classe politica dirigente: nel giro di soli 5 anni le entrate regionali crescono di sei volte. La Regione diventa sempre più ricca. Oltre ai 9/10 delle imposte e delle tasse sul reddito prodotto in Regione, questa usufruisce anche (incredibilmente e senza alcun merito!) dei 9/10 dell’IVA di importazione pagata all’Autoporto di Pollein dai T.I.R. che transitano per portare le loro merci nelle altre Regioni italiane. Il governo regionale, per avere più denaro a disposizione, incentiva il passaggio dei T.I.R., a cui concede, per esempio di transitare in Valle anche nei giorni festivi.
Aggiungiamo il revenu del Casinò, allora assai redditizio. Ricordiamo che un’importante azienda produttrice di birra, attraverso opportuni do ut des, fissa la propria sede in Valle, dove risulta così pagare tutte le sue imposte anche con riferimento ad attività svolte altrove.
Ancora: c’è la benzina in esenzione fiscale ad incentivare il trasporto privato. Infine, incominciano ad arrivare i primi fondi europei.
Insomma, la Valle d’Aosta diventa il luogo del bengodi, quello del “benessere senza sviluppo” (De Rita). Un’abile e falsa propaganda politica riesce a convincere molti valdostani che la Regione si mantiene con i 9/10 delle imposte pagate in loco, ma in realtà, dati ufficiali alla mano, i 9/10 costituiscono solo 1/3 delle entrate regionali. Insomma – almeno fino al 2009, anno dell’accordo Rollandin/Berlusconi sul cosiddetto federalismo fiscale che contrae via, via le risorse finanziarie – la Valle si è autoproclamata modello di federalismo, basato su tantissimi soldi… quelli degli altri! Risorse enormi, spese malamente, secondo logiche clientelari e non per favorire un’economia vera.
A ciò conseguono gravi storture politiche ed economiche. Infatti, con risorse finanziarie praticamente illimitate chi ha tenuto la borsa ha potuto espandere il suo potere, l’imprenditoria si è impigrita, i cittadini comuni hanno creduto che la festa dei contributi a pioggia per tutti fosse infinita. Prova ne è che, calate progressivamente le risorse finanziarie, il sistema di potere politico dominante è andato in crisi e oggi il prezzo economico dei mancati investimenti produttivi sani è altissimo.
4) La legge costituzionale n. 3/2001
Si tratta di una legge costituzionale molto interessante, che riconosce alla Valle d’Aosta strumenti partecipativi d’avanguardia, occupandosi delle leggi regionali di iniziativa popolare e del referendum propositivo. Una legge approvata, curiosamente, contro la volontà del governo regionale (meglio che i cittadininon disturbino il manovratore…) e grazie alla determinazione di un senatore veneto, Marco Boato.
5) Alcune conclusioni, in sintesi:
– L’autonomia legislativa e amministrativa è un’opportunità importante e positiva;
– Non abbiamo tanto bisogno di nuove competenze, ma di usare meglio quelle che abbiamo;
– Non ci sono nemici esterni (Stato, Unione Europea) che attentano all’autonomia valdostana;
– I grandi nemici della autonomia valdostana oggi sono in casa nostra: l’assenza di un governo autorevole, l’inconsistenza del Consiglio regionale, l’incompetenza diffusa, una legge elettorale che produce frammentarietà e personalismi, le condotte scorrette di parecchi politici, la mentalità diffusa che porta a ritenere che i voti non puzzino.
Oggi l’autonomia valdostana è ammalata. Va presa in cura e guarita.
carlo curtaz