L’ostruzionismo in corso in questi giorni da parte del Presidente del Consiglio Alberto Bertin ha indotto gli anziani osservatori della politica valdostana a richiamare il caso del FIL DI FERRO del 1966. È un parallelismo che emerge spesso, quando ci si trova in situazioni “al limite”.
Ma che cosa è successo veramente nel 1966?
Nel 1966, non volendo discutere in Consiglio regionale la crisi della Giunta Caveri, il Presidente del Consiglio Oreste Marcoz si rifiutò ripetutamente di convocare il Consiglio. Solo dopo un lungo tiramolla si dimise dalla carica e fu quindi il vicepresidente Renato Strazza a gestire la non convocazione, fino al 17 maggio, giorno in cui consiglieri e dipendenti regionali trovarono chiuse le porte di ingresso al Palazzo regionale con tanto di fil di ferro intorno alle maniglie.
È paragonabile la vicenda del 1966 a quella di oggi?
No, perché al fil di ferro non si potrà arrivare perché ormai ci sono le porte scorrevoli e non più le maniglie. No, perché nel 1966 si trattò di una vicenda tragica. Tragica per la grave inosservanza delle regole democratiche da parte dell’alleanza UV-PCI che non accettava il ribaltone politico che DC e PSI stavano perseguendo. Tragica anche per il vicepresidente Renato Strazza che dovette fuggire in Jugoslavia e si beccò dalla Corte di Assise di Genova un processo in contumacia ed una condanna a sette anni e tre mesi di reclusione.
Ora la cosa è ben diversa perché sugli aspetti tragici prevalgono quelli comici. Non si capisce infatti per quale motivo il Presidente del Consiglio non iscriva la richiesta di referendum consultivo all’ordine del giorno del Consiglio, quando fa parte di una maggioranza che può tranquillamente bocciare in aula quella richiesta. Ostruzionismo immotivato.
Insomma… dal tragico di Strazza al comico di Bertin.