L’intervento di Chiara Minelli nel Consiglio regionale del 28 Gennaio 2020.

 

E’ passato esattamente un mese da quando il 27 dicembre il Consiglio era stato convocato per discutere la manovra di bilancio. Conosciamo i fatti che hanno impedito tale discussione ed i motivi per cui oggi siamo qui ancora alle prese con questo tema. Un ritardo che ha costretto la Regione a ricorrere all’esercizio provvisorio, che ha determinato inconvenienti nella attività amministrativa e per i servizi forniti ai cittadini, ma che ha anche consentito una riflessione più approfondita sulla manovra e l’introduzione di alcuni correttivi.

Entrerò fra breve nel merito dei documenti ed in particolare del Defr su cui rimangono, per quanto ci riguarda, dei nodi irrisolti. Ma in premessa si impone la necessità di alcune considerazioni sugli avvenimenti degli ultimi due mesi e sul forte terremoto politico che essi hanno provocato.

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Le due indagini Geenna ed Egomnia hanno evidenziato una situazione molto preoccupante, hanno documentato e confermato quelli che prima erano semplici sospetti di intrallazzi fra esponenti politici e una organizzazione mafiosa.

Sappiamo che non è un fatto isolato; ovunque nel Paese, anche in molte località del Nord le varie organizzazioni criminali di stampo mafioso hanno messo radici e cercano appoggi a livello politico. Le vicende di infiltrazioni mafiose in varie Regioni e il recente arresto a Torino dell’Assessore Roberto Rosso, per compravendita di voti con esponenti mafiosi, sono purtroppo un’altra conferma di un male diffuso e non adeguatamente contrastato. Un problema da cui ben pochi partiti politici sono al riparo e che impone sicuramente la necessità di alzare le difese.

Al di là delle vicende penali che faranno il loro corso, la conseguenza politica delle indagini e degli avvisi di garanzia è che siamo di fronte all’ennesima fine di una maggioranza e di una Giunta. In sei anni e mezzo otto Giunte hanno interrotto prematuramente la loro attività.  Chiunque conosca un po’ la macchina amministrativa della Regione sa quali gravi danni questo comporta.

Siamo all’interno di una lunga crisi istituzionale che non è stata determinata dal fenomeno, dei presunti voti di scambio fra alcuni esponenti politici e la ‘ndrangheta. La crisi istituzionale e l’instabilità cronica hanno cause che non sono riconducibili a tale fenomeno, anche se queste infiltrazioni indubbiamente aggravano in modo pericoloso la situazione e trovano in essa condizioni favorevoli per diffondersi.

ATTUALITA’ POLITICA

E veniamo alla attualità e anche ai comportamenti politici degli ultimi 12 mesi, su cui voglio fare alcune considerazioni visto che potrebbe essere l’ultima occasione per farlo. I consiglieri che fanno parte del gruppo di Rete Civica non hanno votato a favore della nascita della Giunta Fosson nel dicembre 2018, non ne hanno condiviso né l’organigramma né il programma.

Però non abbiamo mai dimenticato che noi siamo stati eletti in una lista civica. Un soggetto politico che non è nato contro qualcuno, ma con dei precisi contenuti e obiettivi, una lista nata per realizzare cose concrete, non per fare opposizione tout court a tutto e a tutti.

Quindi, quando dopo sei mesi la Giunta Fosson è entrata in crisi e si è manifestata la possibilità di ridefinire alcune priorità programmatiche coerenti con le nostre idee, ci abbiamo provato, come era nostro compito fare. Abbiamo osato, lo dico anche con orgoglio, abbiamo proposto in modo coraggioso obiettivi e tempi definiti, introducendo anche concetti e metodi sconosciuti nella politica valdostana. In pochi mesi abbiamo ottenuto alcuni risultati importanti, non tutto quello che avremmo desiderato, è vero, e neanche sempre nel rispetto dei tempi proposti. Ma alcune cose importanti hanno trovato una realizzazione ed altre stavano all’interno di un lavoro che era stato impostato. Eravamo in ritardo, ma abbiamo anche detto che non eravamo nemmeno a metà percorso, che c’era la possibilità di realizzare gli obiettivi degli impegni reciproci nell’arco di tempo previsto, fino al luglio 2020.

Il percorso che ci eravamo ripromessi di fare si è interrotto, non per esaurimento della volontà di realizzare gli obiettivi, ma per cause esterne, che non hanno nulla a che vedere con i cinque mesi di attività da luglio a dicembre 2019. Ora quattro dei contraenti dell’accordo sugli impegni reciproci non siedono più in Consiglio, non c’è più una maggioranza né organica né disorganica. Con le dimissioni del Presidente della regione si è aperta una crisi che durerà al massimo altri 20 giorni.

LE CRITICITA’ DEL VOTO IN PRIMAVERA

Il Consiglio probabilmente ora verrà sciolto e si andrà al voto in primavera. Non si è voluto prendere in considerazione una alternativa possibile, quella che Rete civica ha proposto nei giorni scorsi: programmare la scadenza elettorale per il mese di ottobre ed utilizzare i sei mesi fra febbraio e luglio per assumere alcuni provvedimenti con conseguenze significative per la futura amministrazione della regione, e andare al voto sulla base di un sistema elettorale ed istituzionale nuovo che garantisca maggiore stabilità.

Le criticità di un voto primaverile sono a mio avviso numerose:

  1. a) Non è opportuno far coincidere nello stesso periodo due appuntamenti elettorali così importanti e così diversi come le elezioni comunali e regionali, permettendo magari addirittura di candidarsi in entrambe le competizioni e poi di scegliere in quale ente svolgere il proprio mandato se eletti! E’ un sistema che svilirebbe l’importanza dei comuni e che, ancora una volta, concentrerebbe tutta l’attenzione sulle elezioni regionali, diventerebbe una corsa ad accaparrarsi il posto migliore. Non mi pare serio. Non solo, a mio avviso sull’election day che è stato ventilato: non mi pare corretto che si decida una operazione di questo tipo senza il parere del Cpel.
  2. b) Abbiamo alle spalle quasi due mesi di ordinaria amministrazione; in caso di elezioni, e sempre che dopo si riesca a fare subito una nuova Giunta, passeranno almeno altri 5 mesi di paralisi amministrativa, di rinvio di provvedimenti importanti, di interruzione di interlocuzioni fondamentali a livello statale…
  3. c) Vorrei fare alcuni esempi specifici. Abbiamo tutti credo ben presente quante cose si sono già bloccate e si bloccheranno se continua l’ordinaria amministrazione. Sulla questione CVA ci sono provvedimenti importanti da portare avanti, c’è una Norma di attuazione dello Statuto riguardante le competenze regionali nel campo delle concessioni di grandi derivazioni d’acqua che non potrebbe procedere nel suo iter. C’è la revisione della legge 6 sui servizi associati dei Comuni che non potrebbe certamente vedere la luce prima del rinnovo dei consigli comunali. Ci sono le intese con RFI e il Ministero dei trasporti sul potenziamento della ferrovia che verrebbero congelate ecc)
  4. d) Una quarta importante criticità è che si andrà adesso a votare con un sistema vecchio, mentre occorrono regole nuove, non lo diciamo solo noi. Si doveva dare ai cittadini la possibilità di non ripiombare in una situazione che, salvo qualche modificazione nell’attribuzione dei seggi ai partiti e ai movimenti, si riproporrebbe probabilmente e grosso modo come quella attuale, con la stessa instabilità che ha caratterizzato gli ultimi anni. Noi vorremmo che si desse un vero potere agli elettori, non quello di delegare 35 consiglieri a fare e disfare maggioranze e giunte. Il potere di decidere con il loro voto una maggioranza, un programma, un presidente, e in questo modo anche la possibilità di chiedere conto, al termine della legislatura, della realizzazione o meno di quanto proposto.

Andare allo scioglimento del Consiglio senza aver cambiato in profondità le regole è una operazione sostanzialmente inutile e a mio avviso anche irresponsabile; significa infatti farlo senza avere un sistema che dia maggiori garanzie a chi governa di poterlo fare per  cinque anni, come è indispensabile che sia se si vuole governare e non solo occupare posti di potere e vivere alla giornata.

Di fronte ad un quadro così critico Rete civica ha ritenuto che tutti i consiglieri, i loro gruppi e le forze politiche dovessero responsabilmente confrontarsi, deporre le armi delle polemiche e delle perenni campagne elettorali. Bisognerebbe essere capaci di metter da parte per alcuni mesi calcoli personali e di bottega per fare insieme alcune cose importanti nell’interesse generale, impegnarsi per alcune riforme importanti, per fare in modo che il Consiglio Valle sia all’altezza del ruolo fondamentale quale era stato concepito e realizzato con i Decreti luogotenenziali del 1945, e con la Costituzione e lo Statuto Speciale del 1948.

Quando è stato creato il Consiglio della Valle d’Aosta l’idea era di dar vita ad un organismo che lavorasse in modo unitario per la comunità non creare un campo di battaglia fra partiti di maggioranza e partiti di minoranza che si scontrassero duramente. Accantonare per sei mesi, per soli sei mesi, quella dinamica per realizzare alcune riforme di intesse comune, per poi andare al voto in condizioni migliori di quelle attuali, sarebbe stata secondo me una cosa apprezzata da tutti i valdostani.

LA PROPOSTA DI RETE CIVICA

E’ questo il vero senso della proposta politica che nelle scorse due settimane Rete civica ha presentato ai vari gruppi consiliari e anche a singoli consiglieri.

Questo è stato il nostro contributo di idee e di impegno per affrontare la difficile situazione che si è creata. Lo abbiamo messo sul tavolo, consci del fatto che si tratta di un percorso complesso, difficile da capire, da accettare, da realizzare. Ma riteniamo che invocare l’immediato ritorno alle urne non sia cosa sufficiente e per questo abbiamo voluto prospettare un percorso alternativo, più strutturato, comunque a termine.

E veniamo alla manovra di bilancio

LA MANOVRA DI BILANCIO

L’appello al confronto rivolto a tutto il Consiglio ha trovato nutrimento e motivazioni anche nei dati dei documenti di bilancio che oggi dobbiamo discutere. Perché la situazione ha alcuni aspetti paradossali.

C’è infatti un dato importante in questa manovra di bilancio (a cui qualcuno ha già accennato) che voglio sottolineare. Sia il Defr, sia il Bilancio di previsione per il 2020 evidenziano un incremento delle Entrate della Regione, soprattutto delle risorse realmente disponibili.

Dopo un lungo periodo (sette anni, 2012-2018) di incertezze finanziarie e di riduzione delle disponibilità reali, il quadro dell’Entrata regionale si presenta ora in crescita. Tra il 2014 ed il 2017 il contributo richiesto dallo Stato era di 240 milioni all’anno, ora la previsione per il 2020 è di 103 milioni. Una diminuzione drastica che è l’effetto degli accordi intervenuti fra la fine 2017 e la fine del 2018, accordi in due leggi e finanziarie, non solo quelli contrattati dalla Lega lo scorso anno, che hanno più che dimezzato il contributo chiesto negli anni precedenti dallo Stato alla Valle d’Aosta, come a tutte le Regioni, quale compartecipazione al contenimento del debito pubblico.

Gli accordi citati hanno soprattutto “stabilizzato” l’Entrata regionale, ponendo fine all’incertezza precedente e rendendo così possibile una seria programmazione pluriennale.

Nel 2020 e negli anni successivi la Regione potrà quindi programmare più agevolmente la Spesa e avrà a disposizione ogni anno circa 100 milioni in più, portando la possibilità effettiva di spesa a una cifra superiore ai 1.200 milioni di euro all’anno, che è una quantità notevole di risorse per una Regione di poco più di centomila abitanti.

 

La situazione paradossale di cui parlavo prima sta nel fatto che, proprio nel momento in cui le risorse crescono e si stabilizzano, il Consiglio regionale paralizza la sua attività e rischia di congelare la sua operatività per mezzo anno.

Ci sono risorse che potrebbero essere utilizzate subito. Ed invece non si può fare nulla.

Faccio un esempio concreto. Quello dei ticket sanitari, su cui abbiamo lavorato con impegno in questi mesi. Ci sarà per il prossimo triennio, se l’emendamento sarà approvato, un milione all’anno, che andrà appunto a compensare le minori entrate per la spesa sanitaria da parte degli utenti che non pagheranno, in tutto o in parte, i ticket. Si tratta di un provvedimento utile e significativo, che rimarrà al palo.

Durante i lavori della Commissione sono stati introdotti nella manovra di Bilancio alcuni correttivi. Altri emendamenti sono in discussione in questo Consiglio.

Su alcuni aspetti c’è stata disponibilità al confronto, su altri no. E’ del tutto evidente che ci sono compatibilità finanziarie da rispettare e che non tutte le proposte emendative possano essere recepite da chi gestisce il Bilancio. Come RC abbiamo detto chiaramente, e lo abbiamo anche comunicato all’Assessore alle finanze, che non subordiniamo il nostro voto favorevole al disegno di legge sul Bilancio alla accettazione dei nostri emendamenti. Speriamo ovviamente che siano approvati, perché li riteniamo importanti, ma potremmo essere a favore del Bilancio in caso di una loro bocciatura. Certo, occorre capire cosa conterà alla fine la manovra, ma il voto al bilancio non lo si esprime sulla base dell’accettazione delle proprie proposte.

Diverso è però il caso del Defr, perché lì non si tratta prevalentemente di cifre, di soldi, ma di indirizzi programmatici nel tempo e su questo noi siamo più esigenti e purtroppo ci sono, ancora in questo momento, nodi irrisolti che abbiamo evidenziato.

LA QUESTIONE DEL DEFR

Entrando nel merito del Documento voglio fare prima alcune considerazioni generali e poi entrare su alcune questioni specifiche.

Subito dopo che la Giunta regionale aveva varato il Defr RC lo aveva esaminato e espresso con una nota resa pubblica il 24 settembre le sue valutazioni. Avevamo allora evidenziato sia alcuni pregi del Defr 2020-2022, sia alcuni aspetti non condivisibili che bisognava correggere.

-Nel merito degli indirizzi ed obiettivi del Documento avevamo analizzato con attenzione i 14 punti che dovevano caratterizzare l’attuazione del programma di governo e le schede che descrivevano gli obiettivi da perseguire.  Avevamo espresso un giudizio positivo su alcuni impegni ed obiettivi in campo sanitario, nel settore delle politiche del lavoro, della mobilità dolce, del potenziamento della ferrovia. Ed anche su alcuni obiettivi strategici riguardanti le azioni di contrasto ai cambiamenti climatici in coerenza con la legge regionale che allora era ancora in itinere su “Principi e disposizioni per la mobilità sostenibile”.

-Su due schede avevamo espresso già allora un giudizio negativo. Si tratta di due questioni rilevanti su cui, lo ripeto, fin da settembre abbiamo evidenziato la necessità di correzioni.

1) Una è la scheda sul potenziamento della rete infrastrutturale per le ricariche di auto elettriche. E’ un aspetto fondamentale per sviluppare una mobilità non inquinante. In Valle d’Aosta occorrerà realizzare più di mille colonnine, considerando solo i residenti, ma la scheda del Defr si limita ad indicare le tre stazioni per ricarica veloce già previste dagli accordi con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. E’ quindi una scheda da integrare.

2) La scheda per noi inaccettabile, con quella formulazione, è quella riguardante il collegamento con impianti a fune del comprensorio di Cervinia con quello del Monterosa. Una scheda i cui contenuti non condividiamo e che è del tutto contraddittoria. Da una parte afferma infatti che occorre compiere indagini e confronti propedeutici per valutare la realizzabilità dell’opera in termini di sostenibilità finanziaria, ambientale e urbanistica.  Dall’altra la scheda afferma la necessità di partire subito con la progettazione dell’impianto. E’ un’impostazione che non possiamo davvero condividere. Ma illustrerò comunque meglio la posizione di Rc con l’emendamento che abbiamo depositato.

 

  • C’è inoltre un terzo punto critico che non era presente quando è stato varato il Defr, ma che si è poi materializzato in seguito. Nella parte che riguarda le linee di indirizzo della Regione per le società controllate, particolarmente importante è la formulazione del punto relativo alla Compagnia Valdostana delle Acque. L’opzione politica contenuta nel Defr è chiara e condivisibile. L’obiettivo è individuato nel raggiungimento di una Norma di attuazione dello Statuto che preveda specifiche e particolari procedure nella riassegnazione delle autorizzazioni delle grandi derivazioni per le società, come CVA, che siano interamente pubbliche e strumento operativo della politica regionale. Nella scheda si afferma che il percorso della Norma di attuazione è prioritario e va perseguito accantonando ogni altra ipotesi (come quotazione in borsa o accorpamenti con altre società). Viene però posta una data limite per tale strategia, dopo la quale la Regione si riserva di riprendere in considerazione altre opzioni. Come è noto su questo punto e su questa strategia è poi sorta una grave difficoltà legata al cambiamento del Governo nazionale durante l’estate, alla conseguente paralisi dell’attività della Commissione Paritetica, che non è ancora stata nominata. Nel frattempo c’è stata la crisi politica regionale e può saltare a breve la parte regionale della paritetica stessa. Riteniamo quindi necessario un emendamento che elimini la definizione dell’arco temporale in cui opera la paritetica

 

CONCLUSIONE

 

Infine per quanto riguarda il bilancio ci sono due punti dei ddl 45 e 47 che vorrei segnalare (quello sui Ticket sanitari – tema su cui già ad agosto abbiamo iniziato a lavorare con l’Assessore Baccega e che riteniamo particolarmente importante – e quello sulla Maison du Val d’Aoste) su cui c’è stato un recepimento in Commissione, su altri che abbiamo proposto invece c’è stato un voto negativo e quindi li ripresenteremo.

Sulla base di queste considerazioni, dell’esame di alcuni punti specifici e anche, ma non solo, dell’atteggiamento del Consiglio nei confronti delle nostre proposteci riserviamo di esprimere il nostro voto.