La sospensione della produzione della Cogne Acciai a causa dell’incremento dei costi dell’energia è emblematica di una situazione paradossale che sta colpendo tutta l’industria, il commercio e in generale l’economia valdostana e europea.
È l’effetto del mercato internazionale che sul gas e sul petrolio (ovvero quel tipo di risorsa fossile responsabile dei cambiamenti climatici) risente, di regole folli, e delle decisioni politiche speculatorie della Russia e di tutti coloro che stanno lucrando sulla guerra e sulla crisi economica.
Affidarsi a improbabili decisioni internazionali sul tetto al prezzo del gas o sulla riforma delle regole di contrattazione in una situazione geopolitica come quella che conosciamo è una chimera. Lo spiega bene Leonardo Becchetti, uno dei più lucidi economisti italiani: “Le forniture di gas sono vendute alle compagnie (che poi cedono il gas a famiglie e imprese, al prezzo di mercato di oggi) dai Paesi produttori (Russia, Algeria, Azerbaigian…) principalmente con contratti di lungo termine a prezzi definiti dalle parti che non vengono resi pubblici. È ragionevole pensare che i prezzi su questi contratti perfezionati in tempi meno recenti siano assai più bassi dei prezzi di mercato attuali. Le dinamiche dei profitti di quest’ultimo anno delle compagnie petrolifere indicano che molto probabilmente è così. Data questa situazione, per Price-cap si intende l’obiettivo di alleviare il peso di famiglie e imprese facendo pagare loro un prezzo ragionevole (amministrato o deciso dallo Stato). Il problema è: chi paga la differenza tra il prezzo spot di mercato di oggi e il prezzo amministrato?” Le imprese globali che producono e commercializzano l’energia? Il Governo ci ha già provato con scarsi risultati. Si può e si deve fare meglio agendo sugli enormi extra-profitti, ma stiamo parlando comunque di una materia complessa che richiede nuove norme e riforme strutturali. In alternativa facciamo pagare direttamente lo Stato? Si tratterebbe di cifre enormi da trovare, incrementando ancora il debito pubblico, per pagare risorse che inquinano e che ci stanno portando direttamente nel baratro del Climate Strike.
L’unica vera, realistica e immediata soluzione è spingere, come non si è mai fatto prima, sulla sostenibilità energetica e sulla produzione da rinnovabili. In due anni Cingolani non ha fatto ancora quello che era ovvio fare subito.
Sostenere e liberalizzare le rinnovabili e permettere anche ai cittadini e alle imprese italiane di cogliere la rivoluzione tecnologica dell’energia pulita, per la quale abbiamo oggi tecnologie ed esperienze da copiare, sull’esempio costoso ma efficace del superbonus 110%.
Ma possiamo aspettare lo Stato bloccato dalle elezioni anticipate e dalla complessità della situazione internazionale? NO.
La Regione? Anche se già in enorme ritardo, potrebbe fare moltissimo se avesse la forza di uscire dalla propria cecità politica (due anni di crisi, macchinazioni, conflitti interni e di opposizione alle politiche ambientali di PCP…).
La legge sulle comunità energetiche, sull’autoproduzione, la riforma del comparto idroelettrico, l’enorme superficie solarizzabile degli edifici pubblici e più ancora i progetti strutturali su ferrovia e trasporti dovrebbero spingere la Regione e ogni amministrazione pubblica ad intervenire immediatamente e direttamente con il massimo di energie e di risorse possibili.
Sì, proprio la Regione Valle d’Aosta!
Tra autonomia da applicare, senza altre scuse infantili, e risorse pubbliche disponibili o movimentabili (pensiamo a CVA e Finaosta) noi potremmo mettere in campo una manovra e strumenti importanti ed efficaci per un traguardo che cambierebbe strutturalmente la nostra dipendenza dal mercato del Gas cambiando di fatto il mercato.
In tempi brevi (non anni come il nucleare o i rigassificatori) si potrebbe mettere in campo un’azione innovativa e affrontare l’emergenza cogliendo le opportunità che questa estate sorprendente stava offrendoci in termini di turismo e portafoglio ordini delle imprese.
Non c’è tempo da perdere.