SPERANDO DI ESSERE ANCORA IN TEMPO E AUGURANDOCI POSITIVE RICADUTE ANCHE LOCALI

Dopo decenni di accuse agli ambientalisti di “catastrofismo”, la somma di catastrofi provocata dalla negazione o minimizzazione delle ricadute ambientali di scelte economiche, politiche e amministrative sbagliate ha reso evidente a tutte le persone in buona fede che è ora di cambiare strada. Sperando di essere ancora in tempo.

I Governi nazionali e regionali hanno intanto continuato imperterriti a violare le normative europee di contenimento dei danni ambientali e hanno dovuto pagare le relative sanzioni (tanto le pagano i cittadini, mentre i guadagni vanno dove vanno).

Il Ministero della transizione ecologica proposto al Presidente del Consiglio Mario Draghi dai delegati di Greenpeace, Legambiente e WWF, da Liberi e Uguali e dal Movimento 5 Stelle può rappresentare la fine di queste cattive pratiche. Il modello, già sperimentato in altri paesi europei, prevede l’accorpamento dei dicasteri dell’ambiente e dello sviluppo economico ma dovrebbe essere suo compito verificare la congruità e compatibiltà ambientale di tutte le iniziative di governo.
Gli ambientalisti hanno chiesto che il processo di transizione ecologica riguardi anche i lavori del G20, che quest’anno l’Italia presiede, e l’utilizzo dei fondi di Next Generation EU.

Il Ministro incaricato, Roberto Cingolani, è un fisico esperto di robotica e nanotecnologie, ciò che garantisce l’attenzione ai dati oggettivi e al contributo che la tecnologia può dare nella soluzione dei problemi ambientali. È già molto, anche se speriamo non sia il suo unico punto di vista.

Sembrerebbe ora naturale che la pratica della transizione ecologica avesse ricadute positive anche localmente. L’impegno ambientalista di Rete Civica, così spesso incompreso e contrastato, ne risulterebbe notevolmente agevolato.