I componenti del locale mafioso hanno ripetutamente e chiaramente orientato lo svolgimento della competizione elettorale del maggio 2018 orientando il consenso verso una pluralità di candidati, nella logica dell’attesa di un ritorno in termini di utilità successive garantite dagli eletti”.
Questo è quanto scrive il 18 agosto il PM Valerio Longi nella sua richiesta di archiviazione dell’indagine Egomnia. La strategia di Raso, Di Donato e Giachino, esponenti della ‘ndrangheta valdostana, già condannati in primo e secondo grado, fu quella dei “multi-candidati” ed infatti puntarono su esponenti dell’Uv, come Bianchi e Testolin, ma anche dell’Uvp, Laurent Viérin, su Borrello di Stella Alpina e su Antonio Fosson.
Scrive ancora il PM “che sostegno elettorale promesso, accettato ed effettivamente assicurato dal locale di Aosta, vi sia stato anche in occasione delle elezioni del 2018 in Valle d’Aosta, appare obiettivamente riscontrato dagli esiti dell’indagine”.
Quello che difetta secondo il PM è la prova sulle utilità effettivamente tratte dai procacciatori di voti per il loro sostegno e questo soprattutto perché subito dopo le elezioni regionali del 2018 è stata avviata l’inchiesta Geenna, che ha preso di mira gli esponenti mafiosi valdostani e ha portato nel gennaio 2019 al loro arresto. “Non c’è stato materialmente il tempo – scrive il PM – perché si manifestassero le conseguenze dell’accordo”. Da qui il venir meno di un tassello fondamentale dell’accusa e la richiesta di archiviazione del fascicolo.
Si chiude quindi la vicenda giudiziaria, ma l’inquinamento del voto del 2018 rimane. Le gravi evidenze espresse dal PM, pur in assenza di prove di uno scambio elettorale politico mafioso, dovrebbero imporre ai soggetti coinvolti dall’inchiesta di allontanarsi da posti di rappresentatività pubblica e di responsabilità, nel rispetto delle istituzioni e dell’immagine della Regione.