La titolarità delle acque fu uno dei grandi temi di discussione per la stesura dello Statuto Speciale nel 1948. Allora, 74 anni fa, venne trovato un compromesso che sostanzialmente riconosceva l’appartenenza delle acque pubbliche alla Regione Autonoma Valle d’Aosta, ma le modalità per il rilascio delle concessioni per uso idroelettrico rimasero sottoposte alle “procedure e norme tecniche previste per le concessioni fatte dallo Stato”.
Da allora, di acqua sotto i ponti ne è passata molta e il valore economico è enormemente cresciuto, ma la Regione continua a non poter disciplinare il rilascio delle concessioni. Oggi poi ci sono anche indicazioni di carattere europeo a cui attenersi ma, contrariamente a quanto avviene per le altre Regioni e Province autonome dell’arco alpino ed anche per le regioni a Statuto ordinario, la Valle d’Aosta non può disciplinare la materia con propria legge regionale.
Per farlo ci vuole una Norma di attuazione dello Statuto, cioè un Decreto legislativo da approvarsi di intesa fra Regione Autonoma e Governo italiano sulla base di una proposta della Commissione paritetica Stato-Regione.
Ogni tanto di questa Norma attuativa se ne parla a Palazzo regionale, ma troppo poco e in modo spesso evasivo. Il tema è emerso con forza durante i lavori di una Commissione speciale su CVA nel 2019, quando ai fautori della quotazione in borsa si è contrapposta la proposta dei gruppi di opposizione di puntare proprio su una Norma di attuazione. La mozione, presentata da Rete Civica, M5S, Lega e Mouv, fu approvata dal Consiglio ed ha impegnato la Giunta a perseguire l’obiettivo. Parliamo di un atto politico di tre anni fa, marzo 2019, prima firmataria della mozione Chiara Minelli. Sulla base dell’input consiliare la Commissione paritetica, allora presieduta da Robert Louvin, aveva subito predisposto un testo. Sono passati tre anni e fra crisi regionali e crisi del Governo italiano siamo ancora a livello di bozza: l’iter di approvazione non è ancora iniziato. Ai recenti solleciti dell’opposizione, l’ultimo quello di PCP nel Consiglio del 10 marzo, il Presidente Lavevaz risponde dicendo genericamente che le cose vanno avanti, senza dare nessuna informazione concreta e soprattutto senza assumere iniziative per portare in porto questa Norma fondamentale.
È una questione di estrema rilevanza, una questione cruciale per l’autonomia valdostana. Eppure, per quanto si cerchi non si trova traccia alcuna di atti, lettere, ordini del giorno, mozioni, iniziative da parte di unionisti e affini: autonomisti a corrente alterna.