Il 24 dicembre 2015, vigilia di Natale, il treno della panoramica ferrovia Aosta – Pré-Saint-Didier ha cessato di correre su quel binario che tante volte avevo percorso nelle mie frequenti puntate in Valdigne. Il turismo ferroviario è stato sempre la mia grande passione. Per questo motivo ho visitato con entusiasmo le montagne della vicina Svizzera dove la rotaia la fa da padrone regalando paesaggi mozzafiato e comodi spostamenti cadenzati. In quella occasione ho scritto un po’ provocatoriamente su questo giornale che Gesù Bambino invece di portare doni aveva privato la Valle d’Aosta di una opportunità da valorizzare.

Le motivazioni addotte per giustificare la sospensione del servizio erano le solite che, in Italia, abbiamo sentito esporre tante volte mediante l’attribuzione della qualifica di “ramo secco” a molte ferrovie secondarie. Certamente, se ci si riferisce ai volumi di traffico desumibili da un’analisi meramente quantitativa del rapporto costi-benefici, le conclusioni sono scontate. Ma questo è il punto dolente. Se manca una visione strategica non ci si può che arrendere difronte ai dati misurabili. Nel caso della linea valdostana, territorio con una forte vocazione turistica alpina, il riferimento al modello svizzero è ineludibile. Sovente mi è capitato di dover andare a Chamonix per partecipare a convegni sui temi della montagna e dell’alpinismo dati i miei ruoli passati di Presidente generale del Club alpino italiano e di Presidente del Gruppo di lavoro “Popolazione e cultura” della Convenzione delle Alpi. Volendo evitare l’uso dell’auto e privilegiare l’accesso diretto in treno alla località alto-savoiarda ho raggiunto Chamonix attraverso Martigny e il Vallese in quanto l’accesso dal versante valdostano era estremamente difficoltoso e scomodo. Mentre nella vicina Confederazione i trasporti pubblici sono perfettamente integrati e la ferrovia svolge il ruolo di bacino di raccolta primario dove confluiscono gli altri vettori su gomma, nell’Italia del dopoguerra una visione miope ha penalizzato il trasporto su rotaia e, soprattutto per le ferrovie secondarie, lo ha accompagnato ad una morte annunciata. La bella notizia valdostana arriva, questa volta, dall’annunciato sopralluogo dell’Assessore Regionale ai Trasporti Chiara Minelli e dei tecnici RFI per valutare la possibilità di una riapertura della linea Aosta – Pré-Saint-Didier. Ma l’aspetto più interessante riguarda quello che ho sempre sognato per l’amata Vallée: la valorizzazione turistica della linea ed un suo prolungamento fino a Courmayeur o, meglio, fino alla partenza della funivia Skyway. Questa ipotesi verrebbe finalmente ad allineare la Valle d’Aosta con le principali località dell’arco alpino, in particolare della Svizzera, ma anche del Sudtirol/Alto Adige dove, da tempo, ci si sta muovendo convintamente in questa direzione. Basti pensare al successo del ripristino, anno 2005, della già dismessa ferrovia della Val Venosta Merano-Malles. Una riapertura tecnologicamente avanzata ritenuta un modello esemplare dagli esperti e operatori turistici. L’iniziativa valdostana viene provvidenzialmente a coincidere con la proclamazione, da parte dell’UE, dell’anno 2021 «Anno europeo delle ferrovie» il cui fine, secondo quanto enunciato nella Decisione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 dicembre 2020, è: «incrementare la quota di passeggeri e merci trasportati su ferrovia quale modo di trasporto sostenibile, innovativo, interconnesso, intermodale, sicuro e conveniente». In questo senso, anche il nostro versante del Monte Bianco ne guadagnerebbe in termini di accessibilità, soprattutto da parte del turismo proveniente dagli altri Paesi europei che, alla luce di molte evidenze documentate, dimostrano di preferire l’accesso su rotaia rispetto a quello su gomma, privato o pubblico che sia. Ovviamente occorrerebbe porre mano anche al potenziamento della linea Ivrea-Aosta il cui servizio è già migliorato grazie all’introduzione dei treni bimodali e al ripristino del collegamento diretto con Torino. Tuttavia, ritengo che la Valle d’Aosta meriterebbe un’attenzione diversa da parte dello Stato con la realizzazione di una infrastruttura ferroviaria all’altezza dei tempi, elettrificata e raddoppiata, come esige una regione turistica quale essa è. —

* Past President CAI – Membro del Consiglio dell’Università VdA – Esperto di cultura alpina

 

da La Stampa del 3 Febbraio 2021