
La Compagnia Valdostana delle Acque è un patrimonio prezioso della comunità valdostana. La scelta fatta vent’anni fa da parte della Regione di acquisire le centrali idroelettriche dell’ex Enel ed ex Cogne presenti sul territorio valdostano, per gestirle direttamente tramite una Società interamente pubblica, si è rivelata lungimirante, redditizia e coerente anche con un disegno di rafforzamento degli strumenti dell’Autonomia regionale. CVA è oggi importante per la produzione di energia pulita e rinnovabile ed è anche economicamente una realtà di notevole peso nella società valdostana, sia in termini occupazionali sia per le ricadute finanziarie a livello regionale
Proprio perché CVA è un bene comune, un patrimonio di tutti, non possiamo non interrogarci su dove sta andando la società, sul suo operato e sulle sue strategie.
La settimana scorsa, nell’arco di pochi giorni, sono stati presentati da CVA due documenti importanti che consentono una riflessione sul quadro della situazione: il “Bilancio consolidato relativo all’anno 2022” e il “Piano Strategico-Industriale 2023-2027”. Ed inoltre c’è stato un momento di comunicazione “pubblica”, sia pure con partecipazione limitata ad inviti gestiti dal cerimoniale della Presidenza della Giunta regionale, sulle azioni che CVA sta portando avanti e che hanno ricadute sulla comunità.
Il Bilancio consolidato di CVA relativo all’anno 2022, approvato nei giorni scorsi dal Consiglio di Amministrazione e dall’Assemblea dei soci (cioè la Regione attraverso Finaosta), contiene dati che evidenziano risultati da record, con fatturato e ricavi raddoppiati rispetto agli anni precedenti ed un utile netto cresciuto del 23% rispetto al 2021.
Sembra tutto grasso che cola e CVA, da gran benefattrice, annuncia che alla Regione andranno 75 milioni degli utili e che a tutti i 647 dipendenti dell’azienda andrà un premio straordinario di 1.500 euro a testa.
Ma accanto ai dati positivi ci sono vari aspetti critici.
Un dato sorprendente ed emblematico è che in realtà la produzione di energia elettrica da parte di CVA nel 2022 è diminuita. Era stata di 3.344 GWh nel 2020, è scesa a 2.819 nel 2021 e nel 2022 si è scesi ancora a 2.371. In due anni la produzione si è ridotta di un terzo.
Un dato da evidenziare è che se la produzione di energia è diminuita, ma i ricavi sono aumentati, ciò significa che le famiglie e le imprese che hanno comprato energia da CVA, in Valle d’Aosta e fuori dalla Valle, hanno pagato di più. Hanno pagato molto rispetto al costo di produzione a causa del sistema perverso e speculativo con cui viene calcolato il prezzo dell’energia. Le società elettriche si sono infatti avvantaggiate dello spaventoso rialzo del prezzo del gas che fa da traino nella definizione anche dei prezzi elettrici.
Non è un fenomeno che riguarda solo CVA, ma concerne tutte le compagnie elettriche. Noi riteniamo, però, che CVA non abbia fatto abbastanza per il contenimento dei prezzi ai clienti e che, come avevamo evidenziato in apposite iniziative alla fine dello scorso anno, lo sconto praticato alle utenze valdostane non sia adeguato.
La scorsa settimana è stato presentato anche il Rapporto della Banca d’Italia, relativo all’economia valdostana nel 2022, Rapporto che evidenzia un rallentamento economico rispetto al 2021. Paolo Mistrulli, vicecapo della filiale di Aosta della Banca d’Italia, ha affermato: “Nell’ultimo anno i fattori di rallentamento della crescita sono stati il rincaro delle materie prime, soprattutto quelle energetiche”. Il caro-energia ha penalizzato l’economia valdostana. E non è una compensazione adeguata il fatto che CVA distribuisca dividendi alla Regione, dopo che ha fatto pagare caro il prezzo dell’energia penalizzando quindi l’attività delle imprese e pesando negativamente sulle famiglie.
Il costo dell’energia praticato agli utenti è un tema di centrale importanza, se si vuole parlare di attenzione alla comunità. Eppure sulla riduzione delle bollette per famiglie e imprese CVA nulla dice.
Forse proprio perché non tutto era così luccicante nel Bilancio consolidato 2022, CVA si è affrettata ad approvare e rendere noto un nuovo Piano strategico industriale che copre l’arco 2023-2027.
Un Piano che prefigura una grande crescita nei prossimi cinque anni, in particolare con un forte incremento della produzione da fotovoltaico ed eolico. Un Piano con cifre impressionanti, ma anche in questo caso gli interrogativi non mancano.
Anzitutto è sorprendente che il Piano strategico-industriale ’23-’27 sia stato elaborato e approvato senza un confronto con la Regione e con nessuno dei soggetti economici e politici che operano in Valle d’Aosta. Un Piano strategico, da quanto risulta a noi, definito in solitudine dai vertici CVA. Ma CVA è una società pubblica al 100%, appartiene a tutta la comunità valdostana. È mai possibile che la Regione sia esclusa dalla definizione degli indirizzi strategici in campo energetico? E’ mai possibile che i vertici di CVA si rifiutino di incontrare pubblici amministratori e esponenti politici che chiedono di poter ragionare insieme sul ruolo di una società pubblica?
Attualmente siamo al paradosso che Cva è una società totalmente pubblica, ma senza alcun controllo pubblico. Elabora, approva ed applica Piani strategici senza che il principale organo di autogoverno della comunità valdostana, il Consiglio regionale, possa dire una parola.
Senza che la comunità valdostana, tramite le sue istituzioni rappresentative anche i soggetti più rappresentativi della società e dell’economia, possano dire se la nuova strategia decisa dai vertici CVA vada bene oppure no.
Il Piano ‘23-‘27 delinea una CVA sempre più proiettata verso grandi investimenti e operazioni fuori dalla Valle d’Aosta, si prefigura una società leader a livello nazionale nel campo della produzione di energia rinnovabile, ma con un fatturato prodotto prevalentemente fuori dalla Valle d’Aosta.
L’Amministratore delegato di CVA nelle sue interviste sottolinea con enfasi il contributo che CVA intende dare alla transizione energetica nazionale, ma nulla dice sulla transizione energetica della Valle d’Aosta che pure ha un obiettivo ancor più preciso e stringente di quello nazionale.
Il Piano strategico CVA ignora totalmente il “Piano Energetico Ambientale della Valle d’Aosta al 2030”.
Il PEAR con orizzonte 2030 e la “Road-map fossil fuel free” al 2040 prevedono una Valle d’Aosta che non utilizza più combustibili fossili entro il 2040. Un cambiamento radicale nel modo di produrre e consumare energia. Ma non si capisce quale ruolo deve avere CVA in tale fondamentale processo.
Il “PEAR 2030” indica una potenzialità notevole del fotovoltaico in Valle d’Aosta e la normativa nazionale sulle Comunità di energia Rinnovabile (CER) offre una grande opportunità per sviluppare in tutti i Comuni valdostani un modello innovativo di produzione e consumo di energia, ma di tutto questo non c’è traccia nel Piano strategico CVA. Anzi i vertici CVA considerano incompetenti coloro che parlano di sviluppo fotovoltaico nella nostra regione, perché, dicono, ci vogliono molti ettari di terreni per costruire un campo fotovoltaico, superfici estese che si possono trovare solo in pianura, fuori dalla Valle. Certo in Vda non possiamo immaginare campi fotovoltaici, ma ci sono decine di migliaia di tetti e coperture esposti al sole che si possono utilizzare. Ma su questo silenzio di CVA. Perché si programma badando al profitto aziendale, e non a quello che è utile per la comunità?
E’ assente nei documenti di Cva anche un serio ragionamento sul rinnovo delle concessioni per le grandi derivazioni d’acque. Concessioni che scadranno a breve, nel 2029. Che cosa vuole fare CVA? Nel 2019 la Regione aveva individuato la strada maestra per affrontare tale tema decisivo. Lo strumento era stato individuato in una Norma di attuazione dello Statuto, impostata in modo da ricondurre nelle mani della Regione il potere di disciplinare modalità e procedure di tali concessioni. Strumento che evidentemente non interessa CVA, che infatti non ne parla mai ed anzi i vertici CVA si sono mossi in tutt’altra direzione. Hanno un’altra strategia e stanno andando in una direzione pericolosa per la comunità valdostana. E, purtroppo, le istituzioni valdostane stanno a guardare, silenziose e forse complici.
Sono tutti nodi che verranno al pettine e Rete Civica, per quanto le è possibile, li evidenzia all’attenzione dell’opinione pubblica.
Analizzeremo attentamente tutta la copiosa documentazione relativa al Bilancio consolidato ed al Piano 23-27 e ritorneremo puntualmente ad esporre le nostre considerazioni sul modo di operare di CVA. Speriamo nei prossimi mesi di poter prendere atto di cambiamenti di rotta rispetto alle scelte di politica industriale, rispetto al caro-bollette ed anche rispetto alla disponibilità di dialogo e confronto con chi opera per il bene pubblico.
Aosta 3 luglio 2023
Il Direttivo di Rete Civica Valle d’Aosta