Emozione e commozione sabato 2 settembre a Issime, all’evento organizzato dall’A.N.P.I. in risposta all’incontro su Julius Evola in programma nella stessa giornata a Gressoney-La-Trinité.
Un momento semplice e bello ma fortemente significativo, che ha visto oltre 70 persone nel parco giochi del paesino walser ricordare la storia di Ruggero e Raimondo Jona e della loro famiglia ebrea: una lunga fila silenziosa per deporre ai piedi delle due statue che rappresentano i bambini un fiore o un sasso, secondo il rito funebre della tradizione ebraica.
Raimondo e Ruggero, 7 e 12 anni, il 7 dicembre del 1943, sotto gli occhi sgomenti della maestra suor Colomba e dei compagni di scuola, furono prelevati dai fascisti dalla scuola di Issime – paese dove si erano rifugiati con la mamma Ilca e il papà Remo, noto avvocato torinese che aveva creduto ad Issime di poter mettere al sicuro la famiglia dalla persecuzione razziale – consegnati ai nazisti, imprigionati ad Aosta, trasferiti a Fossoli e deportati sullo stesso convoglio che trasportò Primo Levi. I due fratellini, insieme alla mamma, furono uccisi e “passati per il camino” al loro arrivo ad Auschwitz, il 26 febbraio 1944.
Quello di sabato scorso è stato un momento di memoria ma soprattutto di reazione composta e civile all’evento organizzato a Gressoney (e al dibattito che si è aperto a livello nazionale) da rappresentanti della Fondazione Evola, che divulga le opere del filosofo antisemita e di cui evidenzia il “razzismo spirituale”. Una definizione ambigua e priva di senso, che lo stesso Evola contraddice con l’affermazione di una base biologica del concetto di razza.
A ottant’anni da quei tragici eventi occorre ancora riaffermare la condanna dell’ideologia che ha portato alla morte di Ruggero e Raimondo Jona, di oltre un milione di bambini ebrei, di sei milioni di vittime dei nazifascisti.
A Issime sabato pomeriggio lo abbiamo fatto convintamente.