Il 2021 sarà un anno di conferma della svolta per la ferrovia valdostana o assisteremo al ritorno di vecchi fantasmi? Con la legge regionale del novembre 2016, frutto di una iniziativa popolare e approvata all’unanimità dal Consiglio regionale, finalmente la Regione ha imboccato al strada giusta in campo ferroviario: elettrificazione e velocizzazione Aosta-Ivrea-Chivasso e riapertura della tratta Aosta-Pré-Saint-Didier. Con l’Accordo Quadro Regione-Rfi del 2017 e il Programma strategico del 2018 si è proseguito sui binari tracciati. Ora è possibile accelerare, premere su Rfi perchè rispetti i suoi impegni, concentrare energie e finanziamenti sul miglioramento della ferrovia valdostana esistente.
Che senso ha, in presenza di questo obiettivo prioritario e, finalmente, concreto, riportare nel dibattitto politico antichi progetti accantonati da quarant’anni, come quello del collegamento ferroviario fra Aosta e Martigny? Forse è bene ricordare che tale Progetto, commissionato e pagato dalla Regione Valle d’Aosta negli anni Ottanta, prevedeva un tunnel ferroviario di base fra Aosta e Martigny di ben 54 Km, una linea ferroviaria completamente nuova e ad alta velocità fra Aosta e Santhià su cui i treni avrebbero viaggiato a 250 km all’ora, con un costo valutato in 10 miliardi di euro.
Per avere che cosa? Un’unica fermata ad Aosta per prendere il treno ad Alta velocità ed andare rapidamente a Martigny o a Milano, senza alcuna utilità per la mobilità interna alla Valle e neppure per quella verso Torino.
Un fantasma buono per qualche racconto intorno al camino ma che non deve distrarre energie da ciò che abbiamo concretamente davanti e a portata di mano: una ferrovia, finalmente, normale.