La prima sezione civile del Tribunale di Torino ha condannato la VdA a rivedere il bando affitti 2018, in quanto discriminatorio nei confronti degli stranieri.

Ricordiamo che tale bando era stato emanato nel dicembre 2018 dalla Giunta Spelgatti e si fondava su alcuni presupposti giudicati, già allora, da più parti inammissibili, in particolare laddove si richiedevano ai cittadini stranieri con regolare permesso di soggiorno requisiti diversi rispetto a quelli chiesti agli italiani.

Il bando, rivolto a chi aveva un ISEE familiare fino a 12 mila euro, escludeva chi possedeva una casa nel Paese di origine e anche chi non poteva dimostrare di non avere nessun’altra proprietà all’estero, cosa che molti richiedenti asilo e rifugiati non hanno possibilità di certificare per ovvie ragioni.

Secondo il Tribunale i requisiti fissati dalla Regione “precludono l’accesso al contributo proprio alle categorie più bisognose” e la richiesta di documentazione dell’assenza di proprietà riguarda in modo incongruente solo gli stranieri e non gli italiani. Infine, il giudice ritiene irragionevole il vincolo dei 4 anni di residenza in Valle in quanto il permesso di soggiorno è di per sé un requisito sufficiente a richiedere aiuti per l’assegnazione di una abitazione popolare.

A gennaio 2019, poco dopo l’avvio della Giunta Fosson, la consigliera Pulz presentò in Consiglio una mozione volta a chiedere la revoca del bando affitti o almeno la sua modifica, illustrandone le possibili conseguenze sia nei confronti dei cittadini richiedenti, sia per i risvolti giuridici a cui la Regione sarebbe andata incontro, sia soprattutto per mettere in luce la “disumanità” di quel provvedimento.

L’Aula respinse la mozione: ci furono soli 3 voti a favore (Pulz, Minelli, Bertin), 7 contrari (i consiglieri della Lega) e 24 astensioni. La consigliera Pulz e i sostenitori della mozione furono accusati di incompetenza istituzionale e di voler fare della mera propaganda politica.

La Lega sottolineò ripetutamente che il Bando affitti non avrebbe certo creato discriminazioni ma avrebbe semplicemente tutelato i cittadini italiani.

Oggi abbiamo la conferma che così non era e non è.