Qualche riflessione al termine della discussione sui due DL della manovra di bilancio che poi è una prosecuzione e completamento della discussione di quindici giorni fa sul Defr.
L’insieme dei tre documenti è caratterizzato da un tentativo, un po’ affannoso a dire il vero, di dare risposte ad esigenze che derivano da un diffuso disagio sociale delle famiglie e degli operatori economici. Veniamo da tre anni difficili per i motivi che tutti sappiamo e quindi è evidente che impostazioni di tipo emergenziale hanno la loro giustificazione.
Però sottolineo anche che sono un po’ affannose perché c’è una contraddizione sempre più evidente fra le potenzialità che come Regione abbiamo, fra le notevoli disponibilità finanziarie del Bilancio, anche di quelle che stiamo esaminando per il triennio 23-25, e la difficoltà di individuare i temi portanti della politica regionale e di investire in modo incisivo e strutturale su tali temi.
Troppi interventi sono una tantum. Troppa ordinaria amministrazione e questo è stato evidenziato in molti interventi di consiglieri di opposizione, ma si è affacciato anche in qualche intervento di consiglieri di maggioranza.
Non si vede, anzi neppure si intravvede, da questi documenti la Valle d’Aosta del futuro. Quale Valle d’Aosta?
Quella in cui il contrasto alla povertà è organizzato in modo definito ed articolato; in cui l’attività delle imprese è stabilmente favorita e sostenuta soprattutto con una politica energetica adeguata, che pure potremmo fare; in cui la tutela dell’ambiente, del territorio, degli elementi di naturalità sono viste come una ricchezza ed una priorità; in cui i servizi socio-sanitari ed educativi hanno un grado di elevata qualità ed efficienza; la Valle d’Aosta in cui abbiamo un sistema di trasporto pubblico capillare e non inquinante.
Non siamo un esempio di regione virtuosa, ma quello che è peggio è che mi pare che non ci sia neanche l’ambizione di diventarlo. Eppure sarebbe fattibile e forse anche doveroso.
In questa aula campeggia la scritta “Il y a des peuples qui sont comme des flambeaux”. Ce l’abbiamo di fronte (o alle spalle), ci dovremmo misurare con questa frase. Chi l’ha scritta aveva in mente l’esempio svizzero, con il suo sistema democratico e cantonale, ma certo era animato dalla ambizione che il popolo valdostano seguisse quell’esempio.
Siamo poco più di 120.000 abitanti, ma abbiamo una grande autonomia con importanti risorse finanziarie e naturali, potremmo/dovremmo essere un esempio, un flambeau in molti settori.
Ma così non è perché non abbiamo il coraggio di innovare, abbiamo una politica asfittica, un sistema elettorale inadeguato, abbiamo anche paura di consultare il “peuple”, altro che la Svizzera ed il suo sistema referendario, viviamo da anni nell’incertezza e sopravviviamo con manovre di piccolo cabotaggio.
E questo si riflette inevitabilmente nei nostri documenti di programmazione economica e finanziaria (vedi Defr), si manifesta nel Dl 82 di stabilità e si evidenzia nel Dl 83, il Bilancio di previsione pluriennale.
La Valle d’Aosta, a nostro avviso, meriterebbe di più e di meglio. Quindi dichiariamo e ribadiamo il nostro giudizio negativo sulla manovra finanziaria 2023-2025.