Le elezioni del settembre 2020 avevano evidenziato una marcata domanda dell’elettorato di cambiamento, facendo arretrare significativamente i gruppi autonomisti.
Subito dopo tale elezione come PCP avevamo chiesto di fare una operazione di rinnovamento, con un Presidente nuovo, una Giunta con nuovi apporti, una maggioranza autonomista-progressista e soprattutto un programma qualificato a cui avevamo lavorato con serietà per tre settimane e che alla fine era stato concordato.
Le premesse erano positive la prospettiva quella di un Governo per l’intera legislatura. Purtroppo sono bastati un paio di mesi e subito sono comparsi atteggiamenti in contrasto con le intese. Nella riunione di tutta la maggioranza e delle forze politiche del 21 gennaio 2021 ci siamo sentiti dire dal capogruppo dell’Uv che “il programma non era un totem” e che andava rivisto, parole riprese e ribadite anche dall’assessore del Pd.
La crisi che stiamo vivendo nasce da lì, la data di partenza è il 21 gennaio 2021. Nasce dall’incoerenza programmatica teorizzata e praticata, dall’abbandono della strada progressista per ritornare al conservatorismo di vecchia data ed anche dal rifiuto del confronto, dalla volontà di non affrontare in modo innovativo nodi decisivi come il futuro dell’Ospedale e della sanità regionale, la tutela delle risorse ambientali, le scelte sui trasporti, la riforma del sistema elettorale e altri temi che ben conosciamo e che sono poi stati oggetto del documento di verifica programmatica su cui avremmo voluto confrontarci.
Dopo mesi di silenzio, una verifica programmatica mai fatta, abbiamo assistito a annunci di revisioni, tagliandi, individuazione di perimetri a geometrie variabili…, ma con un’assenza totale della linea politica e tutto questo mentre crolla la sanità, cresce la povertà e diminuiscono i servizi sociali e manca il lavoro. Insomma, una grave incapacità ad affrontare i temi centrali e nessuna visione per il futuro della Valle d’Aosta.
L’uscita di Marquis segna lo sgretolamento degli autonomisti ed è la prova evidente che non c’era nessun blocco autonomista e che i problemi che noi abbiamo evidenziato fin dall’inizio erano veri e non serviva a nulla mascherarli. Anche il consigliere ha parlato di “appiattimento della linea politica, in particolare nel corso dell’ultimo anno” e spesso su questo ci è capitato di confrontarci. Abbandonare un movimento dopo 21 anni di militanza sarà sicuramente stata una scelta dolorosa. Stella Alpina non perderà sicuramente solo un importante esponente, ma anche quel ruolo che si era conquistata in tanti anni di governo e quell’elettorato moderato e liberale. Il PD sempre più appiattito sulle posizioni dell’Union e sempre più spostato al centro, ha voluto abbandonare quel programma innovatore e progressista faticosamente ottenuto e che avrebbe dato risposte. Questa maggioranza diventa sempre meno autonomista e per nulla progressista.
È triste che manchi la consapevolezza che occorre cambiare, a partire dal sistema elettorale che non favorisce la stabilità e non consente attualmente agli elettori di scegliere un Presidente, una maggioranza ed un programma che durino cinque anni. La priorità e l’invito a tutte le forze politiche e a tutta la cittadinanza è un impegno forte perché il necessario cambiamento del sistema elettorale avvenga rapidamente. Si può fare in un paio di mesi, e già solo la prospettiva di un sistema nuovo imporrebbe a tutte le forze un comportamento più virtuoso. Senza questo cambiamento ci trascineremo da una crisi all’altra e la popolazione non potrà che assistere disgustata ad un deprimente spettacolo, mentre abbiamo la possibilità di dare al popolo valdostano la possibilità di decidere e di contare veramente.