Sono anni che tutte le forze politiche valdostane dicono che bisogna cambiare la legge elettorale regionale. I fatti sono noti: otto Presidenti della Regione in sei anni, il traumatico scioglimento anticipato del Consiglio nel gennaio 2020, i continui cambi di casacca, l’evidente scollegamento tra partiti, cittadini ed eletti in Consiglio, l’incapacità, ormai patologica, di produrre cambiamenti veri.
La situazione è sotto gli occhi di tutti, eppure niente pare in grado di scuotere i consiglieri per arrivare ad una vera riforma.
Di chi sono le responsabilità?
La maggiore è dell’Union Valdôtaine e dei satelliti autonomisti che vivono alla giornata e pensano solo ai sistemi migliori per mantenere la loro centralità politica che, ormai, non si fonda più su un progetto ma sul mantenimento dello status quo. Non ragionano pensando a quello che è meglio per il futuro della comunità valdostana, per dare potere effettivo agli elettori e stabilità di governo, ma si limitano a calcoli di convenienza della propria bottega.
A destra c’è chi vuole effettivamente cambiare la legge regionale, come Fratelli d’Italia, ma non essendo presente in Consiglio regionale deve patire la posizione egemone nella destra valdostana della Lega che, forte numericamente dei suoi undici consiglieri, fa la voce grossa presentando una Proposta di legge penosa che non risolverebbe nulla, anzi aggraverebbe la situazione. Forza Italia invece ha presentato una Pdl interessante che prevede l’elezione diretta del Presidente della Regione, ma non appare affatto convinta di percorrere con determinazione tale strada.
A sinistra invece c’è la Pdl di PCP per l’elezione diretta del Presidente della Regione, ma c’è anche una Proposta del PD che invece non la contempla ed ha alcuni contenuti inaccettabili. E fuori dal Consiglio c’è ADU che insiste su un sistema puramente proporzionale di cui abbiamo ben visto gli effetti negativi e che, non a caso, non esiste in nessuna Regione italiana.
C’è però una differenza importante fra destra e sinistra: almeno a sinistra c’è disponibilità al confronto pubblico e c’è convergenza sulle proposte per il rafforzamento della presenza femminile.
Giovedì 15 giugno ci sarà un confronto pubblico fra Rete Civica e PD e sarà una bella occasione per fare il punto sulla situazione e capire dove stiamo andando.