Comunicazione di CHIARA MINELLI – Verrès 22 aprile 2023

L’idea di un collegamento intervallivo tra i due comprensori sciistici del Monterosa Ski e di Breuil/Cervinia ha origini ormai datate ed è stata oggetto di alcuni studi specifici, tra cui il più rilevante è stato redatto nell’ambito del progetto di cooperazione transfrontaliera Alplinks, conosciuto come Studio Alplinks, del 2015. Del 2017 è poi una relazione della Struttura impianti a fune della Regione sugli impianti nel Vallone. Lungo il corso del 2019 varie strutture assessorili regionali sono state coinvolte in un gruppo di lavoro per esame delle criticità, stima dei costi e valutazione della sostenibilità economico-finanziaria dell’opera. A fine 2019 il Defr proposto dalla maggioranza poneva un obiettivo preciso: “realizzare il collegamento tra i comprensori di Cervinia e Monterosa, specificando: “Sulla base degli studi effettuati nel primo semestre del 2019, si intende dar corso alla fase di progettazione preliminare del collegamento tra i comprensori di Cervinia e Monterosa.” Questa formulazione era poi stata modificata in modo significativo dietro nostra precisa richiesta: “Valutare la realizzabilità del collegamento tra i comprensori di Cervinia e Monterosa” specificando: “Dar corso, da parte dei concessionari coinvolti, agli studi propedeutici, per giungere alla decisione basata sulle analisi di realizzabilità in termini di sostenibilità finanziaria, ambientale e urbanistica“.

A ottobre 2020 la società Monterosa pubblicava il bando per l’affido degli “Studi propedeutici e preliminari alla valutazione di fattibilità del collegamento intervallivo Cime Bianche”, che si è poi aggiudicato lo Studio Montecno di Bolzano, per un importo di 403 mila euro (la base d’asta era di circa 700 mila euro). Termine per la consegna: ottobre 2022. La scadenza è poi stata posticipata di un mese e a novembre ’22 la Società Monterosa ha ricevuto lo studio.

Solo 4 mesi dopo, il 16 marzo 2023, è stato inviato al Consiglio regionale, nonostante nel frattempo organi di stampa nazionali e internazionali, quali il Sole 24 ore e il The Telegraph inglese, avessero pubblicato anticipazioni del documento, scrivendo addirittura che, secondo il Presidente della Cervino Spa, in primavera il Consiglio avrebbe approvato il progetto e che lo stesso verrebbe realizzato nei prossimi tre anni. Una situazione sconcertante che ha sollevato numerose proteste sia all’interno del Consiglio sia all’esterno.

Riguardo allo studio, va detto innanzitutto che nella imponente mole di allegati che lo compongono, parte dei quali sicuramente approfonditi e ben fatti, non c’è il principale documento che ci si sarebbe aspettati. E cioè un approfondimento sulla percorribilità, da un punto di vista giuridico, dell’intervento di costruzione degli impianti, in un territorio che è soggetto a precisi divieti comunitari, nazionali e regionali. Non mi dilungo su questo, perché ci sarà un intervento specifico che affronterà la questione. Dico solo che il nodo giuridico e legislativo è dirimente e imprescindibile e non è stato sciolto.

I documenti che compongono lo studio, durato due anni, sono numerosissimi. Abbiamo ricevuto oltre 160 file, tra relazioni illustrative e metodologiche, relazioni preliminari di Valutazione, Studi di incidenza, carte, tavole, schede ecc., il cui esame richiederà tempo e attenzione, non li abbiamo ancora visti nella loro interezza.

Nella prima audizione in commissione dei vertici delle due società Cervino e Monterosa, il 3 aprile scorso, ci è stato detto che lo studio in realtà è andato ben oltre la mera fattibilità e si può quasi considerare come un progetto di massima, tant’è vero che alla società Montecno è stato richiesto (in un secondo tempo) di effettuare anche la VINCA, cioè la Valutazione di incidenza ambientale, su tutte le ipotesi prospettate.

Ci sono infatti 5 diverse soluzioni che i tecnici hanno preso in esame evidenziandone i pro e i contro, sotto vari aspetti, dall’impatto ambientale ai costi, dalle caratteristiche tecniche alle difficoltà di realizzazione e via di seguito.

Va detto subito che tutte e 5 le ipotesi hanno una Valutazione di incidenza NEGATIVA, compresa l’ultima, la n. 5 che diventerebbe la scelta obbligata. Nelle Considerazioni finali della VINCA si legge infatti che la Soluzione progettuale n, 5 è quella che genera le minori incidenze sulla base di quanto riportato nella tabella in merito alle incidenze residuali e quindi al rispetto della ZSC/ZPS. Rimanendo però delle incidenze si devono proporre Misure di compensazione, atte a compensare l’incidenza significativa su habitat e specie di interesse comunitario e habitat di specie.

Non c’è il tempo ora, e forse non ne varrebbe comunque la pena, di parlare delle varie proposte progettuali; spendo però due parole sulla n. 5 proprio perché è quella che il Presidente Vicquéry ha definito “assolutamente risolutiva”.

La soluzione prevede due tronchi di cabinovia di tipo “3S” e una cabinovia monofune. La lunghezza complessiva risulta di 9.351 m. con 16 tralicci totali, di cui 8 lato Ayas con altezze sui 50 metri e base di 256 mq. Metà circa dell’impianto si sviluppa in zona protetta. Il costo stimato, al momento, è di 114.422.000 euro.

La partenza (come anche per tutte le altre soluzioni) è a Frachey e la stazione intermedia è posta a Gavine, in una zona boscata, vicino ad una stalla e ad una pista poderale (Frachey-Gavine cabinovia 3S), scelta – pare – anche perché è la più lontana dalla ZPS ed è già in piccola parte antropizzata, quindi l’impatto sarebbe inferiore. Qui c’è la prima perplessità, il tratto è molto corto e per niente funzionale: da Saint-Jacques a Gavine a piedi si impiega una mezz’oretta, non consentendo pertanto neppure il decantato avvicinamento al Vallone.

Inoltre, anche questo primo tratto penetrerebbe in un’area classificata dallo stesso comune di Ayas di interesse naturalistico e richiederebbe un ampio varco in area boscata.

Il secondo tronco, Gavine – Colle superiore delle Cime Bianche (sempre con impianto 3S) è il più lungo, circa 6000 metri; il terzo andrebbe dal Colle superiore alla fermata di Laghi di Cime Bianche (con una cabinovia monofune).

Il tronco Gavine – Colle superiore sarebbe quello più devastante sul piano paesaggistico, attraversando e sorvolando interamente il Vallone, con piloni alti mediamente 50 metri e comporterebbe comunque rischi per l’avifauna nidificante o di passaggio, anche sulle rotte migratorie.

La copertura dei costi dell’opera nello studio è indicata per l’80% a carico della Regione e per il restante 20% a carico delle società attraverso un apposito mutuo. Tuttavia in commissione è stato evidenziato da parte delle due società l’auspicio che il 100% della spesa sia assicurato dalla Regione, per esempio attraverso l’approvazione di una legge speciale, come accaduto per lo Skyway al Monte Bianco. Cosa che ci preoccupa e ci sconcerta molto, considerate quelle che nell’attuale contesto storico sono le varie esigenze primarie della popolazione, dalla sanità alla scuola, dalla povertà sempre più diffusa alle spese per l’energia ecc. ecc.

In audizione ci è stato detto che si vuole proporre un progetto per migliorare il Vallone di Cime Bianche, che è sconosciuto ai più e che deve essere fruibile da tutti, a 360 gradi. E che la realizzazione di questo mastodontico impianto è la risposta più efficace allo spopolamento della montagna, altrimenti destinata ad una mera sopravvivenza (vi ricordo che parliamo della Valtournenche e della Val d’Ayas!).

Inoltre che se si vuole continuare a mantenere lo sci, a fronte del riscaldamento climatico, non c’è dubbio che bisogna salire sempre più in alto, cosa talmente ovvia che non andrebbe nemmeno ripetuta, così si sono espressi.

E poi: se non si vuole perdere di vista lo sviluppo della montagna non si può concentrarsi su piccole cose, quali i piloni nella zona protetta, occorre essere pragmatici. Secondo i vertici delle società senza il collegamento il Vallone è destinato all’abbandono, anzi è già abbandonato. La popolazione vive sugli impianti a fune, tutto il resto – e per resto si intendono altri modelli di valorizzazione del Vallone, in sostanza quelli proposti dal Comitato che ha presentato al Consiglio regionale la petizione per chiedere di non procedere con il collegamento – è tutta fuffa, il resto è niente, è il nulla.

Infine, in modo un po’ incoerente viste queste dichiarazioni, si è sostenuto che le compensazioni previste dimostrano che la creazione del collegamento non è in contrasto con una visione di valorizzazione degli aspetti ambientali, storici, archeologici, culturali del Vallone.

La nostra posizione è profondamente diversa.

Riteniamo che la scelta di puntare sul collegamento tra Ayas e Cervinia non sia solo giuridicamente impercorribile, ma anche sbagliata.

Si tratta di due realtà turistiche e due comprensori che hanno le loro peculiarità. Peculiarità da far valere evitando una omologazione che non avrebbe senso, proprio quando da più parti (studi sul turismo, raccomandazioni europee, analisi scientifico-economiche…) l’indicazione che prevale è quella di diversificare l’offerta.

Nel comprensorio di Cervinia le presenze turistiche invernali sono di circa il 70 %, quelle estive del 30%. Nel comprensorio della Monterosa le presenze in estate e in inverno sono del 50% e 50%. È una situazione diversa, che va valorizzata.

Diversamente da quanto si afferma, senza alcun fondamento, nel Report dello studio di fattibilità, il progetto funiviario non creerebbe nessuna “osmosi” fra i turisti della Valtournenche e della Val d’Ayas, ma generebbe semmai omologazione di una offerta tutta finalizzata a portare gente in montagna con gli impianti, all’opposto della evocata necessità di proporre la conoscenza e la scoperta delle specificità dei territori.

Nella propaganda che viene fatta per sostenere il collegamento si evidenzia la possibilità di disporre di 580 km di piste sci ai piedi (poi diventati recentemente 490, senza sci ai piedi). Ma nel Vallone delle Cime Bianche non si può sciare, e da Zermatt e da Cervinia gli sciatori che arriverebbero ad Ayas sarebbero prossimi allo zero, dovendo passare ore sugli impianti fra andata e ritorno… Gli studi dimostrano che sempre più sono i servizi connessi e l’ospitalità a fare la differenza, non il carosello di impianti.

A chi dice “Si andrà a sciare più in alto, si allungherà la stagione sciistica”, rispondiamo che non potendo sciare nel Vallone delle Cime Bianche, si andrebbe semmai a sciare da un’altra parte, a Cervinia, lasciando l’auto nei parcheggi liberi di Ayas. Se ad inizio stagione non si riuscisse a sparare neve e ad aprire il comprensorio del Monterosa Ski, come andrebbero gli sciatori da Alagna e Gressoney a Cervinia?

Sulla necessità del collegamento per destagionalizzare, fruibile 365 gg l’anno, per lo sci estivo: con gli impianti esistenti e con quello di prossima apertura a luglio fra il Plateau Rosa e il Piccolo Cervino è e sarà possibile raggiungere Zermatt da Cervinia senza sorvolare il Vallone delle Cime Bianche.

Si evidenzia poi che il collegamento favorirebbe il ciclo-escursionismo: ma il sentiero che percorre il Vallone delle Cime Bianche andrebbe fortemente modificato e la stessa valutazione d’incidenza ne invoca la regolamentazione.

Per la mountain-bike in Valle d’Aosta c’è a disposizione una rete di 1.000 km di strade poderali e di piste dedicate. Dovremmo risolvere piuttosto il problema della responsabilità per la percorrenza delle strade consortili… La funivia nel Vallone delle Cime Bianche avrebbe come unica conseguenza la trasformazione del sentiero principale che lo percorre in una sorta di pista di downhill.

Occorre a nostro avviso adoperarsi con lungimiranza affinché il Vallone delle Cime Bianche diventi un punto di forza per uno sviluppo armonico e duraturo della Val d’Ayas, grazie alla valorizzazione delle unicità che possiede e che attendono solo di essere rivelate al grande pubblico per innescare una nuova offerta turistica, che non può più essere incentrata solo sullo sci.

Quel vallone presenta una straordinaria varietà e stratificazione di ricchezze naturalistiche, paesaggistiche, geologiche, storico-culturali e archeologiche, come ampiamente e dettagliatamente documentato dai promotori della petizione bocciata dal Consiglio regionale e come ci hanno confermato in audizione gli esperti auditi.

In questa direzione va la proposta della petizione di dotare finalmente l’area ZPS/ZSC “Ambienti glaciali del Gruppo del Monte Rosa – IT1204220” di un apposito piano di gestione. Sul vasto versante di Ayas l’intera area fa anche parte della più vasta oasi di protezione della fauna della Valle d’Aosta: l’oasi Grand Tournalin di oltre 7.000 ha. In sostanza attualmente il Vallone delle Cime Bianche è un’area parco non gestita, lasciata a se stessa, …ovvero abbandonata, da parte della Regione e del comune di Ayas!

 

Bisognerebbe muoversi e predisporre un programma pluriennale di studio, documentazione e valorizzazione dell’estrazione e lavorazione della pietra ollare ad Ayas e nel Vallone delle Cime Bianche, su cui finora l’amministrazione regionale ha investito cifre risibili.

E’ inaccettabile che nello studio di fattibilità si voglia far passare l’opzione 0 come l’opzione del non far nulla, quando sono state presentate innumerevoli proposte al fine di diversificare e qualificare l’offerta turistica di Ayas durante tutto l’anno, con costi neppure comparabili e ritorni maggiori perché comprensivi della primavera e dell’autunno.

Proposte guarda caso riprese nel quadro riepilogativo delle cosiddette compensazioni, quali:

  • Redazione del Piano di gestione della ZPS/ZSC
  • Valorizzazione dei beni geologici-ambientali
  • caratterizzare l’offerta turistica secondo i criteri della sostenibilità
  • campagna di studi sulle componenti archeologiche anche al fine di una loro valorizzazione
  • valorizzazione del Vallone (ecomuseo – parco naturale – rivalutazione degli alpeggi)
  • Servizi e proposte culturali alternative allo sci

In sostanza l’idea di fondo del progetto è la seguente, lasciateci sfigurare e dissipare un patrimonio irripetibile e poi, magari, facciamo quello che proponete.

 

Sul ritorno del progetto in termini di attrattività di nuovi sciatori si prefigurano stime fantasiose ad un costo peraltro improponibile, senza mai fare cenno a costi e benefici dell’ammodernamento degli impianti esistenti. Ci sono interventi che le società devono realizzare e che hanno stime notevoli, nel Bilancio della società Cervino si legge che per l’ammodernamento sono necessari 100 milioni di euro. La società Monterosa deve prendere in considerazione nella zona, per fare un esempio, la seggiovia che porta a Frachey… Ma ce ne sono altri; interventi che con un costo minore permetterebbero di migliorare l’esistente senza andare a devastare un Vallone sostanzialmente integro, non mi piace definirlo selvaggio, perché sappiamo bene il ruolo che ha avuto in passato, basti pensare alla Kramerthal, la via dei mercanti.

Ci sentiamo spesso dire che siamo contro lo sci, ma non è così. Siamo consapevoli che lo sci è e resterà ancora nel prossimo futuro una attività importante nella nostra economia. Siamo però persuasi che occorra innanzitutto ammodernare e razionalizzare gli impianti esistenti, più che sufficienti per soddisfare le richieste e che richiedono forti investimenti pubblici. 

A proposito poi del collegamento intervallivo come risposta ai cambiamenti climatici, noi riteniamo che l’argomentazione sia estremamente debole e superficiale.

I pesanti impatti che la crisi climatica sta avendo sull’ambiente montano oggi sono visibili a tutti nella loro drammaticità e ci impongono di ripensare il nostro modello di turismo, anche invernale. Non possiamo limitarci a inseguire la neve o a fabbricarla. La fusione repentina dei ghiacciai, l’emergenza siccità, l’aumento delle temperature e degli eventi estremi richiedono profondo cambiamento di paradigma, anche culturale, con la pianificazione di un turismo montano ecosostenibile, partendo da una diversificazione delle attività.

Anche a seguito di un primo esame degli elaborati dello studio di fattibilità, siamo convinti che la proposta di valorizzazione del Vallone delle Cime Bianche, avanzata dalla petizione proposta dal CAI e dal Comitato “Ripartire dalle Cime Bianche”, sia assolutamente valida e possa costituire un vero progetto di sviluppo sostenibile per la nostra regione, un progetto ambizioso e rispettoso delle caratteristiche di una zona sottoposta a precisi vincoli normativi.

Non si tratta infatti di una rigida richiesta di conservazione del territorio tout court ma, al contrario, di una promozione articolata dello stesso, in un’ottica di sviluppo rispettoso della biodiversità di quel luogo e delle sue particolarità.

Un progetto di valorizzazione ampio, che può costituire un modello di turismo innovativo, alternativo, all’altezza delle sfide di un futuro ormai prossimo.