“L’unico Ministero per la Disabilità che funziona è quello che non esiste.”
Crediamo che il miglior modo per commentare la riproposizione del Ministero per le Disabilità da parte del nuovo Governo Draghi sia proprio citare le parole di Iacopo Melio, Consigliere regionale della Toscana, in un suo articolo su La Repubblica.

Un Ministero nato nel 2018 su spinta della Lega che lo aveva inserito prima nel programma elettorale e poi nel contratto di governo, del famoso “Governo del cambiamento”. Peccato che questo Ministero non abbia promosso nessun cambiamento e nessuna azione concreta per realizzare e mettere in pratica i principi sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006 e ratificata dal Governo italiano nel 2009. Un Ministero non solo inutile nella pratica, perché figlio di pura propaganda populista, ma anche sbagliato a monte nel principio istitutivo. Come infatti ben precisa Melio nel suo articolo:
“…la vera inclusione si fa senza etichette e ghettizzazioni compassionevoli, ma per tutti da parte di tutti.”
Un’opinione quella di Melio, peraltro già sostenuta da parte di molte Associazioni sulla disabilità nel 2018 al momento della nascita di tale ministero, che sostanzialmente chiarisce che la Convenzione ONU stessa contrasta con tale approccio che di fatto risulta discriminatorio. La Convenzione all’art. 1 afferma:
“Scopo della presente Convenzione è promuovere, proteggere e assicurare il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità, e promuovere il rispetto per la loro intrinseca dignità.”
Parlare di pari diritti e pari dignità implica un concetto fondamentale: ovvero che gli esseri umani, tutti gli esseri umani, hanno pari diritti e pari dignità! Non ci sono diritti speciali per “persone speciali”, le persone con disabilità non meritano un trattamento diverso dagli altri, sono persone, sono cittadini, portatori di diritti appunto come tutti gli altri. I principi della Convenzione ONU valgono infatti per tutti. Nella Convenzione si parla infatti: di rispetto per la dignità intrinseca, l’autonomia individuale, compresa la libertà di compiere le proprie scelte, e l’indipendenza delle persone; di non discriminazione; di partecipazione e inclusione piene ed effettive in seno alla società; di rispetto per la differenza e l’accettazione delle persone con disabilità come parte della diversità umana e dell’umanità stessa; di parità di opportunità; di accessibilità; e, udite udite, di parità tra uomini e donne.
Capite la portata culturale della Convenzione Onu? All’interno di un documento per le persone con disabilità si parla di parità uomini e donne. Pari dignità e pari diritti per tutti: ecco la vera rivoluzione. Ecco perché il Ministero delle disabilità non solo è stato inutile, ma anche contrario al concetto stesso di pari dignità e pari diritti per le persone. Persone e basta, senza alcuna ulteriore precisazione o categorizzazione che diventano appunto discriminatorie. Sempre citando le parole di Melio:
“basterebbe che tutti i ministri tenessero di conto della disabilità quando, nel proprio settore, vengono realizzate nuove manovre, rendendole inclusive per tutti. Basterebbe ricordarsi di ogni diversità, non solo quella fisica, senza indossare guanti bianchi ma uno sguardo aperto e intersezionale, che non appiccichi etichette ma le combatta convintamente al punto da non vederle.”
Basta con questo atteggiamento paternalistico e assistenzialistico che se è pur vero che ha permesso la nascita della maggior parte dei servizi per le persone con disabilità è altrettanto vero che oggi non ha più ragione di essere. Le persone con disabilità sono innanzitutto persone. Persone che, su base di uguaglianza con gli altri (come cita la Convenzione ONU), devono avere la possibilità di scegliere il proprio luogo di residenza, dove e con chi vivere, di inserirsi all’interno della comunità non isolate o vittime di segregazione. Le persone con disabilità devono poter aver accesso ad una serie di servizi di sostegno domiciliare, residenziale o di comunità, compresa l’assistenza personale necessaria per permettere loro di vivere. In questa logica i servizi e le strutture sociali destinati a tutta la popolazione devono essere messi a disposizione delle persone con disabilità e devono essere adatti ai loro bisogni.
Promuoviamo la cultura della non-discriminazione. Un bus accessibile non è per le persone con disabilità. E’ per tutti! Garantire il diritto di scelta autonoma senza che qualcuno lo faccia al posto nostro non è per le persone con disabilità. E’ per tutti! Pari opportunità per tutti di esercitare i propri diritti civili, politici, economici, sociali e culturali.
La Convenzione ONU demanda agli stati firmatari il compito di tradurre i principi da essa sanciti in azioni, leggi e provvedimenti adeguati ai diversi contesti nazionali. All’ Art. 33 parla infatti di “applicazione a livello nazionale e monitoraggio”, di “centri di competenza per le questioni relative all’applicazione della presente Convenzione” e di “dispositivo di coordinamento incaricato di facilitare le azioni legate a tale applicazione nei differenti settori ed a differenti livelli”. Il Ministero per le Disabilità poco o nulla ha fatto in tal senso.
Serve urgentemente un cambio radicale di paradigma culturale in grado di veicolare le azioni richieste dalla Convenzione ONU. Un cambio di paradigma che deve essere sostanziale e profondo e non misero ed evanescente populismo che riduce un tema di una portata fondamentale per la nostra intera società ad una vuota e pericolosa dichiarazione di facciata.