Per questo consiglio abbiamo depositato 13 iniziative: 1 question time, 6 interrogazioni e 6 interpellanze.
- Question time: Istituzione di “Via delle Balle” da parte del Comune di La Thuile (Chiara, Erika)
- Interrogazione: concessioni delle centrali idroelettriche gestite da Cva (Chiara)
- Interrogazione: conferma delle attività dei progetti LabEnergie e Edutech per il corrente anno scolastico (Chiara)
- Interrogazione: richiesta alla Pila Spa del business plan sulla fattibilità economica del locale commerciale alla Platta de Grevon e dello studio sulla futura gestione (Erika)
- Interrogazione: informazioni sul fenomeno della povertà sanitaria in Valle d’Aosta (Chiara)
- Interrogazione: procedimento di approvazione dei pareri preventivi rilasciati dal Comitato etico territoriale e situazione dei pareri inevasi (Erika)
- Interrogazione: stato dell’arte delle pratiche arretrate di accertamento dell’invalidità (Erika)
- Interpellanza: risultati sugli studi delle ricadute economiche e ambientali a seguito della chiusura del tunnel del Monte Bianco (Chiara)
- Interpellanza: motivazioni della procedura di nomina del Presidente del Consiglio di amministrazione della Sitrasb (Erika)
- Interpellanza: interventi per sanare il mancato riconoscimento del bonus docenti agli educatori (Erika)
- Interpellanza: processo di decarbonizzazione della Cogne acciai speciali e riduzione generale dei consumi fossili e di energia rinnovabile entro il 2030 (Chiara)
- Interpellanza: studio sulla fattibilità del collegamento intervallivo di Cime Bianche (Erika)
- Interpellanza: prestazioni odontoiatriche garantite dal servizio sanitario regionale e informazioni su eventuali modifiche del servizio (Chiara)
Question time: Istituzione di “Via delle Balle” da parte del Comune di La Thuile (Chiara, Erika)
Il Comune di La Thuile, per ottemperare a disposizioni di legge, ha scelto di istituire una nuova via fittizia dove iscrivere i senza tetto e i senza fissa dimora che eleggono domicilio nel Comune senza indicare un vero recapito, chiamandola VIA DELLE BALLE. Questo perché, secondo quanto dichiarato dal Sindaco, usare un nome come “Via del Comune” avrebbe potuto generare confusione ma anche per stigmatizzare in modo ironico un obbligo che per una realtà come La Thuile non ha molto senso. L’iter adottato è discutibile (dgr di Giunta e non di Consiglio), ma lo è soprattutto la scelta del nome e abbiamo chiesto se la delibera inviata dall’Amministrazione comunale alla Regione possa essere accettata alla luce delle disposizioni di legge e del carattere istituzionale dell’iniziativa. Il Presidente della Regione ha risposto che la Struttura enti locali della Presidenza della Regione sta già analizzando la questione, che non riguarda la toponomastica e quindi la competenza regionale primaria, bensì l’anagrafe, e ha ricordato che interessa chi non ha in nessun Comune la dimora abituale e che è elemento necessario per l’accertamento della residenza (per girovaghi, artisti delle imprese dello spettacolo viaggianti, commercianti e artigiani ambulanti…); per queste persone, la legge prevede la possibilità dell’iscrizione anagrafica nel Comune di domicilio anche solo per avere un recapito e per ottenere le certificazioni anagrafiche che possano essere loro utili. Chiara ha replicato: «Se si seguisse l’esempio del Comune di La Thuile, a breve potremmo avere decine di “via delle Balle” in Valle d’Aosta: è una cosa inopportuna e basta cambiare una vocale nella preposizione, che il nome di questa via può diventare potenzialmente offensivo per le persone che vi potrebbero essere iscritte. È un adempimento burocratico, un atto istituzionale, non una carnevalata di dubbio gusto. È opportuno che vadano fatti i dovuti approfondimenti come detto dal Presidente e che poi si agisca di conseguenza, chiedendo di cambiare la denominazione. Riteniamo che la Regione, in collaborazione con il Celva, dovrebbe dare delle indicazioni al fine di trovare un nome convenzionale per questa tipologia di via, da utilizzare uniformemente in tutti i comuni della Valle d’Aosta.»
Interrogazione: concessioni delle centrali idroelettriche gestite da Cva (Chiara)
A fine ottobre è stata trasmesso al Consiglio regionale lo Schema di Norma di attuazione dello Statuto in materia di concessioni di derivazione d’acqua ed entra ora nel vivo la discussione sulle modalità e tempi con cui la Regione intende affrontare la questione delle concessioni di prossima scadenza. E’ necessario avere un quadro completo e ufficiale della situazione in cui operano le centrali idroelettriche gestite da Cva in Valle d’Aosta e conoscere gli eventuali atti preparatori per l’impostazione del rinnovo delle concessioni. Le regioni e le province autonome dell’arco alpino che hanno tutte già approvato le loro leggi in merito alla disciplina delle concessioni idroelettriche richiedono la redazione, da parte dei concessionari, di un Rapporto di fine concessione cinque anni prima della scadenza; la sottoscritta Consigliera regionale. Chiara ha quindi chiesto la data di scadenza delle concessioni con cui operano tutte le centrali idroelettriche gestite da Cva nel territorio valdostano; il dato della potenza installata in ognuna delle centrali idroelettriche gestite da Cva e la potenza complessiva dell’insieme di tali centrali; se Cva è stata invitata a redigere il Rapporto di fine concessione per le centrali di cui ha la gestione; se sono stati condotti approfondimenti al fine di valutare l’opportunità di recepire nella bozza della futura legge la lettera d) all’art 3, comma 3, del citato Schema di Norma di attuazione dello Statuto. Il Presidente ha risposto che le concessioni in scadenza al 2029 sono ben 29, le altre tre (Verrès nel 2044 e due in Valdigne nel 2032 e 2037)sono Il Gruppo CVA conta 32 impianti idroelettrici di varie tipologie. Il parco impianti idroelettrico ha una potenza complessiva nominale di 934,5 MW e produce mediamente ogni anno oltre 2 miliardi di kWh di energia pulita a emissioni zero. Non ha dato il dettaglio della potenza di ogni singola centrale. Testolin ha poi detto che non essendoci ancora la legge regionale valdostana sulle concessioni, non è stata ancora avviata la predisposizione del Rapporto di fine concessione. Sugli approfondimenti, ha risposto che gli uffici hanno iniziato, ma è prematuro perché bisogna comunque ancora approvare lo Schema di NdA, poi fare la legge regionale…quindi ci si sta attrezzando. Chiara ha replicato sottolinenando l’evidente e notevole ritardo sul tema della riassegnazione delle concessioni idroelettriche. Tutte le Regioni e Province Autonome dell’arco alpino hanno già approvato la loro legge per disciplinare il rinnovo delle concessioni; ci sono infatti in totale ben 8 leggi approvate fra quelle regionali e quelle delle due province autonome. (anche Emilia) E invece noi siamo ancora fermi. Dobbiamo in tempi brevi esprimerci sullo Schema di norma di attuazione e dobbiamo preparaci a fare la legge regionale. Però ci sono adempimenti che non possono aspettare: se tutte le otto leggi già approvate in materia prevedono che il Rapporto di fine concessione venga redatto cinque anni prima ci sarà pure un motivo. Noi cinque anni non li abbiamo più. Sugli approfondimenti la risposta è insoddisfacente. Noi avevamo chiesto tempo fa, con una mozione che è stata respinta, di effettuare studi e approfondimenti e adesso bisogna correre. Lo Schema di Norma di attuazione lascia 4 possibili opzioni. Sappiamo che l’opzione d) è una possibilità contemplata solo per la VDA, ma va studiata e approfondita necessariamente prima di mettere mano alla stesura della legge. Dobbiamo sapere in anticipo se vogliamo scegliere la strada dell’assegnazione diretta senza gara di cui al punto d), o se vogliamo affidarci alla lotteria della gara a cui potrà partecipare qualsiasi società a livello europeo. Il momento dell’approfondimento e anche della definizione dell’orientamento politico è ora e non può essere rinviato di sei mesi.
Interrogazione: conferma delle attività dei progetti LabEnergie e Edutech per il corrente anno scolastico (Chiara)
Con questa iniziativa abbiamo voluto sapere se alcuni progetti e manifestazioni (Rete Projet Energie e Rete di Robotica, protagonisti della rassegna Edutech), legati alla promozione delle discipline STEM proseguiranno con le modalità che sono state adottate finora o se ci saranno variazioni e in questo caso da chi saranno esaminate e approvate. Le domande nascono dal fatto che da alcune segnalazioni parrebbe che è in itinere un possibile cambiamento, e non vorremmo che ciò portasse ad una limitazione dell’autonomia delle scuole coinvolte. Si tratta infatti di progetti importanti, che sono un fiore all’occhiello della scuola valdostana e secondo noi è importante che sia in particolare salvaguardato lo spirito, la finalità con cui è nata Edutech, vale a dire mantenere questa manifestazione il più possibile aperta collaborazioni non univoche, in modo da assicurare alle Istituzioni scolastiche che vi partecipano l’opportunità di costruire progetti e attività con vari partner qualificati, con l’obiettivo di effettuare percorsi diversificati e originali, da condividere e sottoporre all’attenzione di studenti e insegnanti. L’Assessore ha risposto ripercorrendo le tappe dei progetti citati e dicendo che per il corrente anno scolastico si è riconfermata l’impostazione precedente. Ha aggiunto che per il prossimo anno scolastico le due Reti confluiranno in un’unica Rete STEM e che la Sovrintendenza sta organizzando un incontro con le Istituzioni scolastiche per valutare la proposta. Chiara ha replicato che sarebbe negativo se una esperienza così valida della nostra Scuola dovesse essere modificata in senso restrittivo, magari per questioni economiche, e che è quanto mai opportuno che la Regione implementi se necessario con fondi propri le risorse finanziarie destinate a Edutech e a sostenere anche economicamente le reti di Robotica e di Projet energie.
Interrogazione: richiesta alla Pila Spa del business plan sulla fattibilità economica del locale commerciale alla Platta de Grevon e dello studio sulla futura gestione (Erika)
Erika è tornata a chiedere informazioni sul megaristorante del Couis ed in particolare sui costi per raggiungerlo e sulla modalità di gestione che si intende adottare. L’Assessore Bertschy ha quindi esordito affermando di averla definitivamente convinta del tracciato e accolto con favore la soddisfazione corale per l’impianto. Sul megaristorante le posizioni rimangono ancora distanti. Rispetto ai costi della telecabina per il tratto Aosta-Pila sono 750€ all’ora in orario diurno, mentre dopo le 22 diventano 830€. Indicativamente per il tratto Pila- Couis i costi dovrebbe essere uguali. La società Pila Spa sta individuando la modalità di gestione tra locazione alberghiera, concessione di servizi, progetti pubblici privati o gestione diretta. Il piano economico e finanziario è stato trasmesso a Finaosta dalla Pila Spa, ma non può essere diffuso. Erika in replica ha ricordato che l’ammodernamento dell’impianto è stato votato all’unanimità, ma non il tracciato che poteva essere meno impattante, servire più piste ed evitare lo sbancamento della Platta mantenendo il vecchio arrivo. L’accesso al megaristorante costerà 13.500€ l’ora che aumenteranno nei pochi casi in cui verrà concessa una deroga per aprirlo di notte. Non avere idea ad oggi nemmeno del tipo di gestione di quella struttura, la dice lunga sulla programmazione della società e degli interessi economici-sociali votati dal Consiglio comunale per ottenere la deroga agli ambiti inedificabili. Nessun privato al mondo spenderebbe 7 milioni senza sapere cosa farsene nel futuro.
Interrogazione: informazioni sul fenomeno della povertà sanitaria in Valle d’Aosta (Chiara)
L’interrogazione deriva dalla notizia della pubblicazione nell’ottobre scorso della Relazione 2024 sui servizi pubblici, a cura del CNEL (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) secondo cui nel 2023 circa 4,5 milioni di italiani hanno rinunciato a prestazioni sanitarie per problemi di offerta (in particolare per le lunghe liste di attesa) o per difficoltà a raggiungere i luoghi in cui vengono erogati i servizi sanitari (7,6% della popolazione italiana, un dato in aumento rispetto al passato). La fascia di età in cui le rinunce sono massime è quella tra i 55 e i 59 anni (11,1%), e riguarda quindi persone che in larga maggioranza hanno un lavoro e un reddito; tra gli anziani over 75 la percentuale sale al 9,8. Le donne rinunciano alle cure più degli uomini (9% contro 6,2%); le rinunce per motivi economici sono il 4,2%, dato stabile, mentre quelle dovute alle lunghe liste di attesa sono passate dal 3,8% del 2022 al 4,5% del 2023. Nella Relazione per molte voci non è possibile reperire i dati disaggregati relativi ad ogni singola regione. Abbiamo quindi chiesto: quali sono i dati relativi alla popolazione valdostana che nell’anno 2023 ha rinunciato a prestazioni sanitarie? le motivazioni indicate come causa delle rinunce e possibili segnali di una situazione di povertà sanitaria nella nostra regione? L’Assessore ha risposto che in VdA i dati sono in decremento, nel 2024 i dati di chi rinuncia a curarsi sono del 6,3%, nel 2023 erano il 6,4% (variazione minima, dati alti!) Non sono invece disponibili i dati della rinuncia rispetto ai vari LEA, ma sono aumentate le rinunce per il problema delle liste di attesa (non ha fornito dati). Chiara ha replicato che ancora una volta non ci sono dati regionali completi e non è possibile avere delle informazioni sulla base degli stessi parametri o degli stessi studi e ricerche che fotografano la situazione nel Paese. Per prevedere misure efficaci e valide si dovrebbe collaborare con le altre realtà e concordare insieme i percorsi perché la sanità risulta essere simile ad una coperta multicolore con tanti buchi e tante toppe. Non sarebbe il caso di riflettere sulla bontà o meno di questa situazione che ci vede sempre fuori statistica o in posizione sbagliata? A dare retta ad alcune segnalazioni, difficili però da verificare, sembra che il tema della povertà sanitaria sia presente anche nella nostra regione e che il fenomeno stia aumentando, sia riguardo a prestazioni specialistiche, che nelle strutture pubbliche hanno tempi biblici e che non tutti si possono permettere nel privato, sia per il costo dei medicinali, che per molti costano troppo. E’ una situazione da indagare e monitorare.
Interrogazione: procedimento di approvazione dei pareri preventivi rilasciati dal Comitato etico territoriale e situazione dei pareri inevasi (Erika)
Erika ha chiesto informazioni sul Comitato etico territoriale (CET) a seguito dell’avviso pubblico per la selezione dei nuovi componenti. L’assessore Marzi ha confermato che è in corso un aggiornamento del CET per rendere operativo il comitato a seguito delle maggiori competenze. Istituito a giugno 2023 è uno dei 40 CET italiani, ma i carichi di lavoro importanti (50/100 studi clinici al mese in lingua inglese) non hanno permesso un’operatività del Comitato. A novembre quindi l’USL ha deciso di procedere all’aggiornamento che dovrebbe avvenire entro il 19 gennaio 2025. Erika nella replica ha ricordato che nel mese di settembre il Presidente del CET è venuto in Commissione, ma non aveva detto nulla rispetto a quest’organismo. Nella delibera che dispone la ricostituzione del CET leggiamo che a distanza di cinque mesi dall’istituzione il CET chiedeva all’AIFA la possibilità di posticipare l’operatività del Comitato e nella nota di settembre 2024 dell’USL che il CET non era in grado di svolgere compiutamente il suo mandato. Si è praticamente perso oltre un anno e e mezzo.
Interrogazione: stato dell’arte delle pratiche arretrate di accertamento dell’invalidità (Erika)
Erika ha chiesto informazioni sulle pratiche di accertamento di invalidità a seguito di molte segnalazioni relative a ritardi. L’Assessore Marzi, ha evidenziato che «a seguito dell’emergenza Covid si è determinato un importante rallentamento nell’espletamento delle procedure di concessione di invalidità, cui è collegato un incremento esponenziale delle domande dovuto all’invecchiamento della popolazione valdostana. Nel 2023, su 6217 istanze pervenute ne sono state istruite e concluse 5.804, così come sono state concluse tutte le 211 istanze che rimanevano come arretrato 2022. Inoltre, sono state effettuate 846 visite di revisione. Nel 2024, su 6.811 istanze pervenute, ne sono state istruite e concluse 6.030 e sono state concluse tutte le 413 istanze che rimanevano del 2023. Le visite di revisione effettuate sono state 776. Alla data del 31 dicembre 2024, risultano 368 pratiche da evadere che sono riferite a quelle presentate negli ultimi 6 mesi dell’anno. Le istanze sono esaminate dalle Commissioni mediche secondo l’ordine cronologico di presentazione e comunque di norma entro 120 giorni dalla presentazione: tale termine non sempre è rispettato in quanto le leggi di riferimento dispongono di andare in deroga all’ordine cronologico di arrivo in presenza di gravi e comprovati motivi di urgenza sanitaria, per i malati oncologici e per i minori.» «Continuiamo a sentir parlare dell’emergenza Covid rispetto a questa problematica – ha replicato Erika -, anche se sono passati oltre quattro anni e ogni volta ci viene detto che gli uffici saranno potenziati. Dietro una pratica di invalidità c’è la necessità per questi soggetti di avere o degli sgravi o di poter accedere a dei servizi. Non mi risulta che siano rispettati i 120 giorni: ho avuto numerose segnalazioni di persone che stanno aspettando da oltre 10 mesi. Se mancano i geriatri, cerchiamo di fare in modo che si possa usufruire comunque di una visita geriatrica in altro modo. Visto l’aumento esponenziale delle domande e il progressivo invecchiamento della popolazione, il potenziamento degli uffici deve essere una assoluta priorità di questa Amministrazione perché sicuramente l’esigenza continuerà ad essere in aumento. Sollecito l’Assessore ad occuparsene con una certa urgenza.»
Interpellanza: risultati sugli studi delle ricadute economiche e ambientali a seguito della chiusura del tunnel del Monte Bianco (Chiara)
Siamo tornate per l’ennesima volta sulla questione del monitoraggio delle ricadute ambientali ed economiche della chiusura del tunnel del Monte Bianco, avvenuta nell’autunno del 2023, oltre un anno fa. A partire da ottobre 2023 e fino a maggio 2024 Chiara ha depositato 4 iniziative ispettive, e se si esclude la prima, che di certo non presupponeva risposte sui risultati di quel monitoraggio, le altre tre hanno ricevuto risposte via via più insoddisfacenti, perché nonostante il passare del tempo non siamo riuscite ad avere neppure dei dati parziali, benché fosse stata ufficialmente annunciata una prima restituzione entro sei mesi dall’avvio dello studio, quindi a marzo 2024. A maggio Testolin rispondeva che i dati “erano in fase di validazione. Faremo a questo proposito al più presto il punto della situazione e (…), non appena sarà disponibile, provvederemo a trasmettere lo studio in questione.” E inoltre ci informava che “per quanto riguarda l’impatto ambientale l’ARPA ha invece consegnato la prima relazione relativa al 2023 completata (…) L’intenzione è di trasmettere contestualmente al Consiglio i due documenti e ci premuriamo di farlo nel tempo più breve possibile perché avvenga rapidamente, (…) non sembrerebbe corretto anticipare dati che non avete ancora avuto modo di valutare e analizzare e si ritiene invece più condivisibile analizzarli anche con gli autori dei rapporti stessi al fine di poterli audire più compiutamente nella Commissione consiliare competente.” E poi sono passati altri 8 mesi… Eppure abbiamo più volte evidenziato la necessità di avere i dati sulle ricadute economiche e ambientali della prolungata chiusura dell’autunno 2023, anche in vista delle chiusure dell’autunno 2024, che ci sono state e sono terminate il 16 dicembre scorso, e quelle dei prossimi anni. Nel corso del 2023 da più parti, e in particolare da Confindustria Valle d’Aosta, si era prospettata una catastrofe economica per la chiusura autunnale del Tunnel del Monte Bianco, che sembra non essersi verificata in tali termini, per cui vorremmo poter disporre di tali ricerche e analizzarle con calma. Abbiamo chiesto quindi se e quando saranno resi noti i risultati dello studio economico e dei monitoraggi ambientali; inoltre come si intende procedere con il monitoraggio relativo alle chiusure dell’autunno 2024. Il Presidente ha detto che la settimana scorsa sono stati consegnati tutti i documenti, che saranno inoltrati al Consiglio e ci sarà una presentazione da parte dei responsabili. Non ha risposto sui nuovi monitoraggi.
Interpellanza: motivazioni della procedura di nomina del Presidente del Consiglio di amministrazione della Sitrasb (Erika)
Erika è ritornata a chiedere informazione sulla società SITRASB a seguito delle dimissioni del Presidente e la pubblicazione del nuovo bando nonostante la scadenza prossima (4/2025) del Consiglio di Amministrazione. Il presidente Testolin ha confermato la volontà della Regione di nominare un nuovo presidente nonostante la scadenza a breve e che si sono candidate a ricoprire quel ruolo 13 persone. La decisione di procedere a nuova nomina è stata voluta dalla Giunta visti i dossier da trattare. Il presidente, rilevando per l’ennesima volta che la società svizzera è la TGSB e non la Sisex, come erroneamente riportato nell’iniziativa, ritiene che con l’approvazione della convenzione per il rifacimento della soletta le tensioni non dovrebbero più esservi. Erika in replica ha invece rilevato che inserire una nuova figura per pochi mesi, considerando il clima nel cda, potrebbe aggravare le tensioni già esistenti e soprattutto non garantire stabilità e continuità visti la scadenza delle nomine a breve. La non partecipazione dell’ex presidente alla Commissione non ha permesso di chiarire molti dubbi proprio sui dossier in essere, i rapporti con il Ministero dei Trasporti, l’ingerenza politica .. Rispetto agli errori nell’iniziativa ha ribadito che le tensioni si rilevano principalmente nella Sisex, la società che raggruppa Sitrasb e TSGB e non certo nella società a totale partecipazione svizzera.
Interpellanza: interventi per sanare il mancato riconoscimento del bonus docenti agli educatori (Erika)
Con la nuova sentenza del Tribunale di Aosta che estende il bonus docente agli educatori Erika ha chiesto le intenzioni della Regione per riconoscere questo diritto a tutti gli educatori (e non solo al ricorrente) e la quantificazione delle risorse necessarie. L’assessore Guichardaz ha dichiarato la volontà di evitare ulteriori ricorsi e estendere a tutti tale diritto intervenendo sull’art. 16 della l.r. 18/2016 per l’anno corrente e sulla l.r. 12/2023 per quanto riguarda gli arretrati. La somma da stanziare è di 87.500€ per i 5 anni. Erika, pur dichiarandosi contenta del fatto di voler garantire questo diritto a tutti senza che gli educatori facciano ricorso, ha evidenziato che questa è l’ennesima sentenza che dà torto alla Regione rispetto a diritti dei lavoratori. In altre Regioni il bonus era già stato dato agli educatori che svolgono attività didattica come si evince chiaramente dal CCNL.
Interpellanza: processo di decarbonizzazione della Cogne acciai speciali e riduzione generale dei consumi fossili e di energia rinnovabile entro il 2030 (Chiara)
Abbiamo appreso da un comunicato stampa di CVA che fra il Gruppo CVA e la Cogne Acciai Speciali (Cas) è stato sottoscritto un protocollo di intesa, finalizzato ad individuare azioni per favorire il processo di decarbonizzazione della Cas. Consisterebbe in una “diagnosi” della società Cva Smart Energy per individuare soluzioni tecnologiche migliorative sui consumi energetici dello stabilimento Cas. Un problema importante, ma non sono chiari alcuni aspetti e si presta a varie considerazioni. Innanzitutto non è chiaro è come si concilia questa “diagnosi” con gli studi che già la Cas ha effettuato sulle sue emissioni, perché CAS nel suo bilancio di sostenibilità del 2023 ha scritto che “terminata nel 2024 la prima fase di studio sulle emissioni di CO2 dello stabilimento, l’azienda sarà “in grado di identificare progetti specifici di decarbonizzazione basati sulla carbon footprint di prodotto”. Sembra un doppione…Un secondo aspetto che non risulta chiaro: nell’intesa è prevista anche la ricerca delle “condizioni per la stipula di un contratto di fornitura di energia green” che coinvolge Cva Eos. E’ vero che nel corso del 2022 e 2023 la Cogne aveva dichiarato che solo il 30% dell’energia elettrica utilizzata era da fonti rinnovabili, ma il 19 luglio 2024 con un suo comunicato ha affermato che, a partire da gennaio 2024, tutta l’energia elettrica che alimenta gli stabilimenti produttivi europei di CAS, compreso quello di Aosta, ha origine da fonti rinnovabili. Evidentemente sono state introdotte modifiche nei contratti di fornitura. Ma allora se tutta l’energia elettrica ora utilizzata è già proveniente da fonti rinnovabili che cosa significa la “fornitura green” che dovrebbe far capo a Cva Eos? Comunque la questione principale riguarda l’utilizzo del metano nella produzione della Cogne. I consumi energetici di CAS sono così ripartiti: 61% metano, 39% energia elettrica (ora pare da fonte rinnovabile). I quantitativi di metano consumati sono di 39 milioni di metri cubi ogni anno. Quantitativi che potrebbero soddisfare il fabbisogno di riscaldamento e acqua calda sanitaria di circa 25/30.000 famiglie di due persone. Numeri imponenti e dunque una VdA fossil fuel free entro il 2040 non può certo prescindere dall’azzeramento dei consumi di metano della CAS. C’è un progetto di utilizzo dell’idrogeno verde per il processo produttivo della Cas, finanziato con fondi PNRR, ma dalle informazioni e dai dati disponibili, su cui abbiamo provato a fare calcoli, risulta che tale progetto permetterebbe di sostituire approssimativamente solo il 2% degli attuali consumi fossili. Il problema da affrontare è molto rilevante. Abbiamo quindi chiesto: 1. qual è la società che attualmente fornisce la maggiore quantità di energia elettrica utilizzata dalla Cas; 2. se la “diagnosi” che verrà realizzata da Cva Smart Energy riguarderà sia i consumi elettrici sia i consumi fossili; 3. come si intende operare per una riduzione rilevante dei consumi di metano nel processo produttivo della Cas; 4. quale percentuale di riduzione dei consumi fossili e di energia non rinnovabile si pensa di realizzare in CAS entro il 2030, anche in vista dell’obiettivo di una Valle d’Aosta Fossil Fuel Free entro il 2040. Alla prima domanda l’Assessore non ha risposto, ha solo detto che è una azienda privata, escludendo così che si tratti di CVA. E’ paradossale che la maggior parte dell’energia elettrica utilizzata alla Cogne non è fornita da Cva, che era stata costituita anzitutto per fornire energia elettrica pulita alle famiglie e al sistema produttivo valdostano; invece Cva esporta fuori Valle gran parte dell’energia elettrica prodotta in loco e la Cogne, maggiore consumatrice di energia elettrica della Valle d’Aosta, compra non si sa da chi, verosimilmente perché Cva è più costosa. Bisogna cambiare impostazione e la Regione deve dare a Cva un chiaro indirizzo politico, soprattutto se vuole realizzare la decarbonizzazione del territorio, chiedendo di intervenire sulla materia energia. Per i progetti di riduzione del metano: l’uso dell’idrogeno verde in una realtà come quella della Cogne è sicuramente importante perché potrebbe sostituirlo, ma ci risulta che il progetto per l’uso di idrogeno, in via di realizzazione (con un finanziamento del Pnrr) è troppo limitato. L’acciaieria Arvedi di Cremona da due anni è a emissioni zero di CO2. È un’eccellenza italiana sotto questo aspetto. Però, per raggiungere l’obiettivo, ha fatto cospicui investimenti. La Cogne quanto e quando intende investire? Quali tecnologie realistiche intende utilizzare? Sono domande che dobbiamo porre e per cui occorrono delle risposte. Sulla questione della fornitura di energia Green da parte di Cva Eos non ho avuto spiegazioni. Possiamo condividere il fatto sicuramente positivo che il problema della decarbonizzazione della Cogne venga affrontato, ma quel protocollo fra Cas e Cva con la supervisione di Confindustria e di Regione ci pare troppo poco. Comunque seguiremo lo sviluppo di questa diagnosi e cercheremo di capire se ci sarà una implementazione della portata dell’attuale protocollo.
Interpellanza: studio sulla fattibilità del collegamento intervallivo di Cime Bianche (Erika)
Erika ha voluto approfondire l’iter dello studio di Cime Bianche chiedendo se lo studio del marzo 2023 deve essere ancora completato e in quale parti, se questo viene definito un DOCFAP e da chi deve essere approvato, quale sarà l’organo competente per redazione e approvazione del DIP e come si intende coinvolgere il Consiglio regionale. L’assessore Bertschy ha ipotizzato la data dell’11 febbraio 2025 per un confronto in Commissione sullo studio. L’audizione in Commissione risponde alla richiesta di centralità del Consiglio ed è preliminare all’approvazione del DOCFAP. Le società, infatti, hanno sospeso l’approvazione proprio per completare l’iter attraverso l’audizione in Commissione. L’iter di realizzazione dell’opera prevede il DOCFAP, il DIP e il PFTE. Lo studio trasmesso dalla società Monterosa Spa nel marzo 2023 deve essere integrato con la documentazione necessaria per le procedure di VAS e di VINCA, atte a verificare puntualmente gli aspetti relativi alla tutela ambientale. Successivamente, ai sensi dell’articolo 2 comma 9 dell’allegato 7 del decreto legislativo 36/2023, il cda del committente approva il DOCFAP. L’ audizione permetterà alle società di presentare l’evoluzione della progettazione. Erika in replica ha fatto notare che lo studio del marzo 2023 per essere definito un DOCFAP deve anche contenere lo studio dell’alternativa progettuale relativa all’opzione zero che non è assolutamente valutata. Nutro poi dubbi sull’organo da lei considerato competente rispetto all’approvazione di tutte le fasi progettuali e che la centralità del Consiglio possa limitarsi alle audizioni in Commissione.
Interpellanza: prestazioni odontoiatriche garantite dal servizio sanitario regionale e informazioni su eventuali modifiche del servizio (Chiara)
Lo scorso mese di dicembre, l’Associazione valdostana consumatori e utilizzatori ha inviato una lettera aperta ai politici valdostani contenente diverse proposte riguardanti un ampliamento delle cure odontoiatriche o protesiche, oggi disciplinate dalla delibera di Giunta del 2018 con vari limiti. Tra queste proposte: progetto “primi passi, primi dentini” con fini di prevenzione, variazione delle condizioni di erogabilità ai minori di 14 anni, finanziamento delle cure per tre fasce di reddito, aumento delle prestazioni definite dal nomenclatore e creazione di un tavolo di lavoro con le associazioni di consumatori e gli specialisti di settore. Recentemente è stato presentato un progetto di odontoiatria sociale, frutto della collaborazione di varie associazioni di volontariato, i dentisti e igienisti, l’Usl e la Regione. Interessante ma limitato ad una platea ridotta e con poche risorse finanziarie. Abbiamo quindi chiesto al Governo quale sia lo stato dell’arte delle prestazioni odontoiatriche garantite dal Servizio sanitario regionale, nonché le eventuali modifiche che si intendono apportare per migliorarlo, anche rispetto alle proposte formulate da Avcu, in considerazione oltretutto delle enormi risorse che ogni anno vanno in avanzo. L’Assessore alla sanità ha citato il progetto “Per un sorriso”, di cui sopra definendolo un esempio concreto di come la collaborazione tra pubblico e privato possa dare una risposta effettiva ai bisogni crescenti della comunità. In merito alle cure erogate in Vda, l’Assessore ha detto che le prestazioni odontoiatriche riguardano 5 categorie di assistiti, a ciascuna delle quali corrisponde un elenco di prestazioni erogabili: la generalità della popolazione (pochissime prestazioni…); i soggetti minori da 0 a 14 anni; i soggetti con vulnerabilità sociale (con Isee inferiore a 10mila euro); i soggetti con vulnerabilità sanitaria (con patologia grave); i soggetti con vulnerabilità socio-sanitaria (invalidità civile, invalido di guerra o del lavoro o per servizio, cieco assoluto, sordomuto e con Isee compreso tra 10mila e 25mila euro). L’attività odontoiatrica ambulatoriale dell’Azienda Usl è garantita da 5 odontoiatri (ma secondo noi non sono sempre presenti) che prestano servizio al Poliambulatorio di Aosta per un totale di 42,5 ore a settimana e al Poliambulatorio di Donnas per un totale di 41 ore a settimana. Sul totale di queste, 38 ore settimanali sono dedicate all’odontoiatra pediatrica. Inoltre, l’Usl garantisce per 6 ore a settimana l’attività odontoiatrica presso la Casa circondariale di Brissogne. In merito alle proposte di modifica di AVCU, l’Assessore ha affermato che con l’Usl si sono avviati gli approfondimenti per garantire agli assistiti che hanno avviato un piano di cure con il Servizio sanitario regionale la continuità di condizioni di favore anche in presenza di sopravvenute modifiche dell’Isee. Ci sarà anche un esame delle proposte per l’ampliamento, anche all’ambito della prevenzione, delle prestazioni odontoiatriche, in particolare per i minori. Inoltre, si sta portando avanti l’impegno finalizzato a ridurre i tempi di attesa delle prestazioni odontoiatriche, a proseguire nell’erogazione delle visite odontoiatriche al bambino e, in collaborazione con l’Assessorato del sistema educativo, la possibilità di prevedere progetti in ambito scolastico dedicati alla prevenzione e informazione in ambito odontoiatrico. Chiara ha replicato che è importante vi sia attenzione nei confronti delle proposte avanzate da Avcu e si spera che trovino concretizzazione nei prossimi mesi e non chissà quando. Riguardo al progetto di odontoiatria sociale, tutto è basato sul volontariato, il quale conferma ancora una volta il suo ruolo fondamentale nella nostra comunità. Oltre al volontariato, sono stati stanziati 25mila euro: riteniamo che sia una cifra ridotta a fronte di preventivi di studi dentistici per interventi un po’ più articolati che si aggirano intorno ai 16mila euro. Bisognerà quindi capire bene l’entità e le modalità di questo progetto. Bene riguardo all’idea di portare avanti progetti nelle scuole: la prevenzione inizia con i minori e, se fatta in maniera mirata, può portare alla riduzione delle spese conseguenti, ma per farlo bisogna stanziare delle risorse e la Regione deve prevederle perché la salute dei cittadini è una assoluta priorità.»