Questo consiglio prevedeva un ordine del giorno di ben 109 oggetti, di cui 51 rinviati dalle sedute precedenti. Per il nostro gruppo erano in discussione in totale 25 iniziative, di cui 1 question time, 8 interrogazioni, 14 interpellanze e 2 mozioni, (varie rinviate dai consigli di marzo e inizio aprile).

Qui di seguito il resoconto di quelle che ho presentato a nome mio o a firma congiunta:

 

Mozione: organizzazione dei corsi abilitanti per i docenti. (rinviata da precedenti adunanze) a firma congiunta dei gruppi di opposizione PCP, RV, Lega VdA e FI)

Il Consiglio ha respinto, con 18 voti di astensione (UV, FP-PD, PlA, SA) e 16 a favore (PCP, RV, Lega VdA, FI, GM), la mozione riguardante i corsi abilitanti per docenti. L’iniziativa sollecitava il Governo a una interlocuzione con il Ministero dell’istruzione e i Cifis per consentire agli insegnanti di seguire in Valle d’Aosta i corsi abilitanti in modalità sincrona e con le opportune modalità di sorveglianza, in collaborazione con le Università accreditate. «La mozione era stata presentata il mese scorso e, nel frattempo, sono intervenuti dei cambiamenti che hanno reso necessaria la presentazione di autoemendamenti per attualizzare il testo – ho dichiarato nell’illustrare il testo -. I percorsi abilitanti per i vincitori di concorso, fondamentali per l’assunzione in ruolo, devono concludersi entro la fine di agosto e, nonostante le richieste dei sindacati e la petizione dei docenti, non saranno attivati in Valle, costringendo i 40 interessati a spostarsi fuori Valle, affrontando notevoli disagi e spese. Se il Governo avesse accolto la proposta di mettere a disposizione degli spazi appositi presso l’UniVda o altre strutture, avrebbe potuto ovviare in parte ad una situazione che crea numerose difficoltà non solo per gli insegnanti (tempo perso per spostarsi, costi di trasporto, ecc) ma anche per l’intero sistema educativo, che deve essere riorganizzato per supplire alle assenze dei docenti, in un momento delicatissimo dell’anno scolastico. È poi sconcertante che non ci si sia attivati per tempo per l’organizzazione almeno dei corsi di francese, utilizzando anche le apposite normative, come la legge 341 del 1990.» L’Assessore ha detto che “i ritardi lamentati dai firmatari della mozione non possono essere imputati alla Regione che, per quanto in suo potere, ha messo in atto tutte le misure possibili per agevolare gli insegnanti. Le tempistiche così strette non sono decise da noi ma dal sistema nazionale, che definisce anche l’autorizzazione per le classi di concorso. La Regione ha previsto una serie di interventi per venire incontro alle esigenze manifestate dai docenti. Grazie alla collaborazione dell’UniVdA con il Centro per la formazione degli insegnanti secondari (Cifis) e a un dialogo costante con gli atenei piemontesi è stata ottenuta la possibilità di frequenza sincrona a distanza di tutte le attività trasversali; la possibilità di tirocinio diretto nelle scuole regionali; quote riservate ai residenti valdostani per le classi di concorso con fabbisogno locale; l’iscrizione in soprannumero per tutti i vincitori di concorso destinati al ruolo in Valle. Sono stati poi attivati supporti informativi per gli insegnanti per coadiuvarli nella complicata procedura di iscrizione. Abbiamo anche previsto permessi di studio specifici comprensivi dei tempi di spostamento e abbiamo esteso le borse di studio ai docenti iscritti ai percorsi abilitanti. La situazione è quindi stata affrontata e in gran parte risolta. Su quanto richiesto dalla mozione continuano le interlocuzioni con il Cifis ma, allo stato attuale, non possiamo in alcun modo garantire la frequenza dei docenti di corsi abilitanti in sedi ubicate in Valle. Confermiamo tuttavia la nostra volontà di attivare per il futuro i corsi all’UniVdA, laddove le condizioni lo permettano.» In replica ho sottolineato che la mozione in parte ha sicuramente sortito i suoi effetti, perché dal momento del deposito si sono presi alcuni provvedimenti, non sufficienti però a rispondere alle esigenze dei docenti. Rimane lo sconcerto per la mancata attivazione dei corsi di francese, considerata la nostra particolarità linguistica, e per l’indisponibilità a trovare spazi per la frequenza in Valle ai corsi.

 

Question time: motivi della presentazione di un ricorso in Cassazione in materia di contratti a tempo determinato riguardanti un docente

Con questa iniziativa è stato affrontato il rigetto da parte della Corte di Cassazione del ricorso della Regione contro una sentenza d’appello che riconosceva il risarcimento del danno per reiterazione dei contratti a tempo determinato a favore di un docente. Abbiamo riportato le affermazioni di alcuni sindacati che «parlavano di “ricorso a oltranza, nonostante le motivazioni della Corte d’Appello di Torino fossero incensurabili, facendo aumentare così il costo delle spese di lite a carico dei contribuenti”» e chiesto di conoscere «le ragioni che hanno portato la Regione a ricorrere in Cassazione.» Il Presidente della Regione ha riferito che «l’Amministrazione si è determinata a ricorrere avanti la Corte di Cassazione contro la sentenza d’appello che ha ritenuto illegittima la reiterazione di contratti a termine siglati nella vigenza della legge n. 107/2015 (che prevedeva l’indizione di concorsi a cadenza triennale, oltre a un piano straordinario di assunzioni), ha riconosciuto il risarcimento del danno nonostante l’assenza del titolo di abilitazione e, infine, ha riconosciuto il risarcimento del danno nonostante l’assunzione in ruolo disposta in virtù della procedura concorsuale straordinaria bandita per il superamento del precariato. A dimostrazione che non si è trattato di “difesa a oltranza”, la Corte, nell’accogliere l’istanza della difesa regionale di discussione in udienza pubblica, ha rilevato che la Cassazione stessa non si era mai in precedenza pronunciata sull’estensibilità dei principi di diritto di altre sentenze alla reiterazione di contratti a tempo determinato nel settore scolastico stipulati dopo la legge 107/2015. Per questo la Corte ha ritenuto opportuno che l’esame delle questioni avvenisse all’esito di udienza pubblica. Si ricorda ancora, a questo riguardo, che il Pubblico ministero si era pronunciato in senso favorevole all’accoglimento del ricorso della Regione. Quindi, nonostante l’esito della causa sia stato sfavorevole, lo sviluppo del giudizio di cassazione e la dichiarata valenza della sentenza a fini di uniformità interpretativa, hanno dimostrato che le ragioni addotte dalla Sovrintendenza agli studi e sostenute dall’Avvocatura regionale necessitavano di una attenta valutazione e del più ampio contraddittorio. Pertanto ritenere che “le motivazioni della Corte d’Appello fossero incensurabili alla luce della precedente giurisprudenza” non corrisponde al vero, tanto che è stato sottolineato il carattere innovativo della sentenza, a dimostrazione dell’aleatorietà dell’esito del contenzioso. Quanto ai costi a carico dei contribuenti regionali, il ricorso della Regione si poneva proprio come obiettivo quello di evitarli.» «È triste pensare che per vedere riconosciuti i propri diritti i docenti siano obbligati ad arrivare fino al terzo grado di giudizio con un notevole dispendio di tempo, energie e denaro non solo per l’Amministrazione, ma anche per i lavoratori stessi – abbiamo evidenziato -. Pratica reiterata rispetto a molti contenziosi. Un sistema, quello della Regione, che ci lascia molto perplessi

 

Interrogazione: stato dell’arte del disegno di legge per estendere l’incentivo per la formazione (bonus 500 euro) al personale educativo del convitto Chabod

Questa interrogazione aveva lo scopo di fare il punto sulla questione dei bonus formazione per gli educatori del convitto. E’ una tematica che si trascina da tempo, ci sono starti vari ricorsi, onerosi per l’Amministrazione regionale, spesso condannata a pagare, e per i ricorrenti. Una situazione che non giova a nessuno, tant’è vero che nel febbraio scorso l’Assessore aveva detto che la Regione stava lavorando ad una norma specifica per il bonus anche agli educatori del Convitto equiparandoli così ai docenti di ruolo e a quelli a tempo determinato (questi ultimi percettori del bonus dal 2023). A marzo il giudice del lavoro ha accolto il ricorso di quattro educatori (precari e non) e di un educatore in pensione; la Regione è stata condannata al pagamento di 9000 euro, oltre all’ammontare delle spese legali. Già a dicembre era stata condannata a corrispondere 3000 euro ad un educatore del Convitto per 6 anni di servizio pregresso. L’auspicio dei sindacati è che la decisione del giudice” possa indurre il potere politico ad accelerare il percorso volto alla modifica della l.r. 18/2016 ed alla conseguente estensione, questa volta in via sistematica, del beneficio anche al personale educativo“. Quindi volevamo capire lo stato dell’arte del Dl, quali coperture sono previste, anche per i bonus pregressi, e se per l’anno in corso potranno essere assegnati i bonus da 500 euro anche al personale educativo. L’Assessore ha risposto che la bozza del Dl è pronta ed è all’esame del Dipartimento legislativo, quindi arriverà presto in Consiglio; la copertura finanziaria c’è, sono stati previsti 17.500 euro per ogni anno solare del prossimo triennio e per il 2025 sarà erogato l’importo non appena saranno approvati tutti gli atti. Ha confermato che saranno coperti anche i bonus pregressi. Si stima in totale una spesa di 100 mila euro. Ho replicato esprimendo soddisfazione e auspicando che si acceleri l’approvazione del Dl, considerato che la situazione deve finalmente essere sbloccata.

 

Interrogazione: motivazioni dell’esclusione dal Rapporto Lupo 2024 dei dati del progetto Life Wolf Alps sull’efficacia delle misure di prevenzione

La ragione di questa interrogazione è direttamente collegata alla risposta che l’Assessore aveva dato il 12 febbraio scorso alla mia interpellanza sulla questione lupo, da affrontare sulla base di solide motivazioni scientifiche e sui dati del progetto LIFE Wolf Alps. In quell’occasione mi aveva detto: “le azioni svolte dall’Amministrazione regionale nell’ambito del progetto Life Wolfalps UE sono state regolarmente rese note all’interno dell’annuale Rapporto lupo, reperibile sul sito ufficiale della Regione“.

In quel momento, il Rapporto 2024 non era disponibile sul sito dell’Assessorato, ma ora che è presente i dati sull’efficacia delle misure di prevenzione non sono riportati, non ci sono i dati numerici. Leggendo il rapporto, sembra quasi che ci sia stata una sorta di “trattativa” su cosa scrivere fra chi ha redatto il testo e l’assessore, perché, riguardo agli attacchi sono inserite le frasi: “I dati raccolti nel corso dei sopralluoghi sulle predazioni hanno permesso di verificare in modo efficace come i danni non siano correlati alla presenza stabile di un branco, ma all’orografia, alla vicinanza al bosco e, soprattutto, alle modalità di gestione degli allevamenti. Infatti, l’analisi dei verbali ha evidenziato come, nella maggior parte dei casi in cui si è avuta una o più predazioni da parte del lupo o di canidi, gli animali domestici fossero liberi e privi di misure di prevenzione adeguate”. Inoltre nel Rapporto c’è scritto che “le predazioni dovute ai cani sono avvenute nell’80% dei casi dove vi erano misure di prevenzione, mentre per quanto riguarda il lupo le predazioni nel 90% dei casi sono avvenute dove non vi erano le misure di prevenzione previste dalla DGR n. 1407 del 8 novembre 2021”. Quindi, per essere chiari, ci sono i dati sul fatto che dove non ci sono misure di prevenzione, ci sono attacchi, ma non ci sono i dati che dimostrano come dove ci sono misure di prevenzione, gli attacchi sono quasi azzerati. Mi è allora sorta spontanea la domanda: perché? quali valutazioni hanno portato a escludere i dati di LIFE Wolf Alps dal rapporto? In pratica, pare che chi ha redatto il rapporto abbia più o meno fatto questa valutazione: “Non volete farci pubblicare i dati sull’efficacia delle misure di prevenzione nell’ambito del progetto LIFE Wolf Alps? Ok. Però, noi vi dobbiamo riferire quelli che abbiamo rilevato come Regione: chi subisce gli attacchi nella gran parte dei casi non adotta misure di prevenzione per proteggere il bestiame. Che, secondo me, non è una osservazione che va omessa o camuffata in qualche modo. L’Assessore ha risposto che tutte le azioni messe in campo da RAVA sono state rese note nel Rapporto, ma in sostanza non è così e, in ogni caso, i dati non sono riportati in modo chiaro e completo, e questo è grave anche perché la Regione ha speso tanti soldi per la prevenzione.

 

Interrogazione: attivazione di un nuovo ambulatorio a seguito del pensionamento di due medici di medicina generale ad Aosta e nomina dei sostituti

Questa iniziativa fa seguito ad alcune segnalazioni preoccupate che sono giunte in particolare da persone anziane residenti in Aosta, in relazione al pensionamento dei loro medici curanti. L’USL ha attivato un ambulatorio dedicato ad accesso diretto, in via Guido Rey, per due giorni settimanali e della durata di un mese. L’orario, dalle 16 alle 20, per le persone anziane non è molto adeguato, soprattutto perché con l’accesso diretto si possono creare code e quindi arrivare ben oltre le 20, non il massimo. Abbiamo quindi voluto capire quante persone sono coinvolte dall’attuale assenza dei medici di medicina generale a loro assegnati: l’assessore ha risposto che sono 617. Sono in corso le procedure per la sostituzione, Riguardo alla seconda domanda, relativa ai tempi di apertura dell’ambulatorio sostitutivo, ha detto che se entro il mese non si avranno i nuovi medici, l’assistenza sarà comunque garantita e se necessario aumentato l’orario, che per ora si ritiene adeguato. Ha poi fornito alcuni dati: in Vda i medici di medicina generale sono attualmente 75, di cui 38 a prestazione oraria. Sulla risposta all’ultimo quesito ha detto che l’organizzazione sembra essere sufficiente. L’auspicio è che si monitori la situazione, si abbia una attenzione particolare alle persone più fragili e se necessario – in attesa dell’assegnazione di nuovi MMG – si cerchi di implementare i tempi attualmente previsti per l’ambulatorio.

 

Interpellanza: sollecitazione dell’approvazione del decreto legislativo in materia di concessioni di derivazioni d’acqua

Questa dovrebbe essere l’ultima iniziativa consiliare sulla Norma di attuazione in materia di concessioni delle acque, considerato che l’iter è al passaggio conclusivo, dopo una attesa di ben 6 anni. Risalgono all’inizio del 2019 le due deliberazioni con cui il Consiglio regionale ha richiesto la predisposizione di uno schema di Norma di attuazione in materia di concessione delle acque a scopo di utilizzo idroelettrico. Una scelta non semplice perché c’era allora una parte della politica valdostana che preferiva seguire la strada della quotazione in borsa di Cva e che era molto fredda nei confronti dell’opzione NdA. Fin dall’estate del 2019 la Commissione paritetica aveva elaborato un primo organico Schema di Norma di attuazione, che poi è arrivato fino ai giorni nostri con piccole modifiche, ma il percorso è durato ben 6 anni con lunghi periodi di stasi all’interno di una Commissione paritetica che non ha certo brillato in dinamismo. Solo nell’autunno scorso la Commissione ha infine approvato uno Schema di Decreto contenente la Norma, che, il 30 ottobre 2024, è stato infine trasmesso al Presidente del Consiglio. Il 28 gennaio 2025 il Consiglio ha espresso parere favorevole. Del percorso successivo non abbiamo più saputo nulla, ma da una verifica che è stata fatta dal gruppo parlamentare AVS della Camera dei deputati è emerso che il 17 febbraio 2025, cioè due mesi fa, lo schema di Decreto è stato trasmesso dal Ministero competente, quello degli Affari regionali, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai fini della sua definitiva approvazione. Ora è urgente concludere il lungo percorso in modo che la Regione possa infine legiferare in materia di derivazioni d’acqua e di concessioni idroelettriche. Ne abbiamo parlato con il Gruppo AVS e gli onorevoli Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno dato piena disponibilità a seguire il dossier e sollecitare l’approvazione, ed hanno anche depositato un’apposita interrogazione in data 2 aprile. L’interpellanza quindi si rivolgeva in particolare al Presidente della Regione per sapere: -quali sono le interlocuzioni in corso con il Governo italiano per una rapida approvazione del Decreto legislativo con la Norma; –quali azioni sono state assunte o si intendono assumere in collaborazione con i parlamentari valdostani per sollecitare tale rapida approvazione. Il Presidente ha risposto che la Norma è al momento al dipartimento degli Affari giuridici per gli ultimi approfondimenti…cosa strana visto che sono sei anni che è sottoposta a tutte le possibili verifiche! Ha aggiunto che non ci sono interlocuzioni con il Governo centrale, proprio perché si aspettano gli approfondimenti giuridici. In replica ho protestato per le lungaggini e per la mancanza di reale interesse da parte del governo e della maggioranza: il dossier è stato a lungo trascurato, e non solo perché ci sono stati cambi di composizione nella commissione. Ci vuole una sollecitazione da parte di gruppi politici, parlamentari, e soprattutto dalla Presidenza della Regione. Bisogna chiedere che l’argomento sia calendarizzato e messo all’odg del Consiglio dei Ministri. Per quanto riguarda la legge che bisognerà approvare sulla base della Nda, ho evidenziato che il lavoro tecnico degli uffici è utile anzi necessario, ma qui ci sono scelte politiche che bisogna fare.  La Norma di attuazione, all’art 3 comma 3, contiene il punto d), di estremo interesse perché dice che la Regione può assegnare le concessioni di grandi derivazioni idroelettriche: a società a totale controllo pubblico, costituite per soddisfare preminenti interessi generali connessi alla produzione dell’energia nel territorio regionale, nel rispetto dei principi dell’affidamento in house. Per noi è questa la strada da seguire. Si possono riassegnare, senza gara, le concessioni a Cva, ma è evidente che Cva si deve modificare. Nell’assetto societario e nelle modalità operative. Deve fare il percorso inverso rispetto a quello fatto negli ultimi tre anni. E’ del tutto logico inoltre che per percorrere questa strada nuova occorre una governance che cambi la strategia operativa seguita negli ultimi tre anni che a noi appare anche pericolosa. Nei prossimi mesi dovranno essere prese importanti decisioni, anche per quanto riguarda il Consiglio di Amministrazione che è in scadenza e una riflessione in questo senso va fatta.

 

Interpellanza: funzionamento delle biblioteche comunali e adeguamento alle esigenze attuali della legge di istituzione del sistema bibliotecario regionale

L’interpellanza voleva affrontare il tema dell’importanza delle biblioteche nella nostra regione che, nella maggior parte dei nostri Comuni, rappresentano pressoché l’unico presidio culturale “fisso” e anche fisico, e svolgono un fondamentale ruolo sociale, di supporto anche al turismo, come confermano i bibliotecari. Da un recente articolo apparso su Gazzetta Matin abbiamo purtroppo appreso che i dati relativi ai prestiti nella nostra regione in dieci anni hanno subito un calo notevole: rispetto al 2014 i prestiti fisici nel 2024 sono infatti calati del 32,2% (da 364.613 a 246.993), mentre il prestito digitale è ancora irrilevante, solo il 6% del totale complessivo dei prestiti (15.711 e-book scaricati nel 2024). Nel sistema bibliotecario attualmente sono disponibili solo 61.500 titoli per i prestiti digitali, contro 1.120.000 di libri fisici disponibili; il prestito digitale è di soli 15 giorni senza possibilità di rinnovo, contro i 30 di quello fisico, quest’ultimo rinnovabile per altri 15 giorni. Se il trend in calo non si fermasse, fra 10 anni si potrebbero avere solo 110.000 prestiti all’anno, meno di un terzo rispetto al 2014. Una tale situazione contribuirebbe a un vero impoverimento culturale che, lo confermano studi sociologici, ha ripercussioni su vari aspetti della vita sociale, civile e comunitaria. Attualmente vi sono Comuni che, per far fronte alle difficoltà di gestione scelgono di esternalizzare il servizio bibliotecario (es. Saint-Christophe), altri che sperimentano l’organizzazione della biblioteca diffusa (es. Saint-Oyen), altri ancora che sono stati costretti a chiudere (es. Charvensod nel 2018, Chamois nel 2016, Montjovet, nel 2012…); molti sono poi i Comuni in cui la biblioteca comunale non esiste neppure. Per quanto concerne le attività delle biblioteche diverse dal prestito (eventi, laboratori, corsi, ecc.), c’è una grande disomogeneità sul territorio, tutto è affidato in gran parte alla buona volontà della commissione di gestione di turno, non sempre e non ovunque in possesso di tutte le competenze necessarie per una adeguata valutazione qualitativa delle proposte. Anche sulla base di quanto disposto dagli art. 9, comma 3 e art. 10 comma 1, lettera a) della l.r. 28/1992, sarebbe per questo motivo opportuno istituire la figura del bibliotecario coordinatore comprensoriale, che possa affiancare le biblioteche comunali nel gestire al meglio tutte le iniziative. Inoltre potrebbe essere utile valutare l’istituzione di un albo dei volontari per le commissioni di gestione, al fine di dare maggiore continuità al loro operato, senza dipendere esclusivamente dalle scelte dell’amministrazione di turno e al fine di garantire una ampia rappresentanza della cittadinanza. Succede infatti che con i cambi di amministrazione si nominano nuovi rappresentanti, più con il criterio della vicinanza politica che con quello della partecipazione assidua alle iniziative della biblioteca. La legge regionale che risale al 1992, quindi precedente alla diffusione di Internet, è datata, risulta incentrata sul prestito librario fisico, non contempla tutte le attività culturali che ormai devono far parte dell’offerta di una biblioteca e non prevede adeguate forme di sostegno o collaborazione finalizzate a garantire prima di tutto la sopravvivenza delle biblioteche e un numero adeguato di ore d’apertura. E’ un tema che merita di essere affrontato al più presto. Infine, ricordo che da molti anni non viene indetto un concorso per aiuto bibliotecario e che, a seguito dei prossimi pensionamenti previsti, gli addetti alle biblioteche qualificati saranno sempre di meno, con inevitabili conseguenze sulla qualità e sulla quantità del servizio. Ho chiesto i costi del prestito digitale e le intenzioni di potenziamento, quali iniziative di tipo organizzativo si intendono valutare per scongiurare il progressivo calo dei prestiti, la frequentazione delle biblioteche e il pericolo di chiusura di biblioteche nei Comuni della regione; se si intende aggiornare e adeguare alle attuali esigenze la legge regionale n. 28 del 17 giugno 1992 e avviare una riflessione sull’istituzione della figura del bibliotecario coordinatore comprensoriale e dell’albo dei volontari per le commissioni di gestione delle biblioteche. L’Assessore ha risposto che il costo dei prestiti digitali è stato di 31 mila euro, che non si può aumentare il tempo del prestito per una disposizione degli editori, che a livello di biblioteca regionale si stanno facendo molte iniziative di sostegno alla lettura (ma per le biblioteche comunali…?); per ora non c’è intenzione di rivedere la legge 28/92. Ho replicato insistendo sul potenziamento del prestito digitale, sull’aggiornamento legge del ’92 con l’istituzione del coordinatore bibliotecario e dell’Aldo dei componenti delle commissioni per razionalizzare e migliorare le attività delle biblioteche.

 

Interpellanza: accettazione delle richieste di visita al Museo della Resistenza Brigata Lys a Perloz da parte delle scuole in occasione dell’80 esimo anniversario della Liberazione e modalità organizzative

L’interpellanza voleva attirare l’attenzione sul Museo della Resistenza Brigata Lys di Perloz e sul fatto che, nell’ambito delle iniziative organizzate per la “settimana della Resistenza“, varie classi sono state escluse dalla visita guidata (pareva 13) a fronte di 20 ammesse. Le visite al Museo sono gestite dal Comune stesso, attraverso la collaborazione di alcuni volontari che svolgono un’importante funzione di informazione/divulgazione della storia della Brigata Lys e della Resistenza nel territorio della bassa Valle d’Aosta. I trasporti sono a carico della Regione. Un così elevato numero di richieste comporta sicuramente uno sforzo organizzativo non indifferente, ma è segno di un’attenzione alla storia locale che a nostro avviso va sostenuta da parte di tutti i soggetti coinvolti nella gestione dell’iniziativa; occorre fare il possibile per accogliere le ulteriori 13 classi richiedenti, magari anche spostando al mese di maggio le visite. Il Consiglio ha votato nel 2023 la legge 14, “Disposizioni per la celebrazione dell’ottantesimo anniversario della Resistenza, della Liberazione e dell’Autonomia“, stanziando anche delle risorse finanziarie che potrebbero eventualmente essere implementate. Data l’importanza di questo sito museale per la storia contemporanea della nostra regione, lo stesso meriterebbe di essere valorizzato, anche al fine di offrire un ampliamento dei periodi di apertura e delle visite guidate, che sono sempre molto apprezzate. Alla luce di queste premesse ho chiesto conferma del numero di classi ammesse e rifiutate per le visite; quali sono le ragioni che hanno portato all’esclusione con particolare riferimento a eventuali risorse insufficienti per coprire il costo dei trasporti; se si intende rivedere tale decisione, sia attraverso risorse economiche aggiuntive sia prevedendo l’utilizzo straordinario di personale regionale per le visite guidate. L’Assessore ha risposto che ci sono stati problemi per i tempi delle richieste, arrivate tardi, e per le disponibilità ad accompagnare nelle visite… Ha comunque comunicato che a seguito di un accordo con il comune verranno accettate ancora una decina di classi, i trasporti però saranno a carico delle scuole che hanno ricevuto a inizio anno una somma per l’organizzazione complessiva dei trasporti. Ho replicato evidenziando che l’interpellanza ha avuto qualche importanza visto quanto comunicato, ma le scuole a questo punto dell’anno difficilmente avranno ancora soldi per i pullman… Si potrebbe implementare e coprire le spese e permettere così a tutti di effettuare la visita.

 

Interpellanza: episodio di allagamento del sottopasso della stazione di Aosta e solleciti a Rfi per un adeguamento dello stesso

Lunedì 10 marzo il sottopasso della stazione ferroviaria di Aosta è stato chiuso per alcune ore, sembra a causa di un allagamento dovuto alle caratteristiche inadeguate del sottopasso, che sono state aggravate, probabilmente, da alcuni lavori precedenti, non correttamente mirati. Si è creato un disagio notevole per i tanti cittadini che ogni giorno utilizzano il sottopasso per passare da piazza Manzetti a via Paravera. Molti hanno dovuto spostarsi utilizzando il passaggio a livello ad Est della stazione che, per un pedone, si trova a notevole distanza. Come gruppo abbiamo più volte sottolineato che il sottopasso della stazione di Aosta svolge una duplice funzione: quella dell’accesso ai treni e quella del collegamento pedonale fra due diverse parti della città. Proprio per questo motivo, l’attuale sottopasso risulta avere dimensioni e caratteristiche del tutto inadeguate e abbiamo ribadito più volte che sarebbe quanto mai opportuno un suo allargamento, come del resto previsto da un progetto commissionato nel 2009 dalla stessa Regione. Abbiamo chiesto quali sono i motivi che hanno determinato la chiusura temporanea del sottopasso ferroviario lunedì 10 marzo 2025; quali opere sono previste per evitare il ripetersi di chiusure del sottopasso come quella sopra descritta; quando sarà realizzato il collegamento del sottopasso con l’area della stazione degli autobus, previsto da oltre un decennio; se non si ritiene opportuna e necessaria un’azione ferma nei confronti di Rete Ferroviaria Italiana affinché si usufruisca della sospensione della circolazione dei treni per dotare la stazione e la città di Aosta di un sottopasso adeguato, più largo, più accessibile, meglio illuminato e arredato. L’Assessore ha risposto che c’è stata una infiltrazione da una scossalina, a cui si è posto rimedio; ha aggiunto che il sottopasso è di RFI e sta a lei occuparsene e garantire la sua apertura. Sull’apertura del sottopasso verso piazza Manzetti, ha detto che è consegnato per l’appalto ma non c’è un cronoprogramma. Riguardo all’allargamento del sottopasso, chiusura totale: nel PRT si prevede l’attraversamento a raso e intendono andare in quella direzione. Tuttavia noi non ci siamo rassegnati di fronte all’assenza di volontà ad affrontare la tematica dell’allargamento del sottopasso. Si stanno facendo sottopassi e sovrappassi nuovi in varie stazioni della linea Aosta-Chivasso (in Valle e anche nel Canavese) e questo sottopasso di Aosta, che ha un ruolo rilevante per la ferrovia e anche per la città, rimane una struttura inadeguata. La Regione ha fatto fare nel 2009 un progetto proprio per l’allargamento, ed ora in una situazione favorevole per la sua realizzazione non si sta impegnando per ottenere il risultato. E’ una grave omissione. Ma volendo si può ancora fare.

 

Interpellanza: informazioni sulla realizzazione di un parco giochi in località Crest ad Ayas e sulla viabilità nella zona

La società Monterosa SpA ha in programma di costruire un’area ludico ricreativa in località Crest di Ayas per bambini dai 3 ai 12 anni che prevede l’installazione di 3 grandi scivoli in plastica, sostenuti da strutture in legno e acciaio, a forma di fontina, di mucca con vitello, di bidone del latte; inoltre verrà costruita una pista per biglie. L’intento dichiarato dell’allestimento sarebbe di far conoscere l’attività tipica del territorio, quella dell’allevamento e del settore lattiero-caseario. In aula l’Assessore ha comunicato che il costo di tale intervento si aggirerà sul milione di euro e che la Regione coprirà la spesa per 796.000 euro, a valere sui fondi della l.r. 6/2018. Abbiamo preso atto del malcontento e delle preoccupazioni di operatori turistici e residenti nella zona del Crest, che ricordano come il progetto del parco giochi, già previsto in passato nell’ambito degli interventi di rifacimento della telecabina del Crest, risulterebbe ora assai più impattante e potrebbe comportare modifiche della viabilità a monte dell’impianto stesso. Altro elemento di preoccupazione sono le tariffe della cabinovia per i residenti che sono aumentate da 1 euro a 2,5 euro; inoltre il trasporto merci e rifiuti, prima gratuito, ora è a pagamento; infine il numero delle corse serali è diminuito. Abbiamo visionato la documentazione acquisita attraverso accesso agli atti e riteniamo assai discutibile il progetto di parco giochi con strutture di grandi dimensioni e dal costo esorbitante nella zona del Crest, che rischia oltretutto di rendere difficoltoso raggiungere la funivia, essenziale per gli approvvigionamenti e lo smaltimento dei rifiuti. Se si vuole divulgare un’attività tipica della zona, sarebbe più appropriato organizzare visite guidate a qualche azienda presente sul territorio, magari con la partecipazione attiva dei bambini, sulla falsa riga dei laboratori già sperimentati in occasione di manifestazioni quali Alpages ouverts. Ho chiesto quali interlocuzioni ci sono state e sono previste con i residenti e gli operatori turistici del Crest sul parco giochi; quale sia il legame tra la realizzazione degli scivoli in plastica, sostenuti da mega strutture in legno e acciaio, e gli obiettivi di cui alla l.r. 6/2018; se si ritiene opportuno un intervento del costo di oltre un milione di euro per un parco giochi in quella zona o se non siano piuttosto da valutare azioni dirette di sostegno/conoscenza/promozione delle attività pastorali presenti in zona o, in alternativa, un percorso interattivo a valle; se l’accesso alla telecabina del Crest, qualora si realizzasse il parco giochi, sarà comunque assicurato e risulterà agevole per il trasporto delle merci e dei rifiuti derivanti dalle attività turistiche in zona. L’Assessore ha risposto che c’è stato un sopralluogo il 28 febbraio ’24 e si sono raccolte le osservazioni dei presenti e poi la valutazione del progetto è stata fatta con le varie strutture competenti, che avranno cura che ci sia dialogo nella fase di realizzazione. Il legame con la legge 6 è assicurato dalla valutazione della commissione deputata, che ha dato il via libera. Per quanto riguarda le attività divulgative che ho proposto come alternativa, l’Assessore ha detto che non sono in contraddizione con il progetto (sic!!). E meno male! Non ha detto nulla a proposito del trasporto rifiuti a valle e sulle corse serali. E’ auspicabile che si arrivi ad un miglioramento dei rapporti della società con gli operatori e i residenti nella zona. Sul legame con la legge 6 sono molto perplessa, infatti dice che

  1. Per l’effettuazione di investimenti possono essere concessi aiuti, sotto forma di contributi in conto capitale e mutui a tasso agevolato, al fine di conseguire i seguenti obiettivi:
  2. a) mantenimento in efficienza delle strutture e dei sistemi facenti parte del complesso funiviario, b) sviluppo di complessi funiviari sotto il profilo dell’aumento dell’offerta sciistica,

Ogni domanda può prevedere la realizzazione di uno o più dei seguenti interventi, concernenti lo stesso complesso funiviario:

  1. a) realizzazione, miglioramento qualitativo o rinnovo tecnologico di impianti funiviari;
  2. b) realizzazione, miglioramento qualitativo o rinnovo tecnologico di strutture e di sistemi funzionalmente connessi agli impianti funiviari;
  3. c) rimozione di situazioni di pericolo o incremento dei livelli di sicurezza dei complessi funiviari
  4. d) realizzazione, miglioramento qualitativo o rinnovo tecnologico di sistemi di innevamento artificiale a servizio degli impianti funiviari;
  5. e) ammodernamento del parco mezzi battipista.

A me non sembra che il progetto proposto rientri in queste tipologie e quindi fatico a capire il legame. Mi pare comunque di capire che non c’è alcuna intenzione di riflettere ulteriormente su di un intervento che costerà oltre un milione di euro per un parco giochi in quella zona.

 

Interpellanza: tempi di modifica della documentazione del Piano regionale dei trasporti a seguito delle criticità emerse in sede di Vas

«Il provvedimento dirigenziale dell’inizio di questo mese di aprile, che approva il parere di Vas, esprime parere favorevole sui documenti del Piano, condizionato però a un approfondimento di quanto emerso nei pareri espressi dai soggetti competenti e invita anche a una definizione più chiara delle linee di intervento prioritarie per il perseguimento degli obiettivi, distinguendole da quelle correlate ad altre pianificazioni – ho detto nell’illustrazione dell’interpellanza -. L’analisi contenuta nel provvedimento evidenzia anche numerose criticità sul raddoppio del tunnel del Monte Bianco, sull’ampliamento dell’autostrada in bassa Valle, sulla realizzazione di collegamenti funiviari al vallone delle Cime Bianche e fra Pila e Cogne, sulla realizzazione di collegamenti stradali al colle Ranzola e al Nivolet. Interventi che hanno suscitato diffuse critiche tanto da determinare la presentazione di osservazioni da 19 soggetti terzi. Con che tempi e modalità si intende procedere alla modifica della documentazione che compone il Piano regionale dei trasporti?» L’Assessore ai trasporti ha specificato che «le modalità con le quali si procederà in esito al parere motivato di Vas sono quelle stabilite dalla legge regionale 12/2009 (legge comunitaria 2009), con riferimento in particolare agli articoli 12 e 13. In analogia ad altri piani esaminati e approvati nel passato, le eventuali modifiche apportate al Piano saranno descritte nella relazione di sintesi e saranno frutto di un’attenta analisi delle osservazioni pervenute e del parere motivato. Tale attività sarà condotta – è già stata avviata – dagli uffici del Dipartimento trasporti e mobilità sostenibile e dalla società incaricata della redazione del Piano. Il parere motivato è stato pubblicato solo di recente e di conseguenza è stata appena avviata l’attività di analisi, tuttavia cercheremo di impegnarci a ultimare l’attività nei tempi tecnici strettamente necessari e a portare il Piano all’approvazione entro la fine della Legislatura.» «Siamo al 17 di aprile e i tempi da qui a fine luglio sono stretti – ho replicato – : ci aspettavamo maggiori dettagli nei vari step. La legge che prevede il Prt è del 1997: sono passati ben 28 anni, così come sono passate ben sei Legislature senza che il Prt venisse approvato, in cui sempre – tranne 6 mesi – l’UV era in Giunta. Questo è principalmente un fallimento dell’Union Valdôtaine che ha governato in tutti questi anni.»

 

Interpellanza: problematiche relative all’accessibilità della biblioteca di Châtillon

In questi anni mi sono spesso occupata della biblioteca di Chatillon e dei lavori che hanno interessato la sede di via Chanoux, rimasta chiusa per molto tempo, praticamente dall’autunno 2018 al marzo 2024, per una serie di interventi prevalentemente legati all’adeguamento alle normative antincendio. Avevo affrontato anche il tema dell’accessibilità dell’intero edificio che ospita la Biblioteca. Il 31 marzo scorso sulla Gazzetta Matin una giovane utente con disabilità ha denunciato le criticità derivanti dal mancato abbattimento delle barriere architettoniche e dalla scarsa funzionalità di alcuni arredi della biblioteca. Per gli utenti è poco comprensibile che i problemi di accessibilità evidenziati da tempo non siano stati risolti, nonostante la sede di via Chanoux sia stata chiusa per anni. In particolare si rilevano: spazi troppo stretti per la carrozzina, montacarichi al posto di una rampa, ascensore vetusto, bagno dotato di un wc sopraelevato, privo di maniglioni, tasto dello sciacquone è utilizzabile solo stando in piedi, porta d’accesso non è scorrevole… Avevo già chiesto, inutilmente, di affrontare le varie problematiche di accessibilità nel lungo periodo di chiusura della struttura. L’interpellanza richiamava anche una seconda questione, collegata alla risposta che l’Assessore aveva dato alla mia interrogazione di un anno fa relativa alle procedure per l’evacuazione degli utenti, in cui evidenziava: “Al fine di realizzare spazi calmi, quindi funzionali a ridurre e semplificare le misure gestionali per l’evacuazione degli utenti, la struttura competente dell’Assessorato opere pubbliche, territorio e ambiente ha già avviato una specifica progettazione, che fornirà un elaborato esecutivo con la definizione delle risorse necessarie entro il prossimo mese di maggio, Compatibilmente al reperimento della necessaria copertura economica, si provvederà quindi all’affido dei lavori e alla successiva esecuzione delle opere necessarie“. Anche su questo ho chiesto di fare il punto. Infatti attualmente la biblioteca è ancora aperta o solo al mattino o solo al pomeriggio, poiché devono essere presenti sempre almeno tre bibliotecari per l’eventuale evacuazione di persone con disabilità. Queste le domande: i vari ostacoli di accessibilità della Biblioteca di Châtillon segnalati nel suddetto articolo corrispondono alla realtà? E’ intenzione dell’Amministrazione regionale, in collaborazione con il Comune di Châtillon, intervenire per risolvere l’annoso problema di accessibilità con gli opportuni provvedimenti e le risorse finanziarie? A che punto sono i lavori di adeguamento per la sicurezza, che consentiranno il ritorno all’orario pieno? La risposta è arrivata da due Assessori, Sapinet e Guichardaz. La buona notizia è che c’è l’autorizzazione alla progettazione esecutiva per i lavori di accessibilità e in assestamento di bilancio ci saranno le risorse per il salone sotto la biblioteca. Sui locali della biblioteca la risposta è stata che sono accessibili (??), e che non ci sono problemi per l’ascensore…le foto raccontano un’altra storia… I lavori per creare spazi calmi sono terminati a dicembre 2024 e si sta valutando un orario più esteso… ma sono già passati quattro mesi. Ho sollecitato una accelerazione…vedremo…

 

Interpellanza: piena fruibilità della parte nuova della struttura per anziani “Maison Regina” di Gaby (RINVIATA per la terza volta)

Mozione contro il sostegno al piano di riarmo europeo (RINVIATA)