Il Consiglio avrebbe dovuto riunirsi il 25 e 26 gennaio per discutere un ordine del giorno di oltre 60 oggetti, ma a causa deldeposito delle dimissioni del Presidente Lavevaz, pervenute nella giornata di martedì 24, c’è stato soltanto il dibattito politico sulle stesse e la presa d’atto (limitando il dibattito a 15 minuti per gruppo). Adesso scatteranno i 60 giorni di ordinaria amministrazione in cui la Presidenza è assunta dal Vicepresidente Bertschy, a cui spetta anche l’interimdell’Assessorato all’Ambiente, Trasporti e mobilità sostenibile. Se entro il termine dei 60 gg non si costituirà una nuova maggioranza e non si darà vita ad un nuovo Governo si andrà a elezioni anticipate.
Riportiamo una sintesi e a seguire per chi fosse interessato i nostri due interventi integrali in aula.
«Ci siamo ormai quasi abituati a un vortice di cambi di maggioranza e di governo che in 6 anni hanno portato a 6 diversiPresidenti e a un numero ancora più alto di maggioranze – ha affermato Chiara -. Le dimissioni del Presidente Lavevaz non sonostate una sorpresa, visto che da oltre un anno e mezzo la crisi della maggioranza regionale era evidente e grave. Quello che ci hainvece sorpreso è che il Presidente della Regione e la Presidente dell’UV abbiano impiegato quasi due anni a rendersi conto dell’azione disgregatrice che fin dall’inizio della Legislatura è stata condotta da esponenti del gruppo dell’Union Valdôtaine, in sintonia con il gruppo della Lega. Le ostilità all’applicazione del nostro programma quando eravamo in maggioranza sono state molte e l’azione sistematica di questo boicottaggio ha poi portato alle mie dimissioni e a quelle della collega Guichardaz. La frattura nella maggioranza avrebbe ancora potuto essere ricomposta, se i cinque Consiglieri che fanno riferimento al PDavessero dimostrato coerenza con il programma concordato e con il progetto della lista in cui erano stati eletti. Invece scelsero di abbandonare PCP e di accettare supinamente scelte e posizioni in aperta contraddizione con quanto deciso a ottobre 2020. Tutto era già scritto due anni fa e le dimissioni del Presidente Lavevaz sono l’ennesima conferma della necessità inderogabile di una riforma elettorale che dia agli elettori la possibilità di scegliere il programma, la maggioranza e il Presidente della Regione. Unariforma che chiediamo da anni e che va contro a un sistema che conviene a molti, perché permette di fare e disfare maggioranze, di operare ribaltoni, di cambiare in corsa a seconda del prevalere di posizioni e interessi contingenti. Questa Regione devecambiare un sistema che consente operazioni trasformiste, produce perenne instabilità e crea danni alla comunità. Poi, certo, lepersone contano: ma devono poter operare all’interno di un sistema nuovo che garantisca maggiore trasparenza e stabilità e diapiù potere agli elettori.»
«Il nostro obiettivo era quello di portare avanti un’operazione di rinnovamento con una maggioranza progressista e autonomista – ha evidenziato Erika -. Il lavoro del nostro gruppo in maggioranza è stato fatto seguendo coerentemente i principi i e valori che sono ben presenti anche nell’UV, movimento autonomista nato nella lotta al fascismo. In questi anni, invece, quelli che la stampa oggi definisce i “colonelli unionisti” hanno portato avanti in modo determinato la loro volontà di alleanza con la destra, contestando in una delle prime maggioranze l’invio delle schede del PNRR sull’elettrificazione della ferrovia, votando inCommissione le legge anti-DPCM nonostante il parere negativo del Presidente e dell’Assessore alla sanità, dichiarando insiemead esponenti del PD che il programma non fosse un totem, opponendosi ad una legge sulle discariche, presentando mozioni sullamotorizzazione, facendo un grande ostruzionismo in maggioranza, in Commissione. Tutto questo avveniva nell’assoluto silenzio del Presidente Lavevaz e con la complicità dei Consiglieri di FP- PD che hanno completamente disatteso il loro programma elettorale per mantenere le loro calde poltrone. Da due anni vediamo che molti provvedimenti sono ormai votati da UV e PD insieme alla Lega e assistiamo alla mancanza di programmi strutturali per rispondere alle esigenze della comunità. Lavevaz e icinque del PD non hanno agito per contrastare la svolta a destra sancita anche dal voto alle politiche, dove tra il candidato allaCamera e quello al Senato vi sono quasi 2 mila e 500 voti. I tempi e le persone contano. In passato la linea politica dei movimenti si seguiva, oggi c’è il “libera tutti”. La popolazione assiste ancora una volta disgustata a un deprimente spettacolo.Andremo incontro ad un periodo in cui molti danno la disponibilità, ma credo che siano i programmi a dover essere al centro della questione politica piuttosto che le poltrone.»
Intervento consigliera Chiara MINELLI
PREMESSA: Il 10 gennaio 1946, esattamente 77 anni fa, si è riunito per la prima volta il Consiglio della Valle, cioè il Consiglio con le persone nominate dal CLN valdostano, la prima assemblea di una VdA che usciva dal ventennio fascista eaffermava un sistema democratico.
Oggi, invece di celebrare quell’avvenimento storico, ci troviamo a dover scrivere come consiglio regionale un’altra pagina neradella sua storia, con l’ennesima crisi.
Purtroppo non è una situazione che stupisce più di tanto, perché in Valle d’Aosta ci siamo ormai quasi abituati ad un vortice di cambi di maggioranza e di governo, che in 6 anni hanno portato a 6 diversi presidenti e a un numero ancora più alto dimaggioranze. Particolarmente grave è stato lo scioglimento anticipato del Consiglio nel 2020, cosa mai accaduta da quando laValle d’Aosta ha la sua autonomia.
Per quella crisi qualcuno ha cercato di sostenere che si trattava di una contingenza particolare legata all’inchiesta sulla’ndrangheta e all’uragano che aveva investito il Consiglio e la Giunta. Era una lettura forzata ma oggi non c’è neppure unaqualsivoglia motivazione esterna.
Qui non ci troviamo di fronte ad una crisi determinata da avvenimenti eccezionali o da precise scelte politiche fatte alla luce del sole, ma da una azione ostile che si è sviluppata tutta all’interno del principale gruppo di maggioranza.
Oggi la situazione è chiaramente diversa rispetto ad altre che abbiamo vissuto, ma è l’ulteriore conferma che viviamo una crisi strutturale del nostro sistema: è un concetto che abbiamo già più volte ribadito e che riprenderò alla fine del mio intervento conalcune considerazioni sugli aspetti istituzionali.
CONSIDERAZIONI POLITICHE: Le dimissioni del Presidente Lavevaz non sono state una sorpresa, visto che da oltre un anno e mezzo la crisi della maggioranza regionale era evidente e grave e che in tutto questo tempo siamo passati dal dover effettuare rapidamente un piccolo tagliando alla necessità di operare revisioni, ridefinire perimetri, fare sintesi, trovare percorsicondivisi, esplorare allargamenti, ribadire un giorno che a 18 si può tranquillamente governare, per poi affermare il giorno dopo in modo schizofrenico che a 18 non si può governare…
Quello che ci ha invece sorpreso è che il Presidente della Regione e la Presidente dell’Uv abbiano impiegato quasi due anni a rendersi conto dell’azione disgregatrice che fin dall’inizio della legislatura è stata condotta da esponenti del gruppo dell’UnionValdôtaine, in sintonia con il gruppo della Lega.
Io ricordo bene che addirittura durante le riunioni precedenti all’accordo di maggioranza l’avversione di alcuni di loro nei confronti di PCP era palpabile, ma ciononostante si era poi arrivati ad una intesa su un programma e una maggioranzaautonomista-progressista.
Solo tre mesi dopo, era gennaio 2021, in una riunione di tutte le forze politiche della maggioranza, chiesta per affrontare alcuni problemi emersi sui contenuti programmatici, il capogruppo dell’Union Marguerettaz aveva categoricamente affermato “il programma non è un totem”, subito seguito a ruota dall’Assessore del Pd. Un atteggiamento critico, di per sé legittimo, ma senza peraltro manifestare una reale disponibilità al confronto costruttivo.
Già a gennaio e poi nei mesi successivi le ostilità all’applicazione del programma sono state molte: parlo della elettrificazione della ferrovia, del PRT, dell’aeroporto, delle discariche, della Road map fff, della questione ospedale…Si è arrivati a promuovere all’interno della 4 commissione presieduta dal consigliere Grosjacques un’azione di indagine sull’operatodell’Assessora ai Trasporti, con la scusa di esaminare la questione ferrovia e il PRT, che tra l’altro continua ad essere fermo neicassetti.
L’azione sistematica di boicottaggio a punti fondamentali del Programma portò dopo alcuni mesi, a maggio, alle mie dimissionie a quelle della collega Guichardaz.
Due giorni prima della presa d’atto di tali dimissioni da parte del Consiglio c’era stata la famosa riunione alla Grand Place per un confronto tra eletti e forze di maggioranza al fine di affrontare la situazione: solo il Presidente Lavevaz, oltre a PCP, aveva preso la parola. Per il resto silenzio tombale e rifiuto di discutere da parte di tutte le componenti autonomiste: proprio unbell’esempio di dialogo, mediazione e confronto!
Dopo il 26 maggio la frattura nella maggioranza avrebbe ancora potuto essere ricomposta, se i cinque consiglieri che fanno riferimento al Pd avessero dimostrato coerenza con il programma concordato e con il progetto della lista in cui erano stati eletti. Invece scelsero di abbandonare PCP e di accettare supinamente scelte e posizioni in aperta contraddizione con quanto deciso aottobre 2020. Tutto era dunque già scritto quasi due anni fa; spiace e sconcerta che solo ora ci si renda conto della volontà dialcuni consiglieri unionisti di fare una alleanza con la Lega e della loro ostilità nei confronti del Presidente della Regione e di alcuni esponenti dell’esecutivo, e non parlo solo della sottoscritta. Comportamenti incompatibili con un progetto di governoprogressista ed autonomista.
CONSIDERAZIONI ISTITUZIONALI: Le dimissioni del Presidente Lavevaz sono per noi, e non solo per noi che sediamo in quest’Aula, l’ennesima conferma della necessità inderogabile di una riforma elettorale che dia agli elettori la possibilità discegliere il programma, la maggioranza ed il Presidente della Regione.
La Riforma elettorale per cui da consigliera mi ero già battuta nella precedente legislatura avrebbe impedito manovre come quella fra coloro che la stampa definisce colonnelli unionisti e la Lega e avrebbe arginato le degenerazioni personalisticheconsentite dall’attuale sistema.
Un sistema che conviene a molti, perché permette di fare e disfare maggioranze, di operare ribaltoni, di cambiare in corsa a seconda del prevalere di posizioni e interessi contingenti. Non è un caso che ci sia stato grande schieramento e mobilitazione inConsiglio per impedire il Referendum consultivo proposto dal Comitato per la riforma elettorale, che avrebbe messo ognuno di fronte alle conseguenze delle proprie scelte. Rispetto all’importanza della riforma elettorale si obietta che più che le regole sono le persone che contano, che fanno la differenza; che devono avere le caratteristiche “giuste” per governare, che non può occupareposti di governo chi è “incapace, inadeguato, inappropriato”, chi non si adegua al sistema. E inoltre si afferma che non si risolvela questione del governo di questa regione con l’elezione diretta del Presidente e della maggioranza.
Al contrario, di fronte alle vicende di questi ultimi dieci anni, di fronte a quanto ho potuto constatare non più solo come cittadina, ma come eletta, io sono ancora più convinta che la battaglia per la riforma elettorale nel senso da noi indicato sia da continuare con rinnovata determinazione. Questa Regione deve cambiare un sistema che consente operazioni trasformiste,produce perenne instabilità e crea danni alla comunità. Poi, certo, le persone contano: ma devono poter operare all’interno di unsistema nuovo che garantisca maggiore trasparenza e stabilità e dia più potere agli elettori.
Intervento consigliera Erika GUICHARDAZ
PREMESSA: Le elezioni del settembre 2020 avevano evidenziato una marcata domanda dell’elettorato di cambiamento.
Subito dopo tale elezione come PCP avevamo chiesto di fare una operazione di rinnovamento, con la definizione di unamaggioranza autonomista-progressista e soprattutto un programma qualificato a cui avevamo lavorato con serietà per tresettimane e che alla fine era stato concordato.
Il nostro attuale gruppo con coerenza ha agito seguendo i propri principi e valori, ma era l’unica strada possibile per uscire dalla morsa della destra. Principi e valori che sono ben presenti anche nelle radici dell’Union Valdôtaine, nata dalla lotta al fascismo.
CONSIDERAZIONI POLITICHE: Dall’inizio della legislatura però quelli che la stampa oggi definisce i “colonnelli”unionisti hanno portato avanti in modo determinato e alla luce del sole la loro volontà di alleanza con la Lega, contestando in una delle prime maggioranze l’invio delle schede del PNRR sull’elettrificazione della ferrovia, votando in commissione le legge ANTI-DPCM nonostante il parere negativo del Presidente e dell’Assessore alla Sanità, dichiarando insieme ad esponenti del PD che il programma non fosse un totem, opponendosi ad una legge sulle discariche, presentando mozioni sulla motorizzazione, facendo un grande ostruzionismo in maggioranza, in commissione e in Consiglio contro la mia attività e quella dell’AssessoraMinelli: Mossi dal motto DIVIDE ET IMPERA. Tutto questo è comunque avvenuto nell’assoluto silenzio del Presidente Lavevaz e con la complicità dei cinque di FP-PD. Cinque consiglieri che il giorno dopo le elezioni hanno disatteso gli accordi pre-elettorali firmati, completamente abbandonato il programma di legislatura e anche le battaglie di una vita (come quellasull’ospedale) per mantenere le loro calde poltrone. Ecco quindi che è tardi chiedersi se è meglio l’autonomismo o meglio esseregovernati dalla destra perché sono quasi due anni che UV-PD e LEGA collaborano insieme, tanto che molti provvedimenti sonovotati 33 a 2. In questi due anni abbiamo pian piano assistito sempre alla privatizzazione della Sanità dove proprio le persone più fragili vengono abbandonate e alla mancanza di misure strutturali per rispondere alle esigenze di famiglie e imprese in difficoltà. Non si è prestata sufficiente attenzione verso la scuola pubblica dove pur iniziando l’anno in ritardo non si avevano gliinsegnanti, continuano a mancare palestre, si costruiscono e acquistano prefabbricati, si pensa all’esternalizzazione di servizi e si interviene sulla mancanza di personale proponendo reggenze.. Rispetto alla tutela dell’ambiente si è cercato in tutti i modi di ostacolare l’elettrificazione della ferrovia addirittura proponendo uno studio sull’idrogeno che dimostra la totale inadeguatezza di quest’ultima proposta, si continuano a negare i cambiamenti climatici mettendo in campo investimenti impossibili come quello su Cime Bianche, si continuano a spendere ingenti risorse senza avere nessuna visione. Fanno poi proclami per ilcostruendo ospedale sopra un’area Megalitica, ma nessuno ad oggi ha idea della riorganizzazione sanitaria e importanti documenti come il PRT, il piano contro la violenza sulle donne e il piano salute sono fermi da mesi/anni inCommissione. Si è poi contestata e rallentata la nostra proposta di legge contro le discriminazioni e infine si è affossato il referendum consultivo, strumento di partecipazione della cittadinanza. Poi potremmo parlare dell’esternalizzazione della Saison,dei tagli ai contributi alle famiglie bisognose i cui figli frequentano il convitto, del ristorante in cima al Couis che oltre ai costinon tiene conto della carenza idrica. In tutto questo quali sono le politiche progressiste? Purtroppo seguendo la strada dei cosiddetti “colonnelli” in silenzio e/o assecondandoli per oltre due anni, Lavevaz e i cinque del PD non hanno agito percontrastare la svolta a destra, ma di fatto l’hanno agevolata. Molte scelte politiche portate avanti che ho prima evidenziato, l’inconsistente opposizione della Lega e il voto incrociato alle elezioni politiche (2500 voti di differenza tra il candidato allaCamera e quello al Senato) lo dimostrano in modo inequivocabile.
Il consigliere Marguerettaz ancora una volta mistifica la realtà mettendo in bocca ad altri parole mai dette e cerca di dirci che itempi non contano. I tempi contano eccome e le persone anche. In tempi diversi si seguivano i movimenti e le loro decisioni, oggisi agisce anche in aperto contrasto con gli stessi.
La popolazione assiste ancora una volta disgustata ad un deprimente spettacolo. Avevamo la possibilità di dare al popolovaldostano la possibilità di contare veramente e anche in questo caso 33 consiglieri hanno detto NO. Andremo incontro ad un periodo in cui molti danno la disponibilità, ma credo che siano i programmi a dover essere al centro della questione politicapiuttosto che le poltrone.