Comunicazione di Gianpaolo Fedi – Verrès 22 aprile 2023

La rete Natura 2000 è il principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità; è una rete diffusa su tutto il territorio dell’Unione ed è stata istituita ai sensi della direttiva Habitat, per la conservazione – appunto – degli habitat naturali e della fauna e della flora selvatiche.

La rete Natura 2000 è costituita dai Siti di Interesse Comunitario, identificati dagli Stati Membri secondo quanto stabilito dalla Direttiva Habitat, che vengono successivamente designati quali Zone Speciali di Conservazione (ZSC), e comprende anche le Zone di Protezione Speciale (ZPS) istituite ai sensi della Direttiva Uccelli concernente la conservazione degli uccelli selvatici.

Una volta stabiliti dalla Commissione europea i criteri da osservare, ogni Stato utilizza dei metodi diversi per la scelta dei siti.

In Italia l’individuazione dei Siti di Importanza Comunitaria è di competenza delle Regioni, che li trasmettono al Ministero.

Il processo di scelta attuato dagli Stati è di tipo scientifico: vengono identificate delle aree al cui interno si possa rilevare un campione sufficientemente rappresentativo di ogni habitat e specie viventi.

La regione biogeografica (cioè un ambito territoriale con caratteristiche ecologiche omogenee, indipendentemente dai confini politici: nel nostro caso ricadiamo nella Regione Alpina) presa in considerazione deve quindi ospitare un campione sufficientemente rappresentativo di ogni habitat e specie, e l’Ente che lo “contiene” deve adoperarsi per la sua tutela complessiva a livello comunitario.

Insomma, un’area protetta è un sito che riceve azioni di conservazione per il suo valore ecologico, biologico, ma anche culturale.

Cime Bianche rientra nel Sito NATURA 2000 ZSC/ZPS “Ambienti glaciali del gruppo del Monte Rosa”, un sito che comprende l’intero versante valdostano del Monte Rosa con le testate delle valli di Ayas e Gressoney e l’area di crinale tra le conche di Valtournenche, del Breuil e, appunto, del Vallone delle Cime Bianche.

L’area di cui stiamo parlando oggi ha caratteristiche particolari che hanno destato interesse e opportunità di protezione:

  • da un punto di vista geologico perché sono visibili e leggibili gli strati e i livelli dell’antico fondo oceanico emerso
  • per la flora, per la presenza di una biodiversità vegetale che dalle zone dei pascoli raggiunge i suoli periglaciali.
  • per la fauna tipica delle nostre montagne e l’avifauna (non a caso il luogo è inserito nelle Zone a Protezione Speciale. In Valle d’Aosta sono 5 le ZPS: oltre agli ambienti glaciali del Monte Rosa, il PNGP, la Val Ferret, la zona umida di Saint Marcel, e il Mont Avic/Mont Emilius) l’area di Cime Bianche rappresenta un’importante linea migratoria. Lo stambecco, animale iconico delle nostre montagne, si può muovere incrociando le popolazioni delle valli di Ayas, di Gressoney, e quelle piemontesi e svizzere.

Oltre all’ambiente inteso come natura, c’è poi la storia umana, fatta di passaggi di popolazioni, di relazioni e di commerci, ben documentata dall’epoca romana, ma di cui abbiamo tracce fin dal neolitico; c’è poi la storia dell’estrazione e lavorazione della pietra ollare, di cui si trovano ancora manufatti nella vallata.

Da qui parte il Ru Courthoud, un’opera costruita nel medioevo per portare acqua dai ghiacciai nelle zone aride fino alla collina di Saint-Vincent.

E Saint Jacques è stata anche meta di esponenti della cultura italiana e valdostana nell’800 e 900. Giusto per sottolineare la poliedricità di questo territorio che vorremmo venisse valorizzato e non banalizzato.

Concludo rilevando che le aree che compongono la rete Natura 2000 non sono riserve così rigidamente protette da escludere le attività umane; la Direttiva Habitat intende garantire la protezione della natura tenendo anche “conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali”.